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Dentro al cuore

E succede che la domenica è andata lenta, che la sera prima Tizianeda è stata con lo sposo in un posto pieno di affetto e amicizia, tutti raccolti attorno a una donna, per farle una sorpresa, per dirle il bene che le vogliono. E Tizianeda ha pensato che siamo tutti dentro le nostre vite capovolte che corrono in direzioni non sempre facili e proprio per questo, proprio per questo, ci cerchiamo, per regalarci attimi di comprensione e bellezza. Ed è stato così ed è stato semplice, come sanno essere i bambini. Come quelli che Tizianeda ha visto il giorno dopo, quando ha accompagnato il decenne a una festa di compleanno della sua amica del cuore, M.S., quella bambina che a Tizianeda piace, perché è allegra, bizzarra, coraggiosa e mattissima come le persone che hanno dentro al cuore una libertà speciale. La festa era in un posto con tanti ombrelloni sulla spiaggia e il mare che finisce con delle montagne lontane lontane. E poi la sera quando è tornata per riprendere il decenne e portarlo a casa con lei, ha dovuto aspettare un po’, perché erano tutti in alto mare. Ed è un bel modo di essere in un posto con il mare che ti tocca. E allora Tizianeda ha pensato di togliersi le scarpe e di mettere i piedi nudi sulla sabbia fresca e andare un po’ più vicino alle montagne, che erano bellissime con le luci appiccicate addosso e i contorni che salivano e scendevano e saliva e scendevano a bitorzoli. E c’era la luna sopra che sputacchiava una luce squamata e il mare sotto che si muoveva e muoveva. E poi si è seduta sulla sabbia e ha detto “ora sto un po’ qui in silenzio ché il silenzio in un posto così è più silenzioso”. E però mentre pensava a queste cose profonde, sono arrivati alcuni di questi esseri, tutti a un passo dal lasciare l’infanzia per sempre e le si sono seduti accanto e c’era anche la festeggiata e l’hanno guardata e le hanno chiesto cosa ci facessi lì sola. E Tizianeda ha spiegato che lo ha fatto perché è bello sedersi in silenzio e guardare lontano lontano. E poi ha lasciato il silenzio e hanno chiacchierato un po’ fino a che non sono stati chiamati tutti per la torta con le candeline da soffiare sugli anni che passano. E ha pensato alla sera prima con l’amica tutta bella, che ha soffiato su 50 piccoli fuochi infilzati in un impasto zuccheroso, la somma del suo tempo qui. E poi non ha pensato più. Poi ha guardato la bambina M.S. con i suoi undici anni da lasciare in un soffio, e le ha augurato di rimanere così candelina dopo candelina, con dentro al cuore la sua libertà speciale.

Tizianeda

Il profumo affettuoso delle crispelle

“Siamo arrivati!! Uuuh, ma stai già friggendo! Aspetta che ne prendo una … mmmh … mizzica ( esclamazione indigena – n.d.a.) ma è buonissima. Ma ci sono anche i pomodori secchi … e tu che stai mangiando? Pasta e ceci? E’ di là? Vado subito … ma che tavola imbandita … anche qua ci sono le crispelle…santo cielo…ho portato il salame lo poggio qui … anche i confetti colorati e come mai?… oh, ma ciao e ciao, ci sei anche tu? Ciao …”.
Tizianeda con la famigliola, l’8 dicembre, che è festa anche nel sud suddissimo, si è recata per l’ora di pranzo, nella casa di un’altra famigliola, che Tizianeda conosce da 25 anni e forse anche di più. Che è tantissimo e a pensarci fa venire i brividi. Lì il capo famiglia, che è la donna con gli occhi da aliena e i capelli color della terra, friggeva e friggeva e friggeva la pietanza della città sbilenca tipica di quel giorno: le zeppole (o crispelle). Loro, le zeppole o cripelle, sono un impasto lievitato di acqua e farina, che gli dai una forma di pallina e dentro se vuoi ci nascondi un pezzo di acciuga o di pomodoro secco o di roba piccantissima che se non sei abituato e la mangi, forse muori. E tutta la casa profumava di zeppole e anche il capo famiglia odorava di crispelle e anche tutti gli ospiti dopo pochi secondi che si aggiravano per la casa odoravano di crispelle. E tutta la città odorava di crispelle . Che è un profumo che ti si appiccica addosso e se ne va solo dopo l’Epifania, se ti va bene. E lì nella casa, c’erano i due figli degli ospitanti che il decenne non vedeva l’ora di starci, perché dice che sono molto interessanti. E non c’era il terzo figlio, però, che è un musicista come il padre, perché ha fatto un giro lunghissimo per la terra e si è ritrovato in Australia. Che ora gli australiani saranno felici per questo ragazzo bellissimo, che Tizianeda lo ha visto da quando era nella pancia della sua mamma, che già lì dentro, tra battito e respiro, ha iniziato a imparare la musica. E c’erano tanti amici che Tizianeda ci sta bene e anche la donna con i capelli arancioni, che ha indossato per tutto il tempo, un natalizio cerchietto accessoriato di corna con orecchie dell’alce di Babbo Natale. E anche l’amica che friggeva e friggeva aveva il cappello di Babbo Natale con le treccine. E Tizianeda ha indossato una parrucca color turchese, perché in quella casa ci trovi dentro tutte cose così, tipo parrucche, sculture in legno, armoniche a bocca, chitarre, piccoli lavatoi di ferro che se li appendi al collo, poi li suoni con i cucchiaini. E così si è suonato e cantato e poi una donna e un uomo che sono molto bravi, hanno recitato con il leggio un testo allegro, smaliziato e malinconico di Teocrito e una poesia che tutti abbiamo riso bene. E poi c’erano anche i genitori del musicista padrone di casa e la zia del capo famiglia, la zia Miranda, che ha regalato a Tizianeda e alla Donna con i capelli arancioni delle perle di sapienza, delle lezioni di vita, dei consigli che solo una donna saggia e sagace sa dare. E della zia Miranda ci siamo innamorate, ché ogni donna dovrebbe avere una zia Miranda in casa, o all’occorrenza.

 
P.s.: i confetti colorati nella casa degli amici erano lì, perché il 12 dicembre di 25 anni fa, pochi giorni dopo l’8 dicembre, la donna con gli occhi di aliena e i capelli color della terra e il musicista dal cuore matto, si sposavano. Io a quel matrimonio c’ero. Ero una bambina in fondo, proprio come loro. E a loro e a tutti noi auguro che la vita abbia, per quanto possibile, il profumo affettuoso delle crispelle, da riempire dentro il suo cuore morbido e segreto, come più ci piace.

Tizianeda

Pensieri del lunedì

Ha chiacchierato via skype con un’amica, per ora nella città più bella del mondo, l’amica che vede gente e fa cose. Hanno un progetto in comune e in attesa che ritorni nel sud suddissimo, si sono dovute coordinare. E’ stato divertente. E’ stato bello. Tizianeda, ora, inizia a sentire un po’ di ansia da prestazione per questa cosa che insieme dovranno fare, il 9 maggio. E poi si vedrà.

E’ andata a una festa di compleanno di un bambino di cinque anni, con tutta la famigliola. Lì ha pensato che se dio esistesse, sarebbe un bambino così, che sorride, che ti prende per mano, ti tira forzutissimo, si sdraia a terra perché gli piace, che chiede ai grandi di farlo anche loro, perché insieme sdraiati a terra a guardare il mondo, tutto appare più bello. Perché a stare seduti composti e rigidi in quel modo dei grandi, finisci che la felicità non la vedi. Sì dio, se esistesse, sarebbe un bambino di cinque anni con i cromosomi speciali.

Ha visto signore e signori vestiti di bianco, tutti in piedi su una rotonda affacciata sul mare della sua città sbilenca. Tutti ordinati, tutti composti, tutti a muoversi sincronizzati e lievi senza spostarsi, tutti a fare TaiChi, quella disciplina orientale che sembra un inno alla lentezza, tutti ad accarezzare l’aria, ad addensare il tempo. E a guardarli Tizianeda si è sentita come innamorata.

Ha ascoltato la tredicenne ripetere le lezioni di Storia. Così, passando da una stanza e l’altra dei 90 mq e un po’ di nascosto. Ed è stato strano sentirla narrare eventi catastrofici e drammatici con la sua voce da adolescente, come se tutto si riconciliasse finalmente in quel punto lì, su quella sedia, dentro quegli occhi dal colore senza nome.

Ha ricevuto, grazie al magico e gentile mondo di wathsApp, fotografie del novenne con la divisa scout, lontano, ma non troppo, per un pernottamento. E nel guardarlo così sereno e sporco come devono essere i bambini che si divertono e disordinato come è lui, le è venuto da sorridere tanto e poi le è venuta la nostalgia. E ha pensato che uno dei tanti ingarbugliati sentimenti che si innestano in una mamma non appena il bambino esce dalla pancia, è proprio questo sentimento qui. Che per gettare nella mischia del mondo un figlio, te ne devi proprio separare. Di solito non ci pensi e ti senti una mamma in gamba e quando partono sei anche contenta. Poi ti arrivano improvvise le foto, che tu sei qui e lui è lì, e insomma capisci che sei solo una mamma pappamolla. Una tra le tante.

Vabbè ciao. Un saluto allegro a tutti voi.

Tizianeda

La festa, i fidanzati, i lenti e i ricordi

La dodicenne è stata invitata alla festa di compleanno di una compagna di scuola. In casa. Con la presenza dei maschi, e di sparpagliate coppie di innamorati, in quell’età in cui, l’amore è distratto, volubile, informe, ingenuo, uno status da esibire con orgoglio agli altri relegati al ruolo paria di “non fidanzati”.
“Dodicenne tutto a posto ti sei divertita?”
“Sì”
“E cosa hai fatto?”
“Niente sono stata con la mia amica F., erano quasi tutti fidanzati”
“Quasi tutti che vuol dire”
“Tre coppie”
“Su quanti invitati’”
“Boh, almeno quindici…perché sorridi?”
“Niente…così, pensavo che alla tua età si ha una percezione delle proporzioni alquanto strana…”
Già quell’età, di cui Tizianeda ha ricordi nebbiosi e contrastanti.
Così per ritornare a quel tempo di mezzo e immedesimarsi con l’ingarbugliato sentire della ragazzina, ha interrogato la zia Dada, sua sorella, di 13 mesi più grande di lei, con cui ha condiviso la pre-adolescenza, le feste, i vestiti, le confidenze, le pene d’amore monotonamente sue – ché la zia Dada assorbita dallo studio non si abbandonava al lusso di sciocche distrazioni – la stanza, i giochi da bambini che resistevano alla progressiva perdita dell’infanzia, i professori e lo zio Peppino il fratello di due anni più piccolo.
“Zia Dada, ma a che età abbiamo visto pomiciare le prime coppie alle feste. Eravamo al liceo vero?”
“No, già alle medie. Ma in terza…”
“Santo cielo!”
Ha chiesto allo Sposo Errante, che ha avuto un’infanzia felice, selvaggia, di cortili, strade, bambini, pericoli, terra e sudore.
“Sposo Errante?”
“Sì Tizianeda”
“Quando ti sei accorto per la prima volta delle ragazze, dico nel senso di accorto accorto…”
“Dodici, tredici anni”
“E cosa è successo?”
“Ho smesso di divertirmi…”
Allo zio Peppino, no, ha preferito non chiedere, chè i fratelli hanno il talento oscuro di generare panico e terrore.
Poi ha chiesto all’ottenne, perché le indagini per essere serie e approfondite devono condursi trasversalmente : “Ottenne ma a te di una ragazzina cosa ti colpisce maggiormente?”
“Mamma, lo so che ti deluderò, ma non è il carattere come vorresti, è la bellezza…il viso…poi la bambina M. quando alle feste è vestita elegante…la guardo di più perché è … così bella…”
“Capisco…” maschi…
E poiché il suo campione Istat immediatamente reperibile si era esaurito, Tizianeda si è addentrata nella nebbia fitta dei suoi ricordi pre-adolescenziali, in quel tempo veloce e confuso degli anni della scuola media.
Ed eccola lì alle feste in casa, compagni inclusi, capelli corti e informi, un po’ come il resto. Con la musica anni ottanta, che si ballava tutti, con corpi insicuri e impacciati, come quelli di oggi, anche se pare, oggi, non si balli più. Con i cambiamenti in corso inesorabili e ingestibili. Femmine e maschi a scrutarsi furtivi, con l’urgenza di archiviare l’infanzia. E poi i balli lenti, a dondolarsi come le gondole di Venezia, braccia distese a scongiurare l’imbarazzo dei corpi, distantissimi e ingessati che in mezzo poteva passarci un treno, una mandria, un fiume in piena, lo Stretto di Messina, la banda musicale del paese, la processione del Santo.
E poi…meglio rinfittire la nebbia lasciando lì nascosti questi ragazzini anni ’80 a dondolarsi a distanza di sicurezza, loro non così diversi dai nostri, in quell’ età buffa e innocente.

Buon inizio settimana dondolante a tutti!

Tizianeda

Semel in anno licet insavire

La sua spocchia radical-chic che a tratti emerge, l’aveva sempre fatta sorridere beffarda dinanzi a una tale eventualità con frasi tipo “ahahah ma figurati…a questa età! Io? Neanche per sogno…”.
Poi è successo che hanno comunicato a lei e ai tre quarti della famigliola, che la macchina organizzativa era partita, che sì, si sarebbe fatta, che sabato 1 marzo “tutti a casa mia”.
Così Tizianeda – travolta dall’entusiasmo, dalla possibilità di fare baldoria dinanzi alla quale non si tira mai indietro, di giocare insieme a una miscellanea di generazioni al gioco pagano del travestimento – ha deciso di non dire nulla alla tipa antipatica e radical-chic che si nasconde in lei e di godersi, alla faccia della coerenza, il carnevale.
E’ andata alla festa in casa, come quelle che si facevano quando era ragazza, con dei fiori sulla testa, sistemati tra i capelli dalla sua amica M, che muovendosi sicura tra bulloni, pistoni, tubi, radiatori, candele eccetera, ha una manualità migliore della sua: “che dici se li fissiamo al nastro con la cucitrice?” “mi sembra un’ottima idea”. E’ andata insieme a una lieve ragazzina hippy, a un meccanico pieno di attrezzi infilati nelle tasche della salopette e lo Sposo Errante – “ma tu Sposo Errante non ti travesti? “No, scatto qualche fotografia” “Pensavo a una scritta da attaccarti sul petto tipo : Tiziana’s toy boy” “No” “Ok allora ti disegno qualcosa di piccolo sul collo” “Mmm”.
E poi lì, nella casa che li ha accolti, c’erano bambini silenziosi e compunti e adulti allegri, divertiti e divertenti. Alcuni molto divertenti. Qualcuno molto trasparente, qualcun altro molto accessoriato, altri insolitamente capelloni, la bambola antagonista di Chucky, colori, auto-ironia, ridarola, chiacchiere, musica, un fotografo serio serio che ha fermato la bellezza chiara dei sorrisi, e il bisogno e la voglia di concedersi una pausa, dal delirio, quello vero, del mondo fuori.

Tizianeda

Buoni motivi

Motivi per cui anche quest’anno hai deciso di festeggiare il compleanno di tuo figlio ottenne dentro i 90 mq di casa tua:
. Perché a chiedertelo è stato un bambino ossuto con due occhi neri e grandi ed un incisivo sghembo e penzolante (sì ancora penzola!), che gli regala un sorriso da pazzo.
. Perché sei una romantica senza possibilità di redenzione, e la richiesta del minore, ti riporta, come la zuppetta dei biscotti di Proust, al tempo in cui tu, piccola e semi sdentata festeggiavi il tuo compleanno dentro casa. Anche se la casa della tua infanzia non era di 90 mq, e le stanze fruibili dai minori erano due: il soggiorno e il bagno. Nella casa 2013 della famigliola, la distribuzione degli spazi è da comunità hippie e le chiavi sono oggetti metallici infilati inutilmente dentro una toppa.
. Perché, a causa di quel processo naturale di autoconservazione in cui la mente tende a censurare i cattivi ricordi, tu hai già dimenticato la festa dell’anno precedente e il solenne giuramento fatto con tuo marito, marchiato con il sangue e uno sputo sul palmo della mano, che mai nella tua casa sarebbero entrati più di due minori alla volta.
. Perché sei un po’ snob e radical chic e pensi che festeggiare in casa- anziché in un locale in cui non devi fare niente se non aspettare che la festa finisca – fa di te una brava mamma che cura con l’intelligenza di un pedagogista e la psicologia di una educatrice i primari interessi dell’infanzia apportando un valore aggiunto al processo di crescita dei figli che diventeranno degli adulti non assoggettati a logiche consumiste. Poi mentre sei dentro il delirio pediatrico festaiolo, tu brava mamma, ti domandi chi cacchio ti ha messo in testa certi pensieri deliranti.
. Perché l’ottenne ha invitato tantissime bambine. E le bambine inondano di complimenti la mamma del festeggiato: “ma che belle scarpe che hai Tizianeda” “Dici?” “Sì, i tacchi sono molto belli” “ Ma davvero ragazze?” “Assolutamente, sono molto eleganti” “Oh accidenti grazie” “Ma lo sai che hai una bella voce?” “E’ vero leggi le storie in modo molto chiaro…si capisce quando leggi tu” “Ma siete gentili…stiamo un po’ insieme a chiacchierare…”
. Perché ogni anno sei mossa da un coinvolgente ottimismo : “ci distruggeranno la casa” “no Sposo Errante quest’anno sono più grandi e poi sono quasi tutte bambine, cosa può succedere…” . E succede che sul divano nuovo, trovi stampati come tatuaggi totemici, le impronta unte di molteplici falangi carpi e metacarpi. Durature come i fossili incastrati nella roccia.
. Perché quando la festa finisce, nel momento delle confidenze e coccole, vieni avvolta dalla felicità del festeggiato che ti dice, con al polso il suo nuovo orologio rosso, che si illumina ed ogni ora fa BIIIP : “Mamma questa festa è stata incredibile…grazie!”.

Tizianeda

In questi giorni nella città sbilenca

In questi giorni nella città sbilenca di Tizianeda, è festa. E succede che un quadro grande grande, pesante come 200 elefanti indiani, esce da una chiesa, che si trova in alto e bisogna fare tante scale per arrivarci. Poi il quadro appoggiato su una struttura massiccia come una enorme nave ferrosa, lo mettono sulle spalle tantissimi uomini vestiti di bianco con al collo un fazzoletto amaranto, di tutte le età, corporature e indole. E tutti questi signori lì fitti fitti per reggere la struttura con il quadro sopra, faticano, ansimano, sudano, gridano, sotto la donna serafica e immobile, dipinta sulla tela, che sembra riconoscere le varie umanità sotto. E tutto questo per un po’ di ore e chilometri, finchè gli uomini, con la donna in alto, arrivano dentro l’altra chiesa bianca più vicina al mare, che li aspetta seria. E questa festa, ha pensato Tizianeda, le piace anche se lei non è devota e le manca tutto il resto che serve. Ché è una festa antica e appartiene a tutti, anche a quelli come lei. E poi, la città sbilenca si riempie di gente, di colori, di multiforme umanità e odori. Gli odori delle persone e gli odori del cibo cucinato per le strade che ti stordisce già dal mattino, quando hai voglia solo di caffè. E in città, in questi giorni, torna chi è andato via a lavorare altrove, chi è andato via a portare l’intelligenza del sud suddissimo lontano da qui. Tornano per vedere il quadro passare, con l’ansia di sentire la stessa emozione innocente di quando erano bambini, di quando le loro madri commosse li tenevano stretti per mano in mezzo alla folla. E ci sono quelli che invece non riescono a tornare e la nostalgia la sentono più forte battere dentro e gli viene la tristezza, come quando sei ragazzo e hai la febbre proprio il giorno della festa a cui tenevi tanto e mentre stai a letto pensi agli altri che sono lì. E per questo Tizianeda ha capito che questa festa le piace, chè è la celebrazione dell’appartenenza con tutte le contraddizioni che ci sono dentro. E sono giorni di delirio e saudade, di devozione e spettacoli, di silenzi nel chiuso di una chiesa e fuochi d’artificio, di condivisione e riflessioni, di voglia di vedere rifiorire la propria città sbilenca, partendo da noi stessi.

Tizianeda

Tutto in una notte

I due adulti della famigliola, lo Sposo Errante e Tizianeda, un insolito venerdì sera, si sono tuffati in una gaudente movida, grazie al benevolo soccorso degli zii- fratelli di Tizianeda e dei loro coniugi, che per una notte hanno preso in consegna il seienne e la decenne.
Tizianeda è uscita da casa eccitata come un’adolescente al primo appuntamento, elegante ed imbellettata, del tutto incredula che ad aspettarla c’erano ben due diverse serate danzanti.
L’uomo adulto è uscito da casa con le sue comode scarpe ai piedi, pazientemente consapevole che fra qualche ora, avrebbe cercato di sottrarre la sua sposa dalla pista da ballo….. inutilmente.

Festa nr. 1
La ragazzina di casa fa parte di un gruppo laico Scout. Gli adulti dell’associazione, per autofinanziarsi hanno organizzato una serata musicale, con una band di cinquantenni, indigena e filo Baden Powell.
Ad aspettarci, decine di volti sorridenti dalle età altalenanti, in un locale con le ventole sul soffitto circondato da canne di bambù. C’erano gli Scout adolescenti di sedici diciassette e diciotto anni, c’erano i ventenni, c’erano quarantenni ed anche cinquantenni, c’erano uomini e donne di sessanta o settanta anni, uniti dall’universale desiderio di divertirsi, ballare, stare insieme, dentro un insolito e sano flusso generazionale. Tutti o quasi, incuranti del caldo che faceva sudare…. tanto.
Quando la band di cinquantenni ha iniziato a suonare il twist, una moltitudine di fianchi di tutte le età, ha iniziato all’unisono ad ondulare, come attivata da un arcano comando. Mentre la miscellanea di musica, gioia ed entusiasmo trasportava la miriade di bacini verso una serata allegra, data l’ora, l’uomo adulto di casa ed io abbiamo lasciato la festa nr. 1 per recarci alla festa nr. 2.

Festa nr. 2.
La moglie di un amico di infanzia dello sposo, di quelli che se anche non si esce insieme o si scelgono vite diverse, ci si vorrà per sempre bene, ha festeggiato i raggiunti quaranta anni, in un posto aperto, appoggiato sul mare come una nave ormeggiata. All’orizzonte la rassicurante visione di mille luci fluttuanti su montagne ingoiate da una notte lontana.
Quando siamo arrivati, siamo stati accolti da decine di respiri e volti sconosciuti, rallegrati da un tasso alcolico senza ritorno.
Un gruppo di donne magrissime, abbronzatissime, altissime, dotate di nasi perfetti e insolite bocche afro, si muoveva compatto, svolgendo all’unisono le stesse azioni: abbracciarsi, chiacchierare, ridere, bere, mangiare, ballare in cerchio…. come al liceo.
Gli uomini si aggiravano iperattivi sul rumoroso pavimento di legno, tutti con un bicchiere in mano.
Lo sposo della festeggiata, per darci il benvenuto, ci ha consegnato due bevande profumate di estate e limoni, composte da un liquido chiaro, ghiaccio e foglie di menta.
“Vado a ballare!” ho detto allo sposo, mentre abbandonavo il cocktail oscuro su un tavolo.
Ho approfittato della felice condizione di chi, ad una festa, non conosce quasi nessuno, come un’imbucata.
Ho chiuso gli occhi e ho iniziato a muovermi felice e sola. Ho aperto gli occhi dopo un bel po’. C’era un tipo palestrato cinquantenne che ballava accovacciato, facendo fluttuare le braccia verso l’alto.
Ho richiuso gli occhi. Poi qualcuno mi ha urtato. Ho riaperto gli occhi. Attorno al danzatore con le gambe piegate a 90 gradi, c’erano quattro donne nella stessa posizione che muovevano i sederi su e giù, vicino al pavimento. Lui sembrava un santone folle in preda ad una visione, circondato dalle sue adepte. Una donna con tacchi altissimi, vestito bianco corto, magra ed abbronzata si è unita alla setta danzante, rischiando di cadere più volte, con le gambe all’insù.
Ho richiuso gli occhi. Finalmente la musica ed io. Dopo un po’ ho sentito l’aria intorno spostarsi con forza. Ho riaperto gli occhi. Una quarantenne abbronzata e magrissima vestita con un mini abito nero si agitava convulsamente. Si abbassava sulle gambe, facendo serpeggianti movimenti con il bacino, per rialzarsi in un’ ola verticale. L’effetto domino è stato immediato. Sono stata circonda da corpi in preda a crisi convulsive, compreso il tipo palestrato accovacciato, ora con una bottiglia in mano, piena di liquido marrone, che ha tentato ripetutamente ed inutilmente di offrirmi.
Mi sono allontanata, ho richiuso gli occhi.
“La tortaaa!!!!”.
La musica si è spenta, e tutti, seguendo il flusso ci siamo recati per assistere all’irrinunciabile soffio delle candeline. Gli amici abbandonate momentaneamente le bevande allegre, si sono dedicati ad altra attività ludica: il lancio della torta sulla festeggiata e gli invitati.
Saggiamente la musica ha ricominciato a pompare forte.
Mentre mi avvicinavo alla pista, una donna non più giovane, vestita come Marta Marzotto a Portofino, ha deciso di socializzare con lo sposo errante invitandolo a ballare ed a bere qualcosa insieme. Lui l’ha guardata come se un alieno gli avesse proposto di vivisezionarlo per scopi sperimentali.
Caina, mi sono goduta il fallito approccio, pensando a quanto fosse stata sfortunata la signora, intercettando, per rallegrare la sua serata, l’uomo con il tasso alcolico più basso della festa ed il meno avvezzo ad incontri occasionali.
Poi son tornata a ballare, mentre lo sposo fuggiva da un amico sobrio.
Stavolta gli occhi li ho tenuti aperti per osservare lo spettacolo che mi girava intorno. Così ho ballato e guardato, guardato e ballato, perché quando ti si dispiega un mondo che è così lontano dal tuo, lo sforzo è quello di comprendere senza giudicare, di osservare per cogliere le sfumature, percepire le pieghe nascoste. E dopo occhi chiusi ed aperti, balli e musica, bottiglie ormai svuotate, visi veri e artificiali, allegria indotta che non c’era e divertimento sincero, io ed il paziente sposo siamo tornati a casa nostra.

P. S.: Ancora oggi non ho smaltito tutto quel danzare nella notte umida, tra cervicale, sinusite e dolori articolari.

Tizianeda