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Cattive compagnie e altri timori

“Tizianeda, ma che ha detto tuo marito che ti ha vista vestita così? Non si è infastidito?”
“Mamma vecchietta, mio marito non mi vede come mi vesto, perché la mattina esce all’alba e poi lo sai come la penso e comunque sono vestita con i jeans, una maglietta e le scarpe alte … normale”
“E’ tutto attillato”
“Mamma vecchietta dovrei indossare un saio, vestirmi in modo asettico?”
“Una volta lo facevi, ma da quando frequenti gli artisti, ti vesti più appariscente…”
Secondo la mamma vecchietta Tizianeda si veste in modo sconveniente, lo fa di nascosto aspettando che lo sposo parta, frequenta artisti dissoluti che la porteranno verso la perdizione.
Tizianeda ascolta attenta e divertita i predicozzi della mamma vecchietta, ai quali, pensa, non crede più neanche lei. Anche se sono gli stessi da molti anni. Quelli che a quindici anni le facevano venire i bollori alla testa, l’istinto della ribellione, l’urgenza della fuga. Ma ora – ora che gli anni si sono raccolti dentro il corpo accartocciato dalla vecchiaia di sua madre, così simile a quello della nonna Bianca – queste parole le risuonano affettuose, la fanno sorridere indulgente e con la tenerezza di chi guarda a un tempo ormai lontano e ricucito e a un presente sorprendentemente mutato.

Tizianeda