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La famigliola secondo il settenne

Testo narrativo assegnato dalla Maestra al settenne:
La mia famiglia.
La mia famiglia è composta da me, mia sorella, mio papà e mia mamma.
Mia sorella si arrabbia spesso con me, quando giochiamo a M** K** W** ed io arrivo primo e lei seconda o terza.
Mio papà è quello più serio della famiglia, ma è allo stesso tempo gentile.
Mia mamma è un po’ bassa, si arrabbia spesso con noi, ma almeno lei non è seria.
Io voglio molto bene alla mia famiglia e loro vogliono molto bene a me
”.
Che potrebbe voler dire: ho una sorella iraconda, che proprio non la tiene quando perde, e quindi non la tiene mai. Ho un papà che ride poco, ed una mamma dagli umori instabili, più simile alla matrigna di Biancaneve che alla fatina di Cenerentola.
Oppure : con mia sorella gioco e mi diverto anche perché sono fortissimo. Con mio papà mi sento sicuro, lui è una persona affidabile, è un tipo in gamba il mio papà. La mamma, che di mestiere non avrebbe potuto fare la modella, vuole, ma proprio tanto, che tutto fili liscio e sia compatto. Per questo urla un po’. Insomma fa come le scosse di assestamento dei terremoti. Però lei che è anche matta, mi fa sentire allegro e leggero. E anche se siamo così, cioè anche se non siamo come quelle famiglie della pubblicità che sono tutti uguali, tutti alti, con i denti bianchi e dritti e pure i capelli sempre pettinati, non come i miei esplosi sulla testa. Dove le case sono ordinate anche se ci sono bambini e poi mangiano le porcherie ma non hanno mal di pancia. Dove le mamme non sono stanche, ridono e sono sveglissime con le facce senza occhiaie anche se è sera ed i papà non invecchiano mai e si tengono la cravatta tutto il giorno. Ecco anche se non siamo come quelli lì, noi ci vogliamo bene lo stesso, e pure un bel po’, proprio un bel po’.

Tizianeda

Due versioni

Versione nr. 1:

Nel condominio dove abita la famigliola, vive da pochi anni una coppia di sposi cinquantenni.
Lui è uomo del Sud come Tizianeda, lei viene da una civile e composta nazione europea.
Sono alti, belli, eleganti e sobri.
Lavorano entrambi per una società. Non staranno molti anni in città.
Salutano cordialmente quando ti incontrano, si soffermano per chiacchierare senza essere invadenti. Per il resto del tempo sono presenze discrete e impercettibili.

Versione nr. 2:

Nel condominio dove abita la famigliola, vive da pochi anni, una coppia di sposi cinquantenni.
Lui dice di essere uomo del sud, lei dice di venire da una civile e composta nazione europea.
Sono alti, fascinosi, eleganti e discreti.
Non è dato sapere se come e quanto si fermeranno nella stessa città di Tizianeda.
Quando ti incontrano, salutano accennando un sorriso, si intrattengono appena, per il resto del tempo sono presenze evanescenti e misteriose.
Apparentemente lavorano per una società.
In realtà sono due spie sotto copertura per i servizi segreti internazionali. Praticano il Judo, il Karate, il Kung Fu, il Taekwondo e la Lotta greco-romana. Parlano perfettamente l’inglese, il francese, il tedesco, il cinese, l’arabo maghrebino e tutte le lingue caucasiche nord-occidentali. Maneggiano pistole e bazooka con la stessa naturalezza con la quale Tizianeda appoggia i piatti sulla tavola per apparecchiarla. Hanno una collezione di armi Ninja nascoste in un cunicolo segreto, come Batman o Highlander.
Nel buio della notte, vestiti con aderentissime tute nere, come quelle di Eva Kant e Diabolik, saltano tra i tetti dei palazzi per stanare pericolose bande di criminali.
Ora……
Una delle due versioni è vera, l’altra pare di no …ma Tizianeda non ricorda più quale…

Tizianeda

Tre M ed una I

“Mamma voglio stare con loro perché gli voglio bene e non così per caso”.
Questo ha detto piangendo l’ormai quasi settenne, dopo aver salutato la zia M., lo zio M., la cugina M e la cugina I., sotto un cielo domenicale gonfio di nuvole, mentre piano ci allontanavamo da un viale fresco di alberi di un quartiere romano, per ritornare a casa nel Sud Sud.
Ed è vero l’amore non è mai così per caso.
Quando per la prima volta Tizianeda ha conosciuto questa famigliola piena di M dove l’unica lettera dissonante era un forse nella pancia della sua mamma, le vite di lei e dello Sposo Errante fluivano parallele e vicine da neanche due mesi, come un gioco allegro, un vortice prodigioso, come due correnti ondose nello scorrere del mare, che si incontrano si toccano e mai si confondono.
Era il 1998, Tizianeda aveva 28 anni, anche se sembrava una ragazzina. Aveva sopracciglia folte, un guardaroba scarno, labili risorse economiche per un lavoro, quello di avvocatessa, ancora poco strutturato e l’entusiasmo incosciente di chi è innamorato.
“Voglio farti conoscere mia sorella e la sua famiglia. Vivono a Roma… ti piaceranno”. Le ha detto sicuro l’uomo adulto di casa.
Così sono partiti la mattina di un dicembre freddo ed umido, attraversando strade malferme dentro un avvicendarsi di Regioni, spensierati e leggeri come la giovinezza.
Poi sul pianerottolo della casa romana, Tizianeda ha poggiato i suoi occhi su un sorriso di attesa e sollievo, il sorriso della prima M, un sorriso con la frangia bionda, con gli stivali ed un prato fiorito rosa su un vestito morbido. Il sorriso di una bambina di nove anni dalla voce calma e riflessiva.
Quella bambina ha sorriso a Tizianeda, ai suoi ribelli capelli neri e ricci, ai suoi pantaloni larghi, alle sue scarpe da tennis, alla sua faccia senza trucco, al suo corpo piccolo e formoso. Quella bambina è stata la porta aperta che ha fatto entrare Tizianeda serena nella nuova famiglia che da quel giorno è diventata anche la sua.
“Sai zietta quel giorno avevo paura che dall’ascensore uscisse una donna bionda alta con la minigonna le calze a rete ed i tacchi a spillo”. Questo ha confessato a Tizianeda molto tempo dopo la nipote M., affascinata e spaventata dai racconti che sentiva sullo zio scapestrato e libero, che scompariva con la sua Enduro e volteggiava felice tra le nuvole con un paracadute sulle spalle.
Così Tizianeda è entrata in quella casa che profuma di cucina buona, di lenzuola fresche e ricamate, di pane, di vino rosso sulla tavola apparecchiata, di pulito.
E’ entrata avvolta dai sorrisi, che l’hanno ammaliata e conquistata.
Ed ancora oggi, in questo tempo mutato dal nostro vivere, con dentro la nipote I, oggi tredicenne sottile e fluttuante, nata dopo un silente e sorprendente colpo di teatro, con dentro la decenne ed il seienne, si sono salutati domenica mattina, la famigliola e la nonna santa Gina venuta anche lei dal Sud Sud, con le tre M ed una I, con gli stessi sorrisi di tanti anni fa e quel piacere lieve e riposante di quando si sta insieme e che ferma il tempo, che non è mai così per caso, come dice sagace il piccolo di casa, avvolto dalla nostalgia.

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Tizianeda