Posts Tagged ‘amicizia’

Come un faro

“Me lo porti un regalo, Sposo Errante?”

“Certo Tizianeda, cosa ti porto?”

“Non so…quello che vuoi”…

Ciao. Ho cambiato idea. Lo so quello che voglio. Voglio che mi porti un faro. Cioè, non di quelli veri che vedrai, quando arriverete lì, con il tuo amico,  in quel posto lontano lontano, che la terra finisce e inizia un mare che non ho mai visto. Ché come lo stacchi un faro vero per portarmelo, e poi nei 90 mq non ci entra nemmeno. Mi basta  un faro piccolo piccolo, con la luce dentro che la puoi accendere. E la luce deve essere potente e il faro deve poterla contenere, anche se è piccolo piccolo. Che poi,  le cose piccole, che  le puoi racchiudere tutte in uno sguardo, a volte, possono sopportare montagne di luce, che non ti capaciti.

Ho contato tutti i fari che abbiamo a casa, quelli che sono riproduzioni  tridimensionali solide ed esatte e quelli che sono stampati e sparsi sulle pareti. Anche il poster che ti ha regalato il tuo amico e che hai incorniciato e messo sospeso sul muro. Un faro sospeso, pensa. Come si esce dal paradosso di un faro sospeso? A illuminare cosa, la notte sopra il mare che ondeggia anche lei?

Il poster che anche il tuo amico ha uguale uguale, che anche lui lo guarderà  sospeso su qualche  muro di  casa sua, lì su, nella città lontanissima dalla nostra. L’amico che la distanza la beffate, che avete la stessa età,  che avete sognato insieme quando eravate piccoli e conosciuto le stesse visioni tonde e colorate dell’infanzia. L’amico con cui sei adesso ,e vi immagino nei vostri discorsi a ridere ridere ridere, mentre viaggiate in macchina, in questi quattro giorni che avete regalato al vostro volervi bene.

E insomma volevo dirti che i fari, nei 90 mq sono tredici. Io ne voglio quattordici, come i nostri anni di matrimonio.

Ché i fari non sono mai abbastanza e io ne voglio un altro.  Per quando il buio fuori diventa troppo buio, per  quando la luce dentro traballa e non mi fa vedere, come dico io, i contorni del mio cuore e del mio respiro.

Ora devo proprio andare. Divento faro per quei due e così, rassicurarli nella notte.

 

Divertitevi, Sposo Errante. E ridete tantissimo. Ciao.

Tizianeda

Noi 4 e le farfalle

Oggi ti ho detto che il post del lunedì forse non lo avrei scritto. Sono sveglia dalle cinque sai, è un po’ che apro gli occhi prima dell’alba e non so perché. Nessun motivo, almeno apparente e questo un po’ mi spaventa, io che devo trovare la spiegazione a tutte le cose, per sistemarmele dentro i pensieri. E insomma mi hai detto che no, il post lo devo scrivere uguale, che lo aspetti. Ma sai, non mi viene nulla da scrivere. Mi appaiono immagini nella testa e niente da dire, se non che oggi sono stata bene con te e con le altre due che insieme ci chiamiamo “Noi 4”. Come “I 4 moschettieri”, come “I Fantastici 4” anche se noi che siamo femmine dovremmo chiamarci “Le Fantastiche 4”, o come “I 4 punti cardinali”, che però dovremmo decidere chi è Nord, chi Sud, chi Est, chi Ovest. Che poi, cosa importa. Noi donne siamo tutti e quattro i punti cardinali, ché dove andiamo, dove il nostro sguardo si posa, diventa quello il nostro posto dove stare, fino a che non sentiamo ancora una volta l’urgenza di rialzarci e cambiare direzione. Divago come sempre. Ecco dicevo che oggi nella casetta montanara, che abbiamo chiacchierato e mangiato e c’erano i figli di tutte noi e anche i mariti, uno a testa, oggi sono stata una meraviglia. Sto sempre una meraviglia con voi. Così diverse che ci siamo notate nella mischia, con calma e pazienza. Da quando i nostri ormai adolescenti dodicenni, hanno iniziato a frequentare la stessa classe elementare. Quattro mocciosi e ora il ragazzo ha una voce che non riconosci più e i piedi lunghi lunghi e le ragazze con quei corpi lievi che fanno prove di femminilità. E hanno tutti lo stesso odore sottotitolato : “in questa casa è passato un adolescente, si prega di arieggiare le stanze”.

E insomma mi è piaciuto quando abbiamo passeggiato e poi ci siamo fatte scattare la foto tutte vicine vicine, con le felci fresche nello sfondo e mi è venuta in mente una fotografia, di quando avevo sette anni e tenevo le mie amiche abbracciate e vicine, proprio come oggi e ho la stessa faccia e lo stesso sorriso felice, anche se con due incisivi superiori in meno. Chè a me piace sapervi presenti – anche se a volte non ci vediamo e sentiamo per un po’ -e cercarvi con urgenza, quando ho bisogno di voci, occhi, sorrisi, mani, abbracci, consolazione femmina .

Oggi, mentre percorrevamo le strade sperdute dell’Aspromonte (ho imboccato con la famigliola, la strada alternativa, quella che a un certo punto vedi la vallata giù e ti sembra che voli), abbiamo visto un campo incolto abitato da centinaia di farfalle. Una roba mai vista, che ho fatto fermare la macchina allo Sposo errante e sono dovuta entrare nel campo per chiamare tutte le farfalle. Si nascondevano nell’erba alta per poi sbucare all’improvviso, come amanti giovani. Sembravano delle ciglia di bambine che sbattono veloci, sembravano dei giochi d’ombra anche se loro erano luminose, sembravano delle risate allegre, sembravano felici e libere, proprio come mi sento io quando sto con voi che sono libera di essere tutto quello che sono e non ho paura di essere interpretata, che vi posso inviare le fotografie mie bruttissime che tanto chi se ne frega.
L’esatto opposto delle farfalle nello stomaco, a pensarci. Quelle fastidiosissime che se ce le hai, ti senti come una tempesta che sta per scoppiare. Con voi invece nessuna tempesta. Ecco, con voi, io mi sento come dentro quel campo incolto, piena di meraviglia e leggerezza e gratitudine.

Tizianeda

Conversazioni maschie

Conversazioni carpite in una notte buia, tempestosa e montanara tra l’ottenne e il suo amico del cuore G. dai tempi dell’asilo, prima di addormentarsi .
Due letti messi per l’occasione vicini vicini. Nella stanza accanto, Tizianeda.

Consigli maschi:
G: se tu vuoi conquistare la bambina M., c’è solo una cosa da fare…
O.: cosa?
G : il segreto sta tutto nell’approccio diretto, hai capito? Non te lo dimenticare APPROCCIO DIRETTO! Vedrai che è un metodo infallibile… e poi devi parlare con lo sguardo, io parlo sempre con lo sguardo.

Popolarità:
G : sai io sono molto popolare tra le femmine, sono il corteggiatore della classe.
O : anche io sono stato molto popolare in prima elementare… con i bulli…

Fatiche:
G : ora io andrò in terza elementare dove ci vuole: attenzione e precisione. La terza elementare non è come la seconda.
O : ecco perché a fine anno ero stanco morto.

Consigli fitness:
G : il problema di chi è carino e gentile è che è anche un po’ mollusco. Ma tu non devi arrenderti. Devi fare addominali.

Incubi:
G. : io faccio incubi terribili. L’altra notte ho sognato che mia nonna si faceva un piersing .
O : io ho sognato che ero dentro un treno e finiva l’aria. Per fortuna mi sono svegliato in tempo, altrimenti morivo.

Morti felici:
G : io ho sognato che morivo e andavo in paradiso e incontravo i morti, ma non quelli del cimitero che sono tutti zombie, questi erano morti felici…lo sai che in paradiso puoi mangiare le nuvole?

Mano nella mano:
G : dormiamo tenendoci per mano così ci facciamo coraggio?
O : va bene.
G : però non sognare di baciare M., chè poi baci la mia mano…

Poi hanno smesso di chiacchierare da dentro il loro letti. Hanno richiesto il supporto emotivo di Tizianeda che era nella stanza accanto, che si è accucciata vicino all’ottenne. Così i due amici del cuore dai tempi dell’asilo, si sono addormentati placidi, stringendo l’uno la mano dell’altro.

Tizianeda

Con tutte le donne, ma anche con gli uomini

“Buongiorno, che ne dici di autocelebrarci in quanto “Wonder-women” con una cena a casa mia per l’8 marzo? Ovviamente compresi i mariti e la prole!”.
L’amica di Tizianeda, A., con un vintage sms, ha invitato lei con annessa famigliola nella sua casa che ha una parete fighissima color rosso pompeiano, la possibilità di vedere il mare lontano e la fila di monti bitorzoluti da una posizione privilegiata, e i profumi accoglienti e materni di una giornata passata a cucinare per gli ospiti.
Ovviamente Tizianeda, ha detto sì. E avrebbe dato il suo pieno assenso anche se l’invito fosse stato per Il Giorno della Liberazione, per La Festa della Repubblica, La Festa del Lavoro, Ognissanti, l’Epifania, Santo Stefano, La Giornata Nazionale del Sollievo, l’OKtoberfest, La Festa della Primavera.
Nella casa accogliente dell’amica A., con la sua voce calma e la risata che ti avvolge, per autocelebrarsi ci saranno anche l’amica tutta ma proprio tutta bella MGL e l’amica M. che abbraccia con gli occhi e che maneggia motori e motociclette con la naturalezza di una Etoil alla prima della Carmen. Anche loro con prole e mariti.
Sono le amiche di oggi, con cui Tizianeda ha iniziato il viaggio affascinante della conoscenza prima e della calma empatia dopo e a poco a poco, quando i loro figli si sono tutti incontrati nella stessa classe della scuola elementare, sette anni fa. E se l’amicizia è come l’amore in cui bisogna riconoscersi e ritrovarsi e avere la voglia la volontà il desiderio di abitarlo, ecco allora loro sono per Tizianeda la “stanza tutta per sè”, con cui condividere il pentagramma di emozioni, la gioia, l’allegria, i momenti di sconforto femmina, il dolore, la paura e il coraggio. Sisters, mothers e daughters.

Per questo l’8 marzo Tizianeda lo festeggerà con loro. Per sentirsi avvolta e protetta quel giorno, al sicuro.
E stando nelle loro stanze, tra i loro sorrisi placidi, l’8 marzo, dentro di sè lo festeggerà con tutte le donne. Lo festeggerà con la zia Dada, la sua sister di sangue, la prima da sempre. Con la dodicenne, già orgogliosamente femmina. Lo festeggerà con tutte le donne che conosce e che ama e con cui c’è affinità elettiva, anche con le donne con cui si frequenta poco o con cui comunica tramite la rete. Quelle che l’hanno aiutata a capire guardandosi in profondità. Con le sue nonne, le femmine della sua stirpe, le sue prozie di Melicuccà, la mamma vecchietta. Lo festeggerà con le donne che non festeggeranno e con le donne che andranno nei locali affollati, con entusiasmo e leggerezza. Lo festeggerà con le amiche con cui non si frequenta più, perché a volte succede e lo farà per quel tratto di strada prezioso che conserva dentro. Lo festeggerà con le donne che dedicano la loro vita per l’affermazione dei diritti delle donne o per qualsiasi altra causa in cui credono fino al midollo.
E lo festeggerà con gli uomini, i due con cui condivide i 90 mq e la sua vita chè senza di loro si sentirebbe persa e tutti gli altri quelli che hanno attraversato la sua storia e quelli che l’attraversano con la loro forza gentile.

Un saluto femmina a tutti.

Tizianeda

I dolori del giovane ottenne

Inquietudine notturna:

“Santo cielo ottenne…mi fai venire un infarto! Da quanto tempo sei così in piedi a un centimetro dalla mia faccia? E’ notte fonda… Vieni sotto le coperte e smettila di guardarmi in quel modo…”
“Non ti volevo disturbare mamma…”
“Sei più inquietante delle gemelle di Shining”
“Come mamma?”
“Niente tesoro, lascia perdere, dormi”

Primi pensieri del risveglio:

“Mamma ieri sera alla festa di compleanno della mia compagna, la bambina M. era bellissima. Aveva una gonna a fiori e una camicetta…era bellissima”.

All’uscita della scuola:

“Mamma sono disperato. La bambina M., mi ha detto che vuole che rimaniamo amici…e basta!!”

L’agitazione notturna e le esternazioni mattutine, nascondevano la determinazione del maschio piccolo di casa, a chiedere alla bambina M – quella che ha le ciglia lunghe lunghe che sembrano truccate e che da ormai due anni all’ottenne suscita sentimenti contemplativi e aritmie cardiache– di convertire la loro amicizia in qualcosa di unico ed esclusivo.
La bambina M. – che oltre ad avere le ciglia lunghe lunghe e così nere da sembrare truccate, è anche dotata di una timida dolcezza – a un secco no, forse per istinto femminile innato, ha preferito un più diplomatico “restiamo amici”, affermazione perentoria che risiede nella memoria storica di quasi tutti noi, nonostante molteplici tentativi di rimozione.
La diplomazia della bambina M. tuttavia, per l’ottenne ha avuto lo stesso effetto doloroso di una nota della maestra o di una punizione che prevede il sequestro dei video giochi.
E quando c’è un cuore infranto parte la maratona delle consolazioni.
Così sua sorella, notoriamente pragmatica gli ha detto: “Cambierà idea”.
Suo padre, che ha esplorato la terra ardua e perigliosa della timidezza: “hai comunque avuto il coraggio di chiederglielo. Bravo!”
Il suo amico del cuore G., opposto e completamento dell’ottenne, che non si perderebbe d’animo neanche dinanzi a un’invasione di draghi sputafuoco, che probabilmente troverebbe fighissima: “non ti preoccupare ti presento la mia amica”, di cui pare sia innamorato anche lui. Ma si sa che l’amicizia tra maschi comprende spesso la condivisione estrema (qui ci sarebbe da scrivere un trattato femminista, ma Tizianeda, in questo caso, a dispetto della coerenza, non ha avuto nulla da ridire).

E infine la madre dell’ottenne, sempre obbiettiva anche quando a essere coinvolti sono i suoi figli. Sempre sagace, capace di trovare le parole esatte, consolatorie ma misurate, che rifugge dal ruolo di madre chioccia iper-protettiva, sempre a favore della libertà di scelta, soddisfatta dinanzi a figure femminili così decise, che certo non perderebbe la lucidità di pensiero dinanzi agli occhi dalla bellezza scura di quel bambino ossuto, insomma infine la madre ha detto…
…Non ve lo posso dire cosa ha detto. Non sono stata autorizzata.

Un saluto allegro a tutti.

Tizianeda

Il cortile, il settenne, la corsa e l’amica del cuore

“Ma povero… ha una brutta allergia?”
“Chi, il settenne? No, perché”
“Per i guanti in lattice… pensavo dovessero proteggerlo”
“Ah, i guanti! No li mette per giocare, così sembra Super Mario”
“Capisco”
Quando l’ultimo squillo della campanella spalanca le porte,, il settenne per venti minuti, prima di ritornare nei 90 mq di casa, con la benedizione di Tizianeda gioca nel cortile della scuola. Tira fuori dalla tasca dello zaino due guanti bianchi di lattice, li indossa e scompare in un’altra dimensione.
“Mamma, guarda come corre… sui talloni, è imbarazzante”
“Ma no undicenne, sta solo giocando, si diverte”
Perché in quei venti minuti il settenne corre. Corre sui talloni, con le gambe in avanti, con i guanti bianchi di lattice. Corre tra i bambini che nel cortile giocano a calcio, confondendoli, facendogli perdere la palla costringendoli a rivolgergli idiomi poco amichevoli. Ma lui è nella dimensione parallela e non se ne accorge. Corre tra le mamme che guardano le coperture in lattice pensando che sotto ci siano mani pustolose, corre con il suo sorriso sghembo che sembra pazzo, per colpa dell’incisivo superiore che penzola scricchiolando e non si stacca.
Anche la sua amica del cuore M.S., corre insieme a lui. Corre con la frangia spettinata, con gli occhiali rosa di traverso, con le r che le si arricciano tra i denti. Corre con il settenne, lei che non ha paura di niente, e a guardarli sembrano Ellie e Fredricksen, quello dei palloncini fluttuanti e colorati attaccati al tetto della casa che vola. Lei che lo coinvolge in prodezze che lui da solo non farebbe mai. E forse da grande M.S. – che a Tizianeda, che è stata una bambina fifonissima, piace parecchio – diventerà una addestratrice di belve furenti facendole diventare docili, o diventerà una pilota di razzi spaziali in missione intergalattiche, o la costruttrice di sentieri sui pendii rocciosi e impervi di montagne lontane lontane. O forse sarà una funambula sui fili stesi tra i grattaceli di Manhattan. E il settenne vedendola sulla corda, la raggiungerà, proprio nel bel mezzo dell’abisso. E quando sarà troppo tardi per tornare indietro, lei gli dirà: “Tvavquillo amico mio, non ti pveoccupave che ci divevtiamo un mondo. Dammi la mano e pvoseguiamo insieme”.
E lui, rassicurato dal suo serafico coraggio, continuerà a camminare sul filo sospeso.

Tizianeda

Un pomeriggio insieme

Sono stati un pomeriggio insieme, nei 90 mq della famigliola. Hanno in comune la stessa logorrea compulsiva, la fantasia ipercinetica che a seguirli ti senti sulle montagne russe, l’indifferenza per il calcio di cui non parlano mai, l’uso visionario dei giocattoli, che fanno vivere in strambe avventure con le loro voci. Uno sorride o ride praticamente sempre, per l’altro sembra che il mondo sia una faccenda serissima, anche i giochi che lo fanno divertire da matti e non vorrebbe smettere mai. Hanno la stessa bellezza scura e l’innocenza dell’infanzia. Uno è attratto da storie paurosissime, scene splatter mostri rivoltanti, l’altro preferirebbe farne a meno.
Così sono stati, sabato pomeriggio, nei 90 mq della famigliola, il settenne ed il suo amico D.. Hanno chiacchierato chiacchierato chiacchierato, raccontandosi i loro sogni scombinati e mille altre cose. Hanno giocato con i video giochi, guardato i cartoni animati, inventato storie avventurose con omini di plastica che a sentirli urlare concitati in quel modo, sembrava bisticciassero. Ed invece non hanno litigato mai. Hanno fatto merenda con latte – tiepido per uno freddo per l’altro – e biscotti. Hanno dato sfoggio reciproco delle loro speciali e uniche abilità: emettere rumori inquietanti con la voce, formare lingue filanti con la saliva, arrampicarsi in mezzo allo stipite delle porte mani e piedi fino a toccare con la testa la cima e poi lanciarsi, costruire con i regoli piramidi alte alte e colorate, distruggere le piramidi alte alte e colorate. Tutto questo mentre Tizianeda si godeva il suo pomeriggio casalingo riuscendo – tra la lettura di un libro meraviglioso e cupo come una strada buia, la preparazione dell’impasto per la pizza, e la frittura delle patate sbucciate – ad osservare i due amici. Perché l’amicizia è una cosa bella da guardare, specie quella dei bambini con il loro fare rilassato e semplice.L’amicizia che non chiede nulla, se non di stare insieme, così, un pomeriggio, inconsapevolmente appagata di quello che sorprendentemente unisce, ma anche rassicurata e accolta dalle differenze che sono “opposto e completamento”.

Tizianeda

Gli amici dall’altra parte del mare, il tempo che passa e David Bowie

“Ciao Tizianeda, sabato avete impegni? Vorremmo venire a trovarvi con Franci ed i bambini”.
“Ma che meraviglia. Finalmente ci rivediamo. Sono due anni”
“ Che non ci incontriamo tutti insieme? Almeno quattro”
“Ma veramente, così tanto!”…
Quando Tizianeda era giovane giovane, terminati gli studi universitari, in un tempo in cui lo Sposo Errante si trovava nella imprevedibile nebulosa del futuro e con lui, i voluti effetti collaterali del loro incontro. Quando Tizianeda vagava in un fluire lento, ignara dei funambolici giochi di incastro che un’altra vita le avrebbe chiesto. Quando l’inquietudine era la sua cifra stilistica e le energie vitali non subivano gli scuotimenti di giornate capricciose come un grafico impazzito. Ecco in questo tempo qui, Tizianeda e sua sorella, la zia Dada, allora soltanto Dada, frequentavano amici dall’altra parte del mare, che raggiungevano salendo su una nave grande e ferrosa, che le portava nella città di fronte alla sua. Li raggiungevano per divertirsi alle loro feste, mangiare insieme, andare a teatro o a un concerto.
Intanto però, il tempo, quello sciroccato, è andato dritto in avanti, e Tizianeda e tutti gli altri con lui, a farsi trasportare, costruendoci sopra le loro vite da adulti, tassello su tassello come i lego.
Il tempo li allontanava da quel punto iniziale, da quegli spazi fermi e bianchi come una casa estiva, mettendo ognuno sulla propria traiettoria. Loro però legati da quel punto, da quei posti spensierati, hanno partecipato, a volte da lontano, ai movimenti delle altre vite, quelli radiosi e quelli bui. Per questo l’altra sera, Tizianeda ed i suoi amici, anche se erano quattro anni che non si incontravano, si sono salutati con empatica intimità, che sembrava si fossero lasciati il giorno prima. Perché l’altra sera gli amici dell’altra parte del mare, sono approdati nella casa della famigliola, per incontrarsi con le loro vite mutate, le loro facce tracciate, i bambini ed una sorpresa pasquale nella pancia di lei, una sorpresa che si muoveva e sguazzava nel liquido primordiale della sua mamma Franci. Si sono abbracciati, baciati, guardati, ognuno ha sbaciuccato i bambini degli altri in un comune sentire. Tizianeda è stata salutata con “ciao amica mia” e questo le ha scaldato il cuore proprio, proprio un bel po’.
Sono arrivati anche i fratelli di Tizianeda con le loro famiglie, e le stanze si sono riempite di voci e futuro.
Quando poi la casa si è svuotata e i bambini nel sonno, le hanno restituito il silenzio, Tizianeda, che ama annegare nella masochista nostalgia del tempo perduto, ha acceso lo stereo per ascoltare David Bowie , nel suo ultimo Cd, regalo dallo Sposo Errante. Perché quando era una ragazzina anni ‘80, lei era irrazionalmente innamorata di quell’alieno dagli occhi dissociati, subiva la fascinazione delle sue stranezze, ne percepiva la potenza e forse ne intuiva l’erotismo. Lo ha ascoltato, seduta sul divano avvolta da multistrati di una coperta spessa, pensando alla giornata trascorsa, pensando al suo presente denso in cui si piace, anche se accidenti non è più ragazza, pensando a David Bowie che è un signore anziano fascinoso, con chissà quanti acciacchi.E immersa nella profondità di tali pensieri, si è addormentata avvolta nella sua spessa e calda coperta.

Tizianeda

Carissima e insostituibile sorellina

“Carissima e insostituibile sorellina…” . Un incipit lieve e innocente, per una lettera appoggiata su una storia che inizia in un tempo lontano lontano, che quasi non si crede. Una lettera su un foglio bianco e ruvido, riempito di parole chiare. Parole intrecciate dentro una trama antica, che quando tutto è cominciato c’erano due bambine di dieci anni, due compagne di scuola, due vicine di casa, due amiche. Insieme hanno visto il loro corpi riempirsi, e poi… poi i loro ventri gonfiarsi e ancora svuotarsi. Hanno visto i seni e la pelle dell’altra raggrinzire, senza troppa paura del tempo, che inesorabile, si prendeva la loro giovinezza.
Una lettera appoggiata su una storia che inizia tra due bambine di dieci anni l’una l’opposto e il completamento dell’altra. G. svampita, anticonformista, passionale, svogliata, generosa, ostinata, alta di una bellezza nervosa. M. obbediente, studiosa, timorosa, sincera, sognatrice, piccola e riccia di capelli neri e fitti su una faccia tonda. Loro due insieme a percorrere spazi antichi fatti di poche cose, dentro un tempo semplice, in bianco e nero. Lungo questa linea le bambine sono diventate donne. Una studiava, studiava e sospirava con le narici sopra libri pieni di amori romantici e improbabili, l’altra che l’amore lo aveva davvero, con lui si sposava diventando madre . Poi si sa che il destino fa giochi di prestigio con la vita e M. quella seria e sognatrice, la consolidata zitella, la laureata, la professoressa di lettere, diventava anche lei insieme a tutto il resto, sposa e poi madre, di tre figli, di Tizianeda e dei suoi fratelli Dada e Peppino oggi zia e zio della decenne e del settenne .
Dentro questo tempo mutato, le due, hanno continuato a vedersi ed amarsi di un amore antico e misterioso che solo l’amicizia sa. Come due adolescenti, hanno continuato a telefonarsi tutti i giorni ed incontrarsi, per chiacchierare, consigliarsi, raccontarsi e abbandonarsi senza ritegno alla loro passione senile, i rebus, ossessionando figli nipoti e mariti per accellerare la soluzione da portare trionfante all’altra.
“Questo animale cos’è Peppino?” “”Un muflone” “Oh fai il serio..Tizianeda cos’è questo?” “Mi sembra un muflone” “Ho capito lo chiedo a vostra sorella che non è come voi!” “Sì però se ti fai suggerire mica è corretto!” “Anche lei si fa aiutare e non le dicono scempiaggini come fate voi due !”.
Ed ora che l’amica del cuore della mamma vecchietta, da ormai due anni vive in una città dalla parte opposta all’Italia di qua giù, perché lì c’è chi ha troppo bisogno di lei. Ora che non le vedo più sedute una accanto all’altra spalla contro spalla a chiacchierare fitte con la Settimana Enigmistica tra le mani nodose. Ora che il telefono è il filo che le fa sentire più vicine. Che si spediscono fotografie e lettere piene di tenera intimità scritta a mano, perché loro vengono da un tempo altro. Insomma, ora penso al prologo di questa storia così bella e antica, penso al valore dell’amicizia che non chiede, ma si nutre del rilassato piacere di stare e crescere insieme con la persona che la vita ti ha portato davanti, ma che tu hai scelto. Penso alle quattro lievi parole scritte dall’amica lontana : “carissima e insostituibile sorellina”, che magicamente mi hanno fatto capire che le due donne anziane sono sempre quelle due bambine di dieci anni, nel tempo in cui scoprivano stupite la grazia e l’innocenza dell’amicizia.

Tizianeda

Il viaggio, lo sguardo e quello che conta

Lo Sposo Errante ed il suo amico di sempre, vagano beati per le lande sperdute della Scozia, viaggioregalo per i loro compiuti cinquant’anni e antica promessa mantenuta. Per loro sono giorni miracolosamente sospesi, pieni di chiacchiere solitarie in un generoso tempo autogestito.
Me li immagino come spavaldi Indiana Jones, curiosi come Bruce Chatwin ed empatici come il capitano Kirk e il signor Spock però senza il teletrasporto.
Tizianeda, che ama le storie che viaggiano nel tempo, proprio come questa, che avrebbe voluto seguire i due cinquantenni per sbirciare curiosa le loro gesta, per lenire l’ansia da lontananza e il timore che non torneranno più, per dare sfogo alla sua fantasia compulsiva e soprattutto perché è una buffona senza speranza, in questi giorni si è rappresentata nella sua mente iperattiva, cosa sarebbe potuto accadere ai due girovaghi :
1. Scoprono che il mostro di Loch Ness esiste davvero. In una notte nebbiosa ed umida, mentre contemplano il lago fermo e silenzioso ricordando i loro trascorsi fanciulleschi, quella specie di drago acquatico sbucherà infido dalle acque, imprigionandoli nelle sue viscere come Geppetto e Pinocchio nel ventre della Balena. Nessuno li troverà più.
2. Mentre percorrono nell’ automobile noleggiata, le lunghe strade desolate della Scozia che tagliano la brughiera, distratti dalla corsa di centinaia di daini su un prato, non scorgeranno il gregge di pecore che attraversa la strada, così le investiranno e ne uccideranno una decina.
Il pastore padrone, grosso peloso vagamente odoroso di whisky e di stalla , in preda ad una funesta ira compulsiva, sfascerà la macchina dei due malcapitati con una grossa clava causalmente in suo possesso. Li sequestrerà, e per farsi risarcire li costringerà a sposare le sue figlie grosse, pelose, vagamente odorose di whisky e di stalla. Ci sarà un rito gaelico al cospetto di tutte le bestie della fattoria. Nessuno li ritroverà. Forse un giorno riusciranno a fuggire.
3. Si sistemano comodi su un battello pensando di godere di una breve gita panoramica. In realtà per un inspiegabile equivoco, salgono su un peschereccio rompighiaccio che li porterà sino alla Groenlandia. Il barcone sosterà lì per tutto l’inverno. I due saranno adottati dalla comunità Inuit, si dedicheranno alla caccia del bue muschiato ed alla pesca di gamberetti e narvali facendo buchi nel ghiacci . Ritorneranno in primavera.
4. In Scozia non sono mai arrivati.Sono a Rio de Janeiro ad ancheggiare al suono di salsa e merengue con toniche e discinte fanciulle in un tripudio di sudore e mojto. Se ritorneranno non lo so.

In realtà niente di tutto questo è successo, almeno non ancora.
Lo sposo Errante ed il suo amico in questa serena pausa dell’età di mezzo, hanno già ammirato le bellezze del Lago, senza tuttavia avere incontri ravvicinati con il mostro. Si sono placidamente accomodati sui sedili di un battello che li ha portati davanti alle rovine di un antico castello, e poi sono ritornati al porticciolo dal quale erano partiti, senza perdersi o essere divorati da esseri immaginifici.
Hanno percorso chilometri e chilometri in macchina e contemplato paesaggi e villaggi scozzesi. I daini li hanno visti veramente, le pecore pure. Nessuna di queste bestie è stata travolta dalla loro guida disinvolta. Non hanno incontrato pastori.
Sono approdati su un’isola che si chiama Arran, non molto lontana dall’Irlanda , dove la flora e la fauna sovrasta numericamente la presenza umana. Mentre la nave scivolava sul mare freddo del nord, hanno avvistato uno squalo elefante potente ed imperturbabile.
Ogni mattina lo Sposo Errante, per integrarsi con gli indigeni, mangia pane tostato, bekon, uova che a guardarle nelle fotografie che ci manda, sembrano mozzarelle di bufala campana, beve anche il caffè o qualcosa di simile.
La sera ci sentiamo e ci vediamo con i sorprendenti strumenti tecnologici di internet.
Il seienne gli rammenta di portargli qualche regalo, la decenne sogna di andare anche lei un giorno in un posto lontano, con un’ amica.
Così la famigliola partecipa gioiosa a questo viaggio, perché non c’è chi parte e chi invece resta ad aspettare, ma un miscuglio potente di esperienze e di vita che si mescolano si sovrappongono ed a volte si dividono, perché alla fine siamo tutti viaggiatori e non è il dove ma è sempre lo sguardo quello che conta.

Tizianeda