Pandemia blues

La mamma vecchietta, mi ha detto che ormai può uscire. Ha sentito al telegiornale che di contagi e morti non ce ne sono più e che gli esami di maturità si faranno il 14 maggio. Non so su che canale si sia sintonizzata, certo non italiano. Non è stato facile convincerla, che così non è. Tanto lei, mi dice, di corona virus sicuro non muore e me lo ripete tutti i giorni come un mantra. Poi fa il lunghissimo elenco di tutte le sue possibili cause di morte. La invito ad aspettare allora, perché ora non sarebbe opportuno. Lei dice va bene e poi cambiamo argomento.
Oggi, mentre la guardavo pensavo che ha sacrificato l’infanzia dentro una guerra, che lì la paura e la fame e le mancanze erano tante e profondissime e c’erano pure i pidocchi. E ora si becca la reclusione a casa, per questa merdina piccola che ci ha messi tutti all’angolo. “Minchia che sfiga mamma, le dico”. Lei ride e mi ripete il solito mantra. Rido pure io. Poi le dico due sconcezze, che tanto non si arrabbia più da quando la vecchiaia l’ha resa più libera. E penso che vorrei davvero, ora, potermi affacciare al balcone solo per guardarla attraversare la strada e intenerirmi a osservarla camminare oscillante, come un marinaio appena sceso dalla nave in tempesta.
E invece sui balconi ci stiamo per quei momenti un po’ così, i momenti di pandemia blues, che è quando ti chiedi “e ora che faccio?” E ti interroghi sulle strategie di resistenza, come una puerpera strafatta dai balzi ormonali e un bambino che piange e scacazza. A tratti, ti senti smarrita. Poi passa. Anche se la Storia, sta un po’ troppo scacazzando ultimamente sulle nostre teste. E così arrivano quei giorni, inevitabili, che la pandemia blues ti fotte e aspetti solo di ritornarti e te lo ripeti come il mantra di tua madre. Passa, Tizianeda, mi dico, passa con i progetti in testa, le gesta, le armi e gli amori e una buona squadra con cui affrontare il caos. E ti senti anche fortunata dentro questa sfiga collettiva. Anche se in certe ore c’hai una voglia matta di uscire e di andare a mare, come nella vita di prima. Ma intanto aspetti, con questo cuore collettivo a più battiti che scalcia e batte e spariglia e ti fa restare a casa.
   
   
 
Tizianeda

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