2026 archive

Le agende di Mara

Mia madre ha 4 agende telefoniche. Nelle 4 agende sono segnati gli stessi numeri, in quelle più nuove qualcuno in più. Sono tutte vecchissime tranne l’ultima che avrà una ventina di anni ed è grande, verde e con la copertina rigida. Negli anni i numeri sono passati da un’agenda all’altra e si sommano nel tempo, perché mia madre non se ne sbarazza. Ovunque vada mia madre le porta con sè, anche quando esce. In quella più grande infila dentro lettere che conserva nella pagine dove sono scritti i numeri telefonici dei destinatari. Forse pensa che così le parole a contatto con i numeri arrivino in qualche modo. Le agende sono piene di numeri di gente morta. “Mamma queste agende sono un cimitero”. Lei annuisce e sorride. Con mia madre posso parlare della morte, anche perché mi ha nominato la sua funeral planner. È talmente presa dall’organizzazione a cui tiene moltissimo che mi ha portato dalla chiesa i fogli dei canti “Li devi imparare a memoria”, “Tutti?”. Credo sia un piano per farmi andare a messa, ed è convinta che sarà lì a godersi lo spettacolo in cui è la protagonista. La canzone d’ingresso che ha scelto si intitola “Eccomi eccomi Signore vengo”. Io non so se le conviene che io canti, perché sono stonata e rovinerei il coro delle parrocchiane che certamente saranno presenti quel giorno, come a tutti i riti.
Quando vado a casa sua, trovo sempre mia madre con le agende aperte tra le mani a cercare numeri, che poi compone sulla tastiera del suo grande telefono bianco. A volte i destinatari rispondono, come il suo amico quasi centenario o la sua vicina di casa.
Chissà dove vanno a finire i numeri delle case vuote, se si immalinconiscono per gli squilli inutili del telefono che prima o poi finiranno di insistere, come chi aspetta qualcuno da troppo tempo e nel silenzio della risposta si arrende.
Non credo che imparerò a memoria i canti, come non impariamo più a memoria i numeri dei cellulari. Non hanno lo stesso suono di quelli delle case, che sapevano di stanze e penombra.
Intanto mia madre è lì in attesa, con le sue agende piene di numeri, che tiene strette come un libro sacro. Forse ha ragione lei.

Tizianeda

Ventiquattro

Ciao tu ragazza, ciao Agnese, oggi sono 24. E mi chiedo quando mi sei cresciuta addosso agli occhi, così, in questa contrazione del tempo. Tu complessa, tu che pensi e ti domandi. Tu ostinata e coraggiosa, indipendente e solitaria, tu linea ultima di una retta femminile che chiede di risolversi. Tu che accogli con una forza che non mi stupisce più, che mi abbracci, a volte madre più che figlia, e sorella di sangue di vita di cellule. Tu immensa e non sai quanto, quanto non sai. Tu mio specchio, volto fiorito che sana e allinea narrazioni arrivate da lontano, che cuce lo strappo, che solleva lo sguardo, interrompe catene, nel tempo dell’irraccontabile. Tu mia tutta bella, con quel corpo che vorrebbe essere volo e a volte è inciampo, tu morbida, con la timidezza dei profondi, tu che a volte canti e ti ascolto di nascosto, l’orecchio appoggiato alla porta chiusa, per non disturbare, non distorcere le note che arredano la stanza.

Ciao tu, che la vita accade e tu con lei, ciao che ti pensi lontana a costruire sogni con numeri e segni scritti sui fogli, tuo desiderio matto, misura della tua ostinazione.

Ciao, che se rinasco vorrei essere te.

Buon compleanno amore mio, mia tutta bella, buon compleanno Agnese.

Tizianeda

Il signore del secondo piano

Il signore del secondo piano è sordo. Si capisce dal volume della radio. Lui ascolta spesso musica. Non ha preferenze di orario. L’ascolta al mattino, il pomeriggio, la sera, alle tre, alle quattro, anche alle cinque. Ritengo che il signore del secondo piano non dorma. Ascolta musica italiana. Guccini, De Andrè, Ferretti. Anche mia madre è sorda. Mia madre abita nell’appartamento accanto al mio. Lei non ascolta Guccini e neanche De Andrè o Ferretti. I suoi gusti musicali sono fermi a Julio Iglesias e a canzoni come Ti ringrazio mio Signore e Eccomi Eccomi Signore vengo. Mia madre mette a tutto volume, come il signore del secondo piano, le messe, i rosari, Padre Pio, discorsi ecclesiali e cose così. Le piace anche vedere i funerali in televisione. Credo ami la folla, la commozione collettiva, la sfilata del carro e la solennità che fa apparire la morte un fatto straordinario.

Il signore del secondo piano vive da solo, è vecchio e sembra malato. Anche mia madre è vecchia, la sua mente è in un vortice, forse un precipizio, ma non è sola.
Penso spesso alla vecchiaia ultimamente, ai nostri corpi fragili che si dimenticano di sé e, per una dilatazione di immagini, penso a tutto ciò che ho perso o si è rovinato. È un parto di tenerezza e paura. Mi chiedo se è dentro questa crepa che ci rivela, che ci cerchiamo, se è esattamente in questa solitudine che ci rende simili e più vicini all’innocenza che alla dannazione, a un’essenza metafisica che alla materia. Anche quando il volume della radio del signore del secondo piano è troppo alto e le onde sonore attraversano i tetti delle stanze e ci dicono qualcosa della sua vita e forse anche della nostra.

Tizianeda