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Le file lasciatele alle madri (e la sedia a me)

Guadagno l’unica sedia presente nel corridoio che gira attorno alle aule. Mi siedo. Non mi capacito che nessuno lo abbia fatto prima. Poggio la borsa sulle gambe e assumo la posizione da anziana in sala d’aspetto. Solo che non sono dal medico, ma ai colloqui scolastici della quindicenne, insieme a un centinaio di genitori, tutti in piedi, tutti in fila dietro le porte, tutti rassegnati all’idea che se tutto va bene, prima che il gallo canti saremo di nuovo liberi. Vabbè si fa per dire liberi.
Provo a leggere un libro, nell’attesa, ma le madri parlano e i padri numericamente inferiori parlano pure. Su ogni porta delle aule con dentro i professori, c’è un foglio attaccato, chi arriva segna il proprio nome e si segue l’ordine. Nelle mie quattro porte sparse attorno al corridoio, io sono l’ultima. Meglio così non devo controllare quando è il mio turno. Ne rimarrà soltanto uno alla fine. Io. Gli altri genitori controllano e se sgarri la fila rischi la lapidazione, il pubblico ludibrio, la gogna, l’isolamento sociale, le madri. Perché diciamolo ai colloqui si è tutti un po’ nervosetti, come dal dentista. Si dovrebbe usare il metodo dei numeri che stacchi dalla macchinetta, come nel banco dei salumi al supermercato. Ogni tanto mi alzo dalla mia sedia per controllare i fogli delle porte che sono ai quattro angoli cardinali del corridoio. Sono sempre l’ultima. Forse riuscirò a tornare a casa, a rivedere i miei familiari, dormire nel mio letto e passare le feste con loro. Mentre ritorno alla mia sedia, osservo un padre. Lo ricordo con i capelli tutti rossi rossi in un tempo senza figli e attese a scuola. Ora i capelli sono bianchi e sembra stanco. Una madre stacca un filo di una cucitura, che sporge dalla felpa della figlia. Stack, fa. È un gesto sicuro quello della madre e intimo, che mica tutti possono staccarti i fili che sporgono dai vestiti così, senza preavviso. E’ un gesto da madre, penso, invadente e amorevole. Un ossimoro, come molti gesti nostri. E’ pieno qui di madri e figlie adolescenti che si somigliano e camminano insieme per i corridoi. Ci sono persino mamme giovani in mezzo a noi primipare attempate e mi chiedo a che età avranno avuto questi figli ora liceali. Non avrò risposta, tanto. Devo tornare alla mia sedia. Ci sono madri stanche, padri con la faccia da eroi rassegnati, qualcuno chiacchiera della scuola, dei figli, dei compiti, la maggior parte controlla i fogli e la fila. Qualcuno sembra pronto a scatenare la guerra dei mondi se si sgarra. La mia sedia è nascosta da file di genitori. Mi avvicino però sempre più alla meta. All’unica sedia presente in quel quadrato di corridoio scolastico. Chiedo permesso, permesso. La intravedo. Supero i muri umani. Sono vicina. Bella la mia sedia immobile e solitaria. La sedia c’è, come dio in autostrada.
Ma no! Non è possibile. Lì sulla sedia, c’è seduto un padre. La minoranza, con le scarpe comode, mi ha preso la sedia. Ma perché, padri, perchè dovete venire anche voi, ai colloqui scolastici. Perchè? Le file lasciatele alle madri, ché tanto loro non si siedono mai.

Tizianeda

Colloqui, professori e tante mamme

Venerdì scorso, nella scuola della ragazzina si sono svolti i primi ufficiali colloqui con tutti i professori. Tizianeda non poteva mancare a questo incontro con gli insegnanti della decenne, neofita frequentatrice delle medie.
Mentre era lì che attendeva, si è guardata intorno e soprattutto ha osservato e parlato con alcune mamme.

1. La mamma extraterrestre.

“Sono qui per i miei gemelli. Ho lasciato i due figli più piccoli a casa”
“Gli altri due!? Ho capito… quelli frutto della passione…eheheh!!”
“No, no tutti voluti. Voglio anzi avere il quinto figlio. La casa mi sembra vuota altrimenti”.
Tizianeda ha guardato quella donna con un tonto stupore, l’ha esaminata in ogni centimetro del suo corpo per rassicurarsi di avere davanti a lei un esponente del genere umano e non una pericolosa abitante di chissà quale destabilizzante mondo ultragalattico. Dopo essersi accertata che non era una super eroina con sintomatiche mutazioni genetiche, tipo branchie, piedi palmati, antenne retrattili, squame, pelle verde, corpo elastico o invisibile, lame rotanti e alabarde spaziali, ha iniziato ad inondare di domande la poveretta.
Così ha scoperto che la sua vita affollata è perfettamente organizzata, è perfettamente caotica, perfettamente incastrata, che è frutto della strategia precisa e consapevole di una ex bambina senza fratelli, da sempre desiderosa di spazi pieni e vocianti, che suo marito è proprio come lei. Tizianeda avrebbe voluto esaminare anche il marito.

2. La mamma cafona con aiuto.
Il problema principale dei colloqui di massa con i professori della scuola secondaria, è l’accaparramento del primo posto nella lunga sfiancante attesa. E poiché i professori, contrariamente alle maestre della scuola elementare sono tanti e dislocati per l’occasione in diverse aule sparse per l’istituto, l’accaparramento deve essere veloce e simultaneo. Questo Tizianeda lo ha scoperto una volta entrata nell’edificio, dopo essere arrivata davanti al portone sbarrato alle due del pomeriggio. Lo ha capito dopo un’ora e mezza di attesa all’addiaccio e dopo che, come la sfigatissima piccola fiammiferaia, si era congelata gli arti inferiori e superiori. Così una mamma ossigenata, fusonata, ingioiellata, ricoperta di uno spesso strato di colori sulla faccia, placida le spiegava che la sua attesa era stata inutile. “Non importa chi arriva per primo, ma chi per primo segna il proprio nome sui fogli affissi sulle porte delle aule” “ma io sono qui dalle due, sono la prima” “guardi ho un figlio anche in terza media e so bene come funziona, sono esperta”.
Talmente esperta che il figlio di terza media venuto con lei, alto magro e stramaleddetamente veloce, si è precipitato per le scale non appena i bidelli hanno dato il via. Mentre Tizianeda arrancava alla prima rampa, lui aveva segnato il nome della sua signora reverendissima madre su tutti i fogli degli insegnanti, gli stessi con cui doveva parlare Tizianeda.

3. La mamma super organizzata.

Tizianeda ha sempre provato una ammirata invidia, per le mamme hotuttosottocontrollo. Venerdì c’erano le mamme dotate di elenco con i nomi dei professori con cui parlare, lo schema delle aule e forse anche la cartina con le uscite di emergenza. Erano perfettamente informata delle strane regole di prenotazione, dotate di penna più ricambio per poter segnare i loro nomi sui fogli affissi alle porte.
Le mamme super organizzate hanno i capelli sistemati per l’occasione, sono discretamente truccate, correttamente vestite, ricordano i nomi di tutti i libri su cui studiano i figli, conoscono, perché li hanno calcolati, i tempi di sosta davanti ad ogni porta e prevedono con matematica precisione a che ora usciranno dal plesso scolastico. Se sono stanche non si vede, se vorrebbero essere altrove non se ne accorge nessuno, hanno già la cena pronta e forse la tavola apparecchiata.

4. La mamma che si aggirava confusa.
In mezzo a questo tripudio di donne, qua e là interrotto dalla presenza di padri, si aggirava una mamma confusa.
Una mamma che anche se era lì ad aspettare dalle due del pomeriggio è riuscita a dimenticare di scrivere il suo nome su alcuni fogli di prenotazione, così balzando agli ultimi posti. Una mamma che non aveva la penna con sé perché non ci aveva pensato prima di uscire frettolosamente da casa. Che si è accorta di avere le calze vistosamente sfilate su tutti e due i piedi. Che si è divertita a chiacchierare con le altre mamme in attesa e si è un po’ arrabbiata per le piccole prepotenze che la avviliscono. Ha incontrato le tante belle mamme conosciute cinque anni prima nell’aula di prima elementare di sua figlia e rivederle lì le è sembrato strano e malinconicamente sentimentale. E’ riuscita a parlare con i professori della ragazzina, anche se non con tutti perché su alcuni elenchi era l’ultima e doveva andare via. E’ andata a lavorare in uno stato di confusione mentale perché era davvero molto stanca .La mamma che si aggirava confusa non si sogna minimamente di avere cinque figli e neanche quattro ed a pensarci neanche tre, anche se quando vede bimbi piccini piccini le viene un sussulto nostalgico, che però le passa subito. Quel giorno la cena a casa non era pronta con anticipo organizzato e la tavola non era apparecchiata. A quelle ci ha pensato dopo, improvvisando.

Tizianeda