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Ma i maschi fanno tutti così?

“Mamma, ma i maschi quando si sentono male fanno tutti così?”
“Più o meno sì tredicenne. Lo dico in base alla mia esperienza e alla narrazione di molte donne che confermano i miei studi empirici in materia”.
Il decenne domenica mattina è stato colto da un persistente mal di testa. Ha svegliato alle 7 del mattino Tizianeda – reduce di un ritorno notturno a casa incompatibile con le sue capacità di recupero – e ha esternato il suo malessere. Poi la giornata lo ha distratto, la famigliola è stata ospite di amici gentili che li hanno sfamati e che vivono in un paese che ha sospesi sulla testa i resti di un castello bizantino. Dai ruderi e dalle mura che chiudono la fortezza, mentre il vento cercava di sollevarla sopra le cose, Tizianeda ha visto la vallata, il mare chiazzato di luce, l’orizzonte che non ha suono, il cielo addosso, le nuvole frettolose, le pietre antiche che urlano storie, la vegetazione che rivendica il presente e poi ha goduto del silenzio che ti viene voglia di non parlare più.
Ma si sa, dinanzi a una giornata perfetta c’è sempre la Legge di Murphy in agguato. Tornati a casa il decenne ha manifestato nuovamente il suo malessere, Tizianeda ha controllato al ragazzino la febbre, ha accertato che aveva una leggera alterazione della temperatura. Durante la notte ha avuto mal di pancia, mal di testa, catarro, raffreddore, tosse. Tizianeda lo seguiva inerme tra letto e bagno con la ciotola raccogli vomito, salvatrice di lenzuola, pigiami e pavimenti ed è stata per tutto il tempo in uno stato oscillante tra la narcolessia e la veglia. Stamattina la febbre è sparita, il decenne ha chiesto se dovesse andare a scuola, non è andato a scuola e si è piazzato sul divano con la scatola dei fazzoletti e la ciotola a tenergli compagnia.
Oggi è lunedì e Tizianeda ha molto molto sonno.

Tizianeda

Lasciar fare

– Ogni tanto mamma, bisogna riposarsi, vero? Non fa male.
– Sì ogni tanto sì, decenne, ma avrei preferito non avere questo febbrone antipatico.
– Non ti ho mai vista a letto per così tanto tempo … se ti abbraccio mi puoi contagiare?
– Non so, meglio non rischiare … che fai?
– Ti tocco la fronte per vedere se hai la febbre…
– Quindi?
– Hai la febbre, mamma. Quando guarisci ti abbraccio, non ti preoccupare.
– Grazie amore mio.
Tizianeda il due gennaio ha avuto un febbrone, come non le capitava da tanto tempo, che l’ha costretta a letto in uno stato allucinogeno. Ogni tanto un membro della famigliola si avvicinava al capezzale, si accertava che fosse viva per poi ritornare alle proprie faccende. Qualcuno le dava un bacio, qualcun altro una carezza, c’era chi le portava una tazza di tè e c’era chi in continuazione le toccava la fronte per misurare la temperatura corporea, in attesa della guarigione e di un abbraccio. Tizianeda ha lasciato fare. Le attenzioni sul suo corpo caldo e inerme le sono piaciute tanto. Anche se fremeva per le tante cose da fare, perché lei all’ozio, benché sia una persona tendenzialmente pigra, non è avvezza. Ma sentirsi amati, senza far nulla, è davvero riposante. Il giorno prima era stata con la famigliola dalla cugina tacco 12, in una città altra. Anche lì si è lasciata avvolgere dall’affetto e ha lasciato fare. Si è lasciata abbracciare, baciare, sfamare e ha lasciato che la cugina le riempisse in continuazione il bicchiere di vino. La cugina cucinava, Tizianeda la infastidiva e il bicchiere era sempre pieno.
Questi giorni di festa a pensarci sono stati così. Tizianeda ha lasciato fare a chi le vuole bene. Un messaggio, una carezza, un regalo inaspettato, un bacio, le risate, una confidenza, un sorriso, un invito, un augurio, un abbraccio, un bicchiere di vino pieno e molto altro ancora.

P.s.: stamattina Tizianeda non aveva più febbre. E’ stata abbracciata a lungo. Lei ha lasciato fare.

Tizianeda

Tredici

Eccoti qui, accanto a me nel lettone, che nel sonno, in mezzo ai sogni, ti stai scrollando i dodici anni per diventare tredicenne. Il tuo personale capodanno. Dormi, hai la febbre. Questa influenza ostinata, accidenti. Ogni tanto tossisci e farfugli parole sconnesse. Hai gli occhi così grandi che si capisce anche quando sono chiusi, hai lo smalto sulle unghie, nero, consumato e smangiucchiato. E’ la tua infanzia che resite in quelle isole pitturate. Hai un foulard di seta attorno al collo. Di un blu antico e sfilacciato. Della bis-nonna Bianca. No, non lo butto. Lei ci ha insegnato questo rimedio contro il mal di gola. E non lo butto il suo foulard che ha attraversato tre generazioni per approdare a te, mia tutta bella, per proteggere il tuo collo, per consolare oggi la tua gola infiammata.
Tredici. Un’età immensa, come immensa è la giovinezza e questa adolescenza, esplosa dentro, come petali incontrollabili a spargere polline. Tredici è un numero bello, nel suo essere così appuntito. Tredici è risate chiassose e silenzi improvvisi. Tredici è un corpo e una voce che cambiano, è un carattere che lentamente scolpisce il tempo e lo spazio. Tredici è assenza di grigi. Tredici non è dodici al gusto dell’infanzia. Tredici ha una suo sapore risoluto. E’ guardarti stupita, mentre dormi agitata di febbre e cerchi la mia mano a ricordarmi chi sono a ricordarmi chi sei.
Auguri mia tutta bella tredicenne, auguri ragazzina A.

Tizianeda

Dal Settenne a Tizianeda

Prima si è ammalato lui, il settenne, godendo del privilegio infantile di tralasciare la scuola, di essere esentato dallo svolgimento di pensierini, dal ripasso delle tabelline, dalla ripetizione di lezioni piene di regole grammaticali. Ha potuto dormire nel lettone, abbarbicato con tutta la sua ossuta lunghezza alle forme della mamma, tossendole e starnutendole generosamente in bocca. Questa amena attività notturna, ha consentito a tutti i suoi germi di traslocare dal suo ecosistema a quello di Tizianeda. Così anche Tizianeda ha iniziato a starnutire, tossire, desiderare di abitare sotto spesse coltri di coperte, di essere sola in una clinica lussuosa, curata da sorridenti infermiere svizzere. Invece ha continuato a lavorare, a correggere compiti pomeridiani, curare moribondi, gridare; ma questo, con minor vigore. Per sopravvivere al freddo, insinuatosi insieme ai virus nelle pieghe nascoste del suo corpo, si è rivestita di multi strati di maglioni, che non ha abbandonato anche quando tre piani più sotto rispetto a casa sua (sì, Tizianeda cerca di compensare la lontananza dello Sposo Errante con ogni espediente di vicinanza di tutto il resto), si è recata, per farsi visitare, nell’ambulatorio della dottoressa di base e che, sventurata, ha faticato per trovare il corpo di Tizianeda “signora quanta roba ha addosso, è vestita come le mie pazienti più anziane!” . E poi nel perseguire con pervicacia, l’attività distruttiva del suo fascino femminile, in casa, ha anche applicato il maschio-repellente metodo del fazzoletto nascosto nel risvolto della manica del maglione (inquietante come i gambaletti di nailon color carne, i baffi e la vestaglia azzurra di pile spesso) . Ha anche, in preda ai fumi della febbre, insegnato questo metodo di conservazione al settenne, che ha recepito diligentemente. Così a girare per casa con il bozzo nella manica erano in due. Tizianeda sa che, se un giorno la sua futura nuora la odierà per questo, non gliene farà una colpa. Poi è lentamente guarita, permanendo in lei, tuttavia, un aggravato stato di stordimento mentale. Sabato mattina, liberatasi dei multi strati di lana che l’avvolgevano, per rimpossessarsi della sua femminilità perduta, si è strofinata in faccia una crema con delle palline piccole piccole, che si chiama scrub. Forse ha eliminato tutte le cellule morte, ma crede che si sia tenuta tutte quelle stanche. Si è anche colorata le unghie dei piedi con lo smalto, che fa tanto donna che si prende cura di sé ed è perfetta anche se deve uscire per le strade deserte a riporre il sacchetto dell’immondizia nel cassonetto dietro l’angolo. Ha lavato i capelli che prima o poi dovrà tagliare, sperando che nel frattempo nessun altro si influenzi ed ha tirato fuori dall’armadio le sue belle scarpe nere con il tacco che non prendeva da troppo tempo, che quando le mette si sente una sinuosa ballerina di tango. Ma questa, è un’altra storia.

Tizianeda

Il settenne, la febbre e le bolle

Segnali premonitori della febbre in un settenne, che tu però non comprendi subito:
1. Non vuole andare a scuola perché “soooono staaaanco”. Questo lamento mantrico, la sua mamma, lo accoglie con rassegnata indifferenza, perchè da 150 giorni circa, ogni mattina svegliarlo è più faticoso delle sette fatiche di Ercole, della permanenza nel deserto del popolo ebraico, della digestione di un pranzo pasquale.
2. Ti dice che sei crudele perché non gli concedi mai un giorno di”ferie”. Ma anche questo lo ripete periodicamente, un giorno sì e l’altro pure, quindi la mamma prosegue negli schizofrenici preparativi mattutini, arricchiti da materne raccomandazione – tiseilavatoidenti, haicontrollatolacartella, posaifumettiepreparati, ancoranontiseivestito, perchèsorridiguardandoilvuoto, ètardi, ètardissimo – ed altre amenità varie.
3. Da una settimana abbandona lungo i suoi tragitti casalinghi, come le molliche di Pollicino, virali tracce umide e sbrindellate di fazzoletti.
4. All’uscita della scuola la maestra di matematica ti chiede se è reduce di una difficile notte insonne “per tre ore è stato completamente assente. In un altro mondo”. L’ottusa mamma non capisce che la descritta condizione, è la conseguenza dell’elevata temperatura del settenne, e non della sua attitudine naturale al pensiero ultraterreno.
5. La maestra le racconta che invece di applicarsi nella risoluzione di divisione problemi e moltiplicazioni, il settenne si è esercitato con profonda disciplina e dedizione nella realizzazione di enormi bolle di saliva. Solo allora la mamma inizia a ravvisare una condizione inusuale nel minore, anche perché a lui la matematica piace proprio tanto. Decisamente meno le bolle di saliva.
6. Nel tragitto scuola casa, la mamma nell’appoggiargli le labbra sulla fronte, gli dice “mi sembri caldo”, accorgendosi anche che ha un incarnato tra il giallo ed il grigio.
7. Arrivata a casa gli misura la temperatura corporea con moderna strumentazione elettronica.
8. Scopre con sollievo che le bolle di saliva sono l’effetto psicotropo della febbre.

Esternazioni di un maschio settenne che ha la febbre
1. Sono distrutto
2. Sono instabile
3. Ho sensazioni stratosferiche
4. Mi sento come se migliaia di bollicine si danno il batti cinque nel mio corpo
5. Perché ti tieni tutti questi libri sul comodino se poi non li leggi. Guarda quello non lo hai finito, vedo il segno ancora all’inizio?
5. Monti è di destra o di sinistra, e Bersani e Vendola e Grillo?

La mamma del settenne spera che la febbre passi presto, anche se teme che la normalizzazione della temperatura non muterà i comportamenti e le sue esternazioni, ma almeno la smetterà con le bolle di saliva.

p.s.: qualche giorno fa Tizianeda ha inviato ad un giornale on-line una lettera, in cui manifestava il desiderio di condividere con i lettori un suo post. Il giornale on-line ha accolto la sua richiesta, anche se Tizianeda che è una stonata, non se ne era accorta, ma per quello per fortuna ci sono le amiche. Tizianeda è stata così felice quando l’altra mattina M. l’ha chiamata per dirglielo, che ha dovuto fare ricorso a tutte la sua forza interiore, per mantenere la disciplina, visto che si trovava nel suo studio di avvocatessa e doveva lavorare. E di nuovo ha dovuto chiedere aiuto alla stessa forza interiore, per non abbracciare dalla contentezza, l’ufficiale giudiziario che proprio in quel momento è arrivato a portarle delle notifiche. Si è limitata a dargli una pacca sulla spalla, però leggera, e a sorridergli molto più del solito.
Se vi va di vedere quale post è stato pubblicato, questo è il link del giornale On-line:
http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&id=160106:reggio-quando-a-parlare-e-lindignazione&catid=37:lettere-a-strill&Itemid=99

P.P.S: Ovviamente Buona Pasqua a tutti voi!!

Tizianeda