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La festa, i fidanzati, i lenti e i ricordi

La dodicenne è stata invitata alla festa di compleanno di una compagna di scuola. In casa. Con la presenza dei maschi, e di sparpagliate coppie di innamorati, in quell’età in cui, l’amore è distratto, volubile, informe, ingenuo, uno status da esibire con orgoglio agli altri relegati al ruolo paria di “non fidanzati”.
“Dodicenne tutto a posto ti sei divertita?”
“Sì”
“E cosa hai fatto?”
“Niente sono stata con la mia amica F., erano quasi tutti fidanzati”
“Quasi tutti che vuol dire”
“Tre coppie”
“Su quanti invitati’”
“Boh, almeno quindici…perché sorridi?”
“Niente…così, pensavo che alla tua età si ha una percezione delle proporzioni alquanto strana…”
Già quell’età, di cui Tizianeda ha ricordi nebbiosi e contrastanti.
Così per ritornare a quel tempo di mezzo e immedesimarsi con l’ingarbugliato sentire della ragazzina, ha interrogato la zia Dada, sua sorella, di 13 mesi più grande di lei, con cui ha condiviso la pre-adolescenza, le feste, i vestiti, le confidenze, le pene d’amore monotonamente sue – ché la zia Dada assorbita dallo studio non si abbandonava al lusso di sciocche distrazioni – la stanza, i giochi da bambini che resistevano alla progressiva perdita dell’infanzia, i professori e lo zio Peppino il fratello di due anni più piccolo.
“Zia Dada, ma a che età abbiamo visto pomiciare le prime coppie alle feste. Eravamo al liceo vero?”
“No, già alle medie. Ma in terza…”
“Santo cielo!”
Ha chiesto allo Sposo Errante, che ha avuto un’infanzia felice, selvaggia, di cortili, strade, bambini, pericoli, terra e sudore.
“Sposo Errante?”
“Sì Tizianeda”
“Quando ti sei accorto per la prima volta delle ragazze, dico nel senso di accorto accorto…”
“Dodici, tredici anni”
“E cosa è successo?”
“Ho smesso di divertirmi…”
Allo zio Peppino, no, ha preferito non chiedere, chè i fratelli hanno il talento oscuro di generare panico e terrore.
Poi ha chiesto all’ottenne, perché le indagini per essere serie e approfondite devono condursi trasversalmente : “Ottenne ma a te di una ragazzina cosa ti colpisce maggiormente?”
“Mamma, lo so che ti deluderò, ma non è il carattere come vorresti, è la bellezza…il viso…poi la bambina M. quando alle feste è vestita elegante…la guardo di più perché è … così bella…”
“Capisco…” maschi…
E poiché il suo campione Istat immediatamente reperibile si era esaurito, Tizianeda si è addentrata nella nebbia fitta dei suoi ricordi pre-adolescenziali, in quel tempo veloce e confuso degli anni della scuola media.
Ed eccola lì alle feste in casa, compagni inclusi, capelli corti e informi, un po’ come il resto. Con la musica anni ottanta, che si ballava tutti, con corpi insicuri e impacciati, come quelli di oggi, anche se pare, oggi, non si balli più. Con i cambiamenti in corso inesorabili e ingestibili. Femmine e maschi a scrutarsi furtivi, con l’urgenza di archiviare l’infanzia. E poi i balli lenti, a dondolarsi come le gondole di Venezia, braccia distese a scongiurare l’imbarazzo dei corpi, distantissimi e ingessati che in mezzo poteva passarci un treno, una mandria, un fiume in piena, lo Stretto di Messina, la banda musicale del paese, la processione del Santo.
E poi…meglio rinfittire la nebbia lasciando lì nascosti questi ragazzini anni ’80 a dondolarsi a distanza di sicurezza, loro non così diversi dai nostri, in quell’ età buffa e innocente.

Buon inizio settimana dondolante a tutti!

Tizianeda

Di questi tre giorni…

In questi giorni di fine marzo, Tizianeda e la dodicenne, loro due sole, si sono concesse un incontro ravvicinato con una città, che è un po’ come il sugo della nonna Santa Gina, chè non ci sono abbastanza aggettivi per definirla, o come le sue polpette: patrimonio dell’umanità. Hanno invaso con il loro allegro disordine da comune hippie, la casa luminosa e accogliente degli zii M., lasciando nella città sbilenca, due maschi dalla età i caratteri le priorità differenti, a tessere un’intesa senza la presenza di interferenze femmine.
Di questi tre giorni Tizianeda si porterà:
– lo sguardo di una donna, che ha imbrigliato il suo sguardo dentro un tempo denso. Uno sguardo da un luogo altro. Uno sguardo pece, uno sguardo che rimanda la sensualità carnale della vita, dispetto alla sorte e alla morte. Uno sguardo che racconta senza disvelarla la sua complessità ossimora, che è un invito a fermarti, a guardare dentro il nero. Uno sguardo che senti nella pancia e nel respiro e nel battito accelerato e smuove giù fino in fondo un’essenza che non sai, ma che è anche la tua. E poi la intuizione magnifica di un bambino di una scuola elementare con il dito teso a indicare un quadro: “guardate c’è Frida”. Frida Kahlo, la donna, l’artista messicana, lì presente con i suoi autoritratti, nelle stanze delle Scuderie del Quirinale.
– la primavera. Nel giubbotto colorato della dodicenne, nelle urla acute e trasparenti delle sue amiche coetanee incontrate lì, nei loro abbracci assoluti, come assoluto è il sentire a quell’età. La primavera nell’aria chiazzata di macchie cipria in movimento, rilasciate da alberi dalla generosità fugace e perfetta. Architetture fragili di bellezza profumata, che quasi non ci credi.
– la città. Perché Roma è un luogo che gli occhi non si stancano mai di guardare e stupirsi. Perché è un posto che ti lascia addosso il desiderio di ritornare e un senso inappagato e nostalgico di bellezza troppa.
– qualche chilo in più distribuito in parti dannatamente diseguali sul suo corpo – ché la zia M., accidenti, cucina da Dio – unito al mantra ossessivo, secondo cui sicuramente lei, lunedì inizierà una dieta triste triste.

E buon inizio settimana a tutti voi (ovviamente non triste triste).

Tizianeda

Prime volte

Le ragazze dei 90 mq sono salite insieme su un aereo, loro senza i due maschi di casa, lasciati a terra a cavarsela da soli, per la prima volta. “Femmine con le femmine, maschi con i maschi”, ripetendo un mantra che pare sia stato coniato un tempo, da qualche illuminato bambino di una scuola elementare. Tizianeda sola su un aereo insieme alla dodicenne, per assolvere a una promessa fatta a lei, la ragazzina, e a se stessa, che con questo viaggio celebra un’altra prima volta. Chè non si è mai troppo grandi, mai troppo completi, mai abbastanza curiosi per le prime volte. E poi, mai mai è troppo tardi per celebrare tutte le prime volte, che ti fanno sentire in movimento dentro il flusso di un viaggio che può ancor regalarti l’incanto, per superare il propri imiti e le paure cha accidenti ti imbrigliano.
Così, prima di allontanarsi, con lo Sposo Errante si sono scambiati reciproche raccomandazioni – “”mi raccomando Tizianeda, non essere distratta come al tuo solito, non perdere le cose, stai attenta, scialati… ” ecc ecc… “mi raccomando Sposo Errante, divertitevi con l’ottenne lo so che mangerete porcherie che giocherete ai video giochi e forse farete cose pericolose…” ecc ecc…
E poi, nella città sbilenca a pochissimi chilometri dai 90 mq è iniziata la complessa macchina organizzativa dell’accudimento culinario “ cosa gli preparo in questi giorni da mangiare, ma per colazione cosa mangiano e all’ottenne?” ecc ecc “Nonna santa Gina, mamma dello Sposo Errante, tranquilla lascia che se la cavino da soli, preparagli quello che vuoi, all’ottenne lo sai, basta un piatto di pasta e lenticchie, le tue polpette al sugo patrimonio dell’umanità, la tua salsa che nessun aggettivo per lui è abbastanza” ecc. ecc….
E ora che è arrivata in questa città altra, ora che dagli oblò ha visto un enorme aereo, proprio quello dell’America di Obama, fermo sulla pista, che ammiccando ha detto proprio a lei: “yes you can!”, ora che insieme alla ragazzina di casa ha fatto scivolare sull’asfalto le ruote della valigia, ora che è stata invasa della grazia e della bellezza di questa città. Insomma ora Tizianeda, sente che ovunque vada può continuare a sentirsi a casa, può sconfiggere la paura, può concentrarsi sullo sguardo fuori, perchè la casa in cui abita avvolta e protetta è lei.

Tizianeda

Na na na na

“Quindi ad alcune di voi piacciono i “One Direction” e ad altre i “Green Day“. E’ come quando ero giovane io… a chi piacevano i Duran Duran e chi preferiva gli Spandau Ballet”
“A te mamma?”
“I Duran Duran, ma anche qualche canzone degli Spandau, come quella che faceva…mother says must be nanananana…and we made our love ….and throught the barricade…nanananananana”
“Mamma ti prego ti vedono…”
“Ma no siamo in macchina… che ricordi, e poi ce ne era un’altra che quando la sentivamo ci struggevamo tutte… era dei Duran Duran…come si intitolava… uh “Save a prayer” …don’t say a prayer for me now, save it till the morning afteeeeer…na na na..”
“Non ricominciare, non ballare , quel signore nella macchina accanto se ne è accorto, ti guardava…”
“Ma dai dodicenne mi stanno riaffiorando i ricordi. C’era pure il cantante dei Wham, come si chiamava accidenti…quanti lenti non ho ballato con le sue canzoni”
“Non ti invitavano mamma?”
“No. Sono diventata bellissima soltanto qualche anno dopo…cosa fai ridi?
”E poi c’era “Il tempo delle mele”…lo sai quel film…”
“Sì mamma”
“Praticamente c’è una festa, con tanti ragazzetti e ballano tutti e si muovono come matti e all’improvviso il protagonista mette le cuffie alle orecchie della protagonista e parte una musica lenta che fa…”
“Ti prego mamma non ricominciare a cantare…”
“Sì insomma mentre tutti ballano intorno concitati, quei due ballano un lento e lei ha le cuffie nelle orecchie…allora c’erano le cassette…lo sai cosa è il gelosino…”
“Sì roba dei tuoi tempi…”
“Ma voi i lenti alle feste non li ballate più vero? Roba dei miei tempi ormai…”
“Si mamma tranquilla”.

E un saluto nananana a tutti.

Tizianeda

Dodici

Le scarpe da tennis. I pantaloni, jeans è meglio. Leggins scuri. Le gonne no. Neanche i vestiti. Le magliette e le felpe. I capelli lunghi, sciolti, spettinati. Dita tra i capelli. Un gesto antico, femmina. Specchio specchio delle mie brame che accidenti a te, non mi soddisfi mai. Apparecchio ai denti. Uffa. La tuta da ginnastica – divisa della scuola. Uffa di nuovo. Lo smalto azzurro sulle unghie delle mani. Consumato. Le risate con la mano sulla bocca e la testa tra le spalle. Gli occhi di quel colore strano. Azzurro, verde, grigio? Il naso. Troppo grande dici. Le prove di femminilità. I ragazzetti. Grrr. Le amiche, che a volte ci litighi. Quel cantante lì, quanto è bello. Lo stesso film visto più di dieci volte. L’imbarazzo. Studiare. Finire presto di studiare. I libri, i quaderni, il mignolo della mano sinistra sempre sporco d’inchiostro. L’ironia. Il senso della giustizia. Le bugie. Il silenzio solo tuo e poi, improvvisa, la logorrea da condividere. Baci e abbracci vi voglio bene da morire. Sguardo torvo non vi sopporto lasciatemi sola. Il corpo che cambia dentro e fuori, come la terra. La bellezza complicata di questo tempo di mezzo. L’allegria che esplode. La malinconia che arriva. Le prediche che noia. La ricerca di una forma. Solo tua. L’umore, un pentagramma pieno di note. L’entusiasmo dilatato. Le sensazioni nuove. La sera le coccole. Meno male. La sera è il tempo per ritornare bambini. Il mondo che si offre, la voglia e la paura di scoprirlo. Tuo fratello. Noi. Tu. Ragazzina. Quello sguardo che mi innamora da dodici anni ormai. Fino a oggi. E poi ancora e ancora.
Auguri ragazza mia. Auguri mia tutta bella A.

Tizianeda