Maggio 2020 archive

Per ogni abbraccio non dato

Abbiamo giocato per quasi tre mesi a “un due tre, stai là”. Stai là nella tua regione, stai là nel tuo comune, nella tua città, dentro la tua casa. Lo abbiamo fatto, abbiamo obbedito. Abbiamo comprato farina e lievito, abbiamo impastato e aspettato. Le strade sono diventate cartoline, fotogrammi di deserti western senza pistoleri. E poi noi, nascosti e fermi, abbiamo delegato la nostra libertà, per proteggerci, perché la paura fa fare cose pazzesche all’uomo, così come l’amore. Siamo saliti sulle terrazze, abbiamo lasciato crescere i capelli, ascoltato la matematica dei malati, dei guariti, dei morti. Abbiamo fatto del futuro palline accartocciate.  Poi è arrivato il momento di aprire le porte. Lasciandole socchiuse.  Ci è stata restituita una libertà con i “ma”. Sport all’aperto, ma a due metri da tutti. Locali ni, assembramenti no. Baci? Per carità. Pomiciare? Peggio della morte nera. Chiese forse sì, teatri boh. La saliva non è mai stata così centrale nei nostri pensieri. Gli amici li puoi vedere ma non toccare, in macchina devi stare dietro,  i capelli te li taglia  Dart Fener, ché ti chiedi come minchia fanno i parrucchieri a non farti un buco in testa bardati come sono. Tutto questo per un virus stronzettino che pasteggia dentro di noi con noncuranza, predatore, come predatori siamo noi umani,  da sempre, con la terra dataci in prestito. Siamo disorientati e fragili, ora. Stanchi di uscire come dei giustizieri mascherati solitari. Tutti super eroi, con la kriptonite nelle tasche. Ora patiamo la lontananza e l’assenza dell’altro e forse di noi stessi. Capiamo come questa sottrazione di vita e di vite, è divenuta particella di ossigeno che respiriamo.  Capiamo quanto gli altri sono tutto ciò che ci resta, sono cura, per quanto provvisoria, dei nostri tratti fragili. E stiamo lì a cercarci, come amanti clandestini, nella memoria da ravvivare, di ogni abbraccio non dato.

Tizianeda

Otto

Ciao Blog, che oggi sono otto, otto anni che stiamo insieme. Otto che è il numero perfetto in questo tempo così palindromo. Che è uno sforzo di sguardo in più e altrove, verso un infinito che i giorni richiamano. Otto a ricordarmi che si può fare, che si può deviare dalle strade sicure, sapendo che c’è anche pazzia e disperazione nelle scelte di tragitti sconosciuti, come una voce irresistibile. E forse lo era un po’ disperato, anche il Dio in cui non credo,  per volerci così presenti e impacciati nella vita, per crearci, pur così deformi e orribili a tratti. Ma non deviamo Blog, che su certi terreni, di questi tempi arrabbiati è bene non sostare. Oggi è giorno di festa. È la festa dell’osare, ché senza di te molto meno sarebbe accaduto. Meno storie, meno ricordi da conservare, meno incontri, meno stupore e sguardi, e sempre meno, meno porte da aprire e stanze in cui sostare, meno scrittura da sperimentare. Rinchiusa a domandarmi cosa mi mancasse. E nella vita a furia di chiedersi cosa, finisce che ti perdi il molto che potrebbe accadere. E scusa se c’è stato un tempo che avrei voluto smettere con te, come si fa con un amante che ti ha deluso,  ché mi sembravi non più vero, non più me. Era il tempo della scoperta di altre identità, meno morbide meno rassicuranti, e di nuove parole. Poi mi sono arresa alla consapevolezza che in ognuno c’è un condominio e amen. Ed è come dare un party, con quelli che bevono e quelli che invece prendono il succo d’arancia perchè poi devono guidare per riportare tutti a casa sani e salvi. E tra levate di cuore e anima, tra il precipizio e l’ostinazione di un passo davanti all’altro, nel tentativo a volte maldestro e inutile di trovare un ordine nel casino cosmico delle cose, volevo dirti che non smetterò di raccontare la meraviglia che mi cade addosso. Resta sobrio, però, ché poi dopo il party, sarai tu a dover guidare per riportarmi a casa.

Auguri Blog e auguri a me e alla ostinazione e alle passioni che si nutrono di ossessioni e che ci fanno dire fare e baciare e abbracciare (gli ultimi due spero presto prestissimo).

Tizianeda