Diciotto

Se ritorno al segreto del tuo essere un mondo, se ritorno al mio ventre cambiato. Se riavvolgo il mio tempo, veloce, al momento che c’eri, al segno che eri, nel cessare del sangue, nelle voglie di sale, nella pelle tirata e alla pancia abitata. Nello sperdermi, al mio caldo in inverno, alle torri crollate e a me che cadevo come Alice nel buco, dentro un ventre, anche io a cercare le uscite.
 Se percorro i miei passi, la prima volta a guardarci, alla rabbia e al tuo pianto, al mio inadeguato canto. Se ritorno e poi vado, tu immensa e piccina, se ritorno ai tuoi occhi, ai tuoi occhi a sorpresa, se mi fermo io sento la carne, il ricamo segreto, il respiro, il tuo fiato. E mi resta il mistero, questo amore incantato,  che tu mi hai soffiato, spaventando l’abisso.
Sei Agnese,  con il nome arrivato da una nonna un po’ maga che sapeva sentire. Come te che sei qui e sorprendi i pensieri che hai placato il mio ieri.
E l’augurio da me che sono solo tua madre è di amare, cantare, di fare capriole, abbracciare il dolore, continuare ad andare, di guardare gli abissi e di farne stupore. Di abitare il tuo corpo, di sentirlo pulsare, perché è tuo, perché è sacro, perché è ricco raccolto.
E sei gioia e sei incanto, sei silenzio e segreto, libertà di sentire, di assaggiare la vita, sei la voglia e la forza per imparare a fiorire.
 
Auguri Agnese, auguri mio amore, auguri mia tutta bella.

Tizianeda

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