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Quando ballavamo il Rock and Roll

“Ti ricordi Tizianeda che quando eravamo ragazzine, insieme ballavamo il rock and roll?”
“Santo cielo Dada, me ne ero dimenticata… eravamo anche brave”
“Sì eravamo brave”
La vita, nel suo essere stramba, sparge all’improvviso diaframmi di ricordi, quelli lontani, dell’infanzia.
Quando a Tizianeda, sua sorella Donatella – che lei chiama da un tempo indefinito Dada, così è tutta sua almeno nel suono – le ha ricordato quanto fossero brave a fare piroette copiate da quelli bravi della televisione, erano poggiate con i gomiti alle assi di legno di un letto.
Attorno lo stesso letto, come una corona, c’erano il fratello, lo zio Peppino e la mamma vecchietta.
Nel letto c’era loro padre. Nei tempi dell’attesa, la memoria reclama il suo spazio e il cuore una pausa.
Nell’aria statica della stanza, all’improvviso, sono apparse due decenni che con una mano si tenevano, mentre con le gambe saltellavano, piroettavano, giravano, si scambiavano di posto. Serie, sudate, concentrate. Sua sorella Dada con le labbra serrate nello sforzo dell’esecuzione, Tizianeda a seguirla fiduciosa e pronta a farsi prendere mentre le saltava a cavalcioni. Ci si sentiva immortali in quegli attimi, dei super eroi felici.
Ed ora che il letto è vuoto, che loro non sono più appoggiati sulle sue sbarre, e Tizianeda è ritornata a casa insieme alla mamma vecchietta con i suoi fratelli, le piace pensare che proprio in quella stanza, le due ragazzine continuano a ballare, sudate, concentrate e invincibili, come i super eroi che sanno la fragilità.

Tizianeda

Famigliola days

La famigliola di Tizianeda è composta da una mamma, un papà, una tredicenne e un novenne. Una famigliola come tante, nulla di straordinario. Tizianeda sa che nella sua famigliola ci sta bene. Certe volte vorrebbe fuggire in un posto lontano e irraggiungibile, è vero, ma sa che quei 90 mq sono il luogo dove vuole tornare sempre. E sa che il fatto che la sua famigliola sia una famigliola come tante altre, non è tuttavia l’unico modo di essere famigliola. Mica il mondo gira attorno ai 90 mq! Cosa che sarebbe molto molto terrorizzante, a ben pensarci. Tizianeda sa, come lo sa lo Sposo Errante e lo sanno quei due minori che vagano per le stanze, che ci possono essere altri modi di essere famiglia con la stessa essenza e cuore della loro. E’ famiglia quando c’è un solo genitore, perché l’altro non c’è più, per uno dei tanti motivi della vita bestia. E’ famiglia quella in cui i figli non sono arrivati. E’ famiglia quella che ci si sposa nella certezza propria di un sacramento religioso e quella che ci si sposa nella certezza propria di un rito civile e anche quella che si decide di non volere né l’uno né l’altro ma insieme si sta bene uguale. E’ famiglia quella in cui ad amarsi sono un uomo e una donna, due donne o due uomini. Per non parlare di tutti i modelli di famiglia che ci sono nel mondo. Ma mi fermo qui per sintesi. L’importate è potere scegliere, l’importante è avere tutti gli stessi diritti, l’importante è sapere di essere in una società inclusiva, dove un modello diverso dal nostro (ma poi diverso in che senso?) è considerato normale, perché ognuno calza la scarpa che si adatta al proprio piede. Almeno così diceva mia nonna. Che poi ve le immaginate tante persone in giro a camminare, correre, guidare e sbrigare le mille faccende della vita con scarpe enormi o strette strette. Sarebbe un gran disastro, tutti a sentirsi scomodi e fuori posto, tutti di cattivo umore, tutti a camminare sghembi con un passo che non è il proprio o pieni di piaghe doloranti. Provate voi ad andare in un negozio e comprare delle scarpe di una misura non corrispondente alla vostra o a farvi convincere dal commesso zelante a farlo. Sarebbe una follia, una cattiveria. Sarebbe ingiusto. Sarebbe un furto al benessere dei propri piedi e del proprio passo unico e inimitabile. Come se per esempio imponessi alla cugina tacco 12 di indossare le ballerine. Me le lancerebbe contro. E non potrei proprio biasimarla.
Un saluto allegro a tutti voi e indossate le scarpe che vi piacciono. E poiché i tempi sono come sono, mando un bacio a tutti ma proprio a tutti.

Tizianeda

La felicità

La felicità è la bellezza che ti entra dentro gli occhi, dal finestrino di un aereo che decolla. E’ il mare placido, un foglio ruvido color carta da zucchero. E’ la prospettiva sbilenca, sono le nuvole sparpagliate e appoggiate sul dipinto in movimento, che se non fossi lì con il cuore accelerato, non potresti vedere. Così la paura si fa piccola e innocua, quasi simpatica.

La felicità sono i tuoi passi placidi senza la compagnia di nessuno. Sola a muoverti dentro una città grande grande, dalla bellezza troppa. E’ la distanza che senti di poter finalmente abitare, i pensieri fluidi e quel sorriso che proprio non riesci a levarti dalla faccia. E pazienza se domani le rughe attorno agli occhi saranno più profonde. E’ la lontananza che vivi come una rivelazione, come un bel posto dove rifugiarsi, a volte. E’ la improvvisa percezione che il tempo è un vento che ha smesso di soffiare troppo forte. Ecco, tutto questo è la felicità.

La felicità sono tre M e una I, che casa loro, quando approdi in quella città dalla bellezza sfacciata, è da ormai quindici anni anche casa tua. Da quanto la nipote M., aveva otto anni. Da quando la nipote I, era una promessa dentro il liquido primordiale della sua mamma. Da quando hai conosciuto la sorella dello Sposo Errante e suo marito, oggi zia M e zio M. La felicità è questa casa appoggiata sulla città di Roma.

La felicità è il primo pomeriggio, arresa tra i cuscini di un divano bianco. E’ leggere oziosa e in silenzio con la compagnia lieve della nipote I. “ Zia studio in questa stanza, così stiamo insieme”. Un silenzio perfetto e presente. Sì la felicità è anche questo.

La felicità è la mattina dopo con tua nipote M., che ti regala al ritmo di racconti e parole, pezzi della sua vita di studentessa universitaria, la sua sensibilità unica, il suo sguardo aperto al mondo, i progetti fuori dall’Italia, dove essere giovani è un valore da proteggere e considerare.

La felicità è seguire solo i propri ritmi come quando viaggiavi ed eri ragazza. Nel tempo in cui le soste pipì, cacca, i sono stanco, ho fame, ho sonno, quando ce ne andiamo, mi sto annoiando, non rientravano tra le priorità della tua vita. Sì la felicità vuole anche questo, ogni tanto.

La felicità è tornare a casa, dopo due giorni in quella città tanta. Trovare i due minori ancora svegli – “bambini non dormite è tardi” “vi aspettavamo mamma” – spalmati tra le lenzuola e i cuscini del lettone, che non hai il coraggio e il cuore ti imporgli i loro letti. Addormentarti felice insieme a loro, anche se sai che in due giorni come questi, ogni tanto vorresti ritornarci.

Tizianeda

Al Museo

Entusiasmo.

“Nooo, ma dobbiamo venire per forza!!?”
“Bambini, ma vi rendete conto che tutto il mondo ce li invidia?”
“Io preferirei stare a casa”
“Anche io, sul divano e con la coperta”
“Santo cielo!”

I guanti in lattice.

“Al museo non si corre, non si salta e non si cantano canzoni rap”
“I guanti in lattice li posso portare?”
“Ottenne, se proprio devi…santo cielo!”

I Bronzi.

“Bambini guardate, guardate che meraviglia, pensate sono stati trovati nel nostro mare e sono stati scolpiti più di 2000 anni fa…ma che emozione, guardate la barba e i riccioli, e le vene e che possenti, non mi stancherei mai di guardarli…poi andiamo a contemplare anche la Testa del Filosofo, ma che bello, che emozione…ehi ma mi state ascoltando… dove siete?”
“Io li sto guardando… ora andiamo?”
“Sono nudi…comunque ho fame…ce ne andiamo?”
“Santo cielo!”

Tizianeda e lo Sposo Errante, hanno deciso di portare i due minori al Museo più importante della loro città. Per dare a quei due gli stimoli culturali necessari alla loro crescita e la percezione di provenire da una civiltà sorprendente, i cui volti lontani sono simili ai nostri.
Nel mondo ideale di Tizianeda c’è una famigliola composta e strutturata che dinanzi ai fasti del passato si emoziona all’unanimità, come quelle famigliole del nord Europa perfettamente a loro agio dentro i musei. Nel mondo ideale di Tizianeda, ci sono due bambini che guardano stupiti senza fare domande, perché sapendo di andare ad assistere al genio dell’arte scultorea, spontaneamente hanno effettuato a casa ricerche di storia ellenica. Nel mondo ideale di Tizianeda, i figli si sono scambiati informazioni di scultura, poesia, filosofia, storia della Magna Grecia e soprattutto sulle meraviglie bronzee e virili dei due guerrieri, sul loro ritrovamento in mare, e sul loro rocambolesco restauro dai tempi biblici.
Nel mondo ideale di Tizianeda i due bambini, dinanzi ai Bronzi di Riace, si confrontano ad alta voce sulle nozioni acquisite richiamando l’attenzione degli astanti, che lodano la loro sorprendente cultura ma soprattutto rendono il giusto onore alla loro madre per aver allevato con cotanta cura ed attenzione e stimoli, quei due prodigi.
Nel mondo reale, Tizianeda spera che prima o poi i due ritorneranno da soli e spontaneamente a visitare il Museo della Magna Grecia , e guardando tutte le meraviglie esposte sentiranno di specchiarsi nella loro storia, sentendosi orgogliosi di provenire dal quel tempo grandioso.

P.s.: se per caso qualcuno andando al Museo, dovesse rinvenire un paio di guanti in lattice, tranquilli, sono dell’ottenne, al quale sono caduti dalla tasca. Se li indossate potreste essere teletrasportati in un’altra dimensione. Con lui, almeno, succede così.

P.P.S.: Buon Anno a tutti voi. E per una volta, Buon Anno speciale ai miei con-cittadini, che navigano con me in questo posto sbilenco. L’augurio di ritrovare la bellezza e la forza del passato ellenico, per ritornare a sentirci come quei due guerrieri fighissimi, senza vergogna delle nostre nudità.

Tizianeda

La pizza del sabato sera

Venerdì sera:
“Pronto Tizianeda. Elisabetta mi sta dicendo che è tanto che non mangia la tua pizza. Che fai impasti sabato?”
“Ciao, Peppino. Quindi tua moglie ti avrebbe detto di chiamarmi…se Elisabetta te lo ha chiesto, impasto. Venite”
Sabato pomeriggio ore 16,00:
“Tizianeda, questa sera viene nostro fratello a casa tua per la pizza?”
“Già Dada. Nostro fratello si è invitato usando i suoi soliti espedienti”
“Ma ne hai impastata abbastanza? E se veniamo anche noi?”
“Lo sai, zia Dada che ne impasto sempre in più…vi aspetto”
Sabato pomeriggio ore 18,30:
“Pronto mamma, sono la undicenne. Posso dire a F., che è qui accanto a me, di venire stasera a mangiare la pizza a casa nostra. Le ho detto che tu la fai buonissima”
“E certo. Dille di venire”
Sabato pomeriggio ore 18,35
“Pronto mamma, sono sempre io la undicenne. C’è anche S., che è qui accanto a me, posso invitare anche lei?”
“Tu che dici? Certo dille che può venire”.
I 90 mq della famigliola, impregnati dell’aroma di lievito farina e acqua, sabato sera sono stati occupati dai due fratelli di Tizianeda, la zia Dada e lo zio Peppino, le loro famiglie e le due compagne di scuola della undicenne: sei adulti, tre bambini, tre pre-adolescenti.
I sei adulti, hanno chiacchierato, i tre bambini hanno giocato, le tre pre-adolescenti si sono inabissate dentro una stanza, come spie in missione segreta dentro un sottomarino nascosto, con il loro mondo distante ed imperscrutabile.
I sei adulti hanno mangiato, i tre bambini sudato come avventori esagitati dentro una discoteca affollata. Delle tre pre-adolescenti ogni tanto arrivava l’eco di una risata, carpita per caso da Tizianeda, che sempre per caso sostava davanti la porta chiusa.
I sei adulti hanno riso parecchio, i tre bambini hanno improvvisato uno spettacolo di danza funky o hip- hop o qualcosa del genere e Tizianeda si è molto emozionata guardando il settenne che quando balla è bellissimo e felice.
Anche le tre pre-adolescenti, uscite dal rifugio hanno voluto far conoscere agli adulti presenti le loro capacità motorie-danzanti e Tizianeda si è molto emozionata guardando la undicenne ridere di una risata nuova che non le aveva mai sentito prima, una risata fresca da ragazza, dentro i suoi occhi di quel colore strano che non è azzurro ne’ grigio, ne’ verde.
Poi il caos si è dileguato, ognuno è ritornato nei propri metri quadri, i pupazzi abbandonati sono stati raccolti, la stanza rifugio delle tre pre-adolescenti arieggiata. Lo Sposo Errante colto dalla sindrome da casalinga disperata ha riordinato la cucina, per poi godersi il silenzio riconquistato. Perché per lui, che sì ama i fratelli di Tizianeda e le loro famiglie, che sa quanto lei sguazzi felice nella confusione allegra, ma in un’altra vita è stato un viaggiatore solitario o forse un asceta nel silenzio di una vallata o probabilmente il nonno montanaro di Heidi. Insomma per lo Sposo Errante, una serata così, piena di bambini, pre-adolescenti, grida, sudore, pupazzi e balletti, è più destabilizzante del “colpo di stato” di un dittatore sociopatico.

Un saluto allegro.

Tizianeda

Melicuccà nel cuore

Melicuccà. Un posto. E appartenenza, famiglie, memoria, giardino, cancello, fontana, racconti, infanzia, lumache, nonni e bis-nonni, fotografie sbiadite, tante, alberi, rose, ortensie, acqua che scorre, occhi persi nel tempo, credenze odorose, braciere, Pasqua, estate ma anche inverno, raduni festosi, scalinata di pietra, addii, Zia Lulù e zia Lena. E poi, gli uliveti custodi silenti di intrecci e storie e una casa ariosa nel verde, che se spalanchi le finestre – immense come timide gigantesse – rimane sospesa tra cielo nuvole e campanili.
Melicuccà e il bis-nonno Carlo, che era il medico di quei posti lì, della Piana, che ha visto la casa bianca, che c’era il giardino e c’era tanta acqua dentro un ruscello. E quel posto, lo ha sentito era suo, indissolubile e carnale. E in quella casa si è fermato. Ha portato la sua famiglia, in quella casa. Ha portato la moglie e tutti quei figli, c’era la mia nonna Bianca la primogenita, lei che mi chiamava Tizianeda. Ha portato i loro destini, il mio bis-nonno, in quella casa, i destini di tutti loro, e un po’anche i nostri, di noi che siamo venuti dopo. E loro, quelli prima di noi, quelli che hanno raccontato, hanno ammansito il tempo e lo spazio, facendo viaggiare questo amore qui, senza imprigionarlo muto in quegli anni lontani. Noi, nipoti e pro-nipoti, abbiamo raccolto le storie che ci appartengono. Le abbiamo raccolte dai nostri nonni, dai nostri genitori, le abbiamo raccolte dalle nostre zie, le sorelle della nonna Bianca, che non ci sono più, Lena e Lulù, che lì a Melicuccà, e nella casa ariosa sono rimaste, custodendo, come antiche vestali, il linguaggio amoroso delle vite in divenire, facendo entrare le loro parole nei nostri gesti e sguardi, lasciandoci un posto dove tornare, anche solo con la testa, ci hanno dato radici, solide come gli alberi di ulivo. Ci hanno lasciato l’amore per la vita, per i mattini e i giorni, l’amore per la conoscenza che deve essere umana e intelligente. Ci hanno lasciato il racconto di una terra che sa essere forte e luminosa.
E questo post è tuo, Elisabetta, che sei parte indissolubile di questo intreccio amoroso e Melicuccà, tu, la portavi nel cuore.

Tizianeda

Andata e ritorno

E insomma, Tizianeda e i due minori sono scesi da quel treno, che li portava alla stazione di L., per ricongiungersi con l’uomo adulto di casa. Non si è verificato alcuno degli eventi catastrofici immaginati dalla fantasia iperattiva di Tizianeda, che anzi si è divertita un bel po’ con la undicenne ed il settenne in quell’ora e mezza in movimento. Si è divertita nel vedere il piccolo di casa stupito da tutto quel mare che scorreva al di là dei finestrini, nell’attraversare con quei due matti tutti i vagoni, nel vederli giocare e ridere per un mucchio di scemenze, si è fatta coinvolgere dalla loro eccitazione per quell’inusuale e strepitosa estiva avventura ferroviaria, e si è sentita grata al destino, alla buona sorte ed al karma perché nessuno dei due ha avuto il bisogno improcrastinabile di accedere ai bagni ferroviari. Poi una volta scesi dal treno e recuperato lo Sposo Errante sono andati insieme nella cittadina di S., un posto con tanta acqua sale e sabbia bianca, dove vivono le tre cugine belle di Tizianeda, le figlie della zia Sisa che non c’è più, la zia santa, la zia di cui vi ho parlato, che accoglieva con sorriso stupito e innocente e la tavola imbandita, sciancati, barboni, gente triste, gatti orbi, uccelli zoppi e cani spelacchiati. Come se quello fosse l’unico modo di vivere possibile. Ha quindi visto la sua cugina tacco 12 bella e luminosa, che quando è con lei le sembra di riposare, e ha notato, con orgoglio e soddisfazione, che entrambe avevano qualcosa che le faceva assomigliare: il colore rosso dello smalto sulle unghie dei piedi.
E poi, in questi due giorni di lontananza, si sono stati la sabbia bianca, il mare quieto, la maschera per guardare giù i mostri marini, i tuffi dagli scogli della undicenne sotto gli occhi divertiti del padre e quelli terrorizzati della madre, il settenne assorto dentro l’acqua perso in uno dei suoi mondi paralleli, gli ombrelloni bianchi e blu, le sdraio con i teli colorati sopra, le vecchiette sorridenti e serafiche in bichini fiorati, un bambino piccolo, massiccio e abbrustolito dal sole che con alternanza democratica, passava dai canti ecclesiastici da processione su Gesù la Madonna e Santi, al turpiloquio da uomo navigato rivolto con disinvoltura ai parenti disposti in cerchio e fino a pochi secondi prima, felici e orgogliosi dell’attenzione di tutta la spiaggia.
E dopo tutto questo beato delirio, dopo questi due giorni di peace and love, la famigliola è ritornata compatta a casa, nella sua città sbilenca. Chè a quei quattro, che sì amano spostarsi allontanarsi e viaggiare, piace anche il momento del ritorno, nello spazio rassicurante dei loro 90 mq.

Tizianeda

Alla stazione del treno

“Ma no, dai Sposo Errante, prendiamo il treno noi tre e scendiamo alla stazione di L.”
“Sì hai ragione, così non devo tornare per poi risalire tutti insieme”.
La famigliola ha deciso di trascorrere il fine settimana tra una spiaggia e un mare che Tizianeda conosce, perchè lì viveva la zia che non c’è più, la zia Sisa, quella buona come il pane caldo e avvolgente come un abbraccio, lì dove troverà ad accoglierla le sue figlie : C. P. e D. la cugina tacco dodici, quella bonissima.
Ora Tizianeda, per poter ricongiungersi con lo Sposo Errante, che lavora in una città vicino a questo mare dove andranno a sguazzare, ha deciso di salire su un treno con i due minori, sedersi con loro sulle sue poltroncine imbottite, ed ivi sostare per un’ora e un quarto, salvo ritardi, disguidi, tempeste, pioggia di meteoriti, assalto dei pirati, invasione di alieni, attacco di cavallette, letargia improvvisa che li farà d’incanto ritrovare tra le Alpi Svizzere “ma non dovevamo andare al mare, mamma?”, esasperazione dei passeggeri per la logorrea compulsiva del settenne, che provocherà tumulti e rivoluzioni.
Insomma, Tizianeda, che di treni praticamente non ne prende mai, men che meno con i due minori debosciati, che è un bel po’ fifona, che soffre di ansia da prestazione e si muove nel mondo a tratti destabilizzante della fantasia iperattiva, da due giorni oscilla tra l’entusiasmo di una adolescente dinanzi ad una novità e l’ansia di una adolescente dinanzi ad una novità. E quindi, pensando ai nostri treni, che è un po’ come te la manda Dio e al settenne ed alla undicenne avvinghiati al seguito, lei si sente coraggiosa ed indomita come un’avventuriera alla ricerca dell’oro, come una scalatrice di pareti rocciose impervie, come una navigatrice solitaria, o come quel tipo, suo coetaneo, che un giorno si è svegliato ed ha pensato di fare un bel volo dallo spazio, così giusto perché nessuno lo aveva fatto prima, per superare i propri limiti e vedere cosa succede. Proprio come Tizianeda.

P.s.: questo post è dedicato a chi conosce la paura ma anche l’ansia ed il panico, perché per dieci giorni in cui si pensa oddiononcelapossofare, arriva l’undicesimo in cui si crede di potercela fare. A chi pensa di non avere le risorse ed invece dentro ha un mondo sorprendente che può salvarlo e fuori…fuori sempre un abbraccio da qualche parte che lo aspetta.
Un saluto allegro e a lunedì (se scendiamo dal treno alla stazione giusta).

Tizianeda

Prove tecniche di vacanza

In questo fine settimana, la famigliola, avvezza alla diaspora settimanale, si è ricompattata, per fuggire in quel posto fresco, profumato di legna resina e terra, in quella casa con lo spazio per il fuoco, che non è della famigliola, ma che negli ultimi anni è diventata il suo rifugio estivo.
E poiché in due giorni le cose da fare sono tantissime i quattro si sono abbandonati a molteplici e variegate attività: 1) dormire, anche il pomeriggio, ché il sonno in quelle ore lì, dovrebbe essere istituito per legge, perché dopo avere soddisfatto il bisogno di letargia, ti senti in armonia con l’universo, in preda al nirvana, avvolto dalla pace cosmica 2) suonare il basso elettrico, con le cuffie alle orecchie in uno stato concentrato di trance – “così non disturbo nessuno” “ma Sposo Errante, guarda che ci siamo solo noi nel raggi di un chilometro” – 3) palleggiare in uno stato concentrato di trance ( perché il settenne in questa attitudine alla concentrazione pervicace, ha subito l’osmosi paterna), il pallone da beach volley color arcobaleno “così imparo a giocare a basket” 4) giocare a pallavolo con il pallone arcobaleno da beach volley e Tizianeda diventare la campionessa contesa tra i due minori . “Io gioco con mamma” “No, abbiamo detto maschi con i maschi e femmine con le femmine” “Ma uffa non è giusto!” “Ok bambini, facciamo a turno, prima gioco con lei e poi con te settenne…accidenti a pensare che quando ero ragazza e giocavamo in spiaggia, nessuno mi voleva in squadra, che soddisfazione!” 5) riuscire a finire uno dei troppi libri iniziati e accatastati sul comodino e scelto da Tizianeda, come un Maraja che cerca tra le tante donne del suo harem quella che potrà soddisfare i suoi piaceri notturni 6) guardare la sera un film di quelli scemissimi tutti insieme, braccia gambe mani intrecciate per tutto il tempo della visione 6) la domenica pomeriggio riempire il cofano della macchina di frutta e verdura comprata dalle contadine del posto, e ritornare a casa, rilassati e contenti di tutto questo tempo semplice – “dai bambini ora mettiamo la musica a tutto volume come i tamarri…undicenne c’è la tua canzone preferita quella dei Depeche Mode…” “Mamma ti prego…abbassa…mi stai mettendo in imbarazzo” “Ma smettila non c’è nessuno, siamo in mezzo alle montagne…dai balliamo…” 7) ballare e cantare e ridere sulla macchina mentre lo Sposo Errante guida concentrato, partecipando al tripudio di cretineria con il suo contributo verbale: “vedi che ti ‘ttaccano!” (traduzione per chi non fosse del sud sud: mia simpatica sposa, chi ti vede potrebbe avere l’intimo sospetto che la tua personalità sia alquanto alterata, che io sia un pazzo ad averti sposato ed i bambini bisognosi di un’assistente sociale. Ma poiché ti sorrido, voglio che continui, perché anche se permango in uno stato di apparente imperturbabilità, in realtà mi sto divertendo tantissimo. Grazie per quel tocco di allegra follia con cui coinvolgi tutti noi e che ancor oggi continua a stupirmi. Comunque, per favore, se dovessimo incontrare qualcuno per la via, gentilmente cessa ti muoverti in questo modo convulso. Ti voglio bene il tuo Sposo Errante).

Tizianeda

A proposito della famigliola

Così la famigliola è planata in questa città Europea, dai palazzi sensuali lungo le strade, e i tetti colore della pioggia.
Tizianeda , ha passeggiato per le sue vie, con i due minori e lo Sposo Errante.
Lei di questi giorni ricorda:
. I ragazzi, dalle mani innamorate sui corpi delle ragazze, loro perfide, di un distacco teatrale e provocante.
.I Ragazzi camminare con ragazzi, le ragazze con ragazze, con dita intrecciate e gli occhi increduli, perché qui l’amore è amore. E basta.
. Quei due debosciati e lo Sposo Errante che hanno riempito la vita di Tizianeda. Perché sedici anni prima, quando ha passeggiato giovane e libera, per le stesse vie con sua sorella Dada, ha detto “un giorno torneremo, ma con i nostri innamorati”. E Tizianeda ha mantenuto la promessa fatta a sé stessa, anche se la giovane donna di tanti anni fa non credeva allora, ad un ritorno così affollato.
. Il settenne, incredulo per gli uomini nella metro, o sotto i portici, o nelle strade, vestiti della loro povertà. Il settenne che ha costretto Tizianeda a fermarsi davanti a tutti, perché gli occhi non si distolgono, per dare soldi, e regalargli un sorriso ed uno sguardo, il suo.
. Una donna di tanti secoli fa con le mani intrecciate, sorridente e serafica, mentre in migliaia le rendono omaggio. Che però a guardarla bene ti conquista, perché la tipa, è una donna come noi, e forse oggi sarebbe una blogger spiritosa.
. Una ulcerosa litania di sottofondo composta dalle celestiali seguenti parole: “ho fame, ho sete, ce ne andiamo, mi sto annoiando, ce ne andiamo,ce ne andiamo, ce ne andiamo, ce ne andiamo”, dentro un museo pieno di tele dipinte che tutto il mondo invidia. E Tizianeda nell’inutile tentativo di coinvolgere quei due debosciati , si è posta la domanda che ogni madre savia,almeno una volta nella vita si fa “Ma dove ho sbagliato?”.
. I ragazzi italiani che lavorano lì,con cui Tizianeda ha chiacchierato e che ha riempito di domande. I nostri ragazzi che qui non perdono la dignità, anche se la distanza pesa e brucia.
. La pre- adolescenza, che ti segue , come un’ombra alla quale non puoi sfuggire. Perché è lì , nascosta in qualche anfratto della testa della undicenne, pronta a trasformarla da adorabile ragazzina giudiziosa in Lord Voldemort. E non ti salvano la città europea, i giardini fioriti, o i capolavori pittorici così belli che rischi la sindrome di Stendhal.
.La ragazzina undicenne unica rappresentante del glamour italico, con la sua valigia piena di capi abbinati e accessoriati.
. Il giaccone color verde muschio del settenne, scelto per la presenza di comode bretelle cucine all’interno. “Sei sicura di voler portare questo?” “Sì Sposo Errante guarda, con queste bretelle, se lo vuole levare poi lo puó indossare come uno zaino. Perché?” “Sembra un profugo” .
.Le macchie di latte, Yogurt, e di salse varie sul giaccone verde muschio, che hanno completato l’operazione “sembra un profugo” del settenne.
. la Pulizia per le strade e l’ordine, però non perfetti come nel nord Europa.
. La piazza con i portici e il giardino cosparso di sedie verdi che ci si siede per leggere chiacchierare o vedere il sole tramontare, come qualche secolo fa facevano i pittori o gli scrittori prolifici.
. La signora alta bionda boccolosa profumata curata raffinata magrissima diritta, incontrata sull’ascensore dell’albergo nel centro della città, prenotato dalla famigliola con un’offerta incredibile su internet. E Tizianeda, che in quell’albergo si sentiva come Alice nel Paese delle Meraviglie, perché lei è una provinciale stanziale senza possibilità di redenzione, si è detta: “Cavolo allora esistono veramente queste signore!”.
.Le tantissime donne nello stesso albergo, curate truccate eleganti, profumate boccolose di tutte le età, tutte insieme per un solenne, elegante, profumato, boccoloso convegno tra rappresentanti di una casa cosmetica. E Tizianeda si è chiesta, mentre assisteva a tanta competitiva eleganza, se ai convegni dei boscaioli si va vestiti con le camicie a scacchi rosse o verdi e la sega in spalla, se ai consessi dei pescatori di merluzzi nei mari del nord con le reti e gli stivali di gomma, o se ad un incontro di cacciatori di taglie,si incontrano tutti con distintivi,auricolari, pistole e la faccia mascherata.
. Le risate della famigliola, fino alle lacrime per incomprensibili attacchi di stortia collettiva, che le hanno fatto desiderare che questo tempo fermo non finisse mai.
. Il desiderio di fuga perché la convivenza senza pause e lontananze salvifiche da quei due, mette a dura prova i nervi, le cellule sinapsiche, la pazienza. Tizianeda ha talvolta desiderato la solitudine come un eremita misogeno.
E dopo i quattro giorni in questa elegante città europea che si chiama Parigi, la famigliola, si è recata in un altro posto, dove entità naniformi tiranneggiano tutti gli adulti, che però non possono avere cedimenti nervosi. Lì, pupazzi musica ricchi premi e cotillon, ti dicono che va tutto bene e se non ti diverti è solo colpa tua.
No, che avete capito, la famigliola non è ritornata in Italia, ma è in un posto tutto rosa e zuccheroso dove i bambini impazziscono dalla gioia e gli adulti impazziscono. E basta.
Un saluto allegro.

Tizianeda