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In questi giorni nella città sbilenca

In questi giorni nella città sbilenca di Tizianeda, è festa. E succede che un quadro grande grande, pesante come 200 elefanti indiani, esce da una chiesa, che si trova in alto e bisogna fare tante scale per arrivarci. Poi il quadro appoggiato su una struttura massiccia come una enorme nave ferrosa, lo mettono sulle spalle tantissimi uomini vestiti di bianco con al collo un fazzoletto amaranto, di tutte le età, corporature e indole. E tutti questi signori lì fitti fitti per reggere la struttura con il quadro sopra, faticano, ansimano, sudano, gridano, sotto la donna serafica e immobile, dipinta sulla tela, che sembra riconoscere le varie umanità sotto. E tutto questo per un po’ di ore e chilometri, finchè gli uomini, con la donna in alto, arrivano dentro l’altra chiesa bianca più vicina al mare, che li aspetta seria. E questa festa, ha pensato Tizianeda, le piace anche se lei non è devota e le manca tutto il resto che serve. Ché è una festa antica e appartiene a tutti, anche a quelli come lei. E poi, la città sbilenca si riempie di gente, di colori, di multiforme umanità e odori. Gli odori delle persone e gli odori del cibo cucinato per le strade che ti stordisce già dal mattino, quando hai voglia solo di caffè. E in città, in questi giorni, torna chi è andato via a lavorare altrove, chi è andato via a portare l’intelligenza del sud suddissimo lontano da qui. Tornano per vedere il quadro passare, con l’ansia di sentire la stessa emozione innocente di quando erano bambini, di quando le loro madri commosse li tenevano stretti per mano in mezzo alla folla. E ci sono quelli che invece non riescono a tornare e la nostalgia la sentono più forte battere dentro e gli viene la tristezza, come quando sei ragazzo e hai la febbre proprio il giorno della festa a cui tenevi tanto e mentre stai a letto pensi agli altri che sono lì. E per questo Tizianeda ha capito che questa festa le piace, chè è la celebrazione dell’appartenenza con tutte le contraddizioni che ci sono dentro. E sono giorni di delirio e saudade, di devozione e spettacoli, di silenzi nel chiuso di una chiesa e fuochi d’artificio, di condivisione e riflessioni, di voglia di vedere rifiorire la propria città sbilenca, partendo da noi stessi.

Tizianeda