Posts Tagged ‘bambine’

Le bambine corrono sui tetti

Corrono di notte sopra i tetti delle case. Fanno capriole, ridono spettinate e scalze. A volte si fermano, guardano il lato occulto della luna, ma giusto un po’, per non affondare in cupe malinconie. Sentono il loro respiro adulto. E’ della donna che sono diventate, che dorme sotto il tetto. A volte la chiamano quando si inceppano, perché si prenda cura di loro. A volte chiamandone una accorrono tutte le altre. Si mettono in ascolto, tendono le mani. Corrono le bambine di notte sopra i tetti, mentre le donne che sono diventate sognano dentro respiri stanchi. Corrono, sono come il vento, sono il silenzio della notte che cattura i rumori del buio. Corrono per farsi guardare dagli occhi nascosti della luna e dalle foglie che si rinnovano a ogni stagione e fremono non viste. Corrono per farsi guardare dalle code dei gatti, dalle civette tra gli alberi, dalle scope delle streghe, dalla musica in fuga dalle case, dalle luci accese delle stanze, dai voli degli insetti, dai gesti ripetuti, dalle briciole di pane, dal vino, da presente, dal futuro. Corrono lasciandosi alle spalle quello che sarà, le linee storte, le voci dissonanti, quel momento che, quell’attimo in cui. Corrono per ogni minuto irrigidito, così manipolarlo e comporne un’armonia. Le bambine corrono sui tetti, fanno le capriole, si fanno prendere dal vento, si lasciano posare fiduciose. Sbirciano le vite, con occhi affamati. Guardano dormire la donna che sono diventate, le bisbigliano parole dentro le orecchie, le soffiano sul collo, le prendono la mano, la baciano nel sonno. Le bambine che corrono sui tetti a volte si fermano, stanno in attesa della donna che sono diventate, quella che dorme qualche piano più giù. E quando quel richiamo tacito la sveglia, allora anche lei sale sui tetti. Si siede accanto alla bambina, contemplano in silenzio la notte, pensando che in fondo, da quell’altezza lì, il buio non fa poi così paura.

Questo post è dedicato a una bambina, al nuovo taglio di capelli che l’ha resa torva, alla donna speciale che diventerà anche grazie ai tagli sbagliati, all’arte di riderci sopra che imparerà.

Tizianeda

Incomprensibile universo

Il decenne, che ha detto addio alle scuole primarie, per proiettarsi nell’ imperscrutabile mondo delle scuole secondarie, ha presentato, stimolato dalle maestre e insieme agli altri compagni, una tesina. Tutti i bambini hanno discussa la propria nel salone della scuola, in presenza dei genitori. Lui ha parlato dell’universo. Argomento che ama, sin da quando piccino piccino disegnava bambini volanti tra pianeti, stelle, galassie e buchi neri da sconfiggere al posto dei draghi. Quando disegna, conduce il mondo dei suoi affetti nell’universo che contempla, dentro questo movimento cosmico. In questi anni ha portato sua sorella, noi genitori, i suoi cugini, i suoi amici e amiche del cuore. Ci ha fatto vivere avventure spaventose tenendoci per mano, regalandoci sempre un lieto fine. Ci ha reso magici e leggeri e ha accompagnato tutti noi dentro un infinito con le sue regole e logiche precise e misteriose, che lui ama raccontare. Anche a tavola, spesso, la sera, parliamo di universo. In realtà ne parlano i tre della famigliola, ben più a loro agio dentro un cosmo che ci sovrasta tutti, ma che a loro sembra non spaventare. Io sto zitta, mi fermo sulla soglia, mi siedo e ascolto. Io che rischio di perdermi dentro dimensioni ben più piccole del cielo sopra di me.
Ieri c’è stata la cena di fine anno. Proprio l’ultima. Quella che ci si saluta, che ai bambini prende una strana nostalgia, che si misurano con la perdita e il futuro che li chiama. Quella che capisci o ti ricordi o lo si dice, che le maestre sono un patrimonio da preservare, così come la scuola pubblica. Quella che le bambine piangono e anche, vivaddio i bambini, alcuni con molta vergogna, perché ai maschi si insegna che a loro non è dato piangere e non sanno cosa perdono. E si dovrebbe spiegare anche ai maschi, quanto sia prezioso misurarsi con serenità con le emozioni e i sentimenti, senza lasciare sempre a noi donne il compito sacro di traboccare, di concimare di grazia questo mondo piccolo e bisognoso. Anche se poi, ieri, le ho osservate molto le bambine con il loro modo innato di stare dentro le cose del mondo. Come quando hanno consolato un compagno molto contrariato, molto arrabbiato che piangeva. Ho osservato il loro modo di accorrere, di circondarlo e di distrarlo. Poi una di loro se lo è preso per mano, “vieni, oVa di faccio vedeVe una cosa bellissima!”, ha detto. E lui è andato, inerme e fiducioso davanti a tanta sicurezza. L’oggetto delle meraviglie era una piscina, con acqua melmosa dentro, che la suggestione del buio rendeva ancora più affascinante. Sono accorse poi quasi tutte a contemplarla, piene di meraviglia. Mentre io contemplavo loro, il ragazzino che aveva smesso di piangere e il cielo stellato sopra di noi, che non riesco a comprendere, ma in quel momento, cercare di capire sarebbe stato inutile.

Tizianeda

La festa, il settenne e i 90 mq

“Mi raccomando settenne, per la tua festa di compleanno non possiamo invitare troppi bambini”
“Perché mamma?”
“Perché nei nostri 90 mq non entrano tutti i tuoi compagni. E se non siete troppi vi divertite di più. Direi massimo sei bambini…ma mi stai ascoltando?”.
Il settenne, ormai quasi ottenne, non ha sentito le raccomandazioni di Tizianeda. Era già sparito nella sua dimensione parallela, dove probabilmente un’altra mamma più simpatica e coraggiosa lo esortava ad invitare quanti amici volesse. Senza limiti numerici.
E così, grazie alla fiducia di quest’altra mamma che vive nel mondo parallelo del quasi ottenne, per la festa del suo compleanno ci saranno: 1) S. il cuginetto, prodotto folle e divertente dell’unione tra zio Peppino ed Elisabetta, 2), l’amico del cuore D. dalla fantasia iperattiva 3) l’altro amico del cuore G. dalla fisicità iperattiva. E poi: 4) la bambina M., quella con le ciglia lunghe lunghe che sembrano truccate e quando lui la guarda gli si ferma il cuore e la mano rimane sospesa in un ciao 5) la bambina C. con i capelli rossi, invitata nei 90 mq perchè sua nonna è cugina dello Sposo Errante, quindi è parte della famiglia allargata, che qui al sud suddissimo si santifica come la domenica, il Natale, la Pasqua e tutte le feste comandate 6) l’altra bambina C. con gli occhiali e i capelli legati, dalla prima elementare, fitti fitti in due code, una sulla testa e l’altra all’altezza della nuca 7) M2, la nuova bambina accolta nel mondo gentile del settenne 8) la bambina MS la sua terza amica del cuore, quella con cui corre nel cortile della scuola ed insieme sembrano Ellie e Mister Fredricksen, l’uomo dei palloncini colorati sul tetto.
E visto che il settenne, crede fermamente nei rapporti di buon vicinato, ha invitato anche le bambine 9) A e 10) N, le sorelle che abitano un piano sopra i 90 mq della famigliola. Ovviamente alla festicciola ci sarà anche 11) S. la cugina coetanea che si crede sorella gemella del settenne.
Lo Sposo Errante ancora non sa di questa moltiplicazione di minori dentro lo spazio ristretto della famigliola, che gli farà vaticinare l’apocalisse senza possibilità di salvezza.
Tizianeda invece, che cerca, per istinto di sopravvivenza, di trovare risvolti positivi nelle situazioni tragiche, si sente fortunata a non abitare nei pressi di un qualche Collegio Internazionale popolato da bambine provenienti da posti lontani lontani. Chè il settenne, che crede fermamente negli scambi interculturali, nella promozione della pace tra i popoli e nelle bambine, le avrebbe invitate tutte nei 90 mq della famigliola.

Tizianeda