Posts Tagged ‘assenza’

Dentro gli occhi

Mi hai detto, senza dire, nel fermo immagine di una posa: è qui nelle trame del vestito, che era suo e
ora lo indosso io, pelle e stoffa, stoffa sulla pelle. Mi hai detto con gli
occhi: ho perso l’odore di lei, ora c’è
il mio, così simile. Odore di madre, e ho guardato il mio dentro, mi
hai detto, e lei c’era. E lei c’è, nel tuo
sguardo lei c’è, e ho visto l’assenza. Una
fotografia ha sospeso lo scorrere. E non puoi non
fermarti, non inchinarti, non guardarti allo specchio, perché l’assenza sa
tutti.

E oggi ho sentito un sapore perduto, che mi ha fatto
inchinare per trattenere. La preghiera del resta. Non te ne andare, stai qui a consolare questi anni che a volte non so, se non nel racconto mutato, mi hai detto.

E’ una strofa la vita che ritorna a se stessa, quando è partorita, c’è un ricamo, un sapore, un gesto improvviso, i tuoi occhi allo specchio o soltanto un sorriso che ti dice, tu vai, c’è una trama che aspetta, e anche quando è nascosta, non avere paura, chè non c’è una risposta.

Tizianeda

Sabinella bella bella

Ehi, ehi tu, Sabinella bella bella, stai festeggiando nel posto in cui ora sei? Ballerai? Organizzerai una festa, sorriderai, parlerai tantissimo, manderai scherzando a quel paese tutti? Ti vedo sai. Tu, ci vedi, ci sai e senti? Ci vieni a trovare nei sogni? Nei miei sì, sei arrivata, tempo fa, per benedirmi, senza cazziatoni. Che erano belli i tuoi rimproveri, così amorevoli e indulgenti. Ma tu lo sai che questo, per me, non è periodo di rimproveri, ma di sorridenti benedizioni. Tu sapevi sempre, accidenti a te e ora ancora di più. Sai che faccio oggi, che è il tuo compleanno? Entro in quel luogo, uno di quelli che ormai guardo solo dalla strada. Ho letto che ti ricorderanno e leggeranno tue poesie. Pensa, ti ho anche sognata dentro un libro di poesie. Componimenti e fotografie con dentro te, sorridente. Costava quattro euro, il libro, nel sogno. Quattro, il mio numero preferito e non chiedermi perché, non lo so proprio. Lo compravo, ma lo dimenticavo, come al mio solito. Distratta anche nei sogni. Oggi, in questo posto qui, che non frequento ormai più, vengo ad ascoltarle queste poesie. Le tue che non ho mai letto e che non sapevo componessi. Solo tu potevi farmi rientrare in una chiesa. Tu riuscivi a farmi fare tante cose. Perché eri speciale e indomita, come le anime bizzarre e poco allineate. Spirito libero e inclassificabile, dalle profondità sconosciute.
Mia inclassificabile amica, sai cosa mi manca di te? Cazzo, tutto mi manca. Hai visto l’ho detta. Non ho resistito. La parolaccia intendo. Che belle le parolacce, vero? Quanto ci piaceva dirle, quando chiacchieravamo.
Quanto avrei dovuto esserti più presente in quegli ultimi tuoi tempi. Commettiamo sempre l’errore di pensare di essere infiniti. Mi hai dato l’ultima lezione, andandotene da questo mondo di corpi e materia. Ma tanto lo so, che non smetterai di insegnarmi altro. Troveremo un modo per comunicare ancora. Tu lo hai già trovato. E chi ti ferma a te, amata amica. Chi ti ferma?
Buon compleanno Sabinella bella bella. Ci si incontra oggi, anima luminosa, tra le tue parole.

Tizianeda

Melicuccà nel cuore

Melicuccà. Un posto. E appartenenza, famiglie, memoria, giardino, cancello, fontana, racconti, infanzia, lumache, nonni e bis-nonni, fotografie sbiadite, tante, alberi, rose, ortensie, acqua che scorre, occhi persi nel tempo, credenze odorose, braciere, Pasqua, estate ma anche inverno, raduni festosi, scalinata di pietra, addii, Zia Lulù e zia Lena. E poi, gli uliveti custodi silenti di intrecci e storie e una casa ariosa nel verde, che se spalanchi le finestre – immense come timide gigantesse – rimane sospesa tra cielo nuvole e campanili.
Melicuccà e il bis-nonno Carlo, che era il medico di quei posti lì, della Piana, che ha visto la casa bianca, che c’era il giardino e c’era tanta acqua dentro un ruscello. E quel posto, lo ha sentito era suo, indissolubile e carnale. E in quella casa si è fermato. Ha portato la sua famiglia, in quella casa. Ha portato la moglie e tutti quei figli, c’era la mia nonna Bianca la primogenita, lei che mi chiamava Tizianeda. Ha portato i loro destini, il mio bis-nonno, in quella casa, i destini di tutti loro, e un po’anche i nostri, di noi che siamo venuti dopo. E loro, quelli prima di noi, quelli che hanno raccontato, hanno ammansito il tempo e lo spazio, facendo viaggiare questo amore qui, senza imprigionarlo muto in quegli anni lontani. Noi, nipoti e pro-nipoti, abbiamo raccolto le storie che ci appartengono. Le abbiamo raccolte dai nostri nonni, dai nostri genitori, le abbiamo raccolte dalle nostre zie, le sorelle della nonna Bianca, che non ci sono più, Lena e Lulù, che lì a Melicuccà, e nella casa ariosa sono rimaste, custodendo, come antiche vestali, il linguaggio amoroso delle vite in divenire, facendo entrare le loro parole nei nostri gesti e sguardi, lasciandoci un posto dove tornare, anche solo con la testa, ci hanno dato radici, solide come gli alberi di ulivo. Ci hanno lasciato l’amore per la vita, per i mattini e i giorni, l’amore per la conoscenza che deve essere umana e intelligente. Ci hanno lasciato il racconto di una terra che sa essere forte e luminosa.
E questo post è tuo, Elisabetta, che sei parte indissolubile di questo intreccio amoroso e Melicuccà, tu, la portavi nel cuore.

Tizianeda

Succede

Succede che la terra si capovolge dalla parte sbagliata in un modo che non ti aspetti, o non vorresti.
Succede che la lente colorata che hai in tasca, che tieni come un amuleto o un controcanto allegro, si sgretola come sabbia, e la tua mano cerca a vuoto.
Succede che un dolore che non ti appartiene, perché è di altri che conosci, ti raggiunge, come l’aria che si sposta per una catastrofe lontana. Come le onde di un terremoto cattivo esploso altrove. Di quelle che, dove sei tu , fanno tremare nevrotiche le cose rannicchiate sui mobili, senza distruggere, ma lasciandoti addosso una densa tristezza e la percezione vaga di una perdita possibile.
Succede che le parole si svuotano, gli occhi si cercano in una chiesa piena di caldo e persone, tutte assiepate, tutte chiuse a pugno, tutte con un perché dentro, tutte spettatrici di un’assenza.
Succede che un padre abbraccia ed una madre parla, e mentre la loro forza ti inonda, rinnovi, come una preghiera sussurrata, la tua fede nell’uomo.
Succede che volano palloncini bianchi che andranno chissà dove, e si battono le mani, mentre il dolore ti sfila davanti.
Succede che torni a casa, il tuo sposo sbuccia un po’ di frutta fresca, la taglia a pezzi piccoli, la posa su un piatto ed in silenzio la mangiate insieme.

Tizianeda