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Lo sbloccatore professionista di ante scorrevoli

“Huston abbiamo un problema”. Cioè, non  ho detto proprio così, alle otto del mattino, minuto prima, minuto dopo.  Perché era solo un’anta dell’armadio che aveva deciso di non scorrere più. Ferma come un mulo bastaso dell’Aspromonte. Dentro, i miei vestiti. Lo sposo, che non è uno sbloccatore professionista di ante scorrevoli, nel tentativo di risolvere il problema, ha bloccato, senza toccarle, anche le altre due ante. Tipo magia nera.  “E ora come mi vesto?” ho detto, mentre lui non rispondeva e chiamava i soccorsi, prima che la situazione potesse degenerare. Per fortuna sono disordinata e conservo, sulla sedia della vergogna della stanza da letto, roba dismessa o da dismettere in lavatrice. Così ho indossato  un jeans con la sabbia del primo maggio,  e una maglietta nera con i peli di gatta Tàlia, che sono neri pure quelli e fanno molto gattara chic. Lo sposo intanto usciva da casa, per l’urgenza del lavoro e della fuga. Dopo mezz’ora,  arrivava lo sbloccatore professionista di ante scorrevoli. Con il suo aiutante.   Che ho accolto con l’outfit migliore che avessi a disposizione, ché la camicia da notte azzurro tristezza, unica alternativa, era troppo confidenziale per un estraneo. E lo sbloccatore ha sbloccato tutto, con la calma dei  gesti precisi, con il corpo magro e piccolo e le mani commoventi che sanno la fatica. E pensavo, mentre lo osservavo muoversi, che dentro ognuno di noi dovrebbe esserci pronto uno sbloccatore di ante scorrevoli, che lo chiami e lui arriva. Perché succede, a volte,  che anche a noi ci si blocca qualcosa dentro, che impedisce il normale fluire del nostro sentire. E dovrebbe arrivare, mentre sei lì, seduta e piagnucolosa, con addosso dei vestiti di merda e neanche una giacca decente per coprirli. Un po’ come quello sulla riva del fiume che aspetta il cadavere del nemico. Solo che questa storia del cadavere è un imbroglio. Se ti siedi sulla riva del fiume, rancoroso e  in preda al vittimismo cosmico, l’unico cadavere che vedrai passare sarà il tuo.  E se poi, nonostante i millemila sforzi le  ante non si smuovono di un millimetro, e lo sbloccatore professionista è in vacanza a Cuba, gli fai un grande buco alle ante malefiche. E con un po’ di fortuna, se attraversi il buco, puoi anche ritrovarti a Narnia, con il tuo nemico accanto vivo e felice. Perché quel nemico, che sei tu, aveva solo bisogno di lasciarsi andare, per riprendere a scorrere tra le cose e il fluire del tempo.

Tizianeda

Cambiamenti

Ieri Tizianeda ha affrontato una di quelle imprese casalinghe che il solo pensiero incute terrore e scoramento, come a un asmatico la scalata dell’Everest, a un idrofobo un pacchetto omaggio di sedute di talassoterapia, a un bambino la parola “lavati”: ilcambiodellarmadio.
Ilcambiodellarmadio è il “metti la cera togli la cera” in versione “togli i vestiti invernali dall’armadio, metti i vestiti estivi nell’armadio” e ti senti Daniel Larusso con quella faccia vorreiesserealtrove. E anche se non hai il maestro Miyagi a farti cazziatoni per tutte le volte che ti distrai, c’è comunque il montarozzo informe da sistemare, di vestiti, gonne, pantaloni, giacche e giacchette sul letto che incute lo stesso timore reverenziale.
Eppure ieri, Tizianeda, mentre modificava gli assetti interni dell’armadio, mentre riponeva i vestiti leggeri tra grucce e cassetti, mentre selezionava gli abiti estivi e invernali che invece non avrebbe messo mai più, chiudendoli in due sacchetti, ha pensato che ilcambiodellarmadio, è qualcosa di più di una tediosa attività casalinga.
Ilcambiodellarmadio è la misura del cambiamento. Il tuo. Mentre selezioni i vestiti, questo sì questo no, mentre scarti la giacchetta bon ton, il pantalone colorato, la maglietta troppo accollata o la gonna di quella forma strana lì, prendi la misura di quello che sei oggi, di quello che non sei più, di quello che sei diventata. Non solo cambiamenti fisici, intendo, ma proprio interiori. Perché i vestiti in fondo un po’ ci rappresentano e quando non li indossiamo più è perché hanno smesso di farlo. Perché siamo cambiati o la percezione di noi stessi è cambiata o semplicemente perché quel capo lì lo abbiamo acquistato in un momento di distrazione cerebrale. E quando riponi nel sacchetto un abito, è il momento in cui ti dici “santo cielo questa Tizianeda qui, non c’è più” e la saluti senza troppi convenevoli. E’ un modo lievi di lasciarsi alle spalle il passato, quello che è andato e che non torna.
Ora ci sono due sacchetti pieni pieni in un angolo dei 90 mq. Lei li guarda sorridendo, li guarda con indulgenza. Sono cambiate tante cose in fondo in questi anni. Ora il sua armadio fluttua più leggero, proprio come si sente lei adesso.

 

Tizianeda