Posts Tagged ‘amicizia’

Avventura.

Questa storia appartiene a due bambini e a due uomini. E’ la storia di un sogno e di una promessa mantenuta.
I due bambini hanno nella testa un groviglio di avventure a cui dare forma per le strade e nei cortili, nel tempo dove tutto è sospeso e possibile. Hanno il legame misterioso dell’amicizia, condividono i loro dieci anni e la strada dal nome bello dove vivono, “Fata Morgana”. Condividono la fantasia, le risate i giochi in libertà ed un presente lieto. Condividono i racconti dentro schermi con le figure in bianco e nero che se li guardi da dietro, ti sembrano la prua di una grossa nave e chissà cosa diavolo c’è dentro. La televisione, per i loro dieci anni è uno spazio breve dentro cucine odorose di cene sempre pronte. Alimenta fantasie e un giorno all’improvviso una promessa, un patto indistruttibile ed assoluto. Così è successo con quel programma lì, che li porta divertito in posti lontani e sconosciuti, che gli fa sgranare gli occhi silenziosi.
“L’hai vista la puntata di ieri?”
“Si certo. Ma secondo te c’è davvero?”
“Boh!? Se vogliamo scoprirlo dobbiamo andarci”
“Per me va bene. Facciamo un patto. Quando saremo grandi andremo in Scozia insieme sul lago di Loch Ness per vedere se il mostro esiste veramente”.
“Affare fatto”.
Questo penso si saranno detti i due mocciosi, per poi continuare imperturbabili a giocare . Le parole che a quell’età hanno un peso, anche se non ci ritorni più sopra, sono rimaste nelle loro teste allora bionde, come un sigillo, un legame indissolubile. Per questo quelle parole lì, hanno viaggiato sulle loro gambe ossute, sono rimaste silenti e vive nella loro memoria riposta. La promessa ha resistito come un grosso mercantile in un mare in tempesta. Ha attraversato il tempo, mentre i cortili si svuotavano per diventare silenziosi e fermi, mentre le automobili rubavano ai bambini lo spazio nelle strade. Anche la televisione non è stata più la stessa, dentro e fuori. Le gambe sottili dei bambini si sono rinforzate, la loro pelle liscia è diventata ruvida. Il loro odore è cambiato insieme alla voce, gli occhi sgranati e silenziosi si sono posati su altro. Dalla loro via dal nome bello si sono allontanati, per andare altrove.
Qualcosa però è rimasta immutata. Il loro legame misterioso e quella promessa scambiata tra due bambini sognatori .
“Che ne dici se per festeggiare i nostri cinquant’anni andiamo finalmente in Scozia?”.
“Perché no”.
Questo penso si saranno detti lo Sposo Errante ed il suo amico, cent’anni in due equamente distribuiti.
Per questo oggi, l’uomo adulto di casa prenderà un aereo che lo porterà a Milano dove vive il suo compagno di giochi di tanti anni fa, si guarderanno con lo stesso affetto timido e antico di quei due bambini. Poi da lì insieme prenderanno un altro aereo ed un altro ancora per arrivare finalmente in quei posti sperduti e lontani dove, con occhi sgranati e silenziosi consegneranno la loro promessa.

P.s.: la trasmissione televisiva che i due bambini vedevano si chiamava “Avventura”, era curata da un giornalista, Bruno Modugno, che insieme ad altri come lui girava dei servizi in giro per posti lontani lontani.Il programma iniziava con una sigla con la voce di Joe Cocker che canta una canzone dei Beatles “She Came In Through the Bathroom Window”. Siamo negli anni ’70.

Tizianeda

Vacanza=Vuoto

Vacanza= vuoto.
Il primo ad andare in vacanza è stato il mio cervello, resettato da un improvviso ed inusuale tripudio di ozio. La famigliola si è trasferita in un posto amato da Tizianeda e dallo Sposo Errante, dove non si suda, la notte si dorme coperti, si contempla fermi e stupiti il silenzio.
E’ fuggita in un posto dove la terra vista da lì sembra semideserta e fascinosa, perché gli alberi e la fauna sovrastano la presenza umana. Ma anche un posto che è un’occasione mancata, perché qui al sud molto sud, a chi ha il potere sul bene pubblico, con frequenza drammatica, la bellezza è invisa.
Così il mio cervello, in questi primi giorni di vuoto, sta vivendo come un’irresponsabile collegiale alle prese con la sua prima esperienza di campus, dominato dal sonno e da una fame compulsiva da tenere a bada. I due minori,, il seienne e la decenne, solitamente contrariati da tanto entusiasmo montanaro, quest’anno hanno partecipato al nostro tripudio, grazie alla presenza salvifica di una coppia di amici, minori forniti, ospiti nostri per qualche giorno in questa casa fresca ed avvolgente, profumata di legna e bosco, colorata da chiazze di ortensie blu.
Salvifica anche per me, che sono la reginetta del caos, perché a fare da controcanto alla mia dinoccolata gestione del tempo libero, c’è la mamma di V. ed E., ai miei occhi la donna più organizzata dell’universo interplanetario. Con lei hai la insolita fortuna di conoscere con almeno un giorno di anticipo quello che mangerai. Con lei non soltanto ogni cosa è al posto giusto, ma anche secondo logica ed ordine. Lei che con le sue lunghissime dita prensili, come tutto il resto del suo corpo, arriva dappertutto a sistemare. Per questo, la seguo beata e grata, sentendomi placidamente sgravata da tanto sforzo mentale .
Ecco sono in vacanza. Sono nel vuoto, nella lentezza calma. Dentro chiacchiere in ore insolite, con un bicchiere di vino in più. Dentro lo sguardo distratto sui figli che corrono impazziti e liberi, dentro pomeriggi ingoiati da un allucinogeno sonno amniotico, dentro improvvisi momenti di amore coniugale veloce e furtivo.
Sono in non luogo ed un tempo di grazia, irreale come in un sogno, un buco bianco,che mi regale l’essenziale, mi ricorda chi sono, mi scrolla da dosso la nevrosi di tante vite da incastrare perché tutto funzioni e rimanga saldo.
Oggi il mio cervello è una leggiadra ragazza dei fiori.

P.s.: In questo posto la lentezza avvolge anche il collegamento internet. Mentre scrivo non so se riuscirò a postare. Se invece mi leggete vi mando il mio saluto allegro.

Tizianeda

Siccome sono molto triste…..

Per sette lunghi giorni la decenne di casa, ha vissuto selvaggiamente tra castagneti, pini, felci, coetanei in divisa verde e marrone con fazzoletto al collo, pentole da lavare, acqua da reperire, giochi, canti buffi o malinconici, fuochi di bivacco.
Per sette lunghi giorni, il seienne di casa, ha vissuto nostalgicamente a casa, tra inquietudine, noia, bisogno di consolazione e ristoro per la subita assenza della sorella maggiore, con due genitori ancora sommersi dal lavoro, il campo estivo finito, la cugina gemella, preferita e coetanea, altrove, i nonni vecchietti fuggiti al mare, consolato dall’amata da tutti G., presenza sicura ed intermittente della casa. Il tutto farcito dalla sua innata capacità di ottimizzare anche i momenti di sconforto.
Per questo ogni richiesta del seienne, preannunciata dalla seguente premessa: “Mamma siccome sono molto triste, perché mia sorella non c’è…”, accompagnata da uno sguardo scuro e penetrante impastato di innocente dolcezza, colorata da un sorriso accessoriato di fossetta laterale, è stata esaudita.
Per questo per sette lunghi giorni, sono state svolte le seguenti attività:
1) Mangiato per cinque volte pasta e lenticchie, il suo piatto preferito.
2) Giocato alle tre del pomeriggio a nascondino..in due in una casa di 90 mq.
3) Guardato mano nella mano vicini vicini, sudati sudati, i suoi programmi televisivi preferiti.
4) Dormito in tre nel lettone “perché mamma sono molto triste e non voglio dormire solo senza mia sorella” “Si però ora dormi. Ma perché ti rigiri così nel letto?” “Perché sono molto triste ché penso che noi siamo insieme nel lettone e mia sorella no..”
5) La sua mamma ha dormito malissimo, perché, essendo il seienne molto triste, le è stato tutta la notte addosso.
6) Giocato alle tre del pomeriggio con giocattoli vari consistenti in Tuffy e Procy, peluche spelacchiati e consunti, 17 piccoli cuccioli di plastica, tutti di animo buono ed irrazionale tranne due di animo cattivissimo ed irrazionale: un gatto nero con gli occhi da drogato, ed un castoro con un fiore rosso in bocca. Un ometto di plastica che si chiama Luigi vestito con una buffa tuta verde e con improbabili baffi, tre minuscoli personaggi di carta disegnati dal piccolo e ritagliati da Tizianeda, che poi sarebbero i tre elementi della famigliola sfornita della decenne, tutti con la coda ed un buffo cappello in testa con le orecchie. L’onirico circo, ha combattuto con i due elementi disturbanti, il gatto drogato ed il castoro, ogni tanto sono morti tutti, per poi resuscitare. “Mamma ora combattono muoiono tutti ma poi si abbracciano” “Ma un po’ d’amore non c’è mai?” “Si abbracciano”.
7) Invitato a casa il suo amico del cuore dai tempi dell’asilo, Giuseppe, dotato di occhiali da vista, sguardo furbo, sorriso avvolgente. Amante del calcio, Giuseppe ha manifestato il suo affetto con tutta la sua fisica prorompenza, non lesinando scappellotti, che da sempre lasciano interdetto il seienne. I due minori sono l’ opposto ed il completamento l’uno dell’altro. Unico elemento in comune: riescono a devastare una stanza in pochi minuti.
8 ) La mamma, più di una volta, adducendo spregevoli scuse, si è rifugiata in bagno, zona franca della casa, dove si e’ chiusa a chiave senza destare sospetti, solo per godere di qualche momento di solitudine e silenzio.

Poi la decenne è tornata, la folle normalità familiare è stata ripristinata con tutti i suoi quattro elementi. Il seienne ora dorme nella sua stanza, il primo pomeriggio gioca con sua sorella, continuiamo a cucinare pasta e lenticchie, il bagno è usato per i suoi scopi naturali, almeno per ora…

Tizianeda

Le donne sono ragazze……

“Non piangere….vieni a casa mia ti offro una gazzosa al caffè”.
“Ti ho portato due libri…sono sicura che ti piaceranno”
“…………………………..”
“Ho avuto un attacco di panico”
“Sei meravigliosa!”
“Usciamo solo noi ragazze?”
“Sono felice di averti conosciuta!”
“Caffè?”
“Coraggio!”
“Come stai?”
“E’ stato bello stare con voi”
“Ahahahahahahah”
“Mangi abbastanza?”
“Sei dimagrita..stai benissimo!”
“Queste scarpe sono stupende!”
“Secondo me stai sbagliando”
“Certi uomini sono proprio stronzi”
“Certe donne sono proprio stronze”
“Grazie”
………
L’amicizia tra donne è un pentagramma mutevole ed avvolgente. E’ una coperta di lana per l’inverno. E’ una lingua arcana. E’ capirsi senza spiegare, è sentirsi senza vedersi. I silenzi parlano per loro. Le donne corrono veloci anche quando il vento non le spinge. Le donne si toccano, si abbracciano, perché l’amicizia è corpo, è carne. Le donne stanno dove c’è il dolore, mani che consolano. Tra di loro ridono scurrili come rozzi galeotti, sono ragazze anche a settant’anni. Si sussurrano l’anima. Parlano dei figli. A volte dei compagni, lamentando le mancanze. L’amicizia fra donne è nuda. E’ parole esatte. E’ un sentire condiviso. E’ solitudine accolta. E’ quotidianità, piccoli gesti lievi. Due donne sedute, che si sfiorano le spalle in un salotto terso … guardano mute fuori dalla finestra.

Tizianeda