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Desideri, però subito.

Elenco breve di cose che Tizianeda desidera, però subito:

– ritornare a Parigi con sua sorella zia Dada, come quando erano ragazze, single e senza figli. E rivederla con gli occhi uguali uguali di allora, solo un po’ più sicuri. Se non è possibile questa cosa qui, le basterebbe sedersi nella loro città sbilenca tra i tavolini di un café che di Parigi ne ricordi l’atmosfera. Senza cellulari e orari e incastri, proprio come allora.

– spostarsi da un luogo a un altro con il teletrasporto da azionare con una parola da pronunciare a voce altissima, come per esempio “TELETRASPORTO”, associato al luogo dove si vuole essere e scomparire all’improvviso, anche se ti trovi in mezzo alla folla, anche se sei a una conferenza che ci devi essere per forza ma non vorresti, tra tristi carte o se stai parlando di cose noiosissime con qualcuno noiosissimo, e fare per esempio così: “ bla bla bla bla…tu che ne pensi?” “TELETRASPORTO POLINESIA”. Se proprio non è possibile questa cosa qui, comunque non sarebbe male avere una rete efficiente di strade ferrate e aeree o autostrade senza neanche un lavoro in corso per potersi spostare o allontanarsi, come se fossimo in un paese moderno e uguale per tutti (se è gratis come il teletrasporto è meglio).

– capire come ricomporre i pezzi, i tuoi e quelli degli altri, trovare le risposte, porsi le domande giuste, fare un uso sapiente delle parole. Continuare a pensare che un improvviso gesto gentile, possa servire a consolare, a imporre un ritmo chiaro sulla confusione o sulla tristezza che a volte ti prende e non puoi farci niente. Oppure se tutto questo non è possibile, diventare acqua, mischiarsi e perdersi in chi vuoi bene e così ascoltarsi e consolarsi, mentre anche tu ascolti e consoli, come quando sei in riva al mare. Farsi abbracciare giusto il tempo necessario di riprendere fiato.

Tizianeda

Basta essere organizzati. E un post scriptum

“Ma come fai a fare tutte queste cose…i bambini, il lavoro, il blog, gli articoli sul giornale on-line, riesci anche ogni tanto a ritagliarti degli spazi tuoi…come fai?”
“Disciplina. Rigida disciplina. Perché altrimenti, è vero, non riuscirei…non perdo tempo, mi prefiggo obbiettivi, stabilisco gli orari, anche per smanettare sul cellulare, non mi perdo in inutili e improduttivi pensieri, faccio check-list. Perché vedi se uno vuole, il tempo per fare tante cose lo trova. Basta essere organizzati…”.
Quando Tizianeda ha proferito a sua sorella la zia Dada tali solenni parole, non era né sotto l’effetto di stimolazioni allucinogene, né in uno stato di torpore soporifero e neanche affetta da un’amnesia temporanea. Probabilmente per un misterioso processo della mente, un altro io nascosto, quello equilibrato, organizzato, composto, lucido, sempre presente a se stesso, votato al sacro altare dell’efficienza, e inspiegabilmente relegato nelle retrovie dell’oblio, stava parlando per lei.
Perché Tizianeda -che non crede di essere disciplinata, metodica, portata a una gestione schematica del tempo – cerca di tenere compatte la sua e le altre vite che le ruotano attorno, con fatica, a volte con affanno e a volte con un po’ di allegra incoscienza. Perde tempo a pensare, ragionare, leggere quello che le capita sotto gli occhi, chiacchierare, si fa sedurre dal suo aggeggio elettronico e dai vertiginosi molteplici mondi che lì dentro trova, dalle conversazioni on-line, dai social.
E in realtà non pensa affatto di riuscire a fare tante cose, come crede la sua amata sorella. Perché se potesse, farebbe molto di più per soddisfare la sua fantasia iperattiva, il suo bisogno a intermittenza di fuga o semplicemente la voglia di vedere con gli occhi e percepire con tutti i sensi quello che ha soltanto immaginato.

P.S: “In una manciata di secondi fu purezza in movimento, e ogni cosa gli divenne possibile. Era al tempo stesso dentro e fuori il proprio corpo, abbandonato all’aria e a quanto ciò significava: niente futuro, niente passato, e questo conferiva alla camminata una sfacciata disinvoltura”.
Attraverso lo sguardo del signore scrittore e autore di queste righe, Colum McCann, che ormai amo di un amore assoluto e grato, ho toccato la storia di Philippe Petit, un funambolo, che nel 1974, il 7agosto, ha passeggiato con grazia su un cavo teso fra le torri del World Trade Center. Quelle che non ci sono più.
Ecco, tra le tante cose che vorrei fare, c’è l’incursione nella vita del funambolo, così farmi adottare da lui per un po’, chiedergli di insegnarmi a camminare – lungo tutte le corde tese e sospese nel vuoto e nel tempo che scorre – con sfacciata disinvoltura.

Un saluto allegro, disinvolto e sfacciato.

Tizianeda

La Fatina delle Donne Sfiancate

Driiiin
“Signora siamo gli elettricisti in quale stanza dobbiamo andare?”
Driiiin
“Avvocatessa sono venuto a controllare lo scanner che non funziona”
Driiin
“Tizianeda, sono la mamma vecchietta, apri”
Driiin
“Ciao collega, sono venuta a prendere le misure della stanza”
Driin
“Mamma mi puoi stampare il disegno di una zucca?”
Driin
“Riciao mamma, anche di un albero di ulivo”
Driin
“Mamma mi ero dimenticata… devo fare una ricerca su internet sugli dei dell’Olimpo ”.
“Signora dobbiamo staccare la luce dieci minuti”
“Io non ho finito di controllare lo scanner”
Driin
“Ciao collega sono venuta per parlare di quella questione”
Driin
“Mamma scusa se ti disturbo ma volevo ricordarti di comprare i denti di Dracula per la festa di Halloween”.
Din don
“Tizianeda sono la Fatina delle Donne Sfiancate! Oggi esaudirò un tuo desiderio, ma sappi che non puoi chiedere cambiamenti epocali della tua vita, tipo diventare alta bionda magra e figa, ma solo un piccolo desiderio che possa portare un po’ di sollievo alla tua vita supercinetica”
Se succedesse una cosa del genere, cioè se davvero all’improvviso suonasse alla porta questa tipa con un desiderio da esaudire, anche se piccolo piccolo, Tizianeda chiederebbe senza pensare di poter dormire. Dormire di un sonno profondo e ristoratore. Dormire per due giorni di seguito come la Bella Addormentata sul Baldacchino, senza però il noioso Principe Sempreazzurro con il suo zelante bacio del risveglio. Perchè in questi giorni di un autunno tardivo, Tizianeda è un tripudio di sbadigli accompagnati dalla voglia di accasciarsi ovunque: sulla sua scrivania di lavoro, mentre il primo pomeriggio controlla i compiti del seienne, in Tribunale sulla spalla di un qualsiasi comodo collega, o mentre aspetta il suo turno da qualche parte, o ancora mentre guida.
Però siccome è avida di desideri, lei vorrebbe anche avere i capelli auto-pulenti ed auto-ordinanti invece di ricorrere ad orari terroristici e nemici del sonno per dargli una forma ed un contegno, vorrebbe le gambe lisce e lucide, anziché un habitat incolto e rigoglioso, vorrebbe ingozzarsi di cioccolata e dolci senza soffrire di apocalittici sensi di colpa e delle diatribe con la bilancia in cui finisce sempre per essere perdente.
E poi vorrebbe lo sposo errante stanziale, e lei lavorare meno. Uno stare lento in casa, un bicchiere fumante di tè, il vento del Sud, che gira fuori la sera, che è un rimprovero ed un canto malinconico, un libro stretto tra le dita come un incontro fortunato e salvifico, i bambini indaffarati nel loro fare rilassato.
Solo questo chiederebbe alla Fatina delle Donne Sfiancate….sempre che un giorno non troppo lontano, questa tipa strana, suoni alla sua porta.

Tizianeda