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Tra alfa e omega

L’appuntamento è quotidiano. Apre la porta di casa, attraversa il pianerottolo, pochi passi, suona al campanello dell’appartamento accanto. Lei l’aspetta, prende gli occhiali per poter vedere i contorni delle lettere sfocate, prende i suoi libri che ha ripreso a studiare ed entra nei 90 mq con la ragazzina. Si siedono vicine davanti a un tavolo pieno del disordine scolastico di un’adolescente. Una ha 83 anni, l’altra 13. Una cifra in comune dentro un abisso temporale. Una è la mamma vecchietta, l’altra è la tredicenne, la prima nipote, la prima figlia, la liceale neofita, l’apprendista di lingue, suoni, accenti, regole grammaticali, costruzioni architettoniche di frasi e pensieri che vengono da lontano, che stimolano la nostra memoria atavica, che marcano un territorio, che segnano l’appartenenza e l’origine. Il greco e il latino. Nonna e nipote studiano insieme, viaggiano sulla strada tortuosa di lingue antiche, di sonorità pronunciate in un tempo altro da donne della loro stessa età, da altre nonne e da altre nipoti. Io, quando sono lì, tra le stanze, le spio, mi soffermo, le ascolto, le osservo. Guardo la mamma vecchietta – ogni giorno sempre più vecchietta – ringiovanire mentre pronuncia formule magiche contenute in un alfabeto che oggi la nostra lingua nasconde nei suoni. Guardo la ragazzina imparare lingue che non parlerà mai quando andrà in giro per il mondo, ma che in qualche modo viaggeranno dentro di lei, raccontandola. Le guardo, io che quando studiavo intrappolata tra mille alfa e omega, mia madre non la volevo, perché troppo presente, troppo assillante, troppo professoressa, troppo madre, troppo tutto. Io che preferivo leggere di nascosto “Cent’anni di solitudine” fino a che gli occhi non mi scoppiavano, piuttosto che immergermi in meccanismi arcani. Io che ero figlia, adolescente, insicura, arrabbiata, piena di silenzi dissonanti e spigolosi in cui cercare di trovarmi e amarmi.
Oggi che sono donna – che ho attraversato boschi, che mi sono esplorata, scoperta e riscoperta, che sono fiorita trovando le parole con le quali dirmi, che so che ancora altre parole arriveranno, che ho trovato posti dove stare bene dentro di me, che ho decostruito e costruito, che ho accolto limiti e mancanze, che a volte le insicurezze risalgono dal fondo, che ho accettato di non avere spesso risposte, che quando mi schianto mi aspetto, che ho imparato a essermi paziente e ad accudire l’impazienza – oggi sono la bilancia tra questi due mondi. Il pianeta allineato, tra quello che mi ha generato e quello che è nato dal mio corpo distaccandosi. Sono la figlia e la madre. Oggi sono la donna che lascia tracce per la ragazzina e sono la donna che accoglie la madre, sentendomi parte del meccanismo armonico dell’universo. Un meccanismo di cui assecondo, come tutte le donne, il movimento circolare. Sono la storia che compone una storia più grande e in divenire. Oggi, che so e che sento e mi muovo e avvengo.

Tizianeda