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A heaven in a wild flower

Ieri – nella casetta montanara dove, ancora per poco, abiterà la famigliola – ho visto il mondo nel seme piccino di una pianta e il paradiso in un fiore selvatico, e l’infinito nel palmo della mia mano e l’eternità nel tempo di un abbraccio.
Questo grazie a Nicolò (- Con una sola “c” vedi – Ok Nicolò starò attenta) e Matilde.
Nicolò ama le piante, è un esperto botanico. Di molte di loro conosce il nome in latino. Ne osserva i dettagli, scova la bellezza nascosta, le stacca con cura con le radici, le ripianta in contenitori provvisori per poi portarsele a casa e arricchire il suo giardino distribuito nei vasi. Nicolò ha due occhi grandi e neri che sembrano essergli spuntati sul viso, così all’improvviso, proprio come due fiori bellissimi. E’ gentile, parla senza smettere e cerca pazienti ascoltatori con cui condividere le passioni. Gli occhi diventano più grandi quando racconta, come una fiaba, le sue piante carnivore e il loro meccanismo di adescamento e inclusione degli insetti. Belle e spaventose e inconsapevoli, ma anche, alcune, capaci di affidare alla vita la scelta di digerire la preda o impollinarla per poi lasciarla andare a spargere le sue essenze fertili tra altri fiori. E mentre Nicolò concentrato parla, ti dice di un meccanismo misterioso in cui ogni granello di esistenza è legato all’altro, nel trascorrere della vita e della morte. E guardi ammaliata Nicolò con una sola “c”, nei suoi sei anni immensi, che senza saperlo ti ricorda il prodigio di tutto questo esistere.
Matilde ha un nome morbido proprio come lei, sorride sempre fiduciosa, come se il male del mondo non esistesse e riuscisse a dissolverlo nei suoi momenti di presenza lieve.
Cammina dondolando e oscilla in un eterno presente. Anche i suoi occhi sono neri, come quelli del fratello Nicolò. I suoi sembrano essersi posati un giorno, lì proprio in mezzo al naso di soli due anni. Sembrano venire da lontano i suoi occhi, da civiltà antiche e calde. Matilde ha la bellezza fiduciosa e non corrotta dei suoi pochi anni. Se le dici “andiamo?” lei sorride e infila la sua mano nella tua. E non sai bene se a condurre sei tu oppure è lei a portarti nel suo mondo altro dove tutto è immenso.
Quando le ho chiesto, nel momento dei saluti, “Matilde ci abbracciamo forte forte?”, lei ha detto “sì”, ha sorriso, allargato all’infinito le braccia e poi mi ha attratta a sé senza nulla chiedere in cambio, regalandomi l’eternità nel tempo impreciso di quel gesto morbido e consolatorio.

P.s.. Ringrazio William Blake per avermi prestato i suoi versi, e per avermi dato il consenso (tacito) a una loro leggera alterazione per adattarli al testo. Grazie William!

P.p.s.:
Mercoledì 24 alle 19,00 un’altra insolita presentazione del mio libro “La medaglia del rovescio”. QUI una bella assai recensione del Direttore di Zoomsud, Aldo Varano. Giù la locandina dell’incontro. Mi farò condurre dalla bravura di gente bella. Se potete siateci! Se non potete pensateci.

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Tizianeda

Ma i maschi fanno tutti così?

“Mamma, ma i maschi quando si sentono male fanno tutti così?”
“Più o meno sì tredicenne. Lo dico in base alla mia esperienza e alla narrazione di molte donne che confermano i miei studi empirici in materia”.
Il decenne domenica mattina è stato colto da un persistente mal di testa. Ha svegliato alle 7 del mattino Tizianeda – reduce di un ritorno notturno a casa incompatibile con le sue capacità di recupero – e ha esternato il suo malessere. Poi la giornata lo ha distratto, la famigliola è stata ospite di amici gentili che li hanno sfamati e che vivono in un paese che ha sospesi sulla testa i resti di un castello bizantino. Dai ruderi e dalle mura che chiudono la fortezza, mentre il vento cercava di sollevarla sopra le cose, Tizianeda ha visto la vallata, il mare chiazzato di luce, l’orizzonte che non ha suono, il cielo addosso, le nuvole frettolose, le pietre antiche che urlano storie, la vegetazione che rivendica il presente e poi ha goduto del silenzio che ti viene voglia di non parlare più.
Ma si sa, dinanzi a una giornata perfetta c’è sempre la Legge di Murphy in agguato. Tornati a casa il decenne ha manifestato nuovamente il suo malessere, Tizianeda ha controllato al ragazzino la febbre, ha accertato che aveva una leggera alterazione della temperatura. Durante la notte ha avuto mal di pancia, mal di testa, catarro, raffreddore, tosse. Tizianeda lo seguiva inerme tra letto e bagno con la ciotola raccogli vomito, salvatrice di lenzuola, pigiami e pavimenti ed è stata per tutto il tempo in uno stato oscillante tra la narcolessia e la veglia. Stamattina la febbre è sparita, il decenne ha chiesto se dovesse andare a scuola, non è andato a scuola e si è piazzato sul divano con la scatola dei fazzoletti e la ciotola a tenergli compagnia.
Oggi è lunedì e Tizianeda ha molto molto sonno.

Tizianeda

Il profumo affettuoso delle crispelle

“Siamo arrivati!! Uuuh, ma stai già friggendo! Aspetta che ne prendo una … mmmh … mizzica ( esclamazione indigena – n.d.a.) ma è buonissima. Ma ci sono anche i pomodori secchi … e tu che stai mangiando? Pasta e ceci? E’ di là? Vado subito … ma che tavola imbandita … anche qua ci sono le crispelle…santo cielo…ho portato il salame lo poggio qui … anche i confetti colorati e come mai?… oh, ma ciao e ciao, ci sei anche tu? Ciao …”.
Tizianeda con la famigliola, l’8 dicembre, che è festa anche nel sud suddissimo, si è recata per l’ora di pranzo, nella casa di un’altra famigliola, che Tizianeda conosce da 25 anni e forse anche di più. Che è tantissimo e a pensarci fa venire i brividi. Lì il capo famiglia, che è la donna con gli occhi da aliena e i capelli color della terra, friggeva e friggeva e friggeva la pietanza della città sbilenca tipica di quel giorno: le zeppole (o crispelle). Loro, le zeppole o cripelle, sono un impasto lievitato di acqua e farina, che gli dai una forma di pallina e dentro se vuoi ci nascondi un pezzo di acciuga o di pomodoro secco o di roba piccantissima che se non sei abituato e la mangi, forse muori. E tutta la casa profumava di zeppole e anche il capo famiglia odorava di crispelle e anche tutti gli ospiti dopo pochi secondi che si aggiravano per la casa odoravano di crispelle. E tutta la città odorava di crispelle . Che è un profumo che ti si appiccica addosso e se ne va solo dopo l’Epifania, se ti va bene. E lì nella casa, c’erano i due figli degli ospitanti che il decenne non vedeva l’ora di starci, perché dice che sono molto interessanti. E non c’era il terzo figlio, però, che è un musicista come il padre, perché ha fatto un giro lunghissimo per la terra e si è ritrovato in Australia. Che ora gli australiani saranno felici per questo ragazzo bellissimo, che Tizianeda lo ha visto da quando era nella pancia della sua mamma, che già lì dentro, tra battito e respiro, ha iniziato a imparare la musica. E c’erano tanti amici che Tizianeda ci sta bene e anche la donna con i capelli arancioni, che ha indossato per tutto il tempo, un natalizio cerchietto accessoriato di corna con orecchie dell’alce di Babbo Natale. E anche l’amica che friggeva e friggeva aveva il cappello di Babbo Natale con le treccine. E Tizianeda ha indossato una parrucca color turchese, perché in quella casa ci trovi dentro tutte cose così, tipo parrucche, sculture in legno, armoniche a bocca, chitarre, piccoli lavatoi di ferro che se li appendi al collo, poi li suoni con i cucchiaini. E così si è suonato e cantato e poi una donna e un uomo che sono molto bravi, hanno recitato con il leggio un testo allegro, smaliziato e malinconico di Teocrito e una poesia che tutti abbiamo riso bene. E poi c’erano anche i genitori del musicista padrone di casa e la zia del capo famiglia, la zia Miranda, che ha regalato a Tizianeda e alla Donna con i capelli arancioni delle perle di sapienza, delle lezioni di vita, dei consigli che solo una donna saggia e sagace sa dare. E della zia Miranda ci siamo innamorate, ché ogni donna dovrebbe avere una zia Miranda in casa, o all’occorrenza.

 
P.s.: i confetti colorati nella casa degli amici erano lì, perché il 12 dicembre di 25 anni fa, pochi giorni dopo l’8 dicembre, la donna con gli occhi di aliena e i capelli color della terra e il musicista dal cuore matto, si sposavano. Io a quel matrimonio c’ero. Ero una bambina in fondo, proprio come loro. E a loro e a tutti noi auguro che la vita abbia, per quanto possibile, il profumo affettuoso delle crispelle, da riempire dentro il suo cuore morbido e segreto, come più ci piace.

Tizianeda

Fughe, attese e il cappello di paglia

I quattro della famigliola hanno lasciato i 90 mq, così, per due giorni. Hanno percorso in auto per due ore le strade del sud suddissimo e sono giunti in una casetta di un paesello ordinato. Si sono fatti accogliere, coccolare, sfamare dai loro amici, perché a volte, hai proprio bisogno di questo fuggire. E così si sono incontrati con quest’altra famigliola che ha la casetta nel paesello, che era lì per qualche giorno, ma che vive dalla città più bella del mondo. Loro sono un papà, una mamma, un figlio di un anno più grande del novenne che parla tantissimo e una figlia che ha lo stesso nome della tredicenne, che di anni ne ha 12 e che, come la tredicenne, è nata nel mese di febbraio. Lì hanno passeggiato per borghi antichi che a ogni angolo c’erano panni stesi con sapienza, a sventolare nell’aria. Tizianeda a guardare quell’attesa di stoffe e acqua e quella quieta bellezza, ci sarebbe stata ore, ché solo nei posti di un antico surreale si vedono cose così.
Sono anche stati in un luogo che c’è il mare di cristallo e si mangia il gelato più buono del mondo. Lì Tizianeda ha acquistato un cappello di paglia vera con le falde larghissime. Lo ha acquistato e indossato immediatamente, come una turista che viene da lontano lontano a godere delle bellezze rigogliose del sud assolato. E si è sentita un po’ più svedese e un po’ meno hobbit, con questo cappellone magico sulla testa, con questo accessorio dal potere trasfigurante. Un po’ Jacqueline Kennedy glamour come lei non è e non sarà mai.
E mentre vagolava vicina al mare placido e sereno, ha pensato che ogni donna dovrebbe regalarsi un cappello di paglia vera con le falde larghissime a proteggerla, a lasciare che gli occhi stiano spalancati sul mondo fuori che gira con il suo fare insolito e bizzarro. Lo dovrebbero avere le bambine e le ragazze e le donne mature e quelle che il tempo gli è passato tanto. Tutte a indossarlo quando gli pare, a sentirsi protette e tutte un po’ sorelle. Così , come in una magia, sapersi vere e leggere. Le più giovani a ricordare lo stupore di una vita in divenire, l’impaccio di un corpo che cambia e che sperimenta, le più grandi a comprendere e insegnare con la forza accogliente di chi la vita l’ha conosciuta, con la pazienza e la clemenza di chi ha guardato i propri limiti e mancanze e quelle con millemila rughe sul volto, a preservare la memoria di un passato che non c’è più e così farne dono. Ciascuna a regalare alle altre qualcosa di sé e nessuna, nessuna a giudicarsi. E tutte a cercare di capire anche le distanze, così inevitabili e leggerle quelle distanze, decodificarle come un messaggio segreto, una formula magica, un rito antico, senza ragionarsi addosso, classificarsi, imbrigliarsi in schemi arrivati chissà da dove e chissà da chi.
Così tra passeggiate, visioni, chiacchiere e pensieri, i due giorni sono trascorsi veloci. La famigliola è ritornata nella città sbilenca con la vita da sbrigare e un cappello di paglia vera con le falde larghe in più.

Tizianeda

Un fine settimana di bellezza e una certa agitazione (ma da oggi)

E ne avevano proprio bisogno, i quattro della famigliola, di aria, spazi larghi e profumati, orizzonti da scrutare in profondità, sole e colori. Così in questo fine settimana un po’ più lungo degli altri sono stati un giorno in una località marina, una delle tante del loro sud suddissimo dalla bellezza irreale, come i luoghi che non esistono. Sono stati a casa di amici che da lì scendi su una spiaggia che il mare ha smangiucchiato paziente e irremovibile e ci sono rocce piatte inzuppate di alghe e sale che ci cammini sopra e ti bagni i piedi, che il cielo ti cade addosso, il sole fa sbrilluccicare le onde e si ritorna tutti un po’ bambini, forse per la salsedine che ti entra nei polmoni e nei pensieri. E i bambini, quelli veri, Tizianeda li ha visti scorrazzare liberi e felici, compreso il novenne che anarchico e indifferente allo stile come è, è rimasto in maglietta e mutande che tanto al mare di come è vestito non importa nulla.
Poi, visto che il sud suddissimo è multiforme, e oltre al mare tiene dentro il suo cuore montagne dalla bellezza polposa, domenica tutta la famigliola al completo, ha percorso strade tortuose per salire su su, più vicini a quel cielo dall’azzurro invadente, ospite ancora di amici. E percorrere quelle strade circondate di verde e colori, non è un semplice spostarsi per raggiungere una meta, è di più, è un’esperienza gioiosa dei sensi. Perché mentre sali ed entri nel fitto dell’Aspromonte, da un lato vedi il mare che da lì sembra una salitona blu e vedi il Vulcano poggiato sopra, che è gigantesco e bonario. Poi un po’ più in là, se il cielo e l’aria intorno vogliono, vedi le sagome silenziose di tante isole ed è un continuo dire: ooh, aah, che meraviglia, guardate. E poi ora che è primavera, a circondare la strada ondivaga che sale verso il cielo, a puntellare gli alberi e il verde, ci sono fiori di cui non sai il nome, almeno non di tutti, ma che ti assalgono di profumo e colori e giallo e viola e lilla e fucsia e spuntano dalle rocce, dall’erba alta della primavera, dal ciglio della strada, pendono dai rami e pensi davvero che la felicità è tutta lì, è in quegli attimi di bellezza che vorresti fermare.

Oggi invece si ricomincia, ognuno ai propri posti di combattimento. La settimana sarà piena di vite da incastrare, di pezzi da far combaciare e poi Tizianeda dovrà anche concentrarsi su una cosa tutta nuova che ha deciso di fare da un po’. Non da sola che le cose importanti è bello farle coinvolgendo chi ti piace. E’ un progetto intimamente legato a questo blog, alle parole che ci sono dentro e ai sentimenti e alle emozioni. E’ uno spettacolo, una perfomance, un reading, boh, Tizianeda non lo sa definire e un titolo vero, ora che ci pensa, non gliel’ha ancora dato. Sa che sarà sabato e sarà una prova, una specie di puntata zero. Sa che inizia a sentire una certa agitazione.

Buon inizio settimana e riempitevi i polmoni di bellezza ché poi gli incastri riescono meglio.

Tizianeda

Quando le parole vanno via

E insomma è successo. E’ successo che Tizianeda aveva un mucchio di avvenimenti da raccontare, un mucchio di emozioni, incontri, progetti, persone. Poi però, quando è arrivato il momento di dare loro un suono attraverso le parole, queste non si sono fatte trovare. Scomparse, fuggite, volatilizzate, nascoste in qualche angolo silenzioso che Tizianeda non conosce. E così il post del lunedì non è arrivato e Tizianeda dinanzi allo schermo del pc ostinatamente bianco ha fatto spallucce, si è detta vabbè domani mattina cammino davanti al mare e tutto torna come prima. Ma niente, la parole non si sono presentate alla sua tavola apparecchiata e a Tizianeda le si è piazzata dentro un po’ di tristezza. O forse la tristezza c’era già prima, ché non sempre la vita fuori e dentro e intorno e lontana e vicina scorre come dovrebbe e lei che assorbe e contiene a volte rimane ammutolita. Però ha capito che quando gira così, un po’ bisogna portarsi pazienza e aspettare e aspettarsi. E così ha viaggiato in questa attesa dinamica che è la sua quotidianità, in cui ha riflettuto, chiacchierato, ascoltato, consolato, parlato, in cui si è fatta consolare, in cui ha pensato a un mucchio di persone ché quello è il suo modo laico di pregare, in cui ha accarezzato con gli occhi il mare che ha un cuore grande e pulsante, un cuore dolorante e accogliente come il ventre di una madre, di un’accoglienza di cui abbiamo perso la memoria.

Ecco, questo è successo.

E così non vi ha potuto parlare della donna grande dalla voce calma che si chiama Francesca, che le ha prestato un metronomo antico, fidandosi senza averla mai vista prima, ma che conosceva Tizianeda attraverso il suo blog piccino piccino. E oggi Tizianeda le dice grazie, per lo stupore che le ha donato e per quest’oggetto così poetico che le ha prestato.
E non vi ha potuto parlare di Cristina, che le ha regalato il suo tempo e talento luminoso e il suo sguardo di Ameliè un po’ come il suo. E anche a lei dice grazie.
E di Emmegi, la sua amica tutta bella (grazie Emmegi!), che una domenica mattina ha ospitato nella veranda di casa sua, Tizianeda, Cristina, il novenne e il metronomo di Francesca, per realizzare… e no questo non ve lo posso proprio dire. Non adesso.
Ve lo racconterò prestissimo, però!

Intanto vi bacio tutti tutti.

Tizianeda

Di ritorno tra consigli chiacchiere e domande

Sulla macchina con lo Sposo Errante, il novenne, la tredicenne, G. amicodelcuore del novenne e F. sorella di G. e amicadelcuore della tredicenne. Di ritorno da una giornata al mare in compagnia di amiche, amici, bambini, ragazzini, adolescenti e un cane.

“Tizianeda devi scrivere? Perchè hai il computer …”
“G.amicodelcuore del novenne, visto che siamo in macchina e ci vorrà un po’ di tempo prima di arrivare, vorrei scrivere il post per domani …però non so … cosa mi suggerite?”
“Scrivi della giornata di oggi, però dalla mattina da quando ti sei alzata, ti sei lavata, hai fatto colazione, ti sei vestita, siamo arrivati noi e siamo tutti insieme saliti in macchina… cambia però i caratteri metti “Times New Roman” che è quello dei giornalisti …metti grandezza 16…ecco brava così…”
“Grazie G., tu però non sbirciare…allora cosa scrivo?”
“Mamma scrivi quanto è bello E.”
“Tredicenne cosa centra E. con la giornata di oggi?”
“Nulla, però è carino volevo dirtelo”
“ Potrei scrivere che stamattina in macchina mentre andavamo da A, abbiamo disquisito di altopiani, della differenza con le colline, dell’etimologia della parola “fossile”, di prefissi e suffissi, del faro più famoso del mondo…”
“Oppure puoi scrivere: i bambini appena arrivati hanno giocato con il cane…”
“Già povero cane…”
“Puoi dire che abbiamo giocato a biliardino e che io e tuo marito vi abbiamo battuti“
“Di un solo goal però…”
“O che abbiamo giocato a calcio con i grandi e gli adolescenti…”
“E io, mamma, non riuscivo a parare un cavolo…”
“Ma no che per essere un bambino che non ha mai giocato a calcio sei stato bravissimo”
“Io, Tizianeda, ho fatto un goal”
“E voi ragazze tredicenni, che non vi abbiamo visto per niente, cosa ci dite?”
“Abbiamo passeggiato, mangiato, scattato foto, respirato e scherzato…”
“Avete fatto poi arieggiare la stanza in cui vi siete tutti chiusi a chiacchierare? Non si poteva entrare…”
“Sì mamma abbiamo fatto arieggiare tranquilla…”
“Tizianeda, posso venire a cenare da voi appena arriviamo?”
“No G., mi spiace dobbiamo portarvi a casa”
“Ok… ma nemmeno 5 minuti …sai domani dovrò fare tantissimi compiti…”
“Temo proprio di no, tesoro …”
“Tizianeda…”
“Dimmi G”
“Cosa vuol dire “inetto”?”

Poi sono giunti a destinazione, hanno restituito gli amicidelcuore ai genitori e anche la famigliola stanca ma felice è ritornata nei suoi 90 mq. Tizianeda ha prima spiegato a G. cosa vuol dire inetto.

Tizianeda

L’invito, la torta e le coppie

Sono stati invitati per la prima volta in casa di una donna gentile e avvolgente, con il sorriso, gli occhiali e i capelli neri neri e tanti. E di suo marito che a parte i capelli è proprio come lei. La sera di San Valentino. Tizianeda insieme allo Sposo Errante, poiché ci teneva proprio a far vedere che donnina compita sia, è arrivata in ritardo, trafelata e con una torta fatta in casa floscia e disadorna, perché per la fretta non aveva acquistato decorazioni e il forno stronzettino dei 90 mq non aveva collaborato. La torta fatta in casa più triste dell’universo interplanetario il cui aspetto ascetico era accentuato dall’estetica succulenta dei dolci portati dagli altri invitati.

“Nascondetela se potete, magari la mangiate inzuppata nel caffè o nel latte, che di sapore sarà buona…spero”.

Poi la serata è proseguita in un grande salone pieno di persone, pieno di coppie. E Tizianeda tra risate, chiacchiere e giochi, ha osservato e osservato (scusatela è più forte di lei, non si rilassa mai in fondo) e ha riflettuto. Perché lì dentro, in quel salone luminoso, erano tutte coppie ultradecennali e c’erano anche rapporti di amicizia trentennali. E come si fa a non osservare fenomeni rari come questi senza stupirsi.
E Tizianeda si è fatta tante domande, su quale sia il segreto e l’alchimia e il desiderio di mantenere i vincoli amorosi, nonostante il delirio della vita e della quotidianità, nonostante noi stessi con le inquietudini, la voglia di essere altrove a volte, i vuoti e la ricerca incessante della felicità.
Si è chiesta quanto sia grande il desiderio di invecchiare con il grande amore della vita, quello con cui decidi di condividere la giovinezza all’inizio e poi gli anni che scorrono e si riempiono di eventi ordinari, incredibili o destabilizzanti.
E niente, Tizianeda le risposte non le ha. Sa quello che vuole per lei, ora, nonostante lei stessa. Sa che quando chiude gli occhi con il tipo che ha sposato molti anni fa, è la ragazza sfrontata con un bicchiere di vino di troppo in corpo, seduta sulle scale di una casa, a mostrare le gambe. Nella stanza c’è un ragazzo bello, che no, non noterà quella sera, ma solo dopo qualche mese, quando sarà perfettamente sobria.

P.S.: la torta non è stata nascosta. E’ stata riposta su un tavolo tondo insieme ai dolci riccamente decorati. Ci sono fotografie a testimoniarlo.

Tizianeda

Da qualche parte

“Mamma non lo troviamo da nessuna parte”
“Come non lo trovate, non può essere sparito in 90 mq”
“Mi sto preoccupando, mamma, veramente anche i suoi amici si stanno preoccupando…”

Domenica l’ottenne ha allietato le sue ore pomeridiane, in compagnia di due amici che ama molto: G. suo “opposto e completamento” e D. che ha il suo stesso sguardo visionario e folle.
Poi c’era anche la dodicenne, che guarda come un fenomeno strano e una certa tenerezza, questi maschi che vivono in un mondo così diverso dal suo. Però, domenica pomeriggio, un po’ per rassegnazione, un po’ perché l’entusiasmo di chi ci circonda per quanto incomprensibile, è sempre coinvolgente, anche lei ha giocato con loro, a quel gioco antico come la terra di cui tutti i bambini non possono non sentire la forza attrattiva : nascondino. Che è una sfida che solo menti eccelse, solo fantasie sopraffine e visionarie, solo esseri dotati di fantasia ipertrofica e quindi solo dei bambini, possono affrontare nei 90 mq della famigliola.
Se poi a giocare c’è un ottenne folle, allora è probabile che questo, una volta nascosto, non si riesca più a trovare.
E così – mentre i tre restanti minori lo invocavano per le stanze senza ricevere risposta alcuna, facendo montare l’ansia irrazionale della sorella – Tizianeda, che nel frattempo stava infornando una torta, elaborava ipotesi sulla sua scomparsa: 1. Ha trovato un portale magico nell’armadio, è entrato in uno dei mondi che disegna sui fogli bianchi, ora sta volando tra stelle e pianeti e di tornare non ha intenzione alcuna 2. È stato rapito dagli alieni nascosti dentro l’armadio. Tra non più di cinque minuti ce lo restituiranno, per sfinimento. Degli alieni. 3. È nell’armadio, nella parte ordinatissima dello Sposo Errante, nascosto tra vestiti e maglioni che ha accuratamente sparpagliato per nascondersi creando un caos cosmico. Tra poco lo troveranno. L’armadio resterà nel caos cosmico.

Solo una di queste ipotesi si è rivelata, poi, corretta. Indovinate un po’….

Tizianeda

Troll, Ninja e cascate

La prima volta che lo ha fatto era giovane, lo Sposo Errante non era entrato nella sua vita, neanche sotto le spoglie di fidanzato e i due minori non rientravano nell’elenco immaginario delle 100 cose da realizzare con priorità assoluta nelle suo futuro.

Lo ricordava affascinante, impervio, a tratti così faticoso da maledire di non essere sufficientemente dotata. Per non parlare della fase finale che richiede innate qualità funamboliche, capacità di concentrazione e ogni tanto una mano per favorire il movimento giusto.

Poi ha deciso di rifarlo, incoraggiata dagli amici – con cui si incontra sempre in questo posto vacanziero e montanaro – tutti accessoriati di entusiasmo e figli minori. Proprio come lei, con la dodicenne e l’ottenne. Ha deciso di rifarlo anche se lo Sposo Errante quel giorno errava per le strade malferme.
Così la mattina, dopo un breve tratto in automobile, ha iniziato insieme alle famigliole montanare, a camminare per sentieri boscosi e freschi. Un amico grande grande come un Troll, però buono e gentile, si è preso in appalto la gestione dell’ottenne. E per questo gesto generoso e coraggioso, Tizianeda gli è proprio grata. L’ottenne, rassicurato dalla presenza gigante, ha affrontato l’escursione aspromontana con una sicumera e un entusiasmo che hanno sorpreso la sua mamma : “sono diventato un Ninja mamma, il ninja delle montagne” “amore mia è vero, sei un Ninja fortissimo” “già” .

Poi sono arrivati in un punto alto, che si vedevano il cielo e le montagne tutte intorno e intrappolate tra le rocce lontane, tre cascate, a gettare una sull’altra- formando piscine verdi – acqua chiassosa ed eccitata come le conversazioni dentro un immenso teatro.

La strada era come Tizianeda la ricordava. A tratti faticosa e impervia e bellissima. Ha dovuto ridiscendere insieme a tutti, minori compresi, il costone della montagna, ha dovuto saltare tra i sassi di un torrente, ha trovato mani che l’hanno aiutata mosse a compassione delle sue dimensioni Hobbit e che l’hanno liberata dal peso dello zaino. Poi grandi e piccini, sono arrivati dove le cascate finivano in un lago verde e gelido, dove il rumore dell’acqua era forte e sonoro come il silenzio. L’ottenne si è arrampicato scalzo ovunque, in preda a una eccitazione selvaggia. Le famigliole sono state lì a godere di quel posto unico che gli appartiene, ché è della loro terra. Sono stati lì a contemplare con lo stupore che solo la bellezza, quando è pura e inconsapevole, sa restituire.
Poi hanno ripercorso la stessa strada al contrario e le discese sono diventate salite e le salite discese e il piano è rimasto uguale a prima.

Tornati nella casetta, i tre della famigliola hanno provveduto, non senza fatica ad asportare le zolle aspromontane attaccate al viso ai capelli alle mani ai vestiti e ai piedi. Anche il fortissimo Ninja delle montagne ha lasciato che la sua nera tuta mimetica si sciogliesse nell’acqua calda della vasca, nella quale è entrato con la sua maschera e il boccaglio.

P.S.: Le cascate dove le famigliole sono approdate si chiamano “Maesano”. Sono nel cuore dell’Aspromonte che è un luogo da scoprire e di cui innamorarsi perdutamente. La Calabria che è un premio, noi calabresi (ma non solo eh!) ce la dobbiamo meritare.

Tizianeda