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Il Teatro e le Stagioni

Un po’ di tempo fa ho scritto un monologo. Poi ho chiesto a Silvana di leggerlo. Con Silvana, che è un’attrice dai capelli ricci e rossi e di una bellezza antica, ci siamo incontrate e ogni volta che riflettevamo sulle parole, il testo è stato limato, cambiato, riassemblato. Poi il monologo è stato letto da Christian, che è un regista. E un giorno, in un posto davanti al mare dove lo avevo incontrato per caso, Christian ha detto: “si fa”. E io che c’ho l’entusiasmo fisico, l’ho abbracciato e pure tanto. Silvana e Christian hanno un Teatro che si chiama Primo ed è a Villa San Giovanni, vicino la mia città sbilenca. Ha le poltroncine rosse, si può bere vino ed è un bel posto dove sostare.
“Se dici Eva”, che è il titolo del monologo che ho scritto, non è come i post lievi di questo blog, non è un diario autobiografico, e nel parlare di donne mostra il lato nascosto della luna. Sono felice che Eva avrà la voce, il corpo e l’intensità di Silvana e che a dirigerlo sarà un uomo dalla sensibilità rotonda. Perché questa è la cosa più femmina che io abbia mai scritto. E sono contenta che verrà la mamma vecchietta, che per l’occasione, ha detto, andrà prima dal parrucchiere, ma visto che è a maggio, non è sicura di arrivarci. Io ci confido, così come confido nella sua sordità senile, che non le farà sentire, per fortuna di entrambe, tutte le parole del testo.
Però se la mamma vecchietta aspetterà maggio, voi venite prima al Teatro Primo. Seguite, se potete, la stagione, che inizierà a novembre. Venite per diventare parte di quei luoghi del sud suddissimo che creano cultura e movimento. In primavera, poi, ci sarà Eva. Avrà qualcosa da dirvi anche lei.

Tizianeda

I due e la madre terra del sud suddissimo

I due hanno accolto l’imposizione genitoriale con l’entusiasmo di un eremita costretto ad andare in vacanza a Ibiza, di Biancaneve dopo aver mangiato la mela, di Candy Candy quando scopre che Terence ha scelto una più sfigata di lei. Perchè i quattro della famigliola si sono ritrovati, la domenica mattina, insieme ad altre genti e all’organizzatore Pino, che è un amico del cuore dello sposo, in un luogo del sud suddissimo. Da questo posto qui il mare aveva la lontananza delle cose che sembrano immobili e ti arrivano agli occhi e al cuore, come una meditazione. In questo posto qui, Tizianeda si è sentita felice e placida come non le succedeva da un po’, si è sentiva distante e presente. E mentre camminava immersa nella bellezza allegra del suo sud suddissimo polposo, oltre a giungerle al condotto uditivo l’intermittente brontolio dei due della famigliola, si è sentita pezzo di terra, di cielo, di foglie, di fiore, di corteccia, di nuvola e vento, di roccia e insetto e va bene anche di borbottio che tanto, integrava il paesaggio e non era poi così fastidioso. In questo posto qui ha visto un cielo stupito che le ha regalato l’immagine di una balena volante, ha visto alberi di mandorlo antichi e pieni, ha visto il giallo delle ginestre che la salutavano, riconoscendola, dai cigli delle strade sterrate e dai pendii, ha visto piante dai nomi strani e una distesa di pale eoliche eccitate dal movimento circolare del vento. Ha visto la pioggia arrivare e sparire, ha visto rocce che un tempo hanno conosciuto il mare, potenti come monoliti sacri. E in tutto questo vedere e sentire e toccare, ha assorbito la bellezza sacrale ed esuberante della sua terra. Ha visto anche una quindicenne e un undicenne che a un certo punto le si sono attaccati uno alla sua destra e una sua alla sinistra, proponendole la diserzione dai locali scolastici il giorno dopo, per stress da escursione. Ma Tizianeda, che si sentiva forte e potente come la madre terra, ha negato la grazia ai due, che il lunedì mattina, nonostante lo stress da escursione hanno ricevuto la consueta sveglia scolastica. Hanno borbottato un po’ con i loro arcigni genitori e poi, rassegnati, si sono recati a scuola. Eppure, i due, quando sono ritornati nei 90 mq, dopo le cinque ore di costrizione, sono apparsi sorridenti e sereni. Tizianeda è certa che la madre terra del sud suddissimo, ha operato in gran segreto anche per loro.

Tizianeda

Attraversarla ridendo

Ma la vita, come si può attraversarla ridendo? Questa terra capovolta che è imprevedibile, bizzarra, un boh, un mah e molti forse. Lei che si diverte con la nostra umanità imperfetta. Che a volte è un cane che ti morde e altre volte un gatto che ti fa ruffiano le fuse. Come si fa dentro i giorni e le ore faticosi, che ti camminano sulla pelle come una fila di formiche disciplinate che portano fino in fondo il loro lavoro. Cosa ti fa gonfiare il cuore per poi lasciarlo andare libero nell’aria? Dov’è il trucco, l’imbroglio, la risposta. Dov’è la soluzione dell’enigma. Dove? Dove sono le mani che allentano il nodo, che sfilano il peso legato al collo. Di chi sono? E poi e ancora, come si accoglie la parte di noi che rallenta il viaggio, chiude lo sguardo, ci fa arretrare, ci allontana dalle attese e dalle possibilità. Come renderla inoffensiva, provandone tenerezza? Come rendere lieve questo insieme di passi uno davanti l’altro.
Tizianeda ci prova, ci prova sempre nonostante se stessa, che è l’ostacolo più grande. Ci prova e afferra i passaggi inaspettati di bellezza che le fanno percorrere la strada senza sentire troppo il peso della gravità. I passaggi che dita altre le porgono o che cerca mettendo da parte le sue complicanze di pensiero.
Le dita sono i 90 mq che l’aspettano, sempre. Il luogo del ritorno, la casa dentro cui rifugiarsi, la terra per la quale sentire nostalgia nei giorni della lontananza. Le dita sono il mare vicino al quale passeggiare la mattina e appoggiare tra le onde i silenzi e le solitudini. Le dita sono le parole da mettere in fila per ricomporre il puzzle dei pensieri. Sono i progetti e i sogni, che un giorno ti svegli e dici: la faccio questa cosa qui anche se è folle e sembra irrealizzabile. Le dita sono un abbraccio proprio quel giorno lì a un passo da. Sono una parola che scalda e consola, detta da chi ti fa sentire compresa e mai giudicata. Sono quella donna con cui condividi un sogno, un progetto, un’idea e ci si dice e ci si racconta e si può anche non parlare e si attraversa ridendo la terra capovolta. Sono ogni gesto proteso, affettuoso, libero che non ti aspetti, perché ognuno ha il proprio tempo da sbrogliare. Sono uno sguardo, un bacio, una carezza, un’ immagine bella che ti appare all’improvviso. La luna piena, una storia, un invito a pranzo, le donne, gli uomini, un messaggio, le amiche che ci sono, le persone che vedi felici, un non ti preoccupare, un hai mangiato, hai dormito, un grazie, un prego, un per favore, un resta ancora un po’.
La vita ha molte mani, a pensarci. Basta soffermarsi quel tanto che basta. La vita ha molte dita che aspettano soltanto di toccarci.

Tizianeda

Inno alla lentezza

Questo è un luogo in cui tutto succede con calma. Come l’inverno per esempio, che non ha nessuna fretta di esplodere nell’aria. Come le foglie sugli alberi che si accartocciano con lentezza e cambiano colore a rallentatore. Come gli uccelli migratori, che ancora sono qui e li vedi su nel cielo, compatti ad allargarsi e stringersi come le maglie scure di una rete. Come il Vulcano dall’altra parte del mare, che soffia fumo come una oziosa signora. E così Tizianeda, in una mattina di caos e uffici in cui entrare e uscire, di carte da prendere per portarle nel suo studio di avvocata, di tedio e corsa, ecco in una mattina così che si riprometteva triste e monotona, all’improvviso in questa giornata dal gusto amaro, ha avuto un improvviso desiderio di dolci. E questo desiderio di dolci si è trasformato in un bisogno di concedersi un tempo fermo. Così ha guardato il cielo che era dell’azzurro dell’estate, anche se è dicembre, si è sbottonata la giacca perché l’aria era tiepida e dagli uffici è andata nella via della sua città sbilenca che cammina accanto al mare. La via che da lì vedi l’isola con le sue montagne bitorzolute che cambiano colore e un po’ più in là a volersi distinguere, il Vulcano sospeso, la montagna di fuoco, bella ed esibizionista con i suoi giochi di furore rovente e cenere. E insomma, Tizianeda è entrata in una gelateria che fa anche pasticcini e ha comprato dei cannoli che sono dolci siciliani, ma li sanno fare anche da questa parte del mare. Li ha comprati che la crema era al pistacchio. Poi si è seduta su una panchina, che se guardava a sinistra, vedeva l’Etna con il fumo che le usciva dal corpo, se guardava a destra tutto il marciapiede ampissimo, con i lastroni di marmo, pieni di strisce di cenere che il vento aveva trasportato dal cuore della montagna di fuoco. Se guardava davanti, c’era il mare che era di un azzurro irreale e placido. E se guardava in alto c’era la luce del suo sud suddissimo. E così, seduta sulla panchina più bella del mondo, Tizianeda che si sentiva piccola piccola davanti a tutto quell’immenso che le cadeva addosso, ha preso dal sacchetto della pasticceria il primo cannolo al pistacchio e lo ha mangiato lentamente, sentendo il croccante della cialda cedere al suo morso e così conquistare il morbido aroma della crema. Ne ha mangiato anche un altro di cannolo, che tanto erano piccoli e non era il momento di pensare ai risvolti calorici. Poi è stata ancora un po’ a guardare quella roba intorno, sopra, sotto, di lato, che sapeva di infinito e si è sentita proprio naufragare, come quel poeta di Recanati che le cose le sapeva dire veramente bene. Poi è andata via, anche se non ne aveva proprio voglia. E in quel tempo sospeso, lei si è sentita fortunata.

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Tizianeda

Un fine settimana di bellezza e una certa agitazione (ma da oggi)

E ne avevano proprio bisogno, i quattro della famigliola, di aria, spazi larghi e profumati, orizzonti da scrutare in profondità, sole e colori. Così in questo fine settimana un po’ più lungo degli altri sono stati un giorno in una località marina, una delle tante del loro sud suddissimo dalla bellezza irreale, come i luoghi che non esistono. Sono stati a casa di amici che da lì scendi su una spiaggia che il mare ha smangiucchiato paziente e irremovibile e ci sono rocce piatte inzuppate di alghe e sale che ci cammini sopra e ti bagni i piedi, che il cielo ti cade addosso, il sole fa sbrilluccicare le onde e si ritorna tutti un po’ bambini, forse per la salsedine che ti entra nei polmoni e nei pensieri. E i bambini, quelli veri, Tizianeda li ha visti scorrazzare liberi e felici, compreso il novenne che anarchico e indifferente allo stile come è, è rimasto in maglietta e mutande che tanto al mare di come è vestito non importa nulla.
Poi, visto che il sud suddissimo è multiforme, e oltre al mare tiene dentro il suo cuore montagne dalla bellezza polposa, domenica tutta la famigliola al completo, ha percorso strade tortuose per salire su su, più vicini a quel cielo dall’azzurro invadente, ospite ancora di amici. E percorrere quelle strade circondate di verde e colori, non è un semplice spostarsi per raggiungere una meta, è di più, è un’esperienza gioiosa dei sensi. Perché mentre sali ed entri nel fitto dell’Aspromonte, da un lato vedi il mare che da lì sembra una salitona blu e vedi il Vulcano poggiato sopra, che è gigantesco e bonario. Poi un po’ più in là, se il cielo e l’aria intorno vogliono, vedi le sagome silenziose di tante isole ed è un continuo dire: ooh, aah, che meraviglia, guardate. E poi ora che è primavera, a circondare la strada ondivaga che sale verso il cielo, a puntellare gli alberi e il verde, ci sono fiori di cui non sai il nome, almeno non di tutti, ma che ti assalgono di profumo e colori e giallo e viola e lilla e fucsia e spuntano dalle rocce, dall’erba alta della primavera, dal ciglio della strada, pendono dai rami e pensi davvero che la felicità è tutta lì, è in quegli attimi di bellezza che vorresti fermare.

Oggi invece si ricomincia, ognuno ai propri posti di combattimento. La settimana sarà piena di vite da incastrare, di pezzi da far combaciare e poi Tizianeda dovrà anche concentrarsi su una cosa tutta nuova che ha deciso di fare da un po’. Non da sola che le cose importanti è bello farle coinvolgendo chi ti piace. E’ un progetto intimamente legato a questo blog, alle parole che ci sono dentro e ai sentimenti e alle emozioni. E’ uno spettacolo, una perfomance, un reading, boh, Tizianeda non lo sa definire e un titolo vero, ora che ci pensa, non gliel’ha ancora dato. Sa che sarà sabato e sarà una prova, una specie di puntata zero. Sa che inizia a sentire una certa agitazione.

Buon inizio settimana e riempitevi i polmoni di bellezza ché poi gli incastri riescono meglio.

Tizianeda

Afferrare pietre

Ehi ragazzina, mia tutta bella, ehi con quegli occhi lì dal colore che non ha nome. L’altro giorno, all’uscita della scuola così furente, che me ne sono accorta subito che il mondo fuori aveva spostato il tuo assetto, la tua rotazione perfettamente ellittica attorno alla terra, aveva spostato il baricentro e ho visto l’aria attorno che bruciava e fremeva come un’onda d’urto e niente più corrispondeva e il sopra era sotto e il sotto era sopra e non c’era ordine e distanza tra le cose, non c’erano le leggi geometriche del cosmo, ma sola la tua perfetta bolla di furore. Tu che all’uscita della scuola mi hai salutato così: “Oggi non è giornata, mamma”. E poi mi hai raccontato e tuo fratello con me ad ascoltarti.
Che un compagno della tua classe ti ha sparato frasi dissonanti, come un miscuglio di musiche diverse lasciate a disturbare l’aria, che di gentile non c’era nulla. E poi una ragazzina, non una qualsiasi ma, “la più bella della scuola, mamma”, ti ha detto che ti sei un po’ ingrassata. Ché, sai, non tutti sanno fermarsi quell’attimo prima, non tutti hanno il talento di vedere e sentire. Succede anche ai grandi, che le parole sono pietre a volte. Non avercela con loro. Tu impara ad afferrarle le pietre, specie quando sono scagliate a caso, impara a lasciarle inermi su un muretto qualsiasi, impara ad andare oltre, muovendoti al ritmo della musica che hai dentro.
E io, che sono solo tua madre, ti dico che sei bella e lo diventerai sempre di più.
E lo sei, non perché sei perfettamente allineata a quello che il mondo fuori ti chiede di essere, ma proprio perché non lo sei.
Sei bella nelle tue unicità imperfette, quando i tuoi occhi si fermano a guardare quello che non so, sei bella quando scrivi quelle cose lì che rimango io senza parole, quando sei furente e vorrei lanciarti il primo oggetto che mi capita tra le mani, quando tiri giù i bordi del maglione a nascondere centimetri di corpo, il tuo corpo bello dalle morbidezze femmine, sei bella perché sei in bilico, dodicenne, su quel filo che ti trasforma a ogni passo, impercettibilmente. E lo sei per un mucchio di altre cose che nulla hanno a che fare con canoni preconfezionati. E io, che sono qui, a guidarti, ad ascoltarti, a ritrarmi sempre più a poco a poco, che lo spazio tuo attorno si allarga, in questo complicato e affascinante e a volte crudele mondo, ti dico di sentirlo il mondo fuori, di annusarlo, di dare un nome alle cose, di dargli una direzione che parta da te e così di proteggerla la bellezza, quella fuori che osservi e vivi e quella unica e preziosa che ti si muove dentro.

p.s.: quando il gioco si fa duro, le dure vanno dal parrucchiere, che se è anche un po’ guru, è meglio. Cambiare taglio e aggiungere un po’ di colore, mentre il parrucchiere guru dispensa consigli, è più efficace di una seduta psicoanalitica. La dodicenne ha due ciocche rosse sulle punte e Tizianeda qualche riflesso viola. Questi colori furenti se ne andranno tra qualche lavaggio. Ma poco importa. Ora si guardano allo specchio e si sentono due allegre e baldanzose streghe. Siete avvertiti tutti.

Tizianeda

Troll, Ninja e cascate

La prima volta che lo ha fatto era giovane, lo Sposo Errante non era entrato nella sua vita, neanche sotto le spoglie di fidanzato e i due minori non rientravano nell’elenco immaginario delle 100 cose da realizzare con priorità assoluta nelle suo futuro.

Lo ricordava affascinante, impervio, a tratti così faticoso da maledire di non essere sufficientemente dotata. Per non parlare della fase finale che richiede innate qualità funamboliche, capacità di concentrazione e ogni tanto una mano per favorire il movimento giusto.

Poi ha deciso di rifarlo, incoraggiata dagli amici – con cui si incontra sempre in questo posto vacanziero e montanaro – tutti accessoriati di entusiasmo e figli minori. Proprio come lei, con la dodicenne e l’ottenne. Ha deciso di rifarlo anche se lo Sposo Errante quel giorno errava per le strade malferme.
Così la mattina, dopo un breve tratto in automobile, ha iniziato insieme alle famigliole montanare, a camminare per sentieri boscosi e freschi. Un amico grande grande come un Troll, però buono e gentile, si è preso in appalto la gestione dell’ottenne. E per questo gesto generoso e coraggioso, Tizianeda gli è proprio grata. L’ottenne, rassicurato dalla presenza gigante, ha affrontato l’escursione aspromontana con una sicumera e un entusiasmo che hanno sorpreso la sua mamma : “sono diventato un Ninja mamma, il ninja delle montagne” “amore mia è vero, sei un Ninja fortissimo” “già” .

Poi sono arrivati in un punto alto, che si vedevano il cielo e le montagne tutte intorno e intrappolate tra le rocce lontane, tre cascate, a gettare una sull’altra- formando piscine verdi – acqua chiassosa ed eccitata come le conversazioni dentro un immenso teatro.

La strada era come Tizianeda la ricordava. A tratti faticosa e impervia e bellissima. Ha dovuto ridiscendere insieme a tutti, minori compresi, il costone della montagna, ha dovuto saltare tra i sassi di un torrente, ha trovato mani che l’hanno aiutata mosse a compassione delle sue dimensioni Hobbit e che l’hanno liberata dal peso dello zaino. Poi grandi e piccini, sono arrivati dove le cascate finivano in un lago verde e gelido, dove il rumore dell’acqua era forte e sonoro come il silenzio. L’ottenne si è arrampicato scalzo ovunque, in preda a una eccitazione selvaggia. Le famigliole sono state lì a godere di quel posto unico che gli appartiene, ché è della loro terra. Sono stati lì a contemplare con lo stupore che solo la bellezza, quando è pura e inconsapevole, sa restituire.
Poi hanno ripercorso la stessa strada al contrario e le discese sono diventate salite e le salite discese e il piano è rimasto uguale a prima.

Tornati nella casetta, i tre della famigliola hanno provveduto, non senza fatica ad asportare le zolle aspromontane attaccate al viso ai capelli alle mani ai vestiti e ai piedi. Anche il fortissimo Ninja delle montagne ha lasciato che la sua nera tuta mimetica si sciogliesse nell’acqua calda della vasca, nella quale è entrato con la sua maschera e il boccaglio.

P.S.: Le cascate dove le famigliole sono approdate si chiamano “Maesano”. Sono nel cuore dell’Aspromonte che è un luogo da scoprire e di cui innamorarsi perdutamente. La Calabria che è un premio, noi calabresi (ma non solo eh!) ce la dobbiamo meritare.

Tizianeda

Prime volte

Le ragazze dei 90 mq sono salite insieme su un aereo, loro senza i due maschi di casa, lasciati a terra a cavarsela da soli, per la prima volta. “Femmine con le femmine, maschi con i maschi”, ripetendo un mantra che pare sia stato coniato un tempo, da qualche illuminato bambino di una scuola elementare. Tizianeda sola su un aereo insieme alla dodicenne, per assolvere a una promessa fatta a lei, la ragazzina, e a se stessa, che con questo viaggio celebra un’altra prima volta. Chè non si è mai troppo grandi, mai troppo completi, mai abbastanza curiosi per le prime volte. E poi, mai mai è troppo tardi per celebrare tutte le prime volte, che ti fanno sentire in movimento dentro il flusso di un viaggio che può ancor regalarti l’incanto, per superare il propri imiti e le paure cha accidenti ti imbrigliano.
Così, prima di allontanarsi, con lo Sposo Errante si sono scambiati reciproche raccomandazioni – “”mi raccomando Tizianeda, non essere distratta come al tuo solito, non perdere le cose, stai attenta, scialati… ” ecc ecc… “mi raccomando Sposo Errante, divertitevi con l’ottenne lo so che mangerete porcherie che giocherete ai video giochi e forse farete cose pericolose…” ecc ecc…
E poi, nella città sbilenca a pochissimi chilometri dai 90 mq è iniziata la complessa macchina organizzativa dell’accudimento culinario “ cosa gli preparo in questi giorni da mangiare, ma per colazione cosa mangiano e all’ottenne?” ecc ecc “Nonna santa Gina, mamma dello Sposo Errante, tranquilla lascia che se la cavino da soli, preparagli quello che vuoi, all’ottenne lo sai, basta un piatto di pasta e lenticchie, le tue polpette al sugo patrimonio dell’umanità, la tua salsa che nessun aggettivo per lui è abbastanza” ecc. ecc….
E ora che è arrivata in questa città altra, ora che dagli oblò ha visto un enorme aereo, proprio quello dell’America di Obama, fermo sulla pista, che ammiccando ha detto proprio a lei: “yes you can!”, ora che insieme alla ragazzina di casa ha fatto scivolare sull’asfalto le ruote della valigia, ora che è stata invasa della grazia e della bellezza di questa città. Insomma ora Tizianeda, sente che ovunque vada può continuare a sentirsi a casa, può sconfiggere la paura, può concentrarsi sullo sguardo fuori, perchè la casa in cui abita avvolta e protetta è lei.

Tizianeda