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La musica che gira intorno

Doveva camminare, andare in giro per uffici, salire e scendere scale, entrare in stanze piene zeppe di carte che circondano le persone che lì dentro ci lavorano. Ha indossato le scarpe con il tacco che quasi non si vede, e la trasformano nell’Hobbit più Hobbit del mondo. Non si è truccata, ha indossato una gonna ben sopra le ginocchia, un giubbotto verde e gli orecchini dello stesso colore che si muovono oscillando con lei e che le piacciono tanto. E’ entrata nel primo ufficio, dove c’è un signore sorridente. Prima di lui ce ne era un altro che invece non sorrideva mai ed era sempre torvo. A Tizianeda piaceva, perché borbottava come un vecchio scontroso, ma poi le cose che gli chiedeva le faceva uguale. Tizianeda sorrideva a lui, lui mormorava qualcosa e poi faceva. Tizianeda non si scomponeva, perché pensa che i tizi così hanno un punto tenero da qualche parte sotto strati e strati di murmuriamenti vari. Con il tipo che c’è adesso invece si chiacchiera, è gentile, fa qualche complimento garbato e tutto questo anche piace a Tizianeda. Ognuno è come è, del resto. Poi ha fatto gli auguri di Buona Pasqua a tutti i cancellieri che ha incontrato ed è uscita dalle stanze e dal palazzo, con le sue scarpe con il tacco basso basso, che le fanno sentire la terra sotto i piedi. Doveva arrivare in un altro ufficio e c’era da camminare un po’. Così ha attraversato le strade della sua città, che le sembra così malinconica e vulnerabile come le cose dimenticate. E’ arrivata sulla via che accompagna il mare e c’era il sole e il vento che quando tocca le cose e i corpi diventa qualcos’altro, come una musica che gira intorno. E c’erano qua e là gruppi di persone che guardavano il mare e c’era lei che guardava loro e pensava un po’ a questo e un po’ a quell’altro e a chi vuole bene e agli intrecci della vita e alle complicanze e alla paura di sbagliare, di fare troppo o di fare troppo poco, alle parole esatte da trovare, agli affetti che si fermano, all’abbraccio che le ha chiesto una sua amica nell’ora del primo caffè e a come bisogna sapersi cercare in certi momenti anche solo per guardare vicini e in silenzio questo mare che a volte placa e a volte ci confonde.

piedi sul lastrone

Tizianeda

Sonno

Tizianeda ha sonno. Un sonno che il letto e il cuscino le sembrano i suoi più intimi amici del cuore. Un sonno che vorrebbe dormire per ore e ore come quella gran fortunata nullafacente della Bella Addormentata. Un sonno che la mattina si sveglia che ha sonno e la sera dice : “scusate ho tanto sonno vado”.
La mamma vecchietta le ricorda che fa troppe cose, lo sposo le suggerisce di assecondare le richieste del suo corpo e di dormire, ignorando le conseguenze devastanti e l’effetto caos di una scelta del genere sulla famigliola. Lei è certa che se si dovesse assecondare si sveglierebbe nel 3014 e poi per lo shock si riaddormenterebbe. I minori le rispondono che anche loro hanno sonno e che non si sentono di fare niente, neanche di andare a scuola. Le amiche di farsi ogni controllo clinico, nel frattempo diagnosticandole possibili morbi. Tutti, per fortuna, risolvibili. In alternativa la esortano a rinchiudersi per un tempo indeterminato in un centro benessere con loro.
Tizianeda pensa che in questi mesi le è sembrato di aver vissuto anni e che non si è mai riposata e che hanno ragione un po’ tutti (tranne i due minori). Ma per ora non può fermarsi, anche perché un’altra avventura sorprendente sta per iniziare. Nel frattempo cerca di andare presto a letto la sera, bere acqua e limone la mattina, mangiare frutta e le bacche di goji che non hanno alcun sapore e si attaccano ai denti, ma pare facciano bene all’esistenza e la mattina, per 40 minuti, passeggia davanti al mare che le pacifica i pensieri. Si dedica anche a ludiche attività anti stress, ogni volta che le condizioni spazio temporali dei 90 mq lo consentono. Quindi ora, non le resta che aspettare che questo stato di letargia passi e magari, nel frattempo, dormirci sopra.

Un saluto allegro a voi belli. E dedicatevi ad attività anti-stress molto ludiche per tutta la settimana.

Tizianeda

Parola di sfrontata

“Decenne, ma perché quando la bambina G ti saluta tu rispondi a malapena? Non è carino sai, lei è così affettuosa”
“Tu che sei mia madre lo dovresti sapere…”
“Sapere cosa?”
“Che sono timido! Mi vergogno e non ci riesco. Io sono così con tutti…”
“Ma con tutti o con le ragazzine?”
“Uff…diciamo di più con le ragazzine…”
“Alle ragazze piacciono i ragazzi timidi, sai?”
“Mamma! Cambiamo argomento, per favore”
“Va bene … ci penso … dunque … a me piaci tanto … anche perché sei timido … ok non fare quella faccia lì”
Abbiamo parlato di altro, delle cose che piacciono al decenne, non abbiamo parlato di ragazze, che per ora sono soltanto un elemento di impaccio tra lui e la sua libertà di movimento, non abbiamo più parlato della sua timidezza, che mi fa venire voglia di stringerlo e sbaciucchiarlo, ma spesso non lo faccio, per non imbarazzarlo e per i suoi dieci anni da rispettare. So che se nasci timido, questo sentire potente il mondo fuori ti si installa nel petto e nel fiato e diventa parte di te. So che sarà sempre così, so che sarà a volte frainteso, non capito e che lui si arrabbierà per questo. So che troverà il modo di dire le cose, con linguaggi diversi che lo aiuteranno a superare l’impaccio del corpo. So che troverà la sfrontatezza di qualcuno pronta ad accoglierlo tra le sue braccia. Perché per ogni uomo o donna timidi c’è la possibilità di un incontro importante che annienterà quella barriera protettiva come una rivelazione. Sfonderà le porte, non avrà paura, sarà un destino inaspettato che invertirà senza preavviso la rotta, uno sguardo più potente degli altri capace di vedere il giardino nascosto.
Io lo so. Sarà così. Parola di sfrontata.

Tizianeda

La mamma vecchietta e i dolcetti bulgari

“Ciao Tizianeda, finalmente siete venuti a trovarci anche voi qui al mare…”
“Che fai mamma vecchietta, piangi? Piccina vieni qua”
“Sono vecchia, ormai mi commuovo facilmente”
“Ma no che vecchia, sei una bella bambina e poi ti commuovevi sempre anche quando eri giovane. Ti trovo bene, sei abbronzatissima. Tu come mi trovi?”
“Bene, un po’ ingrassata mi sembra, bella florida”
“Mmmmh … tu hai canoni di bellezza particolari mamma vecchietta, tipo Olivia di Braccio di Ferro”
“Dai stai benissimo, vieni che ti faccio mangiare un dolcetto che mi ha portato la mia amica Bulgara”
“Chi? La chirurga plastica che vive a Parigi, che ha quasi settanta anni ma ne dimostra quindici di meno, che ti manda le cartoline a Natale, ti invita sempre ad andare a trovarla, che nuota da dio e ama le coste Calabresi?”
“Sì lei, sono dolcetti particolari…non hai idea di quanto sono buoni”
“Non dovrei dopo quello che mi hai detto, ma lo voglio assaggiare questo dolcetto bulgaro”.
Così la mamma vecchietta prende da una mensola una scatolata esagonale di cartone lucido dai colori caramellosi. Dentro ci sono dei piccoli cubi d’ambra morbidi e trasparenti, alcuni ricoperti di zucchero a velo. Al loro interno, come un reperto archeologico perfettamente conservato, una nocciola croccante.
Tizianeda li guarda e ne sceglie uno tra i tanti, secondo la logica misteriosa dei golosi che pregustano prima ancora di gustare.
Le sensazioni sono molteplici perché all’inizio sente lo zucchero che lento si scioglie e si mischia agli umori della bocca. Poi inizia a masticare la consistenza liscia e appena gommosa del dolce. E mentre mastica e i sapori si mescolano e modificano, mentre affonda i denti e gli elementi differenti di cui è composto il dolce si fondono, mentre arriva a impossessarsi dell’anima croccante, si compie il prodigio dei sapori che creano immagini e sensazioni. Si compie con quella delizia in bocca che viene da lontano e che è figlia di un gesto gentile di una donna verso un’altra donna, di un desiderio di condivisione gioiosa di sapori che appartengono alla memoria antica, un desiderio di raccontare quell’intima fugace felicità che passa attraverso i sensi.
E così mentre succede questa alchimia in bocca che accende le cellule sinaptiche del cervello, Tizianeda vede Narnia, i disegni colorati nell’enciclopedia per ragazzi di sua nonna Bianca, la libreria in cui l’enciclopedia era riposta e la stanza – che è piccola ma nel ricordo dell’infanzia grandissima – in cui la libreria sonnecchiava nei pomeriggi in penombra. Vede la giostra kitsch con le lucine e la musica che gira e gira e con lei i cavalli, le aste, il pavimento tondo e il tetto a punta rosso. Un orologio a pendolo fermo da tempo immemore, le credenze, i bauli, gli interni delle case antiche con i soffitti alti e macchiati di umido, l’odore del tempo, immagini sfocate, lei bambina con i suoi fratelli bambini.
Poi ha ingoiato e l’incanto è svanito. Tizianeda ancora si chiede di quali sostanze allucinogene fosse composto il dolcetto. Spera tanto che nella scatola colorata della mamma vecchietta, ne sia rimasto ancora qualcuno.

dolcetti bulgari

Tizianeda

Appuntamento al Buio

“Ciao, allora ci vediamo? Sono in giro con la macchina. Dimmi tu dove.”
“Non so… Piazza Castello va bene? Davanti all’edicola?”
“Ok. Tra dieci minuti sarò lì”.
Porca miseria dieci minuti. Devo prepararmi. Come mi vesto? Non ci siamo mai visti.
Non troppo elegante altrimenti appaio come una fighetta senza cervello. Con le scarpe da tennis!… E se poi non mi fila nella mia sciatteria? La gonna o i pantaloni? Il tacco un po’ più alto o quello un po’ più basso? Il cappotto o il piumino? E se non mi convince? E se è un mezzo matto? E se sto sbagliando? E se mi sto incaponendo con qualcosa di cui non sono all’altezza? Mi vesto accidenti. Gonna nera, scarpe nere, calze nere, piumino nero. Mi metto il foulard colorato che è meglio.
“Ciao a tutti. Io vado!”.
Non vi disturbate a rispondermi!!!!
Cammino veloce. Sono quasi arrivata. Eccolo, lo intravedo davanti all’edicola…. Oh Madonna! E’ un ventenne tamarro. Ha uno sguardo assente che naviga tra due sopracciglia sottilissime. Si gratta vistosamente come un gorilla annoiato. Ora scappo, lo chiamo al cellulare e mi invento una scusa.
“Ciao, sei tu ?”.
Una voce calma fluttua da dietro.
Mi giro, voltando le spalle al primate pulcioso. Non era lui l’Uomo X, il Contatto, ma quest’altro. Sorridente e alto, dall’età indefinita in bilico tra i quattordici ed i sessant’anni. E’ vestito come un dandy moderno, una sciarpa indiana colorata intorno al collo, gli occhiali da sole cerchiati di giallo. Che educatamente si toglie subito. Perché quando non ci si conosce, bisogna guardarsi negli occhi per potersi scrutare un po’ prima di parlarsi. Ci stringiamo la mano, facendo a gara a chi lo fa di più, come due uomini duri. Ci sediamo su una panchina. Dispiego il foglietto con sopra i miei appunti disordinati, per riempirlo di domande. Comincio incerta …….e ……..……..
Questa storia, non è stata vissuta da un’ adolescente sprovveduta e sconsiderata al suo primo appuntamento con uno sconosciuto, ma da una quarantenne nevrotica e dissociata, al suo primo incontro con l’Uomo del Blog,con il creativo supercinetico che ha arredato questa stanza virtuale, consigliato dalla vicina di casa artista e folle. Il tutto si è concluso qualche tempo dopo, in un pomeriggio tiepido, quando nella sua casamuseostudio , nel suo onirico paese delle meraviglie dai soffitti alti, ancora odoroso di vite antiche, gli ho consegnato gli ultimi disegni della ragazzina decenne e del piccoletto di sei anni per completare l’arredo.
E i due minori quel giorno erano lì con me.
Mentre lei, la non più bambina, si aggirava per la casa stupita e con la voglia in corpo di toccare tutto, lui, il seienne strambo, è stato assalito dalla solita indifferenza logorroica, attratto dall’unico oggetto non artistico della casa: un telecomando.
I due tipi poco raccomandabili, sono riusciti ad estorcere succhi di frutta e gelati all’Uomo del Blog, che serafico li ha lasciati scorazzare liberi nella sua casa, affatto consapevole di quanto possano essere pericolosi per la tappezzeria due minori con un gelato in mano.
Quanto a me sarei voluta sprofondare nel più nascosto degli abissi immaginandomi scenari pediatrico-apocalittici…Ma per fortuna quel giorno la sorte mi ha miracolosamente graziato.

Tizianeda