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La risposta inesatta

– Mamma come si chiama quella cosa lì che ti batte forte il cuore all’improvviso?
– Si chiama amore, tredicenne.
– Mamma, smettila! Dammi la risposta giusta.

La risposta giusta è “tachicardia”, tredicenne. La risposta inesatta è “amore”. Perché l’amore è inesatto e sfalsato, in questa nostra esistenza bizzarra. E prima della risposta “amore”, c’è sempre una domanda sbagliata o inesatta anche lei. Le domande hanno la pretesa di definire e l’amore, amore mio, imparerai che definire non si può. O forse è lui la domanda e per questo non può essere contenuto in una risposta. Però il cuore c’entra con l’amore. Quando io vedo te o tuo fratello e vi guardo che voi non mi vedete ché siete assorti in qualcosa, per esempio, il cuore mi batte forte. E quando mi emoziono, il cuore accelera la corsa come se si volesse staccare, sussulta attirato da un oggetto misterioso. Poi ho capito perché il cuore impazzisce quando si ama. Perché ogni cuore attrae, contiene, custodisce. E così i battiti si moltiplicano. E non ti sto parlando solo degli uomini, che un giorno incontrerai e che so faranno scalciare il tuo cuore di donna. Parlo del mondo fuori e della grazia che te lo farà sentire. Parlo del tuo universo dentro, che dovrai curare come un giardino segreto, di cui far percepire la freschezza dei suoi profumi. Però non chiedermi mai cosa sia l’amore, perché io ancora non l’ho ben capito. Mi sembra di intuirlo a volte, di sfiorarlo, ma rimane sfocato, come i sogni della notte remota, che sei sveglio e cerchi di ricomporli. Però sono certa, che pur non potendolo definire, se tu non dovessi più sentirlo, te ne accorgeresti. Sarebbe come un silenzio che all’improvviso diventa rumore, una solitudine scomposta, una corrispondenza interrotta. Per questo ti dico, custodiscilo dentro di te, qualsiasi cosa diventi la tua vita. Apri le braccia, amore mio. Diventa tu la risposta inesatta.

Tizianeda

Ma sei proprio sicuro, sicuro?

– Santo cielo Sposo Errante, perché mi fissi in quel modo strano? Ho capito a cosa stai pensando…che sono ingrassata, ammettilo! Sono ingrassata?
– Sì Tizianeda, in effetti…
– Ma come!? Veramente? È la prima volta che lo confessi…lo sapevo, ho mangiato troppo in queste due settimane montanare… avrò messo almeno tre chili…me li sento tutti, ma perché, perché me lo hai detto?!
– Tizianeda vedi che stavo scherzando…
– Non c’è proprio niente da ridere, santo cielo! Non si scherza con le donne su queste cose. Al massimo si mente spudoratamente …
– Che faccia che hai fatto, mamma mia. Dai vieni qui, stai benissimo.
– Uff…ancora mi devo riprendere, non lo fare mai più. Ma sei proprio sicuro sicuro che non sono ingrassata?

Tizianeda non è proprio sicura sicura di non essere ingrassata in questi giorni estivi anarchico-culinari. E non è proprio sicura sicura che lo Sposo Errante stesse scherzando o ha preferito una salvifica bugia per istinto di sopravvivenza. Ha così deciso di non approfondire, per preservare l’armonia familiare e il suo equilibrio psico-fisico. Comunque, vista la definitiva discesa dai monti della famigliola, da oggi ha ripreso le sue passeggiate a passo svelto e solitarie con il mare accanto.

Tizianeda

Il giorno del Signorhopauradite Dentista

“Santo cielo novenne, ma quelle sono due carie!”. Questo ha detto Tizianeda al più piccolo di casa, che se avesse proferito “scateniamo l’inferno!” sarebbe stato uguale. Perché il novenne, prima di approdare nello studio del Signorhopauradite Dentista, per una settimana a Tizianeda ha parlato soltanto di carie. Ne ha parlato mentre lo accompagnava a scuola e al ritorno da scuola, durante i compiti, mentre camminavano per strada per qualsiasi altro motivo. Ne ha parlato la sera durante la cena e a letto in quei minuti solitamente rilassanti di chiacchiere e coccole prima del sonno. Ne ha parlato appena sveglio, mentre si vestiva, mentre pranzava, faceva la doccia, la cacca e la pipì. Poi il grande giorno è arrivato. Il giorno del Signorhopauradite Dentista.
E’ entrato con Tizianeda in una grande sala luminosa, con tante sedie disposte lungo il perimetro della stanza, con grandi poster pieni di foto agghiaccianti di denti marci che lui ha guardato a uno a uno, imperturbabile. C’erano una pianta e tante riviste di moda su un tavolo basso. C’erano sparsi ovunque e in bella mostra fogli esplicativi per gli appassionati di carie et similia. Il novenne li ha studiati tutti. Anche Tiziana su esortazione del novenne. Spera non la interroghi mai.
Poi è arrivato il loro turno. “Signora Tizianeda, prego!” “Ma devo entrare anche io?” “Sì signora, la prima volta sì”.
Così Tizianeda e il novenne sono entrati nella stanza del Signorhopauradite Dentista. Il ragazzino ha fatto millemila domande alla segretaria, millemila domande all’assistente paziente e millemila domande al dottore. Il Signorhopauradite Dentista, la sua assistente paziente e la segretaria hanno sempre risposto, non hanno mostrato segni di sfinimento e non hanno mai smesso di essere sorridenti. Hanno detto che le carie del novenne non sono due ma quattro e dovrà mettere un simpatico apparecchio. La cura inizierà tra due sedute, per dare il tempo a lui di ambientarsi e forse anche a loro.
Il novenne è uscito dallo studio soddisfatto. “Sai mamma, credo proprio che questo studio dentistico sia adatto a me!” “Anche io novenne lo penso”.
Le madri dopo il secondo incontro, non le fanno più entrare nella stanza del Signorhopauradite Dentista. Tizianeda aspetterà nella sala luminosa, fiduciosa. Magari leggerà qualche rivista patinata piena di signorine perfette e distanti che sembrano disdegnare gli incastri della vita e le complicazioni tenere di una carie.

Tizianeda

Tizianeda, la tredicenne e il fitness creativo

Lo ha fatto per stare con lei, ché il tempo passato insieme crea complicità e dialogo, per incentivare la sua indole pigra, per incoraggiarla e perché le piace guardarla mentre si muove. E così, anche se non rientrava nell’elenco delle diecimilasettecentoquarantaquattro priorità della sua vita, ha iniziato ad andare in palestra. Con la tredicenne appunto, la quale, colta da improvviso entusiasmo, ha detto che ok potevano andare insieme a condizione che Tizianeda non avrebbe interagito con nessuno, non avrebbe cazzeggiato, riso, fatto movimenti strani, si sarebbe mostrata asettica e possibilmente invisibile. Cioè tradotto nel linguaggio adolescenziale, non l’avrebbe messa in imbarazzo. Così appena arrivate, un istruttore serissimo e perentorio le ha fatte salire su un tapis-roulant, che è quell’aggeggio che cammini e cammini come una forsennata ma ti trovi sempre al punto di partenza, e quando scendi il pavimento ondeggia, come la strada a un marinaio ubriaco arrivato a terra dopo un viaggio periglioso. Poi l’istruttore serio e perentorio le ha fatta sdraiare sui tappetini gommosi stesi sul pavimento. Ha iniziato ad assegnare a madre e figlia quegli esercizi che devi contare i movimenti che fai e se non sei concentrato ti confondi. Tizianeda si è confusa. Mentre conta pensa, guarda quello che le succede intorno, osserva l’adolescente e vede che è bella e si dice che le piace essere lì insieme anche se la tredicenne le chiede a intervalli costanti: quanto manca, quando torniamo a casa, che si mangia stasera, che ore sono, che si mangia stasera, che ore sono. E poi quando si avvicina l’istruttore serio e perentorio e le chiede se ha finito di contare, lei risponde sì ho finito di contare, anche se non sa a che numero sia arrivata ché il suo è un conteggio creativo, un po’ numeri e un po’ flusso di pensiero, che è una cosa bella a pensarci, perché va tipo così 1234…………………………………….20. Poi a un certo punto, madre e figlia dicono che è tardi e devono proprio andare. Tizianeda fa tutto quello che all’adolescente terrorizza, cioè ride, scherza, si muove e si rende visibile, l’adolescente si imbarazza, l’istruttore serio e perentorio finalmente sorride, e le due tornano a casa chiacchierando o stando in silenzio. Ed è bello così, ché a pensarci, loro due sole e insieme non ci stanno quasi mai.

P.s.: Tizianeda che è andata già due volte in palestra, vorrebbe tanto chiedere allo Sposo Errante se nota dei cambiamenti nel suo fisico…ma niente non lo fa, teme troppo il suo realismo estremo che non tiene conto dell’importanza non della domanda, bensì della risposta.

Tizianeda

L’invito, la torta e le coppie

Sono stati invitati per la prima volta in casa di una donna gentile e avvolgente, con il sorriso, gli occhiali e i capelli neri neri e tanti. E di suo marito che a parte i capelli è proprio come lei. La sera di San Valentino. Tizianeda insieme allo Sposo Errante, poiché ci teneva proprio a far vedere che donnina compita sia, è arrivata in ritardo, trafelata e con una torta fatta in casa floscia e disadorna, perché per la fretta non aveva acquistato decorazioni e il forno stronzettino dei 90 mq non aveva collaborato. La torta fatta in casa più triste dell’universo interplanetario il cui aspetto ascetico era accentuato dall’estetica succulenta dei dolci portati dagli altri invitati.

“Nascondetela se potete, magari la mangiate inzuppata nel caffè o nel latte, che di sapore sarà buona…spero”.

Poi la serata è proseguita in un grande salone pieno di persone, pieno di coppie. E Tizianeda tra risate, chiacchiere e giochi, ha osservato e osservato (scusatela è più forte di lei, non si rilassa mai in fondo) e ha riflettuto. Perché lì dentro, in quel salone luminoso, erano tutte coppie ultradecennali e c’erano anche rapporti di amicizia trentennali. E come si fa a non osservare fenomeni rari come questi senza stupirsi.
E Tizianeda si è fatta tante domande, su quale sia il segreto e l’alchimia e il desiderio di mantenere i vincoli amorosi, nonostante il delirio della vita e della quotidianità, nonostante noi stessi con le inquietudini, la voglia di essere altrove a volte, i vuoti e la ricerca incessante della felicità.
Si è chiesta quanto sia grande il desiderio di invecchiare con il grande amore della vita, quello con cui decidi di condividere la giovinezza all’inizio e poi gli anni che scorrono e si riempiono di eventi ordinari, incredibili o destabilizzanti.
E niente, Tizianeda le risposte non le ha. Sa quello che vuole per lei, ora, nonostante lei stessa. Sa che quando chiude gli occhi con il tipo che ha sposato molti anni fa, è la ragazza sfrontata con un bicchiere di vino di troppo in corpo, seduta sulle scale di una casa, a mostrare le gambe. Nella stanza c’è un ragazzo bello, che no, non noterà quella sera, ma solo dopo qualche mese, quando sarà perfettamente sobria.

P.S.: la torta non è stata nascosta. E’ stata riposta su un tavolo tondo insieme ai dolci riccamente decorati. Ci sono fotografie a testimoniarlo.

Tizianeda

Ma tu sai cosa vuol dire “sesso”? E un post scriptum

Il sabato è il giorno della settimana in cui tutta la famigliola al completo pranza serena attorno alla tavola. Di solito serena…
“Mamma sai che mi ha detto un bambino a scuola oggi, solo perché mi vede spesso chiacchierare con C.?”
“No ottenne, dimmi”
“Che io e lei facciamo sesso”
Santo cielo benedetto!!
“Ma tu sai cosa vuol dire “fare sesso”?”
“No mamma”
Inspira espira, la voce non ti trema, sei una svedese progressista, ce la puoi fare… Sposo Errante dici qualcosa… ho capito parlo io…
“Vedi tesoro, e ascolta anche tu dodicenne…”
“Mmm”
“Ecco, il bambino sicuramente non sa cosa significhi la parola “sesso”. Perché il sesso è un modo di esprimere amore con tutto il corpo, ma riguarda gli adulti consenzienti…sapete che vuol dire consenzienti, vero? Bravi. Io e papà per esempio che ci vogliamo bene, per poter avere voi abbiamo fatto sesso, così papà ha piantato un semino nella mia pancia dove si trova l’ovulo che è come un nido caldo…Sposo Errante vuoi aggiungere qualcosa?”
“No, no, vai benissimo, continua tu…”
Sembra una lezione di giardinaggio. Ma è sicuro che si comprende il racconto del seme e dell’ovulo…sempre meglio dell’ape e del fiore…glielo dico anche che il sesso è una cosa molto divertente…naa, non sono abbastanza svedese progressista… avranno tempo per capirlo fra molti molti anni…che fatica…
“Insomma, i bambini per dirsi che si vogliono bene ed esprimerlo con il corpo, si danno i bacetti sulle guance o si abbracciano e questo non si chiama sesso, è affetto, ma non sesso. Gli adulti innamorati possono esprimere questo sentimento anche con il sesso che è più di un bacetto e un abbraccio”
Decisamente di più in realtà…anche questo lo capiranno un giorno…quante volte ho pronunciato la parola sesso? Santo cielo!
“Ok bambini, se non avete domande vi potete alzare da tavola…”
Abbiate pietà della vostra mamma…alzatevi…
“No mamma, non abbiamo domande da fare, grazie…vieni ottenne andiamo a giocare…”.

P.S.: Sabato, oltre a intavolare conversazioni amene con i due minori, Tizianeda e lo Sposo Errante, nella loro città sbilenca, hanno partecipato alla iniziativa che si teneva contemporaneamente in altre città Italiane, chiamata “Slotmob”. In sostanza sono andati in un bar, il Bar Strati, dopo avere accompagnato i bambini a scuola e hanno ordinato un caffè, attività che piace molto qui nel sud suddissimo. In questo caso il caffè sapeva ancora più di buono, perché nel bar scelto e indicato dalle associazioni aderenti, invece delle spaventose e orride e idrovore Slot-machine ci sono un rassicurante e paterno biliardino, un proprietario gentile con un mucchio di certificati in regola e le tazzine del caffè calde (anche se non è quest’ultimo il motivo per cui è stato scelto). Arrivati lì volti sorridenti e decisi, hanno parlato della dipendenza da gioco d’azzardo, delle responsabilità dello Stato, ma anche di cambiamento sociale, di etica, di responsabilità civica, della propria città. E tutto questo a Tizianeda è piaciuto molto, rendendola speranzosa.

Un saluto “peace and love” a tutti.

Tizianeda

Io ti sceglierei sempre

“Sai mamma, oggi a scuola ho detto una cosa alla bambina M.”
“Ma dai ottenne, la bambina M., quella che ti piace tanto?”
“Sì, lei. Vuoi sapere cosa le ho detto?”
“Eh certo!”
“Le ho detto: che ci posso fare se mi piaci così tanto”
“Nooo, ma lo sai che ci vuol un bel po’ di coraggio per esprimere certi sentimenti…”
“Infatti mamma, sono stato coraggioso anche se mi sentivo morire, ma dovevo dirglielo per forza”
“Ma come mai le hai detto così?”
“Stavamo facendo un gioco che si chiama: obbligo verità giudizio salvataggio bellezza simpatia. A me è toccata “bellezza” e chi dovevo scegliere secondo te?”
“E se ti usciva per esempio “Verità”?”
“Sceglievo lo stesso lei perché la verità è che mi piace tanto…”
“E quando scelgono te cosa dicono?”
“Veramente non mi scelgono quasi mai, anzi MAI”

Ecco, ho fatto la domanda del secolo. E ora? Vorrei dirgli che io per ognuna di queste parole lo sceglierei e gli racconterei una storia…
Obbligo: ti obbligo di darmi un bacio. Ti obbligo di sorridere, di disegnare bambini volanti e felici e liberi sui fogli bianchi, sui muri, sull’asfalto, in mezzo alle stelle, sull’acqua, nel cielo azzurro, sotto i cuscini, dentro i tuoi sogni e nei sogni di chi vuoi tu, tra i capelli, sulle mani, sulle facce tristi.
Verità: che ci posso fare se mi piaci così tanto. E io, in questo caso, non ho bisogno del coraggio per dirtelo.
Giudizio: no che non ti giudico, ti accompagno, ti guido, ti consiglio, ti amo, ti sgrido, ti spiego, ti guardo, mi preoccupo, mi inorgoglisco, sbaglio, mi domando quale sia la cosa giusta da fare e dire, mi viene il mal di pancia e il nervoso, ma non ti giudico.
Salvataggio: mini elenco delle cose che ci salvano: 1. Un abbraccio, ma che duri almeno il tempo di una canzone lenta 2. La cretineria che ci coglie improvvisa la sera prima di addormentarci 3. Un “ti voglio bene”, quando meno te lo aspetti, come un agguato dietro l’angolo. Se aggiungi un bacio con lo schiocco vale doppio. E se arriva quando sei triste, vale triplo. E se è dentro un abbraccio lungo il tempo di una canzone lenta e sei pure triste, il quadruplo.

Bellezza: passo. Non sono un arbitro imparziale. Per me tu sei bellissimo. Punto.
Simpatia: non sempre sei simpatico, quando sei irremovibile non lo sei o quando la sensibilità, accidenti troppo simile alla mia, ti imbriglia. Ma tu hai l’arguzia dei visionari e sai giocare con le parole. E questo ti rende molto simpatico.
Ecco ho finito. Certo non gli dirò:” io ti sceglierei sempre”, chè fa troppo mamma mielosa, chioccia iper-protettiva. Ora penso a qualcosa di moderno e sagace. Degno di una madre nord-europea matura e irremovibile che sa calibrare nella giusta dose dolcezza e durezza, propendendo più verso la seconda.

“Mamma non dici più niente?”
“Pensavo, ecco…sì insomma pensavo amore, che io ti sceglierei sempre…”

Tizianeda

Agli estremi della catena alimentare

“Perché hai quella faccia undicenne?”

“No niente è che a volte ci penso”

Tizianeda, lo sa bene cosa significano la voce con la tremarella e gli occhi  immensi, che invadono   la stanza di quel colore, che non è verde, non è azzurro, non è grigio. Perché anche Tizianeda a volte ci pensava con quello stesso sguardo, in quell’età che sei in bilico su perché irrisolti.

“E’ che a volte penso alla morte mamma e penso che dopo non ci sia niente. Tu che dici mamma”.

“Ecco insomma, è normale che ti poni questa domanda ed è normale che a volte hai paura … e comunque papà dice che qualche cosa ci sarà di sicuro, e papà lo sapete non sbaglia quasi mai, e poi scusa non siamo vissuti per milioni e milioni di anni e ti preoccupi adesso?”

“Però mamma! hai ragione”.

Tizianeda non sa quale intuizione fortunosamente uscita dalle sue labbra non del tutto rilassate, abbia riportato la undicenne nel mondo delle certezze quotidiane. Non sa se è  stata la acquisita consapevolezza della normalità della paura, o la coscienza che il papà ne sa molto più di lei, del tutto ignorante quando si parla di universo, stelle, spazio, buchi neri e roba del genere. O se è stato quel  pensiero filosofico venuto all’ultimo, anche se espresso  in forma primitiva. Ma qualunque sia stata la causa del suo ritorno all’ordinario senza tempo,  la undicenne e l’altro debosciato settenne, dopo si sono persi in complesse e più serene dissertazioni zen-metafisiche.

“Tu in che cosa ti vorresti reincarnare dopo la morte?” Ha chiesto  il fratello alla sorella.

E la sorella, la dolce undicenne dopo molto meditare ha deciso che si reincarnerà in un simpatico animale, che secondo studi fatti dalla ragazzina,  pervicace spettatrice di documentari su belve feroci, è il più temuto della foresta, persino dai leoni che preferiscono stargli alla larga. “In una iena!”.

Quanto al settenne, lui,  trasferirà la sua anima dentro il corpo di un imperturbabile, serafico lento ciccionissimo e felice bruco. Insomma due figli agli estremi della catena alimentare animale che speriamo si rincontrino e si riconoscano.

 

 

Tizianeda

Prendila sul serio

“Mamma perché se le figure mistiche di Babbo Natale e della Fatina dei Denti non esistono, dovrebbe esistere Dio?”
“…”
La decenne mi incalza
“Ma allora quando muori che succede?”
“Non lo so non sono mai morta”.
“Mamma smettila!”. Ride.
Il seienne è più diretto…ed inquietante.
“Io penso che tu moriraiprestononmivedraicrescereenonvedraiimieifigli!”.
“E’ una profezia? Ma perche non coinvolgete anche papà nei vostri discorsi?””
“Mamma smettila!” Ride.
Non posso spiegargli qualcosa che non so o di un aldilà in cui non credo più da un bel po’. Però gli parlo della vita che è il mistero dei misteri e della sua complicata bellezza, e prima o poi gli leggerò quella poesia che dice “la vita non è uno scherzo”….anche se io faccio sempre la buffona.

P.S.:
“(…) La vita non è uno scherzo,
prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio,
pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli,
ma perché non crederai alla morte,
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.” N.H.
Buona vita a tutti.

Tizianeda