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Né su uastapp né da nessun’ altra parte

“Possibile, Tizianeda, che zia M., la sorella di tuo padre, sapeva della febbre di tuo fratello e io no? Mi ha detto che lo ha scritto su scialapp”
“Come mamma vecchietta!?”
“Sì, su uolapp”
“Vuoi dire whatsapp…sul gruppo degli zii e dei cugini…”
“Sì proprio lì, su ghezzappa”

La mamma vecchietta, osserva con diffidenza e distacco anche linguistico, il magico mondo della rete con tutte le sue molteplici espressioni comunicative. Lo vede come una entità astratta e immateriale. Lo giudica come chi è nato quando il principale mezzo di comunicazione era il telegrafo, soppiantato da telefoni grossi e massicci appesi ai muri delle case, che i pochi numeri che componevi li sapevi tutti a memoria. Lo guarda dal tempo in cui la televisione rimandava immagini in bianco e nero e per spegnerla dovevi alzarti dalla sedia o dalla poltrona perché il telecomando non esisteva. Lo guarda come chi ha assistito negli ultimi decenni a un cambiamento epocale della comunicazione. Lo guarda come chi si sente molto più a proprio agio dentro la solidità di termini classici e letterari, dentro la presenza rassicurante di un libro e della parola orale.

“Tizianeda, ma quello che scrivi tu lo possono leggere tutti o devono essere collegati con il tuo logos?”
“Il mio logos? Intendi il blog?”
“Sì…comunque io non mi metto su uastap né da nessun’altra parte…”.

Tizianeda

Sul treno

L’ultima volta che ricorda di essere salita su un palco, con la gente giù seduta a guardarla, aveva nove anni, un velo in testa, gli occhi grandi, gli incisivi superiori anarchici, un corpo minuto e la felicità consapevole di avere il ruolo più importante nella recita della scuola: la Madonna.

Da allora su in alto, con la gente sotto a guardarla non c’è salita più e quindi ha perso l’abitudine. Per questo quando il 19 pomeriggio, che è venerdì, salirà sul palco dell’”Associazione Incontriamoci Sempre” della sua città sbilenca, per parlare di “Internet e La Comunicazione”, le verrà la tremarella. Almeno fino a quando si siederà comodamente sul divano piazzato nel centro. Perché alla sua destra ci sarà chi organizza questi incontri fatti di chiacchiere e scambi di idee. L’uomo che lavoro su un ufficio mobile, affacciato su un panorama mozzafiato che non finisce mai. Il David Letterman del sud suddissimo, un po’ matto e un po’ visionario, fuggito chissà quando e chissà come da Macondo. Alla sua sinistra, sempre seduto accanto a lei, ci sarà il Signor Direttore del giornale online per il quale Tizianeda scrive: Zoomsud. Lui che dispensa in egual misura consigli e cazziatoni che sono anche sagaci lezioni di giornalismo. I cazziatoni, intendo. E poi ci sarà lei, la donna con gli occhi da aliena e i capelli color della terra con cui ha un’affinità elettiva accertata e certificata, che leggerà qualche post e qualche pezzo del giornale. Non sa se sarà seduta sul divano, su uno sgabello, un trono, una poltrona, in piedi o sospesa a completare il presepe. Sa che sarà bravissima.
E insomma tutto questo, per dirvi che siete invitati a venire in questo posto che una volta era una stazione ferroviaria, che ora sembra galleggiare tra palazzi, strade e svincoli. Dei treni che passano, non c’è più traccia. Di questi mezzi ferrosi che attraversano rumoreggiando i paesi, è rimasto però, in chi organizza incontri come questo, il senso del viaggio con i suoi panorami incantati e mutevoli, il bisogno di raccontarlo e condividerlo e il desiderio di conoscenza e scoperta.
Questa è la locandina. Ci sono anche io…e vi aspetto.

calabria autore

Tizianeda