Posts Tagged ‘arte’

Un posto luminoso

Il copione è sempre uguale: i tre quarti della famigliola ciondolano, il restante quarto, quello efficiente, brontola.
Perché domenica mattina, gli abitanti dei 90 mq, superando la pigrizia del giorno festivo che solitamente li assale relegandoli nel girone degli accidiosi, hanno deciso di fare una gita in un posto non molto lontano dalla loro città sbilenca.
Così grazie agli sforzi dello Sposo Errante nell’arginare l’anarchia mattiniera – con la macchina che ha attraversato strade accompagnate ora dal mare, ora da colline, ora da gallerie, ora da uliveti e prati ornati di primavera – la famigliola è approdata in un Parco Museo. Il Musaba, qui nel sud suddissimo, appoggiato in una vallata, come un’isola dalla vegetazione ipertrofica in mezzo all’oceano. Un’isola cosparsa di sculture totemiche, alcune immense, evocative, morbide, sensuali, spirituali, colorate, simboliche, a toccare le nuvole o adagiate placide tra l’erba e i fiori. E anche chiazzata di dipinti, mosaici, costruzioni medievali e moderne. Un posto che ti innamori e che ti restituisce un’energia calda. Come probabilmente è successo negli anni sessanta all’artista che ha incontrato con il suo sguardo visionario questi luoghi informi abitati da ruderi e vegetazione avvolgente. Perché con i posti è un po’ come con le persone. E’ una questione di attimi e sguardi che cambiano la percezione dello spazio e del tempo. Sguardi che vedono.
Un miracolo amoroso che ha incantato con la sua magia anche i due minori, stupiti da un luogo così insolito e colorato, così armonioso e dinamico.
E a Tizianeda, lasciandolo, è rimasto dentro il desiderio di ritornarci, per sdraiarsi tra le campanule gialle a fissare le nuvole, per diventare anche lei parte dell’energia misteriosa che attraversa questo spazio luminoso. Quello del suo sud suddissimo.

Tizianeda

Le scarpe rosse

“Allora settenne che ne dici di stamattina?”
“Mi sono divertito tantissimo, mi hanno anche regalato i guanti bianchi di plastica, dopo che ho pitturato. Così sembro Super Mario”
“Sì, ma hai capito perché c’erano le scarpe rosse sulla strada”
“Forse… rosso come il fuoco e anche come il sangue e poi il rosso piace alle femministe. Perchè a quasi tutte le femmine che conosco piace il rosso…e con le donne bisogna essere gentili ecc. ecc… Però , io queste cose le so, io sono sempre gentile con le ragazze”
“E’ vero settenne, però volevo ringraziarti di avere dipinto di rosso le mie scarpe. Sono molto orgogliosa di te e di tua sorella che siete venuti con me”
“Prego mamma. Buonanotte”
“Buonanotte amore mio”
Oggi una via della città sbilenca di Tizianeda è stata invasa da una marcia silenziosa e immobile di scarpe rosse. Da chiazze visionarie e solitarie. L’installazione ideata e voluta per la prima volta un po’ di anni fa, dall’artista messicana Elina Chauvet è la denuncia furente, è il racconto triste, la voce dolente delle donne uccise, violate, maltrattate. Tizaneda ha consegnato a chi ha organizzato l’allestimento, le sue scarpe con cui in questi anni ha vissuto la normalità della sua vita. Loro, le scarpe, sono state dipinte di vernice rossa dalle mani allegre del settenne. Poi, sono state appoggiate sulla strada insieme alle altre, diventando voce e sguardo e corpo, per le sorelle e sorelline costrette al silenzio. Insieme alle altre scarpe usate, consumate, vissute di altre donne, sono diventate monito e guardiane, esercito lieve e forte ma anche presenza accogliente e generosa, non respingente, chè in mezzo a lor si poteva camminare chiacchierare correre ridere fotografare incontrarsi.
E forse ha ragione il settenne che quelle scarpe rosse poggiate sul selciato, sono come tanti piccoli fuochi, come fari o costellazioni che ti fanno alzare lo sguardo per continuare il viaggio. Ché finchè da qualche parte una fiamma ricorderà al buio i colori, riusciremo a non credere nella notte.

Tizianeda