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L’editto

“Ah, dimenticavo bambini, domani non andrete a scuola… rimarrà chiusa”.
“Ma come chiusa. Ora ce lo dici, che abbiamo fatto tutti i compiti?”
“Certo undicenne. Ho aspettato apposta”
“Crudele”.
Venerdì sera la Protezione civile, ha emesso un’ordinanza, perentoria come un editto imperiale, che i minori hanno recepito così: ” Udite udite cittadini e cittadine, ma soprattutto bambine e bambini, giungerà molto presto un tornado terrificante uno tzunami ciclopico, vento acqua tempesta freddo neve gelo grandine tuoni fulmini e saette. Insomma fenomeni naturali mai visti in questa cittadina sbilenca che conosce solo lo scirocco. Dovete stare in casa, oziare, ciondolare, giocare, mangiare latte, biscotti e cioccolata , infilarvi nel lettone di mamma e papà ed uscire fino a nuovo editto. Firmato: La Signora Reverendissima Protezione civile”.
Ed i due che sono bambini rispettosi delle regole e degli editti imperiali, hanno indossato, come Clark Kent la super calzamaglia che lo trasforma nei momenti di pericolo in Superman, il pigiama, che hanno tolto domenica mattina, previe minacce di Tizianeda, più molesta della kriptonite. Hanno appoggiato naso e polpastrelli ai vetri delle porte finestre ed aspettato che arrivasse l’evento catastrofico dal cielo, come si aspetta Babbo Natale con le renne polverose, ma con animi più eccitati.
“Mamma ma quando la bomba d’acqua arriva, la casa si sfascia?”
“No gioia, non è come la capanna di paglia dei tre porcellini”
“Non vola all’aria in tanti pezzetti?”
“No tesoro, noi siamo molto fortunati. Noi abbiamo una casa sicura e calda e il maltempo lo vediamo da qui e anche il mare quando è cattivo e si infuria lo guardiamo da lontano”.
Così rassicurati dalle parole e protetti dai loro super-pigiami, i due minori di casa hanno felicemente ciondolato nei 90 mq della famigliola, per due giorni, contenti di non dover uscire da casa. E anche Tizianeda è stata felice di chiudersi dentro casa con la famigliola, libera dai sensi di colpa, grazie all’editto imperiale della Signora Reverendissima Protezione Civile.
Poi la bomba d’acqua non è arrivata. Non nella città sbilenca. È arrivata in altre città sbilenche del suo sud suddissimo, che si sono trasformate in canali veneziani, solo che sotto l’acqua torbida ci sono strade e porte e scale e stanze e sedie, tavoli, vasi e chissà cosa altro. E sopra l’acqua un bel po’ di rabbia e isolamento.
Oggi i minori della famigliola e tutti gli altri sono tornati a scuola, qui da noi. Mentre in molte cittadine l’editto permane e vigila. Lo Sposo Errante ha ugualmente preso i treni sbrindellati e percorso le strade malferme per andare dove l’emergenza c’è ancora. E Tizianeda, sapendolo non nel sicuro dei 90 mq, ha un bel po’ di paura.

Tizianeda

Buoni motivi

Motivi per cui anche quest’anno hai deciso di festeggiare il compleanno di tuo figlio ottenne dentro i 90 mq di casa tua:
. Perché a chiedertelo è stato un bambino ossuto con due occhi neri e grandi ed un incisivo sghembo e penzolante (sì ancora penzola!), che gli regala un sorriso da pazzo.
. Perché sei una romantica senza possibilità di redenzione, e la richiesta del minore, ti riporta, come la zuppetta dei biscotti di Proust, al tempo in cui tu, piccola e semi sdentata festeggiavi il tuo compleanno dentro casa. Anche se la casa della tua infanzia non era di 90 mq, e le stanze fruibili dai minori erano due: il soggiorno e il bagno. Nella casa 2013 della famigliola, la distribuzione degli spazi è da comunità hippie e le chiavi sono oggetti metallici infilati inutilmente dentro una toppa.
. Perché, a causa di quel processo naturale di autoconservazione in cui la mente tende a censurare i cattivi ricordi, tu hai già dimenticato la festa dell’anno precedente e il solenne giuramento fatto con tuo marito, marchiato con il sangue e uno sputo sul palmo della mano, che mai nella tua casa sarebbero entrati più di due minori alla volta.
. Perché sei un po’ snob e radical chic e pensi che festeggiare in casa- anziché in un locale in cui non devi fare niente se non aspettare che la festa finisca – fa di te una brava mamma che cura con l’intelligenza di un pedagogista e la psicologia di una educatrice i primari interessi dell’infanzia apportando un valore aggiunto al processo di crescita dei figli che diventeranno degli adulti non assoggettati a logiche consumiste. Poi mentre sei dentro il delirio pediatrico festaiolo, tu brava mamma, ti domandi chi cacchio ti ha messo in testa certi pensieri deliranti.
. Perché l’ottenne ha invitato tantissime bambine. E le bambine inondano di complimenti la mamma del festeggiato: “ma che belle scarpe che hai Tizianeda” “Dici?” “Sì, i tacchi sono molto belli” “ Ma davvero ragazze?” “Assolutamente, sono molto eleganti” “Oh accidenti grazie” “Ma lo sai che hai una bella voce?” “E’ vero leggi le storie in modo molto chiaro…si capisce quando leggi tu” “Ma siete gentili…stiamo un po’ insieme a chiacchierare…”
. Perché ogni anno sei mossa da un coinvolgente ottimismo : “ci distruggeranno la casa” “no Sposo Errante quest’anno sono più grandi e poi sono quasi tutte bambine, cosa può succedere…” . E succede che sul divano nuovo, trovi stampati come tatuaggi totemici, le impronta unte di molteplici falangi carpi e metacarpi. Durature come i fossili incastrati nella roccia.
. Perché quando la festa finisce, nel momento delle confidenze e coccole, vieni avvolta dalla felicità del festeggiato che ti dice, con al polso il suo nuovo orologio rosso, che si illumina ed ogni ora fa BIIIP : “Mamma questa festa è stata incredibile…grazie!”.

Tizianeda

A proposito della famigliola

. Lo Sposo Errante è sotto i fumi allucinogeni della gastroenterite. E non per fare discriminazione di genere, ma è universalmente risaputo ed empiricamente accertato che un uomo in preda a una delle svariate forme influenzali esistenti al mondo, entra in modalità Armageddon.
. Il settenne, ha l’incisivo superiore che gli penzola sinistro, dalla gengiva, regalandogli un sorriso da serial-killer. Lui tenta di staccarlo facendolo così scricchiolare, provocando ai malcapitati che per ventura gli sono vicini (nel 99,9% dei casi, Tizianeda) lo stesso effetto della forchetta sfregata nel piatto vuoto. Prova quando è a letto la sera nell’ora delle coccole, quando esce nel tragitto casa-scuola e all’inverso nel tragitto scuola-casa. Mentre fa i compiti, prima di lavarsi i denti, dopo essersi lavato i denti, mentre fa la cacca, mentre studia, a cena, a pranzo, alle festicciole dei compagni, mentre gioca. Il dente tuttavia è sempre lì che penzola e scricchiola.
. Tizianeda ha i capelli Poltergaist. Prima del parrucchiere avrebbe bisogno di un esorcista. Teme che prima o poi capelli inizino a ruotare su loro stessi, a emettere bava verde e a parlare in idiomi incomprensibili.
. La undicenne…insomma lei ha la pre-adolescenza e questo basta.

Si prospetta un fine settimana fulgido.

Un sorriso allegro e pazzo dalla famigliola.

Tizianeda

Resta di stucco…

E così la famigliola è partita. Ha superato in macchina il cielo, le nuvole, le colline, i monti, le fiumare, i massi, gli accenti, le valli, gli uliveti e le onde del suo sud suddissimo, ed è atterrata in un altro sud. In una terra che galleggia luminosa sull’azzurro, a filo con l’orizzonte e le nuvole. Si è fermata per una notte in un paese di un bianco gotico di roccia e pietre, con le luci sugli usci addossati a salire in alto. Le luci che la notte si accendono e ti senti bambino davanti al presepe illuminato nella stanza buia. Lì Tizianeda ha incontrato la Donna con i Capelli Arancioni, arrivata anche lei con la sua famiglia dallo stesso sud suddissimo. La donna che è di una simpatia intelligente e che ride sempre con le labbra, mentre gli occhi attraversano una strada solitaria. E insieme in quel posto sospeso hanno chiacchierato, cazzeggiato, ascoltato una guida esperta, mangiato e bevuto. Ed è stato bello anche quando si sono abbracciate per salutarsi, che la famigliola lasciava Matera e la Basilicata per passare in un altro sud ancora.

In questo altro sud, sono andati in un paese dalle costruzioni geometriche e bianche con le porte e le finestre blu, sormontate a tratti da archi e cupole, tutte incastrate una sopra l’altra. Lì Tizianeda è entrata in un locale super fashion , con poltroncine marroni e bianche di raffinato e costoso design, appoggiate morbide tra tavoli bassi, luci soffuse e musica sensualissima. E’ entrata ché i due minori dovevano fare la pipì, che in viaggio sopraggiunge improvvisa e improcrastinabile, come la cacca, la fame, il mal di pancia, la stanchezza, il sonno, il dolore alle gambe e ai piedi, la noia e il quando ce ne andiamo. E così dopo aver spiegato l’urgenza pediatrica ai due tipi fighissimi ed eleganti all’interno, che la guardavano come un chirurgo, un batterio mortale nella sala operatoria. Dopo aver prelevato il settenne che nel frattempo si lanciava su tutte le poltroncine fashion bianche e marroni di raffinato e costoso design – “è divertente mamma prova anche tu!!” – Tizianeda si infilava nel bagno. Poi salutava i due uomini sotto shock : “Bellissimo locale, anche Ostuni è fantastica…” “…” “Andiamo…grazie gentilissimi” “…”.

Ed infine la famigliola è approdata in un paesello che Tizianeda voleva proprio vedere da sempre, un paesello simpatico che le case sembrano dei Barbapapà, chè sono tutte tonde e morbide, e ti aspetti che all’improvviso cambiano forma e ti dicono “Resta di stucco…”. E insomma è approdata in un posto che diffonde buon umore pace e amore e persino la undicenne ed il settenne hanno goduto del potere magico di queste casette che si chiamano Trulli, passeggiando rilassati e sereni e senza urgenze destabilizzanti.

E dopo aver camminato per le viuzze antiche e silenziose del paesello cicciottello, la famigliola ha salutato anche la Puglia per ritornare nei suoi 90 mq, dentro il suo sud suddissimo.

Tizianeda

Il tempo, la famigliola e la settimana

E insomma, succede che ottobre è finito, e Tizianeda giurerebbe di aver girato da poche ore la pagina di settembre del calendario colorato. Quello che ha appeso nel suo studio di avvocata, un piano più giù dei 90 mq della famigliola.
E succede che anche questa settimana è esplosa alla velocità supersonica, che ti addormenti che è lunedì e ti risvegli di venerdì e forse siamo tutti sotto un incantesimo che piega il tempo.
Ed è successo che martedì la famigliola ha accolto orde di pre-adolescenti compagni della undicenne. Dovevano fare una ricerca sugli Aztechi e la cucina è diventata una fucina di studiosi, il tavolo si è riempito di colla, forbici, di un cartellone bianco e colori. L’etere è esplosa di grida risate idee effluvi di scarpe da tennis entusiasmo cazzeggio eccitazione giovinezza allegria ed il tempo distorto si è fermato.
Tizianeda ha preparato ai giovincelli una crostata con la marmellata, che è scomparsa nel tempo di una pausa. È stata riempita di complimenti per le sue doti culinarie da un entusiasta dodicenne, che si esprime come un lord inglese e la chiama signora :“grazie Signora, molto gentile Signora, buonissima la crostata signora…”. E ogni volta Tizianeda, sente una stretta allo stomaco. Però non dice niente e sorride muta al ragazzino educato.
Ed è successo che mercoledì lo Sposo Errante ha lavorato fino a sera e poi ha dormito nella città altra dove viene portato ogni giorno dai treni sbrindellati e le strade malferme. Così i due minori la sera si sono piazzati nel lettone con Tizianeda – “mamma è la regola, quando papà non c’è noi dormiamo con te” “ma siete sicuri io questa regola non me la ricordo” “tranquilla mamma ce la ricordiamo noi” – sentendosi come truffata da quei due, felicemente spalmati tra le lenzuola e i cuscini.
Ed è successo che giovedì Tizianeda ha lavorato senza fermarsi,per non tornare tardi a casa, perché doveva prepararsi per una breve vacanza con tutta la famigliola, così riempire la valigia e sistemasi. Doveva anche comprarsi un paio di scarpe. E poiché lei nel momento in cui è necessario essere concreti e risoluti dà il massimo, si è fatta prendere da un impulso culinario irrefrenabile. E insomma è partita senza scarpe nuove ma con le sue ballerine color verde pantofola e le scarpe da tennis sbrindellate, la valigia è stata riempita tardi tardi, ma in compenso la famigliola ha mangiato lasagne, zucchine alla menta e peperoni.
Ed è successo che questa mattina, lo Sposo Errante alle 6,00 era sveglio, alle 6,15 vestito, alle 6,30 aveva parcheggiato la macchina sotto casa, alla 6,40 preparato il caffè e la colazione, svegliato i bambini, borbottato una quantità indefinita di volte verso i tre quarti della famigliola che ciondolava in preda ad un inefficiente entusiasmo –.“santo cielo quanto sei antipatico rilassati!” “ma hai preso tutto” “…uh ho dimenticato il portafoglio…anche il deodorante…” “…”.
Poi sono tutti saliti in macchina, lo Sposo Errante ha acceso il motore ed è ritornato simpatico.
E poi..insomma, poi vi racconto.
Un saluto allegro.

P.s.: Ormai da due settimane Lamedagliadelrovescio collabora per simpatia reciproca con un giornale online che si chiama Socialsud.it. La domenica Tizianeda pesca dal blog un post di un po’ di tempo fa e così lo condivide con i lettori del giornale online. Se vi va di passare siamo lì ad aspettarvi.

Tizianeda

Come Galileo Galilei e forse anche di più

Tizianeda, ormai da un po’, convive con una entità affascinante ma anche destabilizzante, una entità proteiforme e mutante.
E come per le cose che non si comprendono mai del tutto, la osserva, come fa lo scienziato con i fenomeni della natura per cercare di capirli. Tipo quel signore simpatico di tanti secoli fa, Galileo Galilei, che non si capacitava che il sole potesse girare attorno alla terra e allora con l’ostinazione dello sguardo e con con il coraggio dei visionari, ha creato un bel po’ di casini con le sue intuizioni geniali. Sì tipo lui.
Ora però, il fenomeno oggetto di esame scientifico da parte di Tizianeda, avrebbe certamente terrorizzato Galileo Galileo, più avvezzo allo studio di corpi lontani lontani e meno multiformi. Insomma, lui, lo scienziato, si sarebbe arreso, trovando molto più semplice lo studio di mondi con i quali non avrebbe dovuto interagire.
Perché il fenomeno oggetto di pervicace osservazione da parte di Tizianeda si chiama pre-adolescenza, che solo a pronunciarla ti viene un brivido lungo la schiena.
La pre-adolescenza, che ha le forme graziose di una ragazzina undicenne che vagola ignara dentro i 90 mq della famigliola.
La ragazzina, che ride di un sorriso nuovo, ormai da un po’. Che passa con la velocità di una pioggia torrenziale dalla modalità: “vi amo tutti mia madre è la migliore del mondo mio padre pure mio fratello è il numero uno”, alla modalità: “voi siete i miei nemici non mi capite ora mi teletrasporto”.
La ragazzina che ha smesso di giocare con le bambole e ritaglia le foto della rock star. Che sta scoprendo con occhi diversi, quei tipi con la voce strana, che si chiamano maschi. La ragazzina che è colta da silenzi inquietanti cui seguono inaspettati, inusuali ed entusiasti attacchi logorroici. Che ascolta la musica di cantanti sconosciuti a noi adulti, prova inconfutabile di una evidente distanza temporale tra generazioni (leggi: siamo vecchi).
E così, Tizianeda osserva la pre-adolescenza, come un fenomeno nuovo dinanzi al quale spesso si sente inadeguata, non sufficientemente strutturata, poco preparata. E succede che le viene un gran mal di pancia e vorrebbe uno di quei libri salvifici con tutte le risposte.
Però altre volte, inspira ed espira, invoca gli spiriti benevoli delle Donne Sagaci, e come d’incanto tutto sembra facilissimo. Come l’altra sera che le ha fatto un discorso lungo lungo che c’era pure il settenne, e le ha parlato di valori, di verità, rispetto, studio, cultura, indipendenza, dei no che aiutano a crescere ecc cc e le ha spiegato che anche se a volte si trasforma in Lord Voldemort, le vuole bene uguale, e che è sempre lì pronta ad ascoltare le sue parole. E dopo questo discorso che ha portato la pace cosmica nella famigliola e nei moti incostanti di questo tempo di mezzo, Tizianeda si sarebbe voluta dare una bella pacca sulla spalla da sola, ma poi si sono tutti fatti avvolgere da un sonno ristoratore, chè la pre-adolescenza consuma un bel po’ di energie, come le applicazioni alle batterie del cellulare.

P.s: Ma Galileo Galilei, se avesse avuto figli al seguito nelle sue passeggiate scientifiche, sarebbe riuscito a formulare le sue teorie o impossibilitato a trovare la concentrazione giusta, ancora avremmo creduto che il sole gira attorno alla terra? Oppure, a trovare le risposte sarebbe stata una donna, che tanto a fare e pensare alla velocità della luce anche in condizioni avverse di caos pediatrico, è abituata ormai da secoli.

Che la pace cosmica sia con voi. E un saluto allegro.

Tizianeda

A volte il venerdì

Quando succede, a volte il venerdì, i tre quarti della famigliola mangiano pizza e patatine. Mentre loro cenano, lei si prepara. Si trucca si veste indossa le scarpe con il tacco mediamente alto. Poi si sottopone al giudizio della micro comunità.
“Come siamo carine Tizianeda”
“Mamma sei bellissima”
“Mmmm, belle scarpe”
Più o meno sempre così sentenziano gli stylist dei 90 mq, che la osservano come i giudici parziali di un concorso di bellezza.
Lo squillo sul cellulare è il segnale in codice che deve andare via. Così bacia quei tre già piazzati davanti alla televisione alla ricerca di un film.
“Mi raccomando Sposo Errante scegline uno dove non muore nessuno, non ci sono scene spaventose o mostri rivoltanti e cattivissimi. E non coricatevi tardi”.
Poi la undicenne la segue fino alla porta d’ingresso
“Ma con chi sei?”
“Te l’ho già detto esco con le mie amiche”
“Ma vai lontano? Tieni il cellulare acceso. Ti mando i messaggi. Non fare tardi…”
“Santo cielo mi sembri la nonna vecchietta quando ero ragazza e uscivo la sera”.
E così varca la soglia di casa, per immergersi in una serata di chiacchiere femmine, senza filtri, come solo le femmine sanno.
La gestualità del ritorno a casa è sempre la stessa. Geometrica e rassicurante. Gira la chiave piano, per non svegliare nessuno, si sfila le scarpe. Prima di entrare nella stanza dove i tre dormono insieme nel lettone, aspetta un po’. La lampada è sempre accesa nel soggiorno, quella che fa una luce a chiazze sul muro che sembra la luna, quando di notte si scompone dentro il mare in un silenzio metallico. Poi entra piano nella stanza, quella con il letto grande, dove loro dormono di un sonno narcolettico, il settenne in mezzo, una gamba sulla undicenne, sul suo respiro alieno, e l’altra gamba sulla schiena dell’uomo adulto di casa, che se non russa Tizianeda si preoccupa e si avvicina per sentire se respira. Li guarda e bacia il loro sonno placido, muovendosi a memoria dentro la stanza, come un gatto che vede dentro il buio, e poi, sì, poi va a godersi le ultime ore di solitudine sdraiandosi sul letto del settenne, su quello spazio fresco tutto per lei.

Tizianeda

Sul pianerottolo

“Pronto, Tizianeda”
“Mamma Vecchietta, ciao. Sono qui in montagna, tra poco torniamo. Dove siete, ancora al mare o a casa?”
“Siamo davanti alla porta di casa con tutti i bagagli. Non si apre. Forse i ladri hanno provato ad entrare ed hanno forzato la serratura…ma questa mattina non si è azionato l’allarme di casa tua?”
“Santo cielo, sì, però …ecco, anche tempo fa ha suonato e non era niente. Poi ho contattato la vicina e mi ha detto che era tutto tranquillo…comunque arriviamo…tra quaranta minuti siamo lì…”.
Questa la conversazione telefonica tra Tizianeda e la sua Mamma Vecchietta, nel giorno di commiato dalle vacanze estive, prima del delirante ingresso alla quotidianità lavorativa.
I nonni vecchietti, genitori di Tizianeda, dopo un mese e mezzo di confino volontario in una località balneare, sono ritornati in città, insieme a valige, buste e sacchetti. Dovevano riassestarsi nel loro appartamento, che si trova sullo stesso pianerottolo davanti ai 90 mq della famigliola e un piano più sopra dello studio di Tizianeda.
Tuttavia, il loro viaggio di ritorno e quello delle valige e delle buste e dei sacchetti, si è arrestato davanti alla riottosa porta di casa, chiusa come le stanze segrete del Pentagono. Così sul pianerottolo accorreva, in mutuo soccorso, la sorella di Tizianeda, la zia Dada, con marito e figlia. Poi anche l’altro fratello di Tizianeda, lo zio Peppino, contribuiva ad affollare lo spazio antistante la porta chiusa della Mamma Vecchietta. Prima però si accertava, con la chiave in suo possesso, che anche la serratura stronzettina del portoncino d’ingresso dello studio un piano più giù, aveva deciso di non collaborare.
Intanto la famigliola, abbandonava con la velocità di un omicida dal luogo del delitto, la casetta montanara – dove era andata per trascorrere l’ultimo fine settimana di relax in compagnia di amici – per tornare in città, percorrendo al contrario le curve vomito-stimolanti dell’Aspromonte. Lungo il tragitto, lo Sposo Errante, avvolto da pessimismo cosmico, vaticinava l’ecatombe, l’apocalisse, l’asportazione di ogni bene di famiglia tra cui il ratto del suo fidanzato basso elettrico supersonico. Tizianeda subiva la sollecitazione gastrica della strada, sentendosi come un pilota acrobatico inesperto alle prese con il giro della morte, la undicenne esprimeva teatrale preoccupazione, il settenne sorrideva tranquillo e serafico nella sua dimensione spazio-temporale.
Dopo quaranta minuti, la famigliola si ricongiungeva con l’agitato consesso, nel frattempo infoltito da due Carabinieri gentili e attenti e tre Vigili del Fuoco impazienti, tutti vicini vicini sul pianerottolo, come in una discoteca modaiola nel centro dell’estate. La folla a quel punto constatava che anche la porta di ingresso dei 90 mq della famigliola non rispondeva alle sollecitazioni della chiave.
Quando la situazioni iniziava a mostrare i suoi risvolti grotteschi e surreali, e il panico insinuarsi nei pensieri, all’improvviso, come un maleficio che si dissolve, ad una ad una le serrature riprendevano a funzionare e le porte si aprivano mostrando abitazioni non violate e regalando a tutti felicità e stupore come quello di Alì Babà davanti alla porta dei tesori.
“Signora aspetti entriamo prima noi in casa sua. Per sicurezza facciamo un controllo nelle stanze. Lei stia fuori”
E Tizianeda, che si è sentita protetta dallo Stato in persona, li avrebbe voluti abbracciare quei due Carabinieri così materni o fare un solenne saluto militare di gratitudine. E pazienza se entrati in camera da letto tra reggiseni, libri accatastati sul comodino e un’anta dell’armadio aperta, le chiedevano se era normale che la stanza si presentasse in quel modo.
E insomma, che siano stati i ladri maldestri ed inesperti a combinare questo delirio o solo un destino dispettoso, ormai poco importa. Domani si ricomincia a correre, incastrare e cercare di mantenere tutto compatto ed in equilibrio. Qualcuno ritorna anche a viaggiare su treni sbrindellati e strade malferme, sperando che la giornata di oggi non gli abbia già risucchiato tutte le energie positive delle vacanze.
Un saluto allegro a tutti voi.

Tizianeda

Dopo dieci giorni

E’ tornata. La undicenne dopo dieci giorni di campo scout senza sentire né vedere i tre quarti della famigliola, si è ricongiunta con loro nella casetta profumata di fresco e resina.
Dopo un distacco così prolungato, l’incontro tra madre e figlia pre-adolescente, è stato epico, intenso, memorabile, le parole e i gesti profondi e attenti: “Tesoro…” “Mamma ti sei tagliata ancora i capelli?” “No ma che dici…santo cielo, ti hanno versato tutta la terra della montagna addosso…” “Ma se mi sono lavata l’altro giorno” “Ti preparo un bagno caldo… meglio bollente!!”.
Così, la undicenne, dopo aver sguazzato nella vasca, ha rilasciato nell’acqua il bosco aspromontano. E Tizianeda, dopo aver avuto la certezza che sotto le sedimentazioni geologiche ci fosse la sua graziosa ragazzina, dopo aver aperto, con la circospezione di un disinnescatore di bombe lo zaino da campeggio, che si è rivelato più pericoloso del vaso di Pandora, dopo aver riposto tutte le sue speranze nella lavatrice, ha atteso senza chiedere, i racconti della scout. Che sono arrivati a tratti e sconnessi, mentre con l’incisività da agguato dietro l’angolo, la fanciulla ha reso partecipe la famigliola di tutto il vastissimo repertorio di canti Baden Powell: quello prima di mangiare, quello dopo aver pranzato, quello intorno al fuoco, quello dell’addio, quello della buona notte, quello per ballare con una gamba, su un piede, per battere le mani, quello pro alberi, quello pro natura, quello pro digestione, quello pro tutto, quello con il serpente che vien giù dai monti, quello con la cavalla che dormiva nella stalla ecc…

P.s.: Oltre alla agognata ricongiunzione, in questi giorni di montagna in un susseguirsi di sole pioggia nebbia, a Tizianeda è sembrato di essere in una storia vittoriana come dentro un paesaggio della Austen. Questo grazie ai racconti in compagnia davanti al fuoco, ai ricordi stimolati dal tè fumante, ai sentieri umidi di muschio, a tre graziose signorine che hanno affascinato lo Sposo Errante… ma questo, ve lo racconto la prossima volta.

Tizianeda

Tutti al mare?

Aveva pensato di andare tutti al mare che tanto, qui ce n’è tantissimo. Di riempire la borsa quella grande grande e colorata, di teli spugnosi, maschere e retini per i due minori debosciati a caccia della Sirenetta, di Nemo, della Balena di Pinocchio, Nettuno, dei cavallucci marini e di qualche pesciolino anonimo. Di costumi asciutti che ad un certo punto sostituiscono quelli bagnati, di crema protezione infinito +, di frutta fresca che ti eleva allo status di nutrizionista perfetta. Aveva pensato sì di andare al mare, e chi se ne frega se nell’ombrellone accanto c’è sempre la bonazza ricoperta di uno stitico perizoma, chi se ne frega se il contatto con l’acqua fa riemergere dai suoi ricordi come un cibo mal digerito, la maledizione del mantra ossessivo: bagnati nucapolsipancia pena la sincope immediata da acque dei mari del nord. Che importa se poi arriverà quell’orario della mattina, in cui la sua pressione sanguigna si abbasserà in modo direttamente proporzionale all’aumento della fame, maledicendo tutta quella frutta in borsa mentre quelli due file più avanti, si strafogano di panini con la parmigiana.
Ecco Tizianeda, in nome del benessere familiare aveva deciso stoicamente di soffocare la sua innata avversione per le spiagge estive, aveva deciso di immolarsi in nome del superiore benessere familiare, di farsi dolcemente trasportare dai consigli delle nonne, delle altre mamme, dei pediatri, delle associazioni pro-spiaggia, pro-mare, pro-sole, pro-iodio ad oltranza, sentendosi così una donna fantastica e altruista…
“Allora ragazzi, diamoci una mossa. Che ne dite se facciamo un pic-nic in montagna?”.

P.S.: Solo per dire che la famigliola, alla fine di tanto meditare, non è andata ne’ al mare ne’ nella proposta montagna, optando per la terza possibilità: l’ozio casalingo. Così la undicenne ed il settenne hanno giocato, guardato la Tv, chiacchierato, bisticciato. Lo Sposo Errante ha potuto stare un po’ di più con il fidanzato: il suo nuovo basso elettrico supersonico. Tizianeda ha deciso che voleva cucinare (iniziando in preda ad un impulso misterioso e compulsivo dalla sera prima). Ha anche guardato un film bellissimo, una storia a lieto fine come una favola piena di vita vera. Un film pieno di femmine spagnole gioiose e giocose, fiere e coraggiose come certe donne della terra capovolta. Lo ha visto, seduta placida sul divano, con il settenne attaccato come un mollusco, tra un bacio a ventosa ed un abbraccio.

Tizianeda