Posts Tagged ‘chiacchiere’

Accenti

“Mamma io da grande andrò a vivere all’estero, avrò un lavoro che mi farà viaggiare molto, non mi sposerò, non avrò figli e avrò tanti gatti”
“Sei sicura, quasi sedicenne?”
“Certo mamma, non voglio avere il pensiero di un marito mentre viaggio”
“Pensavo piuttosto ai tanti gatti. Le gattare sono stanziali, chi si prenderà cura di loro?”
“Non ci avevo pensato”
“Se vuoi verrò a trovarti e posso badare io a loro”
“Rinuncio ai gatti mamma”
“Scema. Certo se poi ti innamori. Insomma potresti cambiare idea. E comunque fa sempre comodo qualcuno che badi ai gatti mentre sei impegnata in giro per il mondo”
“Mamma!”
“Dai che scherzo. A me basta che tu possa scegliere quello che desideri. Non c’è una forma. Lo sai come la penso”
“Sì mamma, lo so”
“Certo se poi ti innamori…”
“Mamma!”
L’età della quasi sedicenne è piena di “o” accentate, di vaticini personalizzati, di confini dentro cui abitare. Il futuro è il talento luminoso dell’adolescenza. Per la ragazza di casa, il futuro non abiterà il sud suddissimo, parlerà una lingua straniera, sarà indipendente, errante, senza l’urgenza di un compagno con cui condividere spazio e ore, con la nostalgia dei gatti.
Cambierà idea? E’ probabile. Parecchie volte forse. E si innamorerà. Senza fretta se possibile.
Intanto, in questo presente, passeggiamo stringendoci l’una all’altra, io con il braccio infilato sotto il suo. E’ bello il futuro pensato, con lei accanto. Il suo corpo è solido. La guardo. Lei si gira verso di me “Che c’è?” mi dice. Sorride. “Niente” rispondo. Sorrido. Le do un bacio sulla guancia che accoglie. Camminiamo dentro le strade invernali. Non parliamo. Col cavolo che non verrò a trovarti, penso.

Tizianeda

Tizianeda, il bar e il magico mondo maschio

Tizianeda, da un po’, la mattina, al ritorno dalla sua camminata davanti al mare, finita la salitona ripida della sua città, si siede a uno dei tavolini all’aperto di un bar. Lì inizia a chiacchierare con i due astanti che bevono il caffè, dopo avergli sottratto il bicchiere d’acqua ancora intonso appoggiato sul tavolino. Non le importa se è sudata, spettinata, con le scarpe da ginnastica vecchissime e comode, i pantaloncini larghi e consunti come la maglietta. Non le importa, perché si sente a suo agio, come a un incontro tra vecchi compari in una bettola puzzolente, per giocare a tre sette o a ruba mazzetto. Uno dei due tipi seduti, lei lo conosce da quando era bambina, l’altro è il migliore amico del primo. Così si accomoda e i due, le disvelano il magico mondo maschio.
“Allora aiutatemi a capire il pensiero maschio. Magari ci scrivo qualcosa” “Tizianeda non c’è molto da capire, noi maschi siamo semplici” “Già siete proprio basici” “Sveglia, pipì, cacca, lavoro, donne, sport, passioni, amici, divertirsi, dormire. Questo siamo”. Loro lo dicono.
E in queste mattine, i suoi amici basici, le hanno insegnato parole che lei disconosceva, appellativi nuovi, visioni sconosciute, tattiche, preferenze anatomiche, raccontato esperienze di vita vissuta. Il tutto corredato da esempi efficaci, esplicativi e così illuminanti che si è sentita come messa al corrente del terzo segreto di Fatima. Le hanno spiegato, con grande onestà intellettuale, anche il motivo per cui a tratti si assentano e discretamente guardano altrove, con una tecnica che Tizianeda ha ritenuto perfetta e una capacità di osservazione quasi prodigiosa, che va dal generale al particolare. Non ne possono fare a meno, le hanno spiegato. E quel bar con i tavoli all’aperto, garantisce un panorama mutevole e ricco.
Però, tra una visione e un’altra, parlano. Tizianeda gli invidia la capacità di aprire e chiudere le stanze interiori. Lei che donna, le porte interiori a volte le lascia spalancate, creando incredibili correnti d’aria.
Tizianeda parla anche se poco e loro ascoltano con pazienza e poi si raccontano con calma, portandola in una dimensione meno contorta, a tratti cialtrona, ma anche felicemente leggera e lineare.
Lei non sa, se dopo queste sedute di autocoscienza mista, riuscirà a rassegnarsi pienamente alle profonde diversità tra i generi, o a porre le giuste distanze, o a non preoccuparsi più di non poterle comprenderle con le complesse categorie mentali delle donne, o a non scoraggiarsi davanti a inevitabili incomprensioni tra mondi. Sa però che tutte le volte che potrà, si fermerà con quei due che tanto la fanno sorridere e rilassare, ma con cui riesce a parlare di cose persino serie. Sa che comprendendo, ascoltando e accogliendo, può imparare impercettibilmente una certa libertà di visione, un distacco serafico, la bellezza e la fatica di un punto di vista diverso, sebbene non sempre condivisibile. Intanto continuerà a sedersi al tavolino del bar con loro, a rubargli l’acqua, a chiacchierare e a bloccarsi suo malgrado, dinanzi alla loro visione di una bella donna, che tanto li incanta, se pure per un attimo.

Tizianeda

Parola di sfrontata

“Decenne, ma perché quando la bambina G ti saluta tu rispondi a malapena? Non è carino sai, lei è così affettuosa”
“Tu che sei mia madre lo dovresti sapere…”
“Sapere cosa?”
“Che sono timido! Mi vergogno e non ci riesco. Io sono così con tutti…”
“Ma con tutti o con le ragazzine?”
“Uff…diciamo di più con le ragazzine…”
“Alle ragazze piacciono i ragazzi timidi, sai?”
“Mamma! Cambiamo argomento, per favore”
“Va bene … ci penso … dunque … a me piaci tanto … anche perché sei timido … ok non fare quella faccia lì”
Abbiamo parlato di altro, delle cose che piacciono al decenne, non abbiamo parlato di ragazze, che per ora sono soltanto un elemento di impaccio tra lui e la sua libertà di movimento, non abbiamo più parlato della sua timidezza, che mi fa venire voglia di stringerlo e sbaciucchiarlo, ma spesso non lo faccio, per non imbarazzarlo e per i suoi dieci anni da rispettare. So che se nasci timido, questo sentire potente il mondo fuori ti si installa nel petto e nel fiato e diventa parte di te. So che sarà sempre così, so che sarà a volte frainteso, non capito e che lui si arrabbierà per questo. So che troverà il modo di dire le cose, con linguaggi diversi che lo aiuteranno a superare l’impaccio del corpo. So che troverà la sfrontatezza di qualcuno pronta ad accoglierlo tra le sue braccia. Perché per ogni uomo o donna timidi c’è la possibilità di un incontro importante che annienterà quella barriera protettiva come una rivelazione. Sfonderà le porte, non avrà paura, sarà un destino inaspettato che invertirà senza preavviso la rotta, uno sguardo più potente degli altri capace di vedere il giardino nascosto.
Io lo so. Sarà così. Parola di sfrontata.

Tizianeda

Respirare orizzonti

A proposito della famigliola e altre amenità:

I tre quarti più seri della famigliola, hanno intrapreso attorno alla tavola serale una conversazione sui massimi sistemi dell’universo. Il più serio di tutti ha impartito una lezione di astrofisica, spiegando che probabilmente al centro della nostra galassia – proprio quella dove c’è la terra e quindi l’umanità intera e quindi i 90 mq con dentro la famigliola – un enorme, silenzioso, imperscrutabile e asociale buco nero. Di quelli che se ci infili per esempio un piatto, un tavolo, una lampada, un libro, un albero, una casa, un letto, un grattacielo, una mano, si risucchia tutto, come un’aspirapolvere. La tredicenne è giunta alla conclusione che i buchi neri sono molto fighi.
Sempre i tre quarti seri, hanno parlato di Galileo Galilei e di come fu costretto a rinnegare, per sciocche superstizioni o paure, la sua teoria che la terra gira intorno al sole e non viceversa. Il settenne ne ha tratto una conclusione filosofica. Ha spiegato che noi umani pensiamo ancora che sia il sole a girare intorno alla terra, ma in senso metaforico. Vi risparmio i dettagli.
Si è parlato anche di Dio, dell’ora di religione, degli alieni, sulla possibilità che ci annientino nel giro di un nano secondo o che scappino da noi terrestri con uguale velocità. Questo sempre i tre quarti seri della famigliola.
Il quarto poco serio della famigliola, ha poi abbassato il livello della conversazione, improvvisandosi alieno. Ma anche qui vi risparmio i dettagli.
L’effetto è stato quello di produrre la diaspora dei minori e la disapprovazione dell’elemento più serio. L’alieno ha sorriso al più serio della terra dei 90 mq, manifestando le sue intenzioni pacifiche e cialtrone e proponendo un gemellaggio tra mondi lontani.

Oggi pomeriggio, con la luce intorno ancora felice, Tizianeda è stata con una persona speciale in un luogo incantato del sud suddissimo. Di quelli così belli ma così belli, che il respiro si trasforma in acqua e sale. Di quelli che guardi l’orizzonte e ti sembra che profumi di fresco e anche tu ti senti profumata di orizzonte. Per arrivarci hanno attraversato strade tortuose che il paesaggio ti ammazza di bellezza. Hanno chiacchierato tantissimo, la persona speciale ha sbrigato le incombenze che doveva sbrigare e poi sono ritornate e hanno continuato a chiacchierato di cose loro. E insomma ve lo volevo dire, perché mi piace depositare qui i momenti di felicità perfetta e così regalarveli.

E ora non mi resta che finire con un saluto allegro a tutti voi e non fatevi risucchiare dai buchi neri asociali. Respirate orizzonti che è meglio!

 

Tizianeda

Di ritorno tra consigli chiacchiere e domande

Sulla macchina con lo Sposo Errante, il novenne, la tredicenne, G. amicodelcuore del novenne e F. sorella di G. e amicadelcuore della tredicenne. Di ritorno da una giornata al mare in compagnia di amiche, amici, bambini, ragazzini, adolescenti e un cane.

“Tizianeda devi scrivere? Perchè hai il computer …”
“G.amicodelcuore del novenne, visto che siamo in macchina e ci vorrà un po’ di tempo prima di arrivare, vorrei scrivere il post per domani …però non so … cosa mi suggerite?”
“Scrivi della giornata di oggi, però dalla mattina da quando ti sei alzata, ti sei lavata, hai fatto colazione, ti sei vestita, siamo arrivati noi e siamo tutti insieme saliti in macchina… cambia però i caratteri metti “Times New Roman” che è quello dei giornalisti …metti grandezza 16…ecco brava così…”
“Grazie G., tu però non sbirciare…allora cosa scrivo?”
“Mamma scrivi quanto è bello E.”
“Tredicenne cosa centra E. con la giornata di oggi?”
“Nulla, però è carino volevo dirtelo”
“ Potrei scrivere che stamattina in macchina mentre andavamo da A, abbiamo disquisito di altopiani, della differenza con le colline, dell’etimologia della parola “fossile”, di prefissi e suffissi, del faro più famoso del mondo…”
“Oppure puoi scrivere: i bambini appena arrivati hanno giocato con il cane…”
“Già povero cane…”
“Puoi dire che abbiamo giocato a biliardino e che io e tuo marito vi abbiamo battuti“
“Di un solo goal però…”
“O che abbiamo giocato a calcio con i grandi e gli adolescenti…”
“E io, mamma, non riuscivo a parare un cavolo…”
“Ma no che per essere un bambino che non ha mai giocato a calcio sei stato bravissimo”
“Io, Tizianeda, ho fatto un goal”
“E voi ragazze tredicenni, che non vi abbiamo visto per niente, cosa ci dite?”
“Abbiamo passeggiato, mangiato, scattato foto, respirato e scherzato…”
“Avete fatto poi arieggiare la stanza in cui vi siete tutti chiusi a chiacchierare? Non si poteva entrare…”
“Sì mamma abbiamo fatto arieggiare tranquilla…”
“Tizianeda, posso venire a cenare da voi appena arriviamo?”
“No G., mi spiace dobbiamo portarvi a casa”
“Ok… ma nemmeno 5 minuti …sai domani dovrò fare tantissimi compiti…”
“Temo proprio di no, tesoro …”
“Tizianeda…”
“Dimmi G”
“Cosa vuol dire “inetto”?”

Poi sono giunti a destinazione, hanno restituito gli amicidelcuore ai genitori e anche la famigliola stanca ma felice è ritornata nei suoi 90 mq. Tizianeda ha prima spiegato a G. cosa vuol dire inetto.

Tizianeda

Ogni domenica mattina. E una richiesta a Babbo Natale

Ogni domenica mattina, solitamente di buon’ora, Tizianeda esce sola, per recarsi in un posto che le piace tantissimo. E’ un luogo colorato e arioso, pieno di gente placida e rilassata. Le piace guardarsi intorno, assistere agli incontri che avvengono in quella piattaforma circondata da case basse. E’ una piazza, piccola e raccolta. C’è anche una chiesa dal cui portone di legno alto, la piazza sembra iniziare, come un fiume dalla sorgente. La chiesa ha un bassorilievo sulla facciata, che intuisci cosa raffiguri, ma non lo puoi vedere. E’ impacchettato da tempo immemore come un’opera di Christo, l’artista che avvolge con stoffe bianche o colorate, ponti, palazzi, cattedrali, foreste, isole, confezionandoli alla perfezione.
Tizianeda, quando è lì, coinvolta dalla movida mattutina, ama fermarsi e chiacchierare. Lo fa con i signori dietro i banchetti, ognuno sotto uno stand giallo acceso. Lei, come gli altri è lì per acquistare o anche solo osservare, conserve, arance, mandarini, broccoli, annone, formaggi, salumi, mele, olive, patate, miele, lattughe e ogni prodotto stagionale del suo sud suddissimo. Tutti a emanare colori e profumi, che si mescolano e sovrappongono nell’aria ancora tiepida. Le piace anche chiacchierare con i clienti. Le piace che l’età media è di circa settant’anni, il che rende il tutto molto più lento e placido.
Tizianeda per uniformarsi alla moda del gruppone della piazza, reca sempre con sé l’accessorio più trendy tra gli astanti. Così ogni domenica – quando arriva in quella piazza assolata (quasi sempre. Non si vive al sud suddissimo per caso!) piena di gente e delle loro voci garbate, di colori e aromi, di movimento calmo, di strette di mano, di incontri in cui ci si rivolge dandosi il “voi”, di cappelli sollevati dalla testa in segno di saluto, di chiacchiere e sorrisi – insomma in questo mondo domenicale qui, anche lei può esibire con orgoglio il suo carrello della spesa, quello con le rotelle, quello di stoffa, quello con la fantasia a scacchi, quello che quando lo trascini, nel silenzio del giorno festivo, rumoreggia sull’asfalto. Fino a che Tizianeda non arriva nella piazza, e ogni suono si mescola e confonde allegramente.

P.s.: Caro Babbo Natale, il mio carrello della spesa, usato ormai da tempo immemore, è lacerato e consunto. Ti chiedo quindi un nuovo carrello della spesa, super accessoriato, veloce e silenzioso. Ricordati che la fantasia glamour più richiesta è a scacchi. Meglio se nocciola e marrone.
Con l’affetto di sempre.
T.

Tizianeda

Starsky & Hutch

E’ salita su un treno che dovrebbe andare veloce come una freccia, ma non lo fa. Ha pagato una somma spropositata, perché il biglietto ridotto lo avrebbe dovuto acquistare il giorno prima. Ha un po’ imprecato, ma silenziosamente, non potendo prendersela con il signore dei biglietti dietro lo sportello, che la guardava come una sprovveduta senza possibilità di redenzione.
Si è sistemata nel suo posto e ha acceso il pc, con l’intenzione di approfittare di quel tempo di tranquillità e solitudine per scrivere qualcosa. Ha scritto pochissimo perché si è fatta distrarre dal sud suddissimo che scorreva dall’altra parte del finestrino. Ha lasciato che la incantassero il mare, la luce intorno, le rocce, la Sicilia alla fine di tutto, la vegetazione, la lontananza dell’orizzonte e un vagone vuoto. Poi è arrivata dove doveva arrivare, è scesa dal treno e ha aspettato. Dopo venti minuti sono venuti loro, i suoi colleghi, che per rispetto della privacy chiameremo sobriamente Starsky & Hutch. Uno bruno, riccio, scuro di pelle e con un cappello in testa, l’altro biondo, gli occhi chiari e gli occhiali da sole. Fumavano. Sono giunti su una macchina piccola, bassa, capace di andare velocissimo e con una striscia nera che la attraversava tutta. Tizianeda, che è piccola pure lei, si è seduta sul sedile posteriore, stando comodissima. Ma questo Starsky & Hutch, lo avevano previsto. Poi hanno iniziato a chiacchierare. E Tizianeda, abituata ormai da tempo alla complessità ossimora delle conversazioni femmine, ha provato un piacere leggero nell’interagire con maschi adulti e single, che ha osservato come un fenomeno al quale non è più avvezza. Starsky le ha mostrato la fotografia della nuova versione di un automobile che usavano i nostri padri, esaltandone la bellezza estetico-vintage. Tizianeda l’ha guardata rimanendo indifferente. Hanno parlato di donne e di calcio, i cui dettagli vi verranno risparmiati. Tiziana ha raccontato la sua vita di donna multitasking con figli, e non sa se Starsky & Hutch si sposeranno mai più. Si sono lasciati andare a ragionamenti sulle differenze di genere, hanno usato metafore matematiche, sono giunti alle medesime conclusioni. Gli esperti di genere, più avvezzi ad analisi complesse, forse scuoterebbero la testa inorriditi. O forse no e ne trarrebbero, invece, ispirazione. Ma che importa, loro si sono divertiti. Almeno così è stato per Tizianeda. Poi Starsky & Hutch, giunti nella città di destinazione, hanno acceso il navigatore satellitare, e come due rigorosi asceti dediti alla contemplazione, si sono dimenticati della collega seduta sul sedile posteriore. Tizianeda, in barba a tutti gli stereotipi, ha pensato che se al posto di Starsky & Hutch, ci fossero state Telma e Luise, lei avrebbe continuato a chiacchierare con loro, vista l’attitudine naturale delle donne a svolgere più azioni contemporaneamente. Anche se con Telma e Luise il finale sarebbe stato diverso.

Tizianeda

Conversazioni maschie

Conversazioni carpite in una notte buia, tempestosa e montanara tra l’ottenne e il suo amico del cuore G. dai tempi dell’asilo, prima di addormentarsi .
Due letti messi per l’occasione vicini vicini. Nella stanza accanto, Tizianeda.

Consigli maschi:
G: se tu vuoi conquistare la bambina M., c’è solo una cosa da fare…
O.: cosa?
G : il segreto sta tutto nell’approccio diretto, hai capito? Non te lo dimenticare APPROCCIO DIRETTO! Vedrai che è un metodo infallibile… e poi devi parlare con lo sguardo, io parlo sempre con lo sguardo.

Popolarità:
G : sai io sono molto popolare tra le femmine, sono il corteggiatore della classe.
O : anche io sono stato molto popolare in prima elementare… con i bulli…

Fatiche:
G : ora io andrò in terza elementare dove ci vuole: attenzione e precisione. La terza elementare non è come la seconda.
O : ecco perché a fine anno ero stanco morto.

Consigli fitness:
G : il problema di chi è carino e gentile è che è anche un po’ mollusco. Ma tu non devi arrenderti. Devi fare addominali.

Incubi:
G. : io faccio incubi terribili. L’altra notte ho sognato che mia nonna si faceva un piersing .
O : io ho sognato che ero dentro un treno e finiva l’aria. Per fortuna mi sono svegliato in tempo, altrimenti morivo.

Morti felici:
G : io ho sognato che morivo e andavo in paradiso e incontravo i morti, ma non quelli del cimitero che sono tutti zombie, questi erano morti felici…lo sai che in paradiso puoi mangiare le nuvole?

Mano nella mano:
G : dormiamo tenendoci per mano così ci facciamo coraggio?
O : va bene.
G : però non sognare di baciare M., chè poi baci la mia mano…

Poi hanno smesso di chiacchierare da dentro il loro letti. Hanno richiesto il supporto emotivo di Tizianeda che era nella stanza accanto, che si è accucciata vicino all’ottenne. Così i due amici del cuore dai tempi dell’asilo, si sono addormentati placidi, stringendo l’uno la mano dell’altro.

Tizianeda

Videomaker, stereotipi, risvegli e raffreddori

Succede che l’ottenne, che da grande vuole fare l’ideatore di video giochi, ha deciso di diventare youtuber. Vorrebbe postare in rete filmati… di video-giochi . Così si esercita con una telecamera fissata su un treppiedi che porta in giro per casa. E’ diventato il terrore per madri in sottoveste, padri addormentati e sorelle adolescenti.
Succede che Tizianeda la sera quando i minori si coricano nei loro letti, sta un po’ insieme a loro. Si sdraia nel letto dell’ottenne, quello sotto al letto della dodicenne e chiacchierano. E’ il loro momento, in cui tutti sono miracolosamente rilassati e con la ridalora azionata. Almeno solitamente succede così.
E succede che invece sono arrivati, così per caso, discorsi serissimi. Hanno parlato di stereotipi . Tizianeda ha spiegato che a volte si ragiona per schemi che gli altri ci insinuano nella testa, che ci inculcano vecchie e false distinzioni tra l’essere maschi e l’essere femmine, che bisogna proprio scardinarli per essere liberi e in pace con se stessi e con il mondo fuori.
E succede che Tizianeda forse per questi discorsi che a spiegarli ai due minori ha dovuto sforzarsi a trovare le parole giuste – trovare l’ equilibrio tra la femminista che è in lei, l’attivista nascosta che sfilerebbe per le strade tutti i giorni rivendicando diritti negati, quella che non accetta le verità preconfezionate e che ha sempre un perché e un per come nella testa e la mamma alla ricerca di pace zen – insomma per questa fatica qui Tizieneda e tutte le donne che le si muovono dentro, si sono addormentate nel letto dell’ottenne in un sonno da catalessi professionale.
Ed è successo che fuori prima era il buio di mezzanotte e poi quando ha aperto gli occhi un nanosecondo dopo erano le otto del mattino. E lei non capiva bene dove fosse mentre lo Sposo Errante era già sveglio e pronto a preparare il caffè. E c’è voluto un po’ di tempo prima di ricomporsi e riunire in un tutt’uno armonioso corpo e mente.
E succede anche e in fine, che lo Sposo Errante è affetto da un brutto raffreddore con tutti gli accessori in dotazione, tosse inquietante compresa, diurna e notturna. Ma Tizianeda, che si rifiuta di ragionare secondo stereotipi, si asterrà dalle solite scontate analisi sessiste che giungono a univoche conclusioni circa il rapporto conflittuale sussistente tra gli uomini e i morbi influenzali. Lascerà che sia la femminista nascosta in lei a pensare ciò che vuole.

Un buon inizio settimana a tutti voi! E ovviamente un saluto allegro.

Tizianeda

Esternazioni di un ottenne

La dodicenne da quattro giorni vaga insieme a un esercito di coetanei e qualche ardito adulto tra le valli luminose della Sicilia.
L’ottenne nonostante la nostalgia della consanguinea, gode del privilegio di spazi, padre e madre tutti per sé.
Tizianeda, dotata di un figlio unico, in questi giorni ha ascoltato le sue esternazioni prolifiche.
Ha parlato dell’universo infinito, delle galassie che girano girano e non si fermano mai, della supernova, dei quasar, dei buchi neri, che si possono chiamare con un nome fascinosissimo: stelle oscure – “Forte, magari dentro c’è Dart Fener con la sua spadona luminosa ad accoglierci” “Che dici mamma, nei buchi neri si precipita…forse si vomita…io vomiterei sicuro…lo sai che alcuni studiosi dicono che l’attrazione ti potrebbe fare entrare in un’altra dimensione…” “Bellissimo…comunque volevo dirti che questo è il terzo piatto di pasta e lenticchie che ti stai mangiando…la tua pancia sarà un buco nero ”.
Oltre ai risvolti inquieti dell’universo le ha rivelato, perché a tavola si cambia argomento alla velocità della luce, che ognuno ha diritto ad avere un nome “appropriato” e che sì il suo nome è perfetto per la sua faccia, mentre quello di Tizianeda un po’ meno. Le ha raccontato degli incontri scolastici in cui si parla di bullismo dove va con l’entusiasmo di chi certe storie le può raccontare perché le ha conosciute e superate grazie anche alla sinergia tra gli adulti. Le ha rivelato che quando fa il rap e il Beat Box, i suoni con la bocca, tutti possono credere che lui sia un duro perché i rapper sembrano dei duri, ma invece è dolce e gentile e così spiazza tutti quando lo capiscono.
E poi le ha spiegato coma si impasta la pizza, le ha detto che il lavoro di una regina è difficile perché, porella, deve gestire il popolo. Ha voluto sapere un bel po’ di cose sulla dittatura e la differenza con la democrazia.
Sabato la dodicenne ritornerà dalla gita scolastica. Il padre e la madre saranno nuovamente spazi condivisi. Tizianeda forse si riposerà.

Tizianeda