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Sei agitata?

“Sei agitata?”
“Per cosa?”
“Per lo spettacolo”
“No … cioè ancora no, non mi sembra. Non ci penso. Sono soprattutto contenta”
Ho il copione sul ripiano della cucina. Ripasso le mie battute, mentre sbuccio cipolle, preparo la cena, vengo interrotta da urgenze improcrastinabili dei minori e dal pensiero del frigo vuoto e dal telefono che squilla e dalla mamma vecchietta che arriva, da un correre da qualche parte (si corre sempre da qualche parte), da una ragazzina che dice e chiede. Meglio così. Lo spettacolo è un incastro come tanti nelle ore. Non sentirò mal di pancia, tachicardia e tremarella pensando al momento in cui sarò sulla scena con Eleonora a raccontare di vita minuta, quotidianità, donne e prodigi. Ad alternare serietà e cazzeggio come se questo fosse l’unico modo possibile di stare tra le cose. A entrare come Alice nel Paese delle Meraviglie dentro un micro mondo che si chiama “Ho attraversato ridendo la terra capovolta”, costruito estraendo le parole da questo blog. Le parole, che sono la fune sulla quale salire e oscillare, senza troppo pensare all’abisso che c’è sotto. No per ora non sono agitata. Anche se raccontiamo della vita che a volte agita, lei sì, e affascina e ti rapisce con attimi di inaspettato furore, sempre. Questa vita non sempre a fuoco da dire e sbrogliare con occhi femmina. No non sono agitata. Mi sento densa, se così si può dire. Con uno sguardo denso come il respiro. Con una sfera di cristallo tra le mani, fragile e magica. Con una fatica immane che il corpo mi rimanda, con la sensazione che devo trovare nuovi e solidi equilibri dentro di me.
E quindi no non sono agitata. Almeno non ancora.

P.s.: “Ho attraversato ridendo la terra capovolta”, per chi non lo sapesse è lo spettacolo, che Eleonora e io stiamo portando in giro. Questo fine settimana ed esattamente venerdì 29, sabato 30 e domenica 31 gennaio sarà al Teatro della Girandola della nostra città sbilenca. La domenica è una data aggiunta in questi ultimi giorni per le innumerevoli richieste. Ed è stato come sentirsi riempite di baci affettuosi.
Vi aspetteremo sorridendo.

Tizianeda

La giornatasantocielo, il libro e le chitarre

E insomma la giornata è andata così.
Nel tardo pomeriggio Tizianeda, è stata in un posto accogliente che si chiama “Circolo Culturale Guglielmo Calarco”, per parlare di un libro: “La favola di Syd”. Lo aveva già fatto in un altro posto, un po’ di mesi fa. Un giorno la Donna con i capelli arancioni le ha detto ”presenti “La favola di Syd”?”e lei le aveva risposto ”Sì, mi hai convinto lo presento”.
Poi glielo ha riproposto, perché l’uomo che lo ha scritto voleva ritornare nel sud suddissimo e Tizianeda le ha detto ancora “Sì mi hai convinto lo ripresentiamo”. E così prima di approdare nel circolo dove c’era Angela ad accoglierle, Tizianeda che sarebbe voluta arrivare rilassata e riposata, ha avuto una giornatasantocielo. Perché quando il gioco si fa duro, la giornatasantocielo è lì che ti aspetta. Così ha lavorato, corso, incastrato, accompagnato, riportato a casa, affrontato la mamma vecchietta, le tristi carte, i dubbi esistenziali. Poi è arrivato il momento di prepararsi ché si era fatto tardissimo. Ha indossato un vestito rosso, ha avuto l’approvazione dei suoi severi fashion stylist personali, il novenne e a tredicenne. La tredicenne ha detto “bel vestito, mamma, mi piaci”. Il novenne le ha detto “mamma stai molto bene” e poi le ha detto anche “il rosso è proprio il tuo colore” e ha messo il pollice verso l’alto e le ha sorriso e Tizianeda si è sentita molto bella. Poi, visto che era tardissimo, ha fatto una cosa che i guru della cosmesi considerano abominevole ed eretico, come un vegano la carne, un pesce l’aria, un bambino i broccoli. Si è spalmata la crema idratante in faccia, anche se aveva il fard sulle guance dalla mattina. E poiché era tardissimo, visto che aveva lo smalto bordeaux sulle unghie un tantino smangiucchiato sulle punte, anche se avrebbe dovuto fare un lavoro di acetone e ripasso come le signore dabbene, ha invece tagliato le punte, facendo peraltro un ottimo lavoro.
Poi al circolo è riuscita ad arrivare tutta intera, la stanchezza le è passata ed è stata una serata divertente. Almeno Tizianeda si è divertita a parlare del libro e a tirare fuori tutte quelle cose che sono anche dentro la vita, tipo l’amore per qualcuno o per il mondo fuori. E c’erano Angela, la Donna con i capelli arancioni, Antonello che ha scritto il libro, ragazzi entusiasti, la musica, le immagini, Maria che ha recitato dei brani , tanti signori e signore e due chitarre elettriche messe su due trespoli, che aveva portato un signore, così, per entusiasmo. Perché il Syd del libro è anche Syd Barret dei Pink Floyd. Poi quando si è finito di parlare e commentare e la gente sembrava contenta e Tizianeda ancora più di loro, lei e la Donna con i capelli arancioni, hanno preso le chitarre elettriche e hanno finto di essere due rock star, facendosi fare duemila foto. Anche se forse in un circolo culturale questo non si fa. Poi, Tizianeda ha salutato e ringraziato e baciato un po’ tutti ed è andata via. Perché anche le rock star a un certo punto vogliono tornare a casa, indossare un pigiama poco rock, i calzettoni e sentire che la giornatasantocielo è terminata.

Tizianeda

Un po’ stanchina

Il lavoro di avvocata. Le tristi carte sul tavolo. Le mail e le telefonate. Scrivere, rispondere, organizzare, distrarsi, correre. L’arretrato e il nuovo che si aggiunge. Prendere a scuola. Ascoltare i racconti. Chiedere, parlare, guardare, guardarlo. Come è andata oggi. La tredicenne che torna anche lei. Ritrovarsi noi tre. Mangiare insieme seduti. Chiacchierare, ascoltare. Leggere i messaggi, distrarsi. Tornare in studio, ridiventare avvocata. O. senzaditenonsapreicomefare. Ridere. Guardare il cellulare. Imporsi discipline. Fallire. Riuscire. Lo Sposo lontano. Uscire, accompagnare. Tornare. Lo studio ancora. Chiudere la porta. Accompagnare ancora. Tornare. Riprendere. Nel tragitto chiacchierare. Ritornare. Sdraiarsi un po’. Non c’è tempo. Santo cielo, la tredicenne. Salire in macchina e guidare. Prendere, ritornare. Tutto ok? Il novenne e la scherma. Corri è tardi. Accompagnare. Macchina musica chiacchiere silenzio. Aspettare in macchina con il pc. Scrivere e approfittare del tempo fermo. Il post, l’articolo, i progetti. Il cuore batte, perde un colpo. E’ la stanchezza o forse no o forse boh. Ritornare. Aspettare, preparare. E in mezzo a questo, progettare, scrivere ancora, rubare il tempo, telefonare, sentirsi, raccomandarsi. Vieni con me? Sì che vengo. Chiacchierare, guardare il mondo e stupirsi ancora. Vedere il mare. E le stagioni moltiplicate. Una foglia che muore senza fretta, gli stormi a vivere il cielo. Guardarli e sentire, da qualche parte sentire e non capire. Proseguire. Comporre e ricomporre e proseguire.
E dopo quindici ore, ventisette minuti, trentasette secondi, sentirsi un po’ stanchina.

Tizianeda