Mar
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Mia madre ha 4 agende telefoniche. Nelle 4 agende sono segnati gli stessi numeri, in quelle più nuove qualcuno in più. Sono tutte vecchissime tranne l’ultima che avrà una ventina di anni ed è grande, verde e con la copertina rigida. Negli anni i numeri sono passati da un’agenda all’altra e si sommano nel tempo, perché mia madre non se ne sbarazza. Ovunque vada mia madre le porta con sè, anche quando esce. In quella più grande infila dentro lettere che conserva nella pagine dove sono scritti i numeri telefonici dei destinatari. Forse pensa che così le parole a contatto con i numeri arrivino in qualche modo. Le agende sono piene di numeri di gente morta. “Mamma queste agende sono un cimitero”. Lei annuisce e sorride. Con mia madre posso parlare della morte, anche perché mi ha nominato la sua funeral planner. È talmente presa dall’organizzazione a cui tiene moltissimo che mi ha portato dalla chiesa i fogli dei canti “Li devi imparare a memoria”, “Tutti?”. Credo sia un piano per farmi andare a messa, ed è convinta che sarà lì a godersi lo spettacolo in cui è la protagonista. La canzone d’ingresso che ha scelto si intitola “Eccomi eccomi Signore vengo”. Io non so se le conviene che io canti, perché sono stonata e rovinerei il coro delle parrocchiane che certamente saranno presenti quel giorno, come a tutti i riti.
Quando vado a casa sua, trovo sempre mia madre con le agende aperte tra le mani a cercare numeri, che poi compone sulla tastiera del suo grande telefono bianco. A volte i destinatari rispondono, come il suo amico quasi centenario o la sua vicina di casa.
Chissà dove vanno a finire i numeri delle case vuote, se si immalinconiscono per gli squilli inutili del telefono che prima o poi finiranno di insistere, come chi aspetta qualcuno da troppo tempo e nel silenzio della risposta si arrende.
Non credo che imparerò a memoria i canti, come non impariamo più a memoria i numeri dei cellulari. Non hanno lo stesso suono di quelli delle case, che sapevano di stanze e penombra.
Intanto mia madre è lì in attesa, con le sue agende piene di numeri, che tiene strette come un libro sacro. Forse ha ragione lei.
