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In questi giorni montanari, la famigliola

La famigliola è approdata da un po’ nella casetta montanare dove gode per qualche settimana di agosto del vuoto estivo. Ecco cosa Tizianeda più o meno fa (e non solo lei):
. dormire
. mangiare e bere
. camminare veloce in compagnia
. camminare veloce da sola, perché se è bello chiacchierare e camminare in compagnia, dietro l’angolo c’è sempre l’urgenza della solitudine
. mangiare e bere
. pensare: appena finisco di mangiare e bere inizio una dieta disintossicante
. continuare a mangiare e bere
. cazzeggiare e ridere con la compagnia montanara con cui mangi e bevi
. arrivare sulla cima della montagna guardare il cielo e ritornare giù
. l’a.m.f.p.
. il novenne con il suo cappello giallo di paglia che lo tele-trasporta nel suo mondo parallelo
. avere più tempo per osservare
. avere più tempo per pensare
. dilatare i sensi
. fare un uso dissennato di WhatsApp
. mangiare Nutella censurando i sensi di colpa
. dimenticarsi un po’ dei figli che scorrazzano in giro
. mangiare e bere
. cercare di non pensare al momento del rientro
. pensare al momento del rientro
. mangiare e bere

Tizianeda

Sconosciuta compagnia. E post scriptum con auguri

“Hai sentito sono di Palmi, come mio nonno… Zitto zitto, aspetta… il signore alto con il codino è stato in Svezia e anche in Inghilterra. Suona e canta. Uh, una volta ha mangiato la zuppa di renna. Chissà che storie… guardano un video di un concerto…sta cantando ora uno di loro…che bella voce”
“Disturbiamo signora?’”
“No ma che disturbate lei ha una bellissima voce, quando canta dal vivo è molto meglio”
“No non sono io quello che canta nel video”
“Oh allora lei è molto meglio!”
“Sono io quello che canta nel video”
“Ecco volevo dire siete bravi cioè tutti e due ma dal vivo.. è meglio…”
…che figura….
“Quello che canta veramente bene è Franco”
Il terzo uomo, quello con il codino che è stato in Svezia ma è di Palmi, un paese calabro.
“Ma avete un accento familiare…” Ora mi mandano a quel paese.
“Siamo di Palmi”
“Ecco perché l’ho riconosciuto…anche mio nonno era di Palmi si chiamava S***”
“ S***? Io ho avuto un compagno di scuola che è amico mio. Si chiama Mimmo S***”
“Ma certo, è il figlio di un cugino di mia madre…morto poverino”
Ecco Tizianeda non sa come quando e perché all’improvviso lei e lo Sposo Errante unici avventori di una piccola trattoria di montagna insieme ai tre signori seduti nel tavolo accanto, si sono trovati a chiacchierare vicini vicini con le sedie in cerchio. Tizianeda che subisce la fascinazione delle conversazioni altrui, perché le piace immaginare le vite dietro le parole, ha scoperto che i tre signori provenienti dallo stesso paese di suo nonno, con quell’accento armonico e oscillante, appena aspirato, con le sc ariose e mai sciatte, sono tre amici accomunati dal potere affascinante della musica e del canto popolare. Uno di loro è un pediatra colto ed esilarante, che ha raccontato una marea di aneddoti surreali suoi pazienti perduti tra le valli calabre ed ha spiegato il motivo della forza culturale di Palmi, pare un tempo colonizzata da Atene. L’altro, Franco, il signore con il codino ed i capelli anarchici e bianchi, alto come un gigante scolpito tra le montagne rocciose, con i piedi che sicuro ad ogni passo fanno bum bum bum contro il terreno, le mani venose e la faccia antica che ti sembra di vederci dentro un tempo lontano lontano di case con i soffitti alti, di addii e ritorni, era vissuto a Stoccolma, aveva lavorato in banca, per trent’anni e suonato per passione irrinunciabile, musica popolare italiana in locali riscaldati da termosifoni ed alcool. Era stato lì fino alla pensione per poi andarsene a fare chissà cosa in Inghilterra e dopo tanta lontananza ritornare alle origini,nel luogo da dove tutto era iniziato.
“Franco perché non gli suoni qualcosa”
“Sì sì signor Franco ci suoni qualcosa!”
E così il signor Franco, ha preso la sua chitarra classica ed ha avvolto con la sua voce da gigante Tizianeda e lo Sposo Errante. Due tre quattro canzoni.
Così, tra una sonata e applausi entusiasti, si è fatto tardi accidenti. Le due compagnie, si sono salutate con il lieve imbarazzo e la strana gratitudine che si innesta tra sconosciuti che hanno goduto di un’improvvisa intimità rilassata. Poi il signor Franco ha chiesto l’indirizzo di casa ai due adulti della famigliola. “Tanti anni fa ho inciso un 45 giri, appena lo ritrovo tra gli scatoloni ve lo spedisco”.
“Grazie! Davvero? Ma che regalo che ci avete fatto voi oggi ”
“Veramente addirittura un regalo!”
“Sì, certo come le cose belle che ti arrivano inaspettate”.
Già, proprio come le belle cose che arrivano inaspettate.

P.s.: A proposito di cose belle. Oggi è il compleanno di una donna preziosa, una presenza lieve e pulita generosa e affettuosa, attenta e coraggiosa, parte della mia vita e dei tanti che mi ruotano attorno, con in comune il nonno di Palmi, il nonno buono, nonno Carmelo. Lei è la cugina Bianca o ZiaBianca per come la chiamano in rete gli amanti della suo cucina garbata. Auguri ragazza per i tuoi cinquanta anni anche dalla terra capovolta.

Tizianeda

Una surreale compagnia

Un avvocato, come me, lavora chiuso in un’aula di tribunale, chiuso in una cancelleria, chiuso nel suo studio.
A volte, però, la monotonia ambientale riceve sobbalzi inaspettati e felici.
Per esempio, un giorno, un giudice, per capire i turbamenti di un luogo dimenticato tra alte colline, ha chiamato un esperto, perché lo aiutasse a decidere.
L’esperto poi ha invitato gli avvocati, gli altri tecnici e i proprietari per andare tutti in quel posto.
Una mattina vagamente nuvolosa, lasciati a casa trucchi e costumi di scena, io e le mie scarpe da scampagnata , ci siamo ritrovate, con un architetto logorroico, un agronomo dalla voce gentile, una donna un po’ triste, un grosso contadino vecchio e solido con un lungo machete sulle spalle, e la sua rossa capra nana che credeva di essere un cane, in un paese appoggiato tra asimmetriche cupole, verdi di alberi e felci.
Come esperti escursionisti, ci siamo avventurati tra nascosti sentieri, nelle fauci di una vegetazione iperattiva.
Il contadino, parlando un linguaggio indigeno oscuro, si muoveva nel labirinto vegetale come un navigato condottiero, l’agronomo ci raccontava le storie perigliose dei suoi clienti (“perché dietro le persone ci sono storie e le storie sono belle”), l’architetto oscillava tra disciplina auto-imposta per il compito da svolgere e distrazione indotta dalle forme virili della costosa Nikon appesa al collo dell’agronomo. La donna silenziosa ed assorta chiudeva la fila, mentre la capra nana che si credeva un cane, scodinzolava.
Sparpagliato, nascosto e sospettoso, un gruppo di pecore strabiche ci spiava come gli uomini di Robin Hood nella foresta Nera, lanciandosi tra i cespugli messaggi monocordi.
Io, con le mani doloranti di ortiche che mi riportavano ai ricordi bucolici dell’infanzia, ero felice di non essere chiusa da qualche parte, ma di trovarmi fuori, avvolta da un profumo verde, che mi proteggeva come una benevola preghiera, da un quotidiano nevrotico.
In quel ventre umido sospeso dentro un odore antico di terra, con questa surreale compagnia, quella mattina, mi sono sentita un po’ più umana, un po’ più vera.

Tizianeda