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La movidagiustoognitanto

Il corpo danza e si innamora. La musica avvolge il corpo, entra nei tessuti, supera le resistenze dell’anima, la consistenza densa dei pensieri. Il corpo danza, abbandona il mondo fuori, si trasforma, scioglie il tempo e lo spazio. Racconta parole senza peso. Vibra con millemila battiti del cuore, con il sangue che diventa torrente. Lascia scivolare le energie represse, disegna attimi di felicità su ogni pezzo di pelle, come un tatuaggio totemico.

Tutto questo per dirvi che sabato sera Tizianeda, insieme ad altri entusiasti della movidagiustoognitanto – che è quella di chi ormai non è proprio giovanissimo, ha figli, si deve organizzare e deve interfacciarsi con un fisico con capacità di ripresa un po’ più lenti rispetto a qualche anno fa – ha ballato fino a tardi. C’era anche lo Sposo Errante. Anche lui ha danzato molto più dei suoi tempi standard, che si aggirano a circa 10 minuti totali.
Si è divertita. Tantissimo. Perché ballare, mangiare, bere in compagnia le fa venire la ridarola, come quando era ragazza.
Oggi, invece si è interfacciata con il suo fisico che le ha chiesto cosa diavolo ha combinato per ridurlo così.
Tizianeda, ha omesso qualche dettaglio e gli ha detto di portarle pazienza, che ha riso tanto dentro e fuori ed è stato bello vedere che non era la sola a farlo.

E quindi un buon inizio settimana a tutti voi e ballate con chi vi va. Anche da soli.

Tizianeda

Qui

“Santo cielo ottenne, hai i piedi neri, con tutte le calze… e anche le mani sono nere e la faccia…oddio le unghie quanto sono cresciute… hai mezzo bosco lì dentro e il collo…sei sporchissimo, sembri Pig pen, le mosche però sono scappate per la paura di prendersi un morbo!”
“Grazie mamma!”
“Non sono complimenti”
“Lo so!”.
Qui in montagna è così: terra, giochi e libertà. La sera i minori tornano a casa con strati boscosi impressi sulla pelle come tatuaggi. A loro, questo aspetto selvatico e terroso piace moltissimo, e non lo vorrebbero togliere mai. Si trasformano in elementi selvaggi come la vegetazione che circonda la famigliola, che ormai da un po’ di anni trascorre le vacanze in questo luogo fresco e sopra sopra il mare. Anche se il mare si riesce a vedere da qui, lontano e fermo. E se il cielo è terso appaiono le isole Eolie galleggianti sopra l’acqua, come delle boe bitorzolute. Con il cielo nello sfondo, a trattenerle.
Qui hanno compagni con cui giocare, inventare, correre, andare in bici, sfogare la loro fantasia ipertrofica, parlare parlare parlare (specie l’ottenne) senza apparire molesti, vivere avventure immaginarie e folli. Qui non hanno il tempo per fare capricci o richieste impossibili e anche la noia, le rare volte in cui arriva, assume un aspetto più simpatico e rilassato.
Da qui pensi quanto innaturale sia per loro la vita in città, tra palazzi e raccomandazioni ansiogene, tra giornate programmate e spazi ristretti.
Anche Tizianeda in questo posto sta bene. Le sembra di fluttuare leggera, proprio come le Isole Eolie che dall’alto della montagna, quando l’aria diventa pulita, può osservare in silenzio. E diventa anche lei un’isola appoggiata sul mare, con il cielo nello sfondo, a trattenerla.

Tizianeda

Semel in anno licet insavire

La sua spocchia radical-chic che a tratti emerge, l’aveva sempre fatta sorridere beffarda dinanzi a una tale eventualità con frasi tipo “ahahah ma figurati…a questa età! Io? Neanche per sogno…”.
Poi è successo che hanno comunicato a lei e ai tre quarti della famigliola, che la macchina organizzativa era partita, che sì, si sarebbe fatta, che sabato 1 marzo “tutti a casa mia”.
Così Tizianeda – travolta dall’entusiasmo, dalla possibilità di fare baldoria dinanzi alla quale non si tira mai indietro, di giocare insieme a una miscellanea di generazioni al gioco pagano del travestimento – ha deciso di non dire nulla alla tipa antipatica e radical-chic che si nasconde in lei e di godersi, alla faccia della coerenza, il carnevale.
E’ andata alla festa in casa, come quelle che si facevano quando era ragazza, con dei fiori sulla testa, sistemati tra i capelli dalla sua amica M, che muovendosi sicura tra bulloni, pistoni, tubi, radiatori, candele eccetera, ha una manualità migliore della sua: “che dici se li fissiamo al nastro con la cucitrice?” “mi sembra un’ottima idea”. E’ andata insieme a una lieve ragazzina hippy, a un meccanico pieno di attrezzi infilati nelle tasche della salopette e lo Sposo Errante – “ma tu Sposo Errante non ti travesti? “No, scatto qualche fotografia” “Pensavo a una scritta da attaccarti sul petto tipo : Tiziana’s toy boy” “No” “Ok allora ti disegno qualcosa di piccolo sul collo” “Mmm”.
E poi lì, nella casa che li ha accolti, c’erano bambini silenziosi e compunti e adulti allegri, divertiti e divertenti. Alcuni molto divertenti. Qualcuno molto trasparente, qualcun altro molto accessoriato, altri insolitamente capelloni, la bambola antagonista di Chucky, colori, auto-ironia, ridarola, chiacchiere, musica, un fotografo serio serio che ha fermato la bellezza chiara dei sorrisi, e il bisogno e la voglia di concedersi una pausa, dal delirio, quello vero, del mondo fuori.

Tizianeda

La radio

L’ottenne le ha detto: “Non ti preoccupare fai finta che stai parlando con noi” e Tizianeda si è immaginata urlante.
La undicenne le ha detto: ”Ciao”.
Lo zio Peppino, il suo simpatico e rassicurante fratello: “Mi raccomando non fare la tua solita voce gnegnegne”
Sua nipote M., che vive a Roma: “Zia portati un penna, chè se sei nervosa, la stringi forte, la tensione si scarica e ti concentri meglio”.
Le sue amiche l’hanno sfottuta: “Ma quando diventi famosa ci darai ancora retta?” “Smettetela…”
Sua sorella, la zia Dada, le ha sorriso.
Senzaditenellostudiodiavvocatasonoperduta, altrimenti detta O., è andata insieme a lei, perché dopo ore di condivisione di stress e fatica, il cazzeggio è al punto nr. 1 volume terzo del manuale: “Come garantire una elevata efficienza lavorativa, senza andare fuori di testa o dover ricorrere a metodi oltremodo alternativi”.
Lo Sposo Errante le ha dato un bacio e le ha detto: “Ciao bella, divertiti”.
La mamma vecchietta: “Brava” e anche: “ Non trascurare la famiglia” e anche: “Dove hai detto che vai?” “Vado in radio a parlare del blog, mamma vecchietta, Radio Febea ”.
Poi Tizianeda è salita insieme ad O. sulla macchina sgangherata che cigola e sferraglia e resiste, ed è arrivata in un posto fighissimo, pieno di facce sorridenti e simpatiche. Ha superato l’ansia da prestazione, la paura di incartarsi, di dimenticarsi chi fosse e la maledizione del gnegnegne, facendosi guidare dalle chiacchiere rilassate e tranquille. Ha persino superato il severo giudizio dei tre quarti della famigliola, rimasta a casa ad ascoltarla.
Quasi quasi, Tizianeda, in radio ci ritorna.

Tizianeda

A volte succede

Non lo fanno spesso, perché sono di quelli che preferiscono organizzare a casa, di quelli che la mondanità serale del fine settimana è surclassata da incontri pomeridiani o mattinieri, di quelli che sì, amano divertirsi, ma possibilmente entro le 22. E di solito il sabato sera, Tizianeda assembla acqua farina e lievito dentro un grande piatto smaltato, che era di sua nonna Bianca. Poi arrivano i suoi fratelli, preannunciandosi con la solita telefonata “La fai la pizza stasera?”, che tanto lei ne prepara in più, perché li aspetta. A volte, la famigliola occupa la casa di amici, così il sabato diventa un tripudio di mocciosi di tutte le età, e tardi non si rientra, non per i minori, tutti affetti da collettiva eccitazione compulsiva serale, ma per gli adulti che valicata la soglia delle 23, vengono colpiti da narcolessia.
Però a volte succede che i due maggiorenni di casa, presi da un entusiasmo positivo, si concedano una serata senza quei due debosciati che vengono felicemente accolti dagli zii. Il settenne, a casa della cugina che si crede sorella gemella e la undicenne, dallo zio del cuore e la sua famigliola.
Succede che si concedano una serata da adulti, da persone libere, al servizio solo del loro bio-ritmo, senza interruzioni esterne, richieste, lamentele, micro risse da sedare, urgenze improcrastinabili, cacca serale del settenne che in quei momenti lì vuole compagnia, per abbandonarsi a confidenze e riflessioni sui grandi sistemi della vita, di cui Tizianeda è la privilegiata destinataria.
E insomma, a volte, succede, come è successo questo sabato, che si sono incontrati con amici, che anche loro hanno avuto un bel da fare per organizzare la permanenza notturna dei figli. Si sono ritrovati in casa, per mangiare, chiacchierare, ridere, scherzare in un clima felicemente rilassato, di chi ha imparato a conoscersi e piacersi negli anni, di chi si è scelto ed è rimasto. E sono persino usciti in quell’ora in cui solitamente il sonno profondo è la coperta di Tizianeda, sono usciti per approdare in un locale vicino, come quando erano giovani giovani, in un locale consigliato a Tizianeda “E’ un posto bellissimo, pieno di musica, un clima internazionale, ci sarà anche un ragazzo bravo che canta”. E Tiziana avvolta da tanto entusiasmo, volendosi concedere un guizzo di mondanità, in quel posto è andata, trascinando anche gli altri. Sono arrivati attratti dalle chiacchiere e dalle risate dove 1. ha visto tanta tanta tanta tanta gente davanti all’ingresso, sulla strada 2. è entrata nel locale per incontrare l’amica divulgatrice e anche lì c’era tanta tanta tanta gente vicina vicina in uno spazio ristretto 3. ha detto tantissimi “permesso” per poter passare, ma nessuno pare sentisse. Ha creduto che forse dire permesso non è più cool, e che avrebbe dovuto iniziato a dare spintoni e spallate, ma la sua voce interiore le ha consigliato di non farlo 4. dopo neanche dieci passi all’interno del locale a forma di elle, Tizianeda ha rischiato di sbattere contro uno specchio attaccato al muro, dove la elle finiva all’improvviso come un vicolo cieco. C’era talmente tanta penombra che non si è vista riflessa, come una vampira 5. è uscita, chiedendosi “ma io che cavolo ci faccio qui?” 6. una volta uscita si è guardata attorno: la maggior parte degli astanti, aveva vent’anni o poco più 7. ha pensato che lei ed i suoi amici, in quel contesto, sembravano dei genitori ansiosi alla ricerca dei figli fuggiti da casa 8. ha pensato che venti anni prima si sarebbe tanto divertita ed entusiasmata per un locale come questo, odoroso di inquietudine giovanile, ma che oggi per lei è come un pianeta sperduto di un’altra galassia 9. il musicista che doveva cantare, alle 23 e 30 ancora non cantava. 10. gli ultraquarantenni hanno così deciso di abbandonare l’allegro convivio, per una lenta, sorridente e chiacchierosa passeggiata notturna, più conforme ai loro mutati gusti. Poi, serenamente, sono tornati ciascuno a casa propria.
“Sposo Errante mi sembra strana la casa senza i bambini. Mi mancano” “Anche a me”. Queste le ultime parole che Tizianeda e l’uomo adulto di casa si sono detti, prima di sprofondare in un sonno caldo.

Tizianeda

Tutto in una notte

I due adulti della famigliola, lo Sposo Errante e Tizianeda, un insolito venerdì sera, si sono tuffati in una gaudente movida, grazie al benevolo soccorso degli zii- fratelli di Tizianeda e dei loro coniugi, che per una notte hanno preso in consegna il seienne e la decenne.
Tizianeda è uscita da casa eccitata come un’adolescente al primo appuntamento, elegante ed imbellettata, del tutto incredula che ad aspettarla c’erano ben due diverse serate danzanti.
L’uomo adulto è uscito da casa con le sue comode scarpe ai piedi, pazientemente consapevole che fra qualche ora, avrebbe cercato di sottrarre la sua sposa dalla pista da ballo….. inutilmente.

Festa nr. 1
La ragazzina di casa fa parte di un gruppo laico Scout. Gli adulti dell’associazione, per autofinanziarsi hanno organizzato una serata musicale, con una band di cinquantenni, indigena e filo Baden Powell.
Ad aspettarci, decine di volti sorridenti dalle età altalenanti, in un locale con le ventole sul soffitto circondato da canne di bambù. C’erano gli Scout adolescenti di sedici diciassette e diciotto anni, c’erano i ventenni, c’erano quarantenni ed anche cinquantenni, c’erano uomini e donne di sessanta o settanta anni, uniti dall’universale desiderio di divertirsi, ballare, stare insieme, dentro un insolito e sano flusso generazionale. Tutti o quasi, incuranti del caldo che faceva sudare…. tanto.
Quando la band di cinquantenni ha iniziato a suonare il twist, una moltitudine di fianchi di tutte le età, ha iniziato all’unisono ad ondulare, come attivata da un arcano comando. Mentre la miscellanea di musica, gioia ed entusiasmo trasportava la miriade di bacini verso una serata allegra, data l’ora, l’uomo adulto di casa ed io abbiamo lasciato la festa nr. 1 per recarci alla festa nr. 2.

Festa nr. 2.
La moglie di un amico di infanzia dello sposo, di quelli che se anche non si esce insieme o si scelgono vite diverse, ci si vorrà per sempre bene, ha festeggiato i raggiunti quaranta anni, in un posto aperto, appoggiato sul mare come una nave ormeggiata. All’orizzonte la rassicurante visione di mille luci fluttuanti su montagne ingoiate da una notte lontana.
Quando siamo arrivati, siamo stati accolti da decine di respiri e volti sconosciuti, rallegrati da un tasso alcolico senza ritorno.
Un gruppo di donne magrissime, abbronzatissime, altissime, dotate di nasi perfetti e insolite bocche afro, si muoveva compatto, svolgendo all’unisono le stesse azioni: abbracciarsi, chiacchierare, ridere, bere, mangiare, ballare in cerchio…. come al liceo.
Gli uomini si aggiravano iperattivi sul rumoroso pavimento di legno, tutti con un bicchiere in mano.
Lo sposo della festeggiata, per darci il benvenuto, ci ha consegnato due bevande profumate di estate e limoni, composte da un liquido chiaro, ghiaccio e foglie di menta.
“Vado a ballare!” ho detto allo sposo, mentre abbandonavo il cocktail oscuro su un tavolo.
Ho approfittato della felice condizione di chi, ad una festa, non conosce quasi nessuno, come un’imbucata.
Ho chiuso gli occhi e ho iniziato a muovermi felice e sola. Ho aperto gli occhi dopo un bel po’. C’era un tipo palestrato cinquantenne che ballava accovacciato, facendo fluttuare le braccia verso l’alto.
Ho richiuso gli occhi. Poi qualcuno mi ha urtato. Ho riaperto gli occhi. Attorno al danzatore con le gambe piegate a 90 gradi, c’erano quattro donne nella stessa posizione che muovevano i sederi su e giù, vicino al pavimento. Lui sembrava un santone folle in preda ad una visione, circondato dalle sue adepte. Una donna con tacchi altissimi, vestito bianco corto, magra ed abbronzata si è unita alla setta danzante, rischiando di cadere più volte, con le gambe all’insù.
Ho richiuso gli occhi. Finalmente la musica ed io. Dopo un po’ ho sentito l’aria intorno spostarsi con forza. Ho riaperto gli occhi. Una quarantenne abbronzata e magrissima vestita con un mini abito nero si agitava convulsamente. Si abbassava sulle gambe, facendo serpeggianti movimenti con il bacino, per rialzarsi in un’ ola verticale. L’effetto domino è stato immediato. Sono stata circonda da corpi in preda a crisi convulsive, compreso il tipo palestrato accovacciato, ora con una bottiglia in mano, piena di liquido marrone, che ha tentato ripetutamente ed inutilmente di offrirmi.
Mi sono allontanata, ho richiuso gli occhi.
“La tortaaa!!!!”.
La musica si è spenta, e tutti, seguendo il flusso ci siamo recati per assistere all’irrinunciabile soffio delle candeline. Gli amici abbandonate momentaneamente le bevande allegre, si sono dedicati ad altra attività ludica: il lancio della torta sulla festeggiata e gli invitati.
Saggiamente la musica ha ricominciato a pompare forte.
Mentre mi avvicinavo alla pista, una donna non più giovane, vestita come Marta Marzotto a Portofino, ha deciso di socializzare con lo sposo errante invitandolo a ballare ed a bere qualcosa insieme. Lui l’ha guardata come se un alieno gli avesse proposto di vivisezionarlo per scopi sperimentali.
Caina, mi sono goduta il fallito approccio, pensando a quanto fosse stata sfortunata la signora, intercettando, per rallegrare la sua serata, l’uomo con il tasso alcolico più basso della festa ed il meno avvezzo ad incontri occasionali.
Poi son tornata a ballare, mentre lo sposo fuggiva da un amico sobrio.
Stavolta gli occhi li ho tenuti aperti per osservare lo spettacolo che mi girava intorno. Così ho ballato e guardato, guardato e ballato, perché quando ti si dispiega un mondo che è così lontano dal tuo, lo sforzo è quello di comprendere senza giudicare, di osservare per cogliere le sfumature, percepire le pieghe nascoste. E dopo occhi chiusi ed aperti, balli e musica, bottiglie ormai svuotate, visi veri e artificiali, allegria indotta che non c’era e divertimento sincero, io ed il paziente sposo siamo tornati a casa nostra.

P. S.: Ancora oggi non ho smaltito tutto quel danzare nella notte umida, tra cervicale, sinusite e dolori articolari.

Tizianeda