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Il tredicenne rampante

Ciao Domenico. Quanti, domani? Tredici. Sono tredici, lo so. Tredici anni che ti guardo. Che ti annuso come le lupe, arresa alle ossa che crescono e si allungano, alla voce che cambia, al saluto dell’infanzia. Un ibrido ora. Un ritmo di mezzo. La rincorsa prima del salto.
Ciao Domenico, che ogni anno sono qui, a dirti ciao. Con il rimestio di nostalgia, la risacca muta del mio sentire. Ciao, che l’altro giorno abbiamo parlato in macchina io e te. Che mi hai aperto un pezzo di mondo, quello fuori, che affronti solo, che devi decodificare e attraversare perché, a volte, non ne capisci le logiche. Ti fermi, davanti alle dissonanze dei marchingegni, di questo orologio che è la vita, che cambia il ritmo a ogni istante di lancette. Ciao, che sei silenzioso, riservato, gentile, altrove, un passo in là, sopra gli alberi. Il Barone rampante, che mi fa innervosire, per l’ostinazione dei pensieri. Ciao, che devi imparare a essere più morbido e duttile, quando il mondo fuori ti investe.
Ma fai anche come sai, con quel modo che mi innamora e non mi posso soffermare, di sederti composto e distante. E perdona i miei agguati di abbracci e baci, che a volte ti faccio a sorpresa, come un clown buffo. Perché, sul serio, sarebbe troppo. Sarebbe ingiusto. E tu così ridi e dici “mamma” e io mi scosto e poi ti guardo quando non vedi e dici “ciao”, di spalle, già sopra gli alberi, ad aggiungere tasselli di ore. Le tue.
Auguri Domenico, auguri mio bel ragazzo.

Tizianeda

Se dici

Se dici sedici, dici Agnese. Sedici, che dentro ci sei cascata con un balzo e non so quando e non sai come. Sedici con la possibilità del se e la forza del dire.
La vita ci supera Agnese, tu sei nata per correre con lei. Se ti viene l’affanno, allenati. Rafforza il cuore, rafforza la schiena e i piedi, rafforza gli occhi, rafforza le parole, ridi, salta, cadi, rialzati, ascolta le ore. Non fare per la fretta di qualcun altro. Stai a terra se ti va, toccala la terra, tocca il tuo fondo, resta indietro, osserva, impara. Guarda gli occhi del pozzo, sbaraglia la tristezza, chiedi al tuo io fedele di sostenerti, riconosci gli inganni. Non farti incantare dall’amarezza. Guarda fuori e non ti impantanare nel dentro. Senti la tenerezza, ascolta il respiro del mondo. Trova l’antidoto se i pensieri si avvelenano. Tieni accesa la luce, spegnila se è del buio che hai bisogno. La differenza di toni la crei tu, non un interruttore. Siediti, cammina, apparecchia la tavola a te stessa, mangia, scrivi lettere d’amore, non scappare dalla pioggia, viaggia, sali sui treni, arrabbiati, riempi i fogli dei tuoi pensieri, scatta fotografie, scopri parole nuove, usale per dirti l’indicibile. Porta abbracci, la morbidezza di ogni tempo amante e amato. E’ tutto dentro di te, non renderti estranea, riconosciti davanti allo specchio, balla, non vergognarti, senti il tuo pudore, suda, ascolta il battito di ogni incontro, guardalo dentro gli occhi, innamorati dei tuoi passi. Rivelati al corpo, senza fretta, poco a poco. Bussa alla tua porta, se non ti rispondi insisti, scegli con cura gli amici e gli affetti, non tradirli, non tradirti, ascoltati, sbaraglia i pensieri ottusi, impara a sciogliere i nodi, ma prima ancora a farne di forti, abitati ovunque deciderai di andare. Sei libera, non avere paura, continua ad avere il coraggio di adesso, e l’entusiasmo di questo tempo fresco. Se la paura ti porterà dentro stanze chiuse, graffia i muri se necessario, sfonda le porta a spallate, il tuo corpo è possente. Se dici Agnese, riconosci il tuo nome, solo tu puoi sapere perché ridi e perché piangi, perché stai in silenzio, perché avanzi stando ferma e quando stai ferma perché lo fai. Corri più forte della vita. Se dici Agnese, dici amore.
Auguri spinosa e morbida ragazza, auguri Agnese, donna a me assai bella.

Tizianeda

Dodici

“Mamma sa fare cose belle con i cibi a caso nel frigo”, hai detto l’altro giorno a tavola. E’ vero. Vengono fuori meraviglie con quanto c’è. Si prende questo e quello, si mescola, si inventa e arriva sulla tavola l’inaspettato. Come è successo dodici anni fa, quando sei sbucato dalla mia pancia. Sorridevi? Non ricordo piangessi. Devi essere nato così, sorridente. Che bel modo che hai avuto tu, Domenico, di salutare la vita. Io ero pronta, sai, per accoglierti come un bel piatto saporoso, nonostante il mio contenitore-corpo difettoso. Ti ho assaggiato baciandoti, ti ho annusato, mi sono fatta consolare dalle tue consistenze di carne e sorrisi tenute tra le braccia. Ti ho potuto accogliere come meritavi, ché tua sorella aveva già lavorato per te, era stata maestro e fatica abituata. Anche se il mio lavoro è stato strappo e nostalgia e correvo e correvo, per i nostri attimi intimi che mi riprendevo la sera e la notte, con la fatica insaziabile delle madri. E tu sorridevi e sorridevi e guardavi e ascoltavi e imparavi e mescolavi gli ingredienti della vita, le lettere, i movimenti, le visioni, l’allegria, gli attimi torvi, l’amore. Quanto è bello l’amore e non deve spaventarti anche se non te lo posso dire tutto il mio, neanche oggi che sono dodici anni e ancore di più oggi che sono dodici e cresci in pudori e distanze. E quasi ti dispiace, lo so, ma io ti lascio andare ed è il mio regalo per te in questo vai, mio amore, che sei bello e sorridi mentre vai con le mani in tasca e poi sorridi ancora. Che bell’ingrediente che ti ha dato il caso. Questo sorriso che è una storia. Che bella pietanza sei, che regalo mi ha fatto la vita.
Auguri mio bel ragazzo, auguri piccolo grande Domenico che va.

Tizianeda

Sabinella bella bella

Ehi, ehi tu, Sabinella bella bella, stai festeggiando nel posto in cui ora sei? Ballerai? Organizzerai una festa, sorriderai, parlerai tantissimo, manderai scherzando a quel paese tutti? Ti vedo sai. Tu, ci vedi, ci sai e senti? Ci vieni a trovare nei sogni? Nei miei sì, sei arrivata, tempo fa, per benedirmi, senza cazziatoni. Che erano belli i tuoi rimproveri, così amorevoli e indulgenti. Ma tu lo sai che questo, per me, non è periodo di rimproveri, ma di sorridenti benedizioni. Tu sapevi sempre, accidenti a te e ora ancora di più. Sai che faccio oggi, che è il tuo compleanno? Entro in quel luogo, uno di quelli che ormai guardo solo dalla strada. Ho letto che ti ricorderanno e leggeranno tue poesie. Pensa, ti ho anche sognata dentro un libro di poesie. Componimenti e fotografie con dentro te, sorridente. Costava quattro euro, il libro, nel sogno. Quattro, il mio numero preferito e non chiedermi perché, non lo so proprio. Lo compravo, ma lo dimenticavo, come al mio solito. Distratta anche nei sogni. Oggi, in questo posto qui, che non frequento ormai più, vengo ad ascoltarle queste poesie. Le tue che non ho mai letto e che non sapevo componessi. Solo tu potevi farmi rientrare in una chiesa. Tu riuscivi a farmi fare tante cose. Perché eri speciale e indomita, come le anime bizzarre e poco allineate. Spirito libero e inclassificabile, dalle profondità sconosciute.
Mia inclassificabile amica, sai cosa mi manca di te? Cazzo, tutto mi manca. Hai visto l’ho detta. Non ho resistito. La parolaccia intendo. Che belle le parolacce, vero? Quanto ci piaceva dirle, quando chiacchieravamo.
Quanto avrei dovuto esserti più presente in quegli ultimi tuoi tempi. Commettiamo sempre l’errore di pensare di essere infiniti. Mi hai dato l’ultima lezione, andandotene da questo mondo di corpi e materia. Ma tanto lo so, che non smetterai di insegnarmi altro. Troveremo un modo per comunicare ancora. Tu lo hai già trovato. E chi ti ferma a te, amata amica. Chi ti ferma?
Buon compleanno Sabinella bella bella. Ci si incontra oggi, anima luminosa, tra le tue parole.

Tizianeda

Quindici

Ehi ragazza, ma come è successo, ragazza, che sei saltata dentro questa cifra luminosa? Quando è successo, dove eravamo noi tutti quando è esploso questo quindici, dal suono di un sorriso giovane, dal sapore gustoso di un cha cha cha, di un charleston e di un volo. Quindici, che a pronunciarlo mi si ingrandiscono gli occhi dallo stupore. Quindici che ha dentro il movimento tellurico dell’adolescenza, quindici che non sei bambina, quindici che la donna ha preso lo spazio nel tuo corpo. Il tuo bel corpo morbido di quindicenne che sa gli abbracci madre. Un corpo che porta dentro, come una mappa incisa dalla geografia dei sentimenti, l’istinto primordiale e femmina dell’accoglienza. Che è già nei gesti, nel suono della voce, nel sorriso ironico, nei passi, nei modi in cui mi prendi e appoggi a te e io mi lascio fare. E poi, poi ti lascio andare. Perché sono a un passo da dire e mille indietro, per lasciare che la vita sia la tua scoperta, per non anticiparti gli intoppi o mischiarli con i miei. In bilico tra la voglia di raccontare e la saggezza del tacere. E allora sto in silenzio e mi godo lo spettacolo della tua giovinezza che si trasforma. E ti bacio, oggi , in questi tuoi quindici anni appena nati, come madre, e come donna. Ti bacio per soffiarti la forza delle donne e la nostra potente vulnerabilità che impollina il mondo. Ma tutto questo, è già dentro di te.
Auguri Agnese, auguri mia luminosa ragazza a me bella.

Tizianeda

Facciamo che

Facciamo che quest’anno io gli auguri, qui, non te li scrivo.
Facciamo che ormai sono quattro anni che li racconto i miei auguri per te, in questo luogo che scorre.
Facciamo che li penso e basta, che chiudo gli occhi forte, ma così forte che il naso si arriccia. Li penso e basta e ti penso e basta, anche a te forte, più forte dei miei occhi chiusi.
Facciamo che ti guardo come tutte le mattine, quando il sonno ti impasta i contorni, facciamo che ti guardo come so, come sa il mio silenzioso sentire.
Facciamo che anche tu li apri gli occhi e mi guardi e allarghi le braccia, per prenderti la tua dose di coraggio per il giorno da affrontare.
Facciamo che ti bacio e ti dico “auguri amore mio” e tu sorridi in quel modo, in quel modo che è tuo e per un attimo anche mio, solo per un attimo anche mio.
Facciamo che penso mille cose per te, mille benedizioni per i tuoi undici anni sui quali incedi con il tuo passo buffo, ma non te le dico, per non investirti, per non caricarti di questo troppo, di questo troppo che sento.
Facciamo che non ti metto nel mio cuore, ma a un passo da lui, così puoi andare e io guardarti allontanare.
Facciamo che mi piaci e in un modo e in un modo, con tutte le tue stramberie, mi piaci in un modo che non so in questi tuoi undici anni. Tu che mi hai insegnato un altro amare gli uomini, mi hai insegnato un’altra tenerezza senza l’ombra del possesso, mi hai insegnato questo amore stupito, che non so che non so e non posso dire.
Facciamo che so sentire e ringraziare mentre ti guardo stupita, di questo tuo stare, così pieno di bellezza che non riesco a raccontare.
Auguri dolcezza, auguri bel ragazzo, auguri felice Domenico.

Tizianeda

Dentro al cuore

E succede che la domenica è andata lenta, che la sera prima Tizianeda è stata con lo sposo in un posto pieno di affetto e amicizia, tutti raccolti attorno a una donna, per farle una sorpresa, per dirle il bene che le vogliono. E Tizianeda ha pensato che siamo tutti dentro le nostre vite capovolte che corrono in direzioni non sempre facili e proprio per questo, proprio per questo, ci cerchiamo, per regalarci attimi di comprensione e bellezza. Ed è stato così ed è stato semplice, come sanno essere i bambini. Come quelli che Tizianeda ha visto il giorno dopo, quando ha accompagnato il decenne a una festa di compleanno della sua amica del cuore, M.S., quella bambina che a Tizianeda piace, perché è allegra, bizzarra, coraggiosa e mattissima come le persone che hanno dentro al cuore una libertà speciale. La festa era in un posto con tanti ombrelloni sulla spiaggia e il mare che finisce con delle montagne lontane lontane. E poi la sera quando è tornata per riprendere il decenne e portarlo a casa con lei, ha dovuto aspettare un po’, perché erano tutti in alto mare. Ed è un bel modo di essere in un posto con il mare che ti tocca. E allora Tizianeda ha pensato di togliersi le scarpe e di mettere i piedi nudi sulla sabbia fresca e andare un po’ più vicino alle montagne, che erano bellissime con le luci appiccicate addosso e i contorni che salivano e scendevano e saliva e scendevano a bitorzoli. E c’era la luna sopra che sputacchiava una luce squamata e il mare sotto che si muoveva e muoveva. E poi si è seduta sulla sabbia e ha detto “ora sto un po’ qui in silenzio ché il silenzio in un posto così è più silenzioso”. E però mentre pensava a queste cose profonde, sono arrivati alcuni di questi esseri, tutti a un passo dal lasciare l’infanzia per sempre e le si sono seduti accanto e c’era anche la festeggiata e l’hanno guardata e le hanno chiesto cosa ci facessi lì sola. E Tizianeda ha spiegato che lo ha fatto perché è bello sedersi in silenzio e guardare lontano lontano. E poi ha lasciato il silenzio e hanno chiacchierato un po’ fino a che non sono stati chiamati tutti per la torta con le candeline da soffiare sugli anni che passano. E ha pensato alla sera prima con l’amica tutta bella, che ha soffiato su 50 piccoli fuochi infilzati in un impasto zuccheroso, la somma del suo tempo qui. E poi non ha pensato più. Poi ha guardato la bambina M.S. con i suoi undici anni da lasciare in un soffio, e le ha augurato di rimanere così candelina dopo candelina, con dentro al cuore la sua libertà speciale.

Tizianeda

Auguri mia ragazza

Ridi spesso, ti tocchi i capelli, vesti di nero, a volte ti concedi un colore, hai un odore inconfondibile, sei spiritosa e sarcastica. Sei bella e non lo sai. Osservi il mondo senza fartelo sfuggire troppo. Hai morbidezze e un sorriso lieve. I tuoi occhi di quel colore che non ha nome, che sono mare e cielo e nuvole e acciaio, a volte hanno nel fondo la tristezza, o forse è la malinconia delle donne che ci avvolge così all’improvviso. Sei un mondo che scruto, sapendo di non poterlo conoscere fino in fondo. Ti fai abbracciare e io mi perdo perché sei più possente di me e mi piace in quegli attimi clementi sentirmi madre e figlia. Devo stare attenta a distribuire equamente baci e abbracci tra te e tuo fratello. E aspetti e osservi per evidenziare le dimenticanze. Sei acuta e non dici. Sogni di prendere un giorno una valigia e partire per luoghi lontani. Perché tu sei indipendente e solitaria. Tu che oggi hai quattordici anni, mia tutta bella, mia ragazza, mia non più ragazzina. Non sempre so come starti vicina in questa tua terra di mezzo. L’adolescenza è il luogo delle possibilità, dei sogni e delle scelte. E’ il luogo in cui tutto è assoluto, in cui tutto è qui e ora. Non ci sono grigi, non ci sono sfumature, si è inclementi e puri, perché la purezza è estrema, come i vostri umori oscillanti e repentini. Sei una terra affascinante che si forma e si sposta e vibra, si innalza, si espande, muta ogni secondo impercettibilmente. Sei donna, amore mio, ogni giorno di più. Sei donna quando abbracci dentro quel movimento che riconosco, quando ridi, quando mostri l’amore per tuo padre, quando proteggi tuo fratello, quando ti scontri con me, quando ci cerchiamo sapendo di essere entrambe parte di un universo circolare e ciclico e intimo, sapendo di essere fatte della stessa essenza.

Auguri mia ragazza, mia bella, auguri unica A.

Tizianeda

Ti regalo

Ti regalo un’altalena per quando il mondo oscilla e un lieto fine per le giornate da risolvere.
Ti regalo la solitudine dell’orizzonte, dove ritrovarti nelle ore chiassose e le onde placide del mare quando i pensieri si fanno contorti e confusi.
Ti regalo un passo deciso, per allontanarti da chi rimesta i tuoi pensieri e un passo lento che ti farà soffermare dilatandoti lo sguardo.
Ti regalo la strada da percorrere e il viaggio, da inventare.
Ti regalo una stanza nascosta del mio cuore che non saprai, perché questo amore non diventi catena.
Ti ho regalato il mio sorriso che porti in giro ormai da dieci anni, mio bel ragazzo e l’innocenza dentro gli occhi, che mi appartiene e che ti lascio.
Ti regalo desideri sotto il cuscino e una valigia spaziosa per ripiegarli e così andare.
Ti regalo le lucciole in un barattolo di vetro. Le porterai nel bosco. E ti regalo la gioia di vedere la luce danzare nella notte, quando le libererai.
Ti regalo un qui e un ora e nessuna fretta di sapere come andrà a finire.
Ti regalo la tenerezza delle donne, che tu ami da sempre di un amore grato.
Ti regalo questi piccoli pezzi di parole come un mantello da indossare, cucito con i miei silenzi.
Dieci è un numero speciale. Ha quell’uno da cui ripartire e lo zero che si fa importante, che segna il giro di boa della tua infanzia.

Buon compleanno mio bizzarro e dolce Domenico, da questo cuore di mamma, matto come l’amore.

Tizianeda

Come un Derviscio rotante. E grazie.

Ciao pezzi del mio sorriso. Risponderò a tutti con calma. Oggi mi son goduta questa felicità bambina che mi avete lasciato negli occhi e nelle orecchie.
Per ringraziarvi vi regalo una storia piccina.
Eccola.
La storia narra di una bimba piccina (anche lei) che era bruttina e delicata come un soffio nel vento.
La bimba che era tutte queste cose, un giorno ricevette una magia della Fata Normale. Né bella né brutta, senza polveri incantate, bacchette e formule magiche, ali sulle spalle, abiti sontuosi, capelli colorati. La Fata Normale, era normale come la vita. Piegò gli angoli della bocca della bambina bruttina e malaticcia, verso le nuvole e il cielo, verso le stelle e i pianeti, verso gli uccelli che volavano liberi, le fronde degli alberi altissimi, i palloncini colorati fuggiti dalle mani, verso la punta delle torri e delle montagne, verso le luci dei fari e i volteggi degli angeli, verso i raggi del sole che accecano, l’eco dei campanili sospesi e le voci che vengono da lontano. Così alla bambina che era bruttina, malaticcia e anche pelosa venne uno stupore perenne per tutto quello che era alto sopra di lei, lei che invece era piccola come le molliche delle molliche di pane di Pollicino. Così la bambina cresceva senza fretta, ma il suo sguardo lievitava in bellezza e stupore, sotto l’incantesimo della Fata Normale.
E così nell’attraversare lo spazio e il tempo con quel suo corpo che si modificava e con lei il mondo attorno, nel percorrere la vita dal sapore buono come le caramelle e amaro come le cose amare, nel camminare e guardare e capire e non capire, nel fermarsi sulla soglia per pudore o paura, nell’indossare vestiti e nel vestirsi della sua nudità, nel precipitare e volare, nel dire ciao io mi fermo qui per un po’ e ciao io mi fermo qui e basta, nel chiedersi perché, perché e perché, nel trovare le risposte e nel non trovarle, nello scoprire incanti e sperdimenti, l’anima che sente, il troppo che vuole, il troppo del niente, il sa, il non sa e il boh. Nel fondere silenzio e intimità, nel trasformarli in parole e nell’amare e poi ancora e ancora annusare con la gioia chiassosa di un Derviscio rotante. E insomma in tutto questo andare, in tutto questo che ha un suono diverso per ognuno, ha mantenuto la promessa del sorriso, disegnata da dita benevole, che già sapevano cosa, che già sapevano che.
E ovviamente a voi tutti pezzi del mio sorriso, vi regalo il mio allegro saluto.

Tizianeda