Febbraio 2020 archive

Diciotto

Se ritorno al segreto del tuo essere un mondo, se ritorno al mio ventre cambiato. Se riavvolgo il mio tempo, veloce, al momento che c’eri, al segno che eri, nel cessare del sangue, nelle voglie di sale, nella pelle tirata e alla pancia abitata. Nello sperdermi, al mio caldo in inverno, alle torri crollate e a me che cadevo come Alice nel buco, dentro un ventre, anche io a cercare le uscite.
 Se percorro i miei passi, la prima volta a guardarci, alla rabbia e al tuo pianto, al mio inadeguato canto. Se ritorno e poi vado, tu immensa e piccina, se ritorno ai tuoi occhi, ai tuoi occhi a sorpresa, se mi fermo io sento la carne, il ricamo segreto, il respiro, il tuo fiato. E mi resta il mistero, questo amore incantato,  che tu mi hai soffiato, spaventando l’abisso.
Sei Agnese,  con il nome arrivato da una nonna un po’ maga che sapeva sentire. Come te che sei qui e sorprendi i pensieri che hai placato il mio ieri.
E l’augurio da me che sono solo tua madre è di amare, cantare, di fare capriole, abbracciare il dolore, continuare ad andare, di guardare gli abissi e di farne stupore. Di abitare il tuo corpo, di sentirlo pulsare, perché è tuo, perché è sacro, perché è ricco raccolto.
E sei gioia e sei incanto, sei silenzio e segreto, libertà di sentire, di assaggiare la vita, sei la voglia e la forza per imparare a fiorire.
 
Auguri Agnese, auguri mio amore, auguri mia tutta bella.

Tizianeda

Nancy e TamaTrump

La storia è andata così. Donald Trump arriva al Congresso. Deve fare un discorso. Lì nell’aula c’è una donna, Nancy Pelosi, la speaker della Camera. Mica pizza e fichi. Donald le consegna le pagine del suo discorso, Nancy porge la mano a Donald per salutarlo. Il tamarrazzo  le volta le spalle e la lascia con il braccio sospeso. Nancy che fa? Aspetta. Ascolta in silenzio il discorso del tipo. È incazzata nera in realtà. Anzi peggio. È incazzata nera con un uomo.  Lei è già magma sotto la terra. Però non può mica dare di matto. Allora Nancy sta. Stabat furente Nancy al Congresso.  Poi TamaTrump finisce il discorso. Lei, non si adegua alla folla acclamante, lei strappa i fogli che le erano stati consegnati. Strappa le parole di Tramp, che è come vederle cadere e frantumarsi. Poi va via.  Sembra una roba semplice. Non lo è. Era sola, mentre tutti applaudivano al re nudo. Ha azionato il menefottismo interiore Kantiano, ha avuto coraggio, e si è schierata. Dalla sua parte. Non ha ascoltato la brava bambina, non è stata asservita e quieta. Non ha rinunciato a se stessa.  Ogni dissonanza andrebbe stracciata, ogni parola che offendo, ogni gesto che umilia, ogni sguardo che nega la nostra umanità, ogni tentativo di renderci insignificanti.  Nancy lo ha fatto. Ha risposto all’uomo più potente del mondo con un gesto, svelandolo nella sua drammatica miseria.  Perché i gesti più che le parole, ci qualificano e condizionano, sono la nostra geografia. Ogni gesto fatto, così come ogni gesto mancato sono un graffio nell’anima, la traccia di una strada che può innalzarci o condurci verso un precipizio.  Poi, Nancy – mentre Trump stringeva mani, riceveva pacche e lodi, senza sapere di essere stato oscurato  dalla donna alle sue spalle e un passo indietro e  che non era riuscito a rendere piccola e inerme –  è andata via sul suo pezzo di strada tracciata. Anche per noi.

Tizianeda