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Abitare la distanza

La tredicenne è salita su un aereo insieme ad altri adolescenti dagli umori multiformi e cangianti, tutti uniti dalla stessa urgenza di andare, tutti per approdare in una terra altra, dove si parla una lingua altra, c’è un clima altro, si mangia cibo altro e forse ci sono visioni della vita e del mondo altre. Da brava gente del sud suddissimo, la famigliola al completo ha accompagnato in aeroporto la ragazzina. Poi è arrivata anche la zia Dada con la figlia, la cugina coetanea del novenne, a completare il corredo di imbarazzo per l’adolescente, che a tratti probabilmente ha sognato una famiglia più indaffarata, meno allargata e caotica, meno unita, più altrove e un fratello e una cugina meno chiassosi e meno propensi agli abbracci e ai baci. Tiziana dal par suo, non l’ha riempita di consigli, tutti ugualmente inutili e inascoltati e per mantenere un certo distacco emotivo ha fatto quello che le viene bene in certi momenti.Ha osservato. Le altre madri e i padri, per potersi guardare anche lei allo specchio. Ha osservato le pieghe dei volti, i movimenti negli occhi, i sorrisi, le mani, il modo di muoversi, le parole sussurrate. Ha osservato i ragazzi e le loro fresche urgenze, il loro bisogno oscillante di allontanarsi. Quello che ha visto ed elaborato, però, questa volta Tizianeda se lo tiene per sé e forse lo srotolerà prima o poi con parole compiute in qualche altro post…

…trattalo con cura, guardalo con stupore, riempilo della freschezza della tua giovinezza, spargi risate e voci. È un pezzo di mondo, quello che stai per scoprire. Sentiti a casa anche lì. Impara ad abitarti ovunque andrai. Ciao bella.

Tizianeda

Gesti sconsiderati

“Santo cielo, novenne, dobbiamo andare dal barbiere…”
“No mamma, dal barbiere no. Lo sai che poi me li taglia troppo e non posso fare più swisch con il ciuffo…”
“Certo non poter fare più swisch con il ciuffo non è bello…glielo diciamo tranquillo…”
“No, no ti prego. Tagliameli tu!”
“Vuoi? Ok domani te li taglio io!”
“Grazie mamma!!”

Non lo dovrebbe fare, lo sa, ma la tentazione di tagliare i capelli è troppo forte. La richiesta del novenne è un invito a nozze, una porta spalancata, un passe-partout per uno dei tanti gesti irrazionali che le mamme compiono. Perché? E chi lo sa, forse perché è intimo, forse perché fa infanzia, forse perché l’amore è incosciente, sconsiderato e dagli esiti imprevedibili. Ché poi si sa come va a finire. A furia di aggiustare le simmetrie, di adeguare il troppo rasato da una parte con il troppo lungo dall’altra, il figliolo si ritroverà un quadro cubista in testa, che soltanto un tagliatore di capelli professionista trasformerà in un’immagine coerente e sensata. Con buona pace della madre, che sarà guardata dal barbiere come se fosse Edward Mani di Forbice e il figlio come Hansel sottratto alla strega.
Eppure ci ricaschiamo, come quando sicure di non essere viste da nessuno, in una strada affollata, puliamo ai minori con la saliva, la nostra, la macchia di dentifricio sulla guancia, o in preda al panico da moccio colante, sempre in mezzo a una strada affollata, estraiamo dalla tasca un fazzoletto di carta appallottolato e fossilizzato. E mentre facciamo soffiare dai loro nasi le loro produzioni pediatriche dentro l’oggetto informe, ci ripetiamo come un mantra autoassolvente: “ma sì, sicuramente il fazzoletto si è fatto almeno dieci lavaggi in lavatrice con tutta la giacca e sarà più pulito di prima”.

Un saluto swisch a tutti voi e buon Primo Maggio!

Tizianeda

Frasi che incutono terrore

Frasi che incutono terrore pronunciate dai figli :

– domani la scuola rimarrà chiusa
– anche dopodomani la scuola rimarrà chiusa (la motivazione è irrilevante, sentirai soltanto : SCUOLA RIMARRA’ CHIUSA)
– la professoressa ti vuole parlare (e già ti immagini che il più o meno adorabile adolescente che conosci si trasformi in un punkbestia non appena svolta l’angolo di casa. Poi vai a scuola e ti dicono che il più o meno adorabile adolescente che conosci è un adorabile adolescente e sei tu a esserti dimenticata qualcosa)
– mamma devo ripetere le ultime 50 lezioni di storia, SIEDITI.
– oggi non voglio andare a scuola (motivazioni varie ed eventuali: sonostancononhodormitohomaldipancialamaestracifastudiare c’èl’allertameteotigiurol’hosentitoèpericoloso mifamalelagambailbraccioilpiedelatestamilacrimal’occhio)
– toc toc mamma, toc toc mamma, toc toc mamma apri devo entrare in bagno è urgente (l’urgenza esclude l’uso dell’ altro bagno libero, anche se glielo gridi in preda all’isteria da dietro la porta)
– maammma ho seeeeteeeeeee ( purchè nel cuore della notte o meglio all’inizio della fase rem )
– mamma mi viene da vomitare (e nel frattempo vomita sulle lenzuola il piumone il pigiama tuo e suo il pavimento e ti chiedi come diavolo fa un bambino ad avere tutta quella roba nello stomaco)
E in fine la più temibile di tutte, quella che può gettarti nella prostrazione più cupa per giorni e giorni quella che le occhiaie ti segnano il volto fino agli angoli della bocca non appena la pronunciano:
– mamma, mi prude la testa

Buon fine settimana a voi tutti e un saluto allegro!

Tizianeda

Patologie irreversibili ovvero O.T.V.T.P.D.M.

La ormai quasi tredicenne è appassionata di fumetti Manga, le storie giapponesi che si leggono partendo dall’ultima pagina per risalire alla prima. Ne è talmente affascinata, che vuole imparare a disegnarli. Si è fatta regalare un libro che spiega i primi rudimenti e si esercita. Il Novenne , continua nel suo sogno: un giorno diventerà ideatore di videogiochi della Nintendo, che si trova in Giappone.
Tizianeda, già se li immagina i suoi figli in quell’altro pianeta chiamato Giappone a inseguire le loro aspirazioni. “Non vi preoccupate, la mamma verrà a trovarvi con le cose buone del nostro sud…altrimenti che mamma meridionale sarei…”.
Ché le mamme del sud suddissimo, geneticamente avvezze alla migranza dei figli, soffrono da secoli della sindrome incurabile-irreversibile O.T.V.T.P.D.M. (Ovunque Tu Vada Ti Porterò Da Mangiare) . E se non può essere la madre a recare in dono come i Re Magi prelibatezze assortite, ci penseranno le spedizioni postali. Che i cieli e le strade e i mari sono pieni di pacchi di madri meridionali che viaggiano. Da decenni e decenni, viaggiano le soppressate, viaggiano i formaggi, viaggiano le conserve di ogni tipo e forma, pomodori e melanzane sott’olio, viaggiano peperoni ripieni e parmigiane, viaggiano le olive schiacciate, le annone che solo qui giù ci sono e hanno le vitamine come le arance e i mandarini. Così il cibo del sud suddissimo finisce per colonizzare il mondo, perché una volta giunte le scatole delle meraviglie nei posti lontani, una volta aperte come reliquie sacre, una volta contemplate con gli occhi sbarruati, vengono mangiate dai figli migranti, dagli amici dei figli migranti e dagli amici degli amici dei figli migranti che ormai stanno sviluppando forme gravi e irreversibili di dipendenza da soppressata e simili.
Pare che il fenomeno stia assumendo una tale estensione endemica che in diverse parti del mondo si iniziano a vedere affissi cartelli del tipo: si affitta solo ai figli di madri meridionali.

Tizianeda

Che cos’è l’amor

Ieri Tizianeda, ha visto in rete un video, pieno di bambini. Un signore che senti solo la voce, ha chiesto cosa fosse l’amore. I bambini hanno risposto senza inutili pudori e Tizianeda ascoltandoli ha pensato che l’amore non è, almeno non subito. L’amore ancor prima di essere, lo senti. I bambini questo lo sanno.
L’amore lo senti nel cuore, lo senti nello stomaco, nelle gambe emozionate, sulla pelle, sulle spalle, sulle dita, nel mondo fuori che gira come una giostra piena di lucine colorate e pacchiane. E sudi, ti arresti, sorridi, ti viene la pelle d’oca, sei rilassato, confuso, lucidissimo, protetto, sperduto, invincibile, vulnerabile, solido, coerente, contraddittorio, vuoi restare, vuoi andare, sei piccolo, sei immenso, sei adulto, sei un bambino.
E allora Tizianeda ha pensato alle volte in cui sente tutto questo amore qui.

– lo sente, per esempio, quando si avvolge con lo scialle di lana scudoprotettivo di sua nonna Bianca. Grigio, con le frange e le maglie larghe. Lo sente sulle spalle calde, sulle braccia e dentro i suoi ricordi. E poco importa se lo scudo protettivo la rende la donna meno attraente dell’universo interplanetario. A lei proprio non interessa, perché con quello addosso è felice.

– lo sente in bocca e ha il sapore del caffè. Ma di più alle sette del mattino quando è sabato, perché non è sola ad assaporarlo, e in quel momento si sente consolata. Lo sente alle nove, nei giorni lavorativi, tranne il lunedì e il venerdì chè non lo beve in compagnia, e alle undici preannunciato da un messaggio a cui segue una risposta a cui segue un’altra risposta e a volte un’altra ancora.

– lo sente sullo stomaco e sulle gambe. Ha il peso di braccia e ginocchia ossute di un bambino di otto anni, nell’ora delle coccole e del sonno.

– lo sente tra la spalla e il collo, su quella curva fatta apposta per accogliere. Ha il peso della testa di una ragazzina di dodici anni che la sta abbracciando.

– lo sente nelle orecchie, ed è un suono che si chiama voce e la voce racconta e confida sapendo di potersi affidare, facendo fluttuare storie che a Tizianeda rimangono incastrate per sempre dentro il cuore che batte forte.

– lo sente nei piedi, quando cammina la mattina davanti al mare, veloce e allegra, ché lì in quel luogo sospeso ci si sorride tutti e c’è chi poggia la mano sul cuore, per salutare. Ed è bellissimo.

– lo sente sui palmi delle mani quando stringe mani altre, per consolare o essere consolata o semplicemente per riposarsi un po’ dal rumore e dal caos.

– lo sente sulla guancia, quando le arriva inaspettato un bacio caldo che sprofonda sulla pelle e le viene da sorridere.

E lo sente in un mucchio di altri posti, come tutti del resto. E certo, lo sente anche nel cuore, nello stomaco e nelle gambe, all’occorrenza.
Lo sente quando è a casa nei suoi 90 mq che l’avvolgono e quando è fuori, esposta e vulnerabile, chè la vita e l’amore per essere accolti ti vogliono così a braccia spalancate. Come i bambini del video che con limpidezza innocente ce lo hanno ricordato, facendoci sentire tutti innamorati.

Tizianeda

Su una navicella spaziale

E insomma succede che le settimane e le giornate e le ore si nascondano una dentro l’altra. E tu dentro, a schizzare veloce, come su una nave spaziale supersonica.
E succede che questa navicella, che attraversa lo spazio ed il tempo, è la tua vita che sta tutta lì, tra luci, pulsanti, indicazioni di bordo, stelle e pianeti che osservi incantata da dietro il vetro, e le emozioni che ti nascono, che le devi decifrare come una mappa del tesoro, e ti travolgono o semplicemente ti avvolgono. Che poi, per essere ascoltate, le emozioni, non vogliono percorsi funambolici. Basta il viaggio e quello che vedi e senti e costruisci e che ti stupisce nella sua quotidianità minuta.
Così succede, per esempio, che all’ottenne l’incisivo superiore penzolante e scricchiolante ormai da mesi, all’improvviso, si stacchi, lasciandogli il sorriso più sbilenco, arioso, folle e divertente mai visto in vita tua.
E succede che la undicenne cresce e cambia veloce e sfugge e costruisce il suo mondo distante e soltanto suo. Ma succede anche che la pre-adolescenza conceda a Tizianeda dei momenti di intimità con quella ragazzina sorprendentemente ironica e acuta, che si aggira silenziosa e confusa nei 90 mq, con gli umori che cambiano alla velocità della luce.
Perchè succede che la undicenne all’improvviso ti travolge di parole che veloci le escono da dentro, per concedere un pezzo del suo mondo a Tizianeda, che ascoltandola vede questo tempo di mezzo affascinante e arduo e scombussolante come le montagne russe, in cui anche lei impara ogni giorno. Impara a capire quando è il momento della vicinanza e delle parole necessarie, come l’amore, che sa e riconosce anche il momento di ritrarsi, nonostante i dubbi, i limiti, la propria storia e la paura del viaggio che a volte ti prende.

P.S.: piccola comunicazione di servizio. Venerdì 13 sarò a Radio Febea (FM100.3 -100.6 – 107.00), nella trasmissione di Domenico Bucarelli(la diretta inizia alle 17.00). Si parlerà, oltre che del blog, anche del mercatino di prodotti a Km 0 e delle iniziative associative che si terranno questa domenica presso la Casa-famiglia Gullì. Anche per questa occasione ci sarà, oltre che Radio Febea e la testata online Socialsud, Lamedagliadelrovescio con un post scritto per l’evento.
Se vi capita di passare venerdi sulle frequenze radio o domenica dalle parti di Casa-Gullì, io sono lì che vi aspetto. Un saluto allegro.

Tizianeda

Come le altre mamme

“Dai settenne, che ce n’è ancora…aspetta che lo spremo io…aspetta eh… c-i s-t-o r-i-u-s-c-e-n-d-o a farne uscire un po’…vedi”
“Mamma ma non abbiamo altro dentifricio?”
“Ehm…no ho dimenticato di comprarlo”
“Mi sa che tu non sei organizzata come le altre mamme”.
Tizianeda avrebbe preferito un giudizio secco e perentorio da parte del suo settenne piuttosto che subire il confronto – che non concede possibilità di riscatto – con le “altre” mamme. Quelle hotuttosottocontrolloanchequandodormo, quelle che il frigo non rimanda mai l’eco se ci parli dentro, quelle che la dispensa è piena come gli scaffali di un supermercato opulento, che la casa è fluorescente per quanto è pulita, che il lunedì mattina sanno cosa prepareranno per cena il venerdì. Che la cesta del bucato sporco è un’astrazione, che all’entrata della scuola, sembrano il prodotto di una seduta dal parrucchiere che è anche visagista, stylist e psicoterapeuta. Che conoscono alla perfezione nome, cognome, peso, data di nascita e codice fiscale delle maestre dei loro figli, il titolo di tutti i libri scolastici ed approssimativamente il peso giornaliero dello zaino.
Però è vero, Tizianeda non è organizzata come le mamme organizzate. Perché capita che il tubetto del dentifricio sia più prosciugato di una fiumara a ferragosto, che al contenitore vuoto del sapone liquido aggiunga più volte l’acqua prima di ricordarsi di acquistarne un altro, capita che la carestia sembri essersi impossessata della sua dispensa. Che il cambio di stagione invernale lo faccia quando elevata è la probabilità di beccarsi la broncopolmonite e quello estivo quando uscire con guanti e cappello appaia oltremodo inopportuno. Capita che la notte abbia un sussulto di terrore per un pagamento dimenticato, e che la sua cesta del bucato si trasformi in un’entità indemoniata che vive di vita propria, anche se lei ogni sera o quasi, riempie la lavatrice. Sì a Tizianeda capitano tante cose che fanno di lei una mamma non organizzata. Però ogni tanto o forse spesso, decide di autoassolversi, chè la perfezione alla fine è pure un po’ noiosetta e nasconde insidie nevrotiche. E lo fa quando osserva quei due nella loro serenità pediatrica, che vagolano felici e sicuri dentro i 90 mq della famigliola, affatto preoccupati per il poco collaborativo tubetto stronzettino del dentifricio, o per la maglietta preferita inghiottita da tempo immemore dalla cesta indemoniata del bucato.

Tizianeda

Vento che soffia

Lui fluttua nel surreale mondo dell’infanzia, dove l’impossibile è possibile, dove la magia esiste, il Topino dei denti è un ricco filantropo che elargisce soldi, dove la notte di Natale, un grasso signore con barba, cappello e pigiama rosso attraversa i cieli stellati di tutti i continenti, con qualche renna polverosa.
Lei è bloccata nella terra di mezzo della pre-adolescenza. Dove gli umori instabili, lo sguardo che cambia, il desiderio di autonomia, di sperimentarsi donna e la puzza di ascelle sono un tutt’uno confuso.
Lui è di una bellezza ossuta e scura.
Lei è morbidezza femmina e luminosa.
Lei soffre della sindrome “dove avete nascosto la cioccolata”.
Lui di una irrecuperabile dipendenza da pasta e lenticchie.
Se a lei dici “partiamo” dopo cinque minuti ha la valigia pronta.
Se a lui dici “partiamo” lui ti risponde “ma no dai di nuovo”. Anche se l’ultimo viaggio lo avete fatto un anno fa.
Lei è silenziosa. Parla con gli occhi, con le dita che attorcigliano i capelli, con le mani in movimento.
Lui ha mille perché in testa, il desiderio di conoscere e capire, la logorrea compulsiva incorporata, che la sera aumenta in forma direttamente proporzionale, al tuo bisogno di sonno e silenzio.
Lei la mattina si alza dal letto e dopo cinque minuti è pronta per andare a scuola.
Per lui il risveglio è un rituale lentissimo, accompagnato da un sottofondo melodico composto dalle seguenti parole: “tesoro sveglia, dai cucciolo, svegliati, ma insomma ancora a letto, sto perdendo la pazienza, dai su…ancora stai facendo colazione, dove stai andando la porta è di là, cosa fai lì seduto, ma a cosa pensi..” ed amenità simili.
Lei sa vestirsi, abbinare, associare i colori, essere stilosa e originale, perché non sempre le figlie femmine prendono dalle mamme tristemente sobrie.
Lui è un bambino vestito-indifferente. È dotato dell’abilità oscura di indossare magliette maglioni camicie e mutande al contrario. “Ma sono al contrario” “Va be’ che importa…”.
Lei disegna ragazzine serafiche e statiche, femminili e riflessive.
Lui bambini e bambine fluttuanti. Piccoli ometti felici e avventurosi che saltano fanno capriole e non si fermano mai.
Loro sono quei due, i due minori, la ragazzina ed il piccolo di casa, i due debosciati, la undicenne ed il settenne. Loro due unici nei talenti e nei difetti. Quei due, con le loro paure e i sogni, con la curiosità di conoscere la vita e il coraggio da trovare dentro.
E poi ci sono gli altri due, lo Sposo Errante e Tizianeda, che ora sono il vento che soffia dietro le loro spalle e si insinua nelle loro orecchie e scende giù giù, fino a dentro. Il vento che vuole essere coraggio, fatto di lettere per dare il nome alla paura, chè solo così la puoi sconfiggere quella lì. Il vento che racconta che la vita è un mistero curioso e originale da attraversare, non come armadi chiusi e freddi, ma vibrando e vedendo. Il vento che è un’osmosi che fa passare la bellezza. Il vento che dice di amarli proprio così, per come sono. Perché poi dovrà arrivare quel giorno, che questo vento, che no, non è perfetto, non avrà più bisogno di soffiare, perché loro, la undicenne ed il settenne, saranno vento che soffia.

Tizianeda

Il settenne…da sabato

Sette anni e nove mesi fa, eri una promessa che si ingrandiva dentro di me.
Poi sei arrivato corpo e pianto da un taglio cattivo sul mio corpo, seguendo le tracce lasciate da tua sorella.
Eri grande e sorprendentemente lungo. Ancora una volta la vita mi regalava un bambino bello, ancor una volta venivo presidiata da un amore stupito, questa volta da subito, senza pazienti giorni di attesa. Tua sorella aveva segnato una strada ferma per te, lei senza volerlo, lei senza volerti. Ti sei attaccato placido, con il tuo sguardo lucido ed una calma vorace, al mio corpo che precipitava dentro una stanchezza calda.
Mi hai invischiato in un amore denso che non so raccontare. Mi hai invischiato da quel giorno e mi invischi ancora, con il tuo modo strambo di essere, mio piccolo sbrindellato bambino. Tu che ti muovi magro e veloce con quei ciuffi allegri sulla testa. Con il tuo sguardo scuro sopra un sorriso che avvolge e confonde. Che racconti su fogli sparsi i tuoi mondi visionari, foreste luminose, bambini felici e volteggianti. Tu che fai volare anche le parole. Che dici di non annoiarti mai perché pensi, pensi sempre. Che ami le donne di un amore assoluto ché senza di loro, il mondo sarebbe triste. Che ti muovi e vibri dentro e fuori, e per questo sei libero, e nessuno mai potrà imbrigliarti con dita dritte e fredde. Sei innocente e lucido, come i poeti o i folli. Sei forte come un prestigiatore con le sue idee. Sei fragile come chi sente addosso gli odori del mondo. Sei appassionato e pigro. Sei distratto, a volte perso in chissà quale mondo.
Sei come la vita, come il suono ed il silenzio, come la bellezza che ogni giorno ti incanta e sperde.
Buon compleanno mio settenne, buon compleanno mio piccolo D.

Tizianeda

Flusso di pensieri dentro una giornata qualsiasi

Se ne è andato aveva una voce stanca…dormo ancora un po’……coraggio Tizianeda alzati dal letto…..ce la puoi fare. Ecco …..santo cielo chi è questa tipa sconvolta che mi guarda dallo specchio…che bel silenzio c’è in casa…dai fai colazione che poi svegli i due mostri…orrida cioccolata con le nocciole esci fuori da questa casa… ne assaggio solo un pezzetto che tanto durante il giorno lo smaltisco….
Che ci fa la decenne con lo zaino in spalla alle sette e venti…il seienne sta facendo ancora colazione in mutande con lo sguardo perso..ora lo riporto nel mondo degli umani… come sono belli…..madonna quanto è sbrindellato ….i calzettoni sopra i pantaloni della tuta non si possono guardare……noooo e quelle unghie nere quando gli sono cresciute…cosa penseranno di me le maestre..un bambino allevato nella foresta pluviale dai primati…ecco lei è andata..ora esco sul balcone e la vedo girare l’angolo, ma le ho fatte tutte le raccomandazioni??…Bella della mia vita che bel passo fermo…finisci di prepararti Tizianeda dai che devi accompagnare il seienne…..piove un po’ non ho preso l’ombrello… ma tanto sono cinque minuti a piedi…corriamo…sono l’unica mamma con minore senza ombrello che corre…pero’ è divertente e magari smaltisco il pezzo di cioccolata….siamo due sbrindellati.
Maledette carte quando scomparirete tutte….ogginoncelapossofare….devo rispondere a unmiloneduecentosessantamilacinquecento mail….ho bisogno di caffeina..chiamo la mia amicatuttabella per caffè e chiacchiere al bar giù..tanto sono cinque minuti, vabbè dieci..a volte venti… è che il tempo passa in fretta quando parliamo…
….già le dodici e cinquanta..devo andare a scuola….ha smesso di piovere meno male..avevo l’ombrello stavolta..eccolo…ma cosa penserà mai tutto il tempo..mi avrà vista?..devo portarlo dal barbiere ha i ciuffi in testa esplosi…dov’è la ragazzina… imbronciata come sempre… no è un finto broncio c’è il suo amico del cuore..prove tecniche di femminilità. ..povera me.
…non capisco niente maledetti problemi di geometria..nuocciono gravemente all’autostima delle mamme..quasi tutte le mamme..chiamo la zia Dada così glieli spiega…a me no perché tanto è inutile…
Finirà mai questa giornata?……cosa preparo per cena…vediamo un po’….
Dormono finalmente quanto sono belli… gli dò due bacetti…bene un po’ di pace… ora posso vedermi un bel film o leggere uno dei dieci libri impolverati sul comodino, scrivere un post, chiacchierare con lo sposo errante, o potrei dedicarmi alla cura del corpo, lavarmi i capelli fare ginnastica cucinare per tutta la settimana che viene………mi corico sono troppo stanca.
…anche se venisse Johnny Depp in versione erotica pirata dei caraibi tra lui ed il cuscino sceglierei il cuscino.…ma come mi sono ridot…………………………………………………………………

Tizianeda