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Strana estate

Strana questa estate, che è un’estate di dita che battono sui tasti, di acqua e di vento, in questo sud che non arriva mai. Un’estate di ponti che crollano e di fiumi che travolgono e di bambini venuti da lontano che spaventano, neanche fossero orchi, su navi lasciate senza attracco. E gli orchi siamo noi. Un’estate che in montagna non ci volevo andare e poi succede di sentire, messo il piede sulla terra, che era l’unico posto dove potevo stare. In alto. Lontana a riposare a ri-posarmi dentro, che il fuori a volte urla e non lo capisco mica. Estate di vacanze e famigliola. Che il silenzio è meglio, che la cucina ti abita, che arrivano nove adolescenti nel giardino con le tende, amici di Agnese, la sedicenne. Ed è casino cosmico. Per quattro giorni. Che sono belli, rumorosi, allegri e malinconici. Che non è stato facile perché nove sono tanti, perché sono stati dentro casa, questa casa di montagna che ad agosto è la pausa e poi la restituiamo. Che è stata un’invasione di ormoni in divenire, che forse il bosco non smaltirà mai, come la plastica nei mari. Che Agnese è contenta. Che vanno via e un po’ ti commuovi, perché sono ragazzi con il futuro che gli fiata addosso.
Che hai camminato forte e chiaro qui, che gli alberi ti accompagnano e l’acqua scorre ai lati delle strade, e il cuore si rafforza e si rafforza il respiro e così il tuo sangue un po’ annacquato. E rafforzi il silenzio e il bastarsi e il sapersi allontanare e il sapere che non si rimane mai come un attimo prima. E qui scrivi, cammini, prepari cibi, crei alchimie, che sono tutti contenti e io al sicuro dalle ore. Settembre tanto arriva con le sue cose, e le tue da portare che aspettano. Che ci sono i progetti. E ritornare è ricominciare. Anche se poi imbastisci questo scritto malinconico che non volevo, ma tanto passa. E forse è colpa del cielo che restituisce i nostri tuoni e sembra già autunno. E sarà colpa dei ponti che crollano, dei fiumi che travolgono, o del silenzio dei bambini sulle navi senza attracco.

Tizianeda

Questa casa è una sit-com

“Ma hai notato, sposo, che ormai nei nostri 90 mq è un continuo andare e venire di genti?”
“Direi, Tizianeda”
“Sembrano la location di una sit-com degli anni ’80. Hai presente? Quelle che tutto si svolgeva dentro un appartamento con i protagonisti e poi gli altri personaggi entravano e uscivano dalla porta di ingresso, che non era mai chiusa e io, quando le guardavo, mi dicevo che era un tantino irreale”
(sospiro rassegnato dello sposo)”
Ci sono giorni in cui i 90 mq della famigliola sono più trafficati della tangenziale nell’ora di punta, del Corso Garibaldi il sabato sera, del Bar di Guerre Stellari anche di notte. E Tizianeda, a volte, viene risucchiata nella realtà virtuale di una sit-com, tipo Matrix, però un Matrix del sud suddissimo. Questo pensiero le sovviene, tutte le volte che, tra i deliri della giornata, cerca uno spazio solitario tutto per sé per scrivere. Quando invoca la benedizione di Virginia Woolf che di questa ricerca è diventata vessillo e martire e Alice Munro che ha raccontato la difficoltà di una donna di chiudere la porta dimenticando il mondo fuori, con grazia, ironia e una cerca distaccata rassegnazione. E proprio nel momento in cui arrivano le parole sullo schermo del pc, la sit-com dei 90 mq inizia. Puntuale come una trasmissione televisiva. E così giunge la mamma vecchietta, detta anche la nonna sul pianerottolo, che fa domande, racconta le vicende dei suoi interni con padre, dice a Tizianeda che fa troppe cose e che è sciupata. Poi esce la mamma vecchietta, ed entra la cugina coetanea dell’undicenne, poi entra il cugino più piccolo e mattissimo. Ed è un proliferare di minori in giro per i 90 mq. Poi arriva la quindicenne che chiede se può venire la sua amica. Poi arriva la zia Dada, che Tizianeda, non c’ha mai tempo per lei, e forse, la zia Dada, ha ragione. Poi esce la zia Dada, ma ritorna la nonna vecchietta. Poi arriva l’undicenne che deve stampare una ricerca. Poi arriva lo zio Peppino, una telefonata, l’amica della quindicenne, la nonna vecchietta, padre che ti chiede cosa mangi, l’amministratore del condominio, il postino, i Testimoni di Geova, i rappresentanti di un aspirapolvere che non hai mai avuto, dei tipi che dicono di essere dell’Enel, la nonna vecchietta. Intanto Virginia non è più alla destra di Tizianeda e Alice se la ride alla sua sinistra. Tizianeda continua a specializzarsi in scrittura estrema, viste le condizioni ambientali dei suoi 90 mq. Forse riuscirà a finire quello che ha iniziato, oppure scriverà la sceneggiatura di una sit-com del sud suddissimo, che tanto non deve inventare niente.

Tizianeda

Solo non si vede padre Amorth…

“L’avete fatta?”
“No sposo presente, ti aspettiamo”
“E perché?”
“Perché voglio che condividi anche tu questo momento”
“Sgrunt!”
“Stai con me e insieme le teniamo la mano”
“No! Io me ne vado in un’altra stanza e ascolto la musica a tutto volume … e smetti di ridere”
“Ma non sto ridendo … ok sto ridendo, ti aspetto”.
Poi lo sposo presente è giunto nei 90 mq.
“Ciao caro, sei arrivato … ma dove vai?”
“Chi fa la puntura alla quattordicenne?”
“La nonna”
“Chi gliel’ha prepara?”
“Il nonno. Tu che fai?”
“Sgrunt!”.
Poi nei 90 mq, ognuno ha svolto il proprio compito. Il nonno ottantacinquenne ha preparato il medicinale. Tizianeda osservava per imparare. La nonna ottantaquattrenne si faceva consegnare la siringa. Lo sposo si rinchiudeva torvo in una stanza. Il decenne risultava non pervenuto. Poi Tizianeda si posizionava vicino a nonna e nipote. Perché a fare le punture bisogna pur imparare. La nonna mentre eseguiva con precisione infermieristica il suo lavoro, invocava Santi, Madonne e Gesù, la quattordicenne per accompagnare la nonna intonava un canto di chiesa misto a risate. Se ci fosse stato anche padre Amorth, avrebbero composto indubbiamente un’allegra comitiva.
Poi tutto è ritornato ala normalità. Le nubi si sono diradate, lo sposo ha ripreso a sorridere, il decenne è riapparso dall’oblio, Tizianeda ha pensato che sua figlia ha già capito come affrontare le insidie della vita tra canti e risate. Le punture da fare sono cinque. La nonna vecchietta possiede un vasto archivio di preghiere.

Tizianeda

Todo cambia

Il decenne ha superato il varco delle scuole primarie, e si è teletrasportato nel triennio della scuola media. Non sarà più “ciao maestra come stai?” ma “buongiorno professoressa” e c’è una bella differenza. Ha affrontato il primo giorno di scuola con stoica partecipazione emotiva/corporea e dopo essersi rassicurato che i nuovi compagni non sono dei mostri e le prof hanno le stesse sembianze umane delle maestre, ha inforcato come nuovi occhiali il cambiamento. Il più grande per lui, la conquista della solitudine di strada. Va a scuola lasciando che la sorella esca due minuti prima e torna a casa senza accompagnatori adulti. Solo una volta Tizianeda lo ha aspettato sul balcone, la prima volta, per non perdersi la bellezza del suo passo orgoglioso, di chi ha aggiunto qualcosa di indispensabile al suo procedere.

La ragazza quattordicenne sembra vivere i tumulti mutevoli della sua età, con una certa pigrizia distaccata. Ha un suo mondo consolidato, di cui Tizianeda vorrebbe sapere di più, superando gli ostacoli della estrema sintesi verbale della figlia. Per questo quando le apre il suo universo mutevole, lo accoglie come una rivelazione mistica. Il più delle volte osserva lei e la sua quotidianità, fatta di youtuber, fumetti manga, gruppi nerd whatsapp, piante da curare, disegni, qualche lettura, tutorial che le insegnino a truccarsi (perché sua madre …), versioni di greco e latino e altra roba scolastica che sembra vivere seraficamente, scrittura a più mani con uno dei suoi gruppi social. Tizianeda dal par suo cerca di stare in silenzio accanto a questa ragazzina – tendenzialmente solitaria e che le sembra solida – e sempre che le circostanze e l’urgenza di rapidi interventi vocali, non la trasformino in una matrigna malvagia, come con il decenne, del resto.

Lo Sposo Errante, ha ripreso il suo vagare mattutino sui treni sbrindellati e strade malferme, che lo conducono nel suo altrove lavorativo. Anche per lui stanno per arrivare importanti cambiamenti che già partono da dentro, che un po’ muteranno gli assetti familiari. Dentro una famigliola si sperimenta per la prima volta la percezione della connessione tra persone. Il cambiamento di uno inevitabilmente incide sull’altro, come nella dinamica delle placche terrestri. Ma su di lui non vi dico altro. Arriverà il momento e ve ne accorgerete. Vi accenno solo che Tizianeda è molto contenta “sarà un po’ come tornare giovani” ha detto allo sposo.

Lei i cambiamenti cerca di guardarli nel volto. La resilienza forse fa parte del codice genetico delle donne. Chissà. O forse è la vita che ti educa oppure ci nasci con la resilienza incorporata, come un accessorio di una macchina.
La verità è che tutto cambia in continuazione, anche quando ci sembra che non accada. Cambiano i rapporti tra le persone, cambiano le situazioni, cambiamo noi, cambia il colore dei capelli, il modo di vedere le stesse identiche cose, cambiano le parole, le dinamiche affettuose, il sentire e l’amare, cambia il corpo, cambia l’arredamento di una casa e il colore delle pareti. Cambiano i vestiti dentro l’armadio e il disordine di una stanza. A volte succede lentamente, a volte è un franare improvviso, a volte l’improvviso è solo apparente, perché prima c’è un percorso lento e impercettibile. Capita di spaventarsi, a volte, capita di doversi fermare per riprendere fiato, di starsene in silenzio, o di piangere perché no. Capitano un mucchio di eventi nella vita che moltiplicano i paesaggi interiori ed esteriori e a volte li sostituiscono. Intanto si spera – a furia di stare sulla strada e di camminarci sopra – di non farsi intimorire o fermare dal mutevole e incontrollabile passaggio del cielo e che le gambe diventino forti, il tronco si raddrizzi e lo sguardo rimanga innocente.

Tizianeda

Ritorni

La famigliola è tornata. E’ tornata dalla casetta montanara dove è stata nel mese di agosto a trascorrere le vacanze, come succede ormai da sei anni. E’ tornata con due automobili piene zeppe di roba. Però, la roba, prima di essere incastrata in ogni spazio libero degli abitacoli, è stata inserita in valige, grandi contenitori, scatole di cartone e in fine, quale segno di resa e di identità meridionale, in buste di plastica gigantesche, ché la busta è l’unità di misura del meridionale che si sposta. Così, quelli della famigliola, sono partiti ripercorrendo al contrario le curve dell’Aspromonte avvicinandosi sempre più al mare. Tizianeda, che guidava una delle due automobili, che non ama la velocità – e si dice ingiustamente guidi come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire – ha creato una lunghissima e allegra fila montanara di macchine. Gli automobilisti simpatici della lunga fila montanara, non appena la superavano, salutavano allegramente sbracciandosi e Tizianeda dal par suo, rispondeva a tutti. Quando la famigliola è giunta nei 90 mq, le valige, i grossi contenitori, le buste di plastica sono state distribuite equamente tra le stanze. Tizianeda ha sperato nel soccorso della Fata delle Casalinghe Disperate, di Topolino vestito da mago, di Frodo con la Compagnia dell’Anello, di Indiana Jones nel Tempio Maledetto. Poiché alcun essere magico è arrivato in soccorso e quando il gioco si fa duro i duri sono sempre altrove, lei e lo sposo hanno provveduto al riordino. La lavatrice è diventata la star della casa e la cesta dei panni sporchi sommersa dal delirio, ha sviluppato una grave sindrome di inadeguatezza. Tizianeda, sempre coraggiosa e determinata, ha chiuso la porta della stanza del bucato e ha sperato nella sua auto disintegrazione. Ora molte cose sono ritornate al loro posto, un po’ come la vita quando le vacanze finiscono e si riprendono gli assetti della quotidianità. Il cesto della lavatrice continua a girare. Tizianeda pensa che dovrebbe pensare ai buoni propositi per l’anno che sta per iniziare (perché l’anno vero inizia a settembre), ma per ora non ne ha alcuna voglia.
Un saluto allegro dai 90 mq e che la lavatrice assista sempre tutti voi.

P.s. se volete sapere come è andata la presentazione del libro “La medaglia del rovescio” di mercoledì scorso, QUI un bellissimo video realizzato dai talentuosi giovani di Pensando Meridiano.

bucato

Tizianeda

Questo girotondo

La ragazzina ha deciso che vuole diventare esperta nella coltivazione di piante domestiche. Ha comprato un libro che spiega come non farle morire dopo soli pochi giorni di permanenza in casa e un quadernone per prendere appunti. Poi per dare un segno tangibile al suo manifestato animo gentile, ha comprato una pianta grassa cosparsa di lunghi aculei rosso fuoco, che se ti infilzi, o muori o subisci spaventose mutazioni genetico/aliene. Ha preso anche in appalto la gestione del nastrino dimenticato sul balcone, il quale abituato all’incuria ha mal sopportato di essere stato più volte annaffiato e spostato a seconda della posizione del sole e ora ha un’aria dimessa e collassata. Allo stato alla ragazzina è stato intimato di ignorarlo.

Lo Sposo Errante, ha riscoperto il primo grande amore della sua vita che esisteva prima ancora del suo fidanzato basso elettrico supersonico, prima ancora di Tizianeda. Con l’amore primordiale ogni tanto esce, scompare per un po’ per poi ritornare appagato e sorridente. E Tizianeda se lo immagina nella sua condizione ideale, la solitudine, andarsene in giro con la sua motocicletta Enduro, che lei ancora, da quando l’ha riparata è l’unica della famigliola a non essere salita, anche solo per un giro attorno all’isolato.

Il decenne è stato iscritto a un campo estivo. Quelli che servono a ridurre i sensi di colpa delle madri, nel saperli altrimenti soli in casa a bivaccare tra il letto e il divano, vittime del padre dei vizi e della modalità Grande Lebowski. Ci andrà con i suoi cugini, che a volte si riversano nei 90 mq, perché qui al sud suddissimo la famiglia allargata è incastrata nell’ellissi del nostro DNA. In attesa, quando è in casa bivacca tra letto e divano, dividendo il suo tempo equamente tra l’ultimo dei sette libri di Harry Potter, la visione di Youtuber più strani di lui e video giochi che Tizianeda quando si cimenta, muore subito schiantandosi sempre contro qualcosa di spaventoso o finendo dentro liquidi che la polverizzano all’istante.

Quanto a Tizianeda è come sempre sul filo, sospesa tra i suoi mondi e a volte pensa che dovrebbe avere più braccia per contenerli tutti senza il rischio di farli cadere. Ma poi, pensa ancora che non sarebbe giusto. Deve essere così che deve andare. Due occhi per guardare. Due braccia da riempire, due gambe per andare. Una la testa per pensare, uno il cuore per contenere. E bisogna coordinare tra di loro questo groviglio di corpo e mente e intimo sentire. Prendersene cura, come di una rosa, oscillare con equilibrio tra il bisogno di ozio e l’inquietudine di fare, tra i 90 mq da curare come un rigoglioso ecosistema interconnesso e quello fuori a cui Tizianeda si aggancia festosa con il suo mondo creativo. Due gambe in fondo sono sufficienti per camminare sul filo, due braccia per mantenere l’equilibrio e una la testa e uno il cuore per contenere questo girotondo.
rosa

Tizianeda

Nel regno degli Elfi

La famigliola è tornata. Aveva abbandonato per qualche giorno la  Terra di mezzo, e portato le  dimensioni Hobbit nel regno degli Elfi, dove gli abitanti sono  biondi, alti, fighi e ti sorridono gentili quando si accorgono da lassù che sei laggiù. Sono arrivati in una città che era primavera, ma faceva freddo come un inverno rigido del sud suddissimo. Sono arrivati in una città che le case sono alte e strette, tutte in fila, attaccate l’una alle altre come sorelle che si somigliano, con grandi finestre che se vuoi ci guardi dentro e vedi gatti pelosi e umani, entrambi indifferenti agli sguardi curiosi dei passanti. Sono costruite con  mattoni che non sai bene che colore sia. Un po’ porpora, un po’ marrone, un po’ arancio, un po’ blu cobalto, un po’ giallo. Molte sono inclinate in avanti come in un inchino e la cima assomiglia a una matita appuntita  disegnata su un foglio. E sono belle messe così, poggiate sull’acqua e sulle nuvole riflesse nei canali come dei quadri impressionisti. Perché la città in cui la famigliola  è stata ospitata, ha  tanta acqua che scorre e si insinua tra le strade e le case e per poter attraversare da una parte a un’altra, sali su ponti avvolti da  un vento gelido. Ti fermeresti anche a contemplare per ore i canali e le barche ormeggiate e la prospettiva delle case, ma se non sei abituato a quel freddo, rischi che lì ci rimani secco.  Sono andati in una città in cui le differenze convivono. Una città in cui accanto al fruttivendolo di fiducia, trovi il verduraio di fiducia che ti vende tante erbe, che però non si mangiano ma si bruciano dentro una cartina leggera e poi ti prendi il fumo e poi ti vengono gli occhi lucidi lucidi e fai una faccia strana. Almeno così le è sembrato a Tizianeda quando ha visto i clienti del verduraio. E quell’odore acido che ai minori  sembrava quello una bombetta puzzolente, era ovunque e a tutte le ore e si mischiava con gli aromi di fritto, di pesce o di caffè. Una città che  nelle vetrine vedi esposti vestiti, gioielli, scarpe, tazze e bicchieri, corpi femminili, giocattoli per bambini, giocattoli per adulti di tantissime forme e dimensioni. E non ti meravigli se girato l’angolo, vicina a questa varietà trovi chiese o congreghe religiose. Tizianeda ha anche notato che la città è sotto il dominio di una razza padrona superiore. Sono migliaia, occupano le strade, vanno velocissimi, non li puoi contrariare, non li  puoi ostacolare, ti possono insultare. Sono i biciclettisti  che con i loro mezzi di trasporto privati  sono ovunque a tutte le ore del giorno e della notte, occupano le strade, mettono  lucchetti ai ponti, invadono lo spazio aereo con il suono dei campanelli. I biciclettisti sono protetti, intoccabili e liberi. Come le vacche sacre in India.

La famigliola è andata anche  nei dintorni di questa città che ha i quadri di un certo Van Gogh, di un signore che si chiamava Vermeer e un altro Rembrandt, che hanno dipinto cose così belle, ma così belle, con una luce talmente magica che a Tizianeda veniva quasi da piangere a guardare le loro opere e non capiva cosa le stesse succedendo. Almeno non fino in fondo.

Hanno visto distese di fiori, villaggi di pescatori, mangiato panini con le aringhe, torte di mele. Hanno passeggiato dentro campi di Mulini a vento, che sono costruzioni che spuntano da terreno enormi e ferme e placide. Le pale che girano e girano, rilassano  con quel suono  del vento che si insinua nelle tele e ti senti come su un veliero con le onde del mare che si oppongono inutilmente alla sua forza. Ed è una sensazione azzurra e bianca. E non sa se tutta questa meraviglia l’ha provata per tutto il fumo che ha inalato passivamente, o perché lei è proprio così.

Però, qualunque sia la causa, Tizianeda pensa che questa città che si chiama Amsterdam e i suoi dintorni colorati e le persone che ha osservato e con cui ha parlato, saranno per la famigliola un ricordo allegro e felice e rimarranno nel cuore e negli occhi, così come il vento gelido del nord nelle ossa, prima che il caldo del sud suddissimo lo sciolga.

 

Tizianeda

L’Armata Famigliola

Il primo a svegliarsi è stato il decenne, perché lui c’ha la cacca emotiva da partenza. “Mamma!” “Santo cielo cosa succede, che ore sono?” “Sono le tre” “Ancora è presto, la sveglia è alle cinque” “Devo andare in bagno!” “Vai, dopo fatti il bidet, lavati le mani,  coricarti e non ripassare da qui per favore” .

Poi la sveglia ha suonato alle cinque.

L’uomo serio di casa ogni cinque minuti  ricordava il tempo rimanente per poter uscire da casa, che risuonava un po’ come un  “ricordati che devi morire”. Come succede sempre, prima che la famigliola  parta per un viaggio, i ruoli sono perfettamente distribuiti. Lo sposo entra in modalità  perdiamo l’aereo, i minori vagano, Tizianeda perde tempo. Però, da brava donna del sud suddissimo ha preparato i panini, ché il cibo da asporto  per il meridionale è come la copertina di Linus.

Poi sono arrivati in aeroporto puntualissimi. Sono saliti sull’aereo e Tizianeda, come le capita sovente quando deve gestire più di due numeri ha fatto confusione con i quattro posti a sedere numerati. “Sembriamo l’Armata Brancaleone” ha sentenziato lo sposo.  Poi sull’aereo è arrivato il momento che i minori preferiscono, oltre la vista delle Eolie e del Vulcano che era di una grandezza impressionante: lo smistamento delle vivande ai passeggeri. “Mamma, sono gentili questi signori che ti danno da mangiare” “Sì decenne, si chiamano hostess e stuart”.

“Signora questi due ragazzini, sono figli suoi?” a un certo punto le hanno detto l’hostess e lo stuart distributori di vivande. Tizianeda ha avuto un attimo di terrore. Ha pensato che quei due, avessero combinato qualche guaio, che li avrebbero fatti scendere  dall’aereo prima del tempo, che li avrebbero rinchiusi nella cabina con il pilota per ricevere tutta la famigliola un sonoro cazziatone, che una volta arrivati li avrebbero consegnati alle forze dell’ordine. “Ehm sì, signori hostess e stuart…” “Complimenti signora, sono molto educati e gentili, non ci capita spesso, sa?” “Oh ma davvero … grazie grazie signori hostess e stuart”.

E così Tizianeda – contenta assai di aver scansato il cazziatone di tutto l’equipaggio con disapprovazione cosmica dei cieli – è arrivata con la famigliola-armata Brancaleone, nella città di Roma, per prendere da lì un altro aereo.

Per andare dove, ve lo racconterò presto.

Un saluto allegro e cosmico a tutti voi!

 

 

Tizianeda

Lasciar fare

– Ogni tanto mamma, bisogna riposarsi, vero? Non fa male.
– Sì ogni tanto sì, decenne, ma avrei preferito non avere questo febbrone antipatico.
– Non ti ho mai vista a letto per così tanto tempo … se ti abbraccio mi puoi contagiare?
– Non so, meglio non rischiare … che fai?
– Ti tocco la fronte per vedere se hai la febbre…
– Quindi?
– Hai la febbre, mamma. Quando guarisci ti abbraccio, non ti preoccupare.
– Grazie amore mio.
Tizianeda il due gennaio ha avuto un febbrone, come non le capitava da tanto tempo, che l’ha costretta a letto in uno stato allucinogeno. Ogni tanto un membro della famigliola si avvicinava al capezzale, si accertava che fosse viva per poi ritornare alle proprie faccende. Qualcuno le dava un bacio, qualcun altro una carezza, c’era chi le portava una tazza di tè e c’era chi in continuazione le toccava la fronte per misurare la temperatura corporea, in attesa della guarigione e di un abbraccio. Tizianeda ha lasciato fare. Le attenzioni sul suo corpo caldo e inerme le sono piaciute tanto. Anche se fremeva per le tante cose da fare, perché lei all’ozio, benché sia una persona tendenzialmente pigra, non è avvezza. Ma sentirsi amati, senza far nulla, è davvero riposante. Il giorno prima era stata con la famigliola dalla cugina tacco 12, in una città altra. Anche lì si è lasciata avvolgere dall’affetto e ha lasciato fare. Si è lasciata abbracciare, baciare, sfamare e ha lasciato che la cugina le riempisse in continuazione il bicchiere di vino. La cugina cucinava, Tizianeda la infastidiva e il bicchiere era sempre pieno.
Questi giorni di festa a pensarci sono stati così. Tizianeda ha lasciato fare a chi le vuole bene. Un messaggio, una carezza, un regalo inaspettato, un bacio, le risate, una confidenza, un sorriso, un invito, un augurio, un abbraccio, un bicchiere di vino pieno e molto altro ancora.

P.s.: stamattina Tizianeda non aveva più febbre. E’ stata abbracciata a lungo. Lei ha lasciato fare.

Tizianeda

Il profumo affettuoso delle crispelle

“Siamo arrivati!! Uuuh, ma stai già friggendo! Aspetta che ne prendo una … mmmh … mizzica ( esclamazione indigena – n.d.a.) ma è buonissima. Ma ci sono anche i pomodori secchi … e tu che stai mangiando? Pasta e ceci? E’ di là? Vado subito … ma che tavola imbandita … anche qua ci sono le crispelle…santo cielo…ho portato il salame lo poggio qui … anche i confetti colorati e come mai?… oh, ma ciao e ciao, ci sei anche tu? Ciao …”.
Tizianeda con la famigliola, l’8 dicembre, che è festa anche nel sud suddissimo, si è recata per l’ora di pranzo, nella casa di un’altra famigliola, che Tizianeda conosce da 25 anni e forse anche di più. Che è tantissimo e a pensarci fa venire i brividi. Lì il capo famiglia, che è la donna con gli occhi da aliena e i capelli color della terra, friggeva e friggeva e friggeva la pietanza della città sbilenca tipica di quel giorno: le zeppole (o crispelle). Loro, le zeppole o cripelle, sono un impasto lievitato di acqua e farina, che gli dai una forma di pallina e dentro se vuoi ci nascondi un pezzo di acciuga o di pomodoro secco o di roba piccantissima che se non sei abituato e la mangi, forse muori. E tutta la casa profumava di zeppole e anche il capo famiglia odorava di crispelle e anche tutti gli ospiti dopo pochi secondi che si aggiravano per la casa odoravano di crispelle. E tutta la città odorava di crispelle . Che è un profumo che ti si appiccica addosso e se ne va solo dopo l’Epifania, se ti va bene. E lì nella casa, c’erano i due figli degli ospitanti che il decenne non vedeva l’ora di starci, perché dice che sono molto interessanti. E non c’era il terzo figlio, però, che è un musicista come il padre, perché ha fatto un giro lunghissimo per la terra e si è ritrovato in Australia. Che ora gli australiani saranno felici per questo ragazzo bellissimo, che Tizianeda lo ha visto da quando era nella pancia della sua mamma, che già lì dentro, tra battito e respiro, ha iniziato a imparare la musica. E c’erano tanti amici che Tizianeda ci sta bene e anche la donna con i capelli arancioni, che ha indossato per tutto il tempo, un natalizio cerchietto accessoriato di corna con orecchie dell’alce di Babbo Natale. E anche l’amica che friggeva e friggeva aveva il cappello di Babbo Natale con le treccine. E Tizianeda ha indossato una parrucca color turchese, perché in quella casa ci trovi dentro tutte cose così, tipo parrucche, sculture in legno, armoniche a bocca, chitarre, piccoli lavatoi di ferro che se li appendi al collo, poi li suoni con i cucchiaini. E così si è suonato e cantato e poi una donna e un uomo che sono molto bravi, hanno recitato con il leggio un testo allegro, smaliziato e malinconico di Teocrito e una poesia che tutti abbiamo riso bene. E poi c’erano anche i genitori del musicista padrone di casa e la zia del capo famiglia, la zia Miranda, che ha regalato a Tizianeda e alla Donna con i capelli arancioni delle perle di sapienza, delle lezioni di vita, dei consigli che solo una donna saggia e sagace sa dare. E della zia Miranda ci siamo innamorate, ché ogni donna dovrebbe avere una zia Miranda in casa, o all’occorrenza.

 
P.s.: i confetti colorati nella casa degli amici erano lì, perché il 12 dicembre di 25 anni fa, pochi giorni dopo l’8 dicembre, la donna con gli occhi di aliena e i capelli color della terra e il musicista dal cuore matto, si sposavano. Io a quel matrimonio c’ero. Ero una bambina in fondo, proprio come loro. E a loro e a tutti noi auguro che la vita abbia, per quanto possibile, il profumo affettuoso delle crispelle, da riempire dentro il suo cuore morbido e segreto, come più ci piace.

Tizianeda