Posts Tagged ‘incontri’

Senza misura

Maria Teresa ha gli occhi verdi, le gambe lunghe e sottili, le mani che stringono e accarezzano, il sorriso che riconosce. Maria Teresa profuma di menta e limoni, profuma d’estate. La trovo nella casa dei miei genitori, mio padre seduto in poltrona, lei accanto, protesa. Mia madre una gardenia tra le dita. Maria Teresa è luglio, il caldo africano della Jonica, una casa dipinta di bianco e il tetto spiovente arancione, quella dei suoi genitori, la spiaggia che non finisce mai, i giochi di bambina, le passeggiate sul lungomare. Non la vedo da quando avevo dodici, forse tredici anni. E ora è lì nella stanza. Il tempo si annulla. Si alza e mi abbraccia. Semplice. Poi ritorna tra i miei genitori, che invece, in questi ultimi anni, avevano ripreso a vederla d’estate. E’ qui per loro. Stringe e accarezza. E’ un movimento che ha riempito la stanza e noi. Lei dice con la voce che vibra. Noi altri siamo in silenzio. Non serve parlare. Guardiamo e sentiamo lo spazio come in una protezione senza misura, che non so dire. Prima di andare via, esita ancora all’ingresso della casa. L’abbiamo seguita tutti. Mio padre no, lui è rimasto seduto in poltrona. Maria Teresa ci abbraccia ancora, ci riempie, ci dice con le mani. Strizzo gli occhi, catturo l’immagine di questa donna che avvolge. Poi va via. Per le stanze resta il profumo di menta e limoni.

Tizianeda

La mamma vecchietta, il nosocomio e la poesia

Lunedì mattina Tizianeda ha accompagnato la mamma vecchietta in ospedale, per delle innocue analisi al reparto di genetica. Il motivo preciso di questo controllo Tizianeda non lo ricorda, benché la zia Dada, sua sorella più grande di un anno, glielo abbia spiegato più volte. Ma come le succede sovente in questo periodo, lei ha fatto “sì” con la testa e ha detto “tranquilla vado io”, confidando sulla capacità di acquisizione dei dati medici genitoriali della compita zia Dada. Così lei e la mamma vecchietta, seduta sul lato passeggeri, sono partite in macchina. La mamma vecchietta, che fa parte della sempre più nutrita schiera di detrattori della Tizianeda automobilista, per tutto il tragitto ha mostrato una certa freddezza di nervi e un consistente auto controllo. Tizianeda questo lo ha molto apprezzato. Le due parenti strette, giunte sul luogo, si sono recate nel laboratorio preposto, sotto la guida della più energica, lucida e dal passo veloce delle due: la mamma vecchietta. Poi mentre la mamma vecchietta attendeva il suo turno all’interno dell’ospedale, Tizianeda è stata mandata da un medico in un’altra ala, per reperire le provette. Il medico le ha spiegato dettagliatamente dove recarsi. Tizianeda, come le succede sovente in questo periodo, ha fatto sì con la testa e poi si è persa. Però, sempre come le succede sovente in questo periodo, ha ritrovato la retta via ed è tornata trionfante con le provette in mano dalla mamma vecchietta. La mamma vecchietta quando l’ha vista si è commossa, come il padre del figlio prodigo. Tizianeda ha abbracciato la sua mamma piccola e le ha detto di non preoccuparsi ché anche se l’avessero rapita, l’avrebbero restituita subito per sfinimento. Quando le due donne consanguinee sono entrate nella stanza, Tizianeda ha notato l’infermiera che sedici anni prima la teneva stretta tra le braccia, mentre un’anestesista poco gentile le infilavano un grosso ago nella schiena. Stava per nascere sua figlia e Tizianeda cantava per non sentire la paura delle gambe che sparivano dai sensi. Tizianeda guardando la donna nella stanza delle analisi, ha sentito un’emozione potente e l’ospedale brutto è sparito. Così ha deciso che l’ospedale non lo chiamerà più ospedale, ma “nosocomio”, che è una parola più poetica, che fa anche rima con manicomio. Ché il nostro nosocomio è anche un manicomio pieno di caos e dolore. Eppure, come può accadere in ogni istante, anche in quelle stanze brutte appaiono scorci di poesia a cui aggrapparsi. Come riesce a fare la memoria, per esempio, che ha trasformato un taglio antico sulla pancia, in una porta attraverso cui, quasi sedici anni fa, una bambina è passata.

Amiche e amici, questa domenica sarò a Roma a parlare di ciò che il libro “La medaglia del rovescio” racconta. Nella locandina troverete tutti i dettagli. Io vi aspetto amorevoli.

Tizianeda

La contentezza ha migliaia di rughe

“Signorina, mi scusi … una parola … volevo dirle che lei mi fa veramente molta simpatia. E’ da un po’ che volevo fermarla da quando la vedo  la mattina”
“Ma veramente! Grazie anche lei mi fa molta simpatia e mi piace passare e vedere quello che fa”
“Qualsiasi cosa abbia bisogno … conti su di me”
“Certo grazie mille, è stato un piacere parlare con lei. Ora proseguo, tanto ci vediamo presto…”.
Questo diceva un signore a Tizianeda mentre le teneva strette le mani e le poggiava il suo sorriso paziente sugli occhi, regalandole un buon umore che lei si porterà come risorsa per tutta la settimana.
Tizianeda, la mattina quando cammina sulla strada che accompagna il mare (in quei quaranta minuti che si concede prima di farsi inghiottire dalla quotidianità), a un certo punto arriva sulla battigia. Scende attraverso scalini rotti. Sceglie sempre li stessi scalini, perché appena iniziata la spiaggia, alla sua destra vede un vecchio pescatore con la sua barca, le reti colorate che tiene spesso tra le dita, delle sedie bianche e un tavolino su cui appoggia il pesce fresco. E’ lì la mattina, con la sua presenza rassicurante, il suo sorriso, le mani gonfie d’acqua e i movimenti calmi. A Tizianeda piace guardarlo in quegli attimi che gli passa accanto e salutarlo come si fa con le persone che conosci da un po’: “buongiorno!” sorriso “buongiorno!” sorriso ricambiato. Tutto qui. Lei pensa che questi attimi di gentilezza con il vecchio pescatore, siano placidi e riposanti, come ciò che la circonda quando si trova a passeggiare sola. E pensa che ci sono mattini davanti al mare, segnati dalla grazia più degli altri, come questo di oggi. E a Tizianeda le è venuto un sorriso che si sentiva la faccia segnata dalle rughe, ma proprio a migliaia. E di quei segni profondi, non si è preoccupata granché.

Tizianeda

Ogni domenica mattina. E una richiesta a Babbo Natale

Ogni domenica mattina, solitamente di buon’ora, Tizianeda esce sola, per recarsi in un posto che le piace tantissimo. E’ un luogo colorato e arioso, pieno di gente placida e rilassata. Le piace guardarsi intorno, assistere agli incontri che avvengono in quella piattaforma circondata da case basse. E’ una piazza, piccola e raccolta. C’è anche una chiesa dal cui portone di legno alto, la piazza sembra iniziare, come un fiume dalla sorgente. La chiesa ha un bassorilievo sulla facciata, che intuisci cosa raffiguri, ma non lo puoi vedere. E’ impacchettato da tempo immemore come un’opera di Christo, l’artista che avvolge con stoffe bianche o colorate, ponti, palazzi, cattedrali, foreste, isole, confezionandoli alla perfezione.
Tizianeda, quando è lì, coinvolta dalla movida mattutina, ama fermarsi e chiacchierare. Lo fa con i signori dietro i banchetti, ognuno sotto uno stand giallo acceso. Lei, come gli altri è lì per acquistare o anche solo osservare, conserve, arance, mandarini, broccoli, annone, formaggi, salumi, mele, olive, patate, miele, lattughe e ogni prodotto stagionale del suo sud suddissimo. Tutti a emanare colori e profumi, che si mescolano e sovrappongono nell’aria ancora tiepida. Le piace anche chiacchierare con i clienti. Le piace che l’età media è di circa settant’anni, il che rende il tutto molto più lento e placido.
Tizianeda per uniformarsi alla moda del gruppone della piazza, reca sempre con sé l’accessorio più trendy tra gli astanti. Così ogni domenica – quando arriva in quella piazza assolata (quasi sempre. Non si vive al sud suddissimo per caso!) piena di gente e delle loro voci garbate, di colori e aromi, di movimento calmo, di strette di mano, di incontri in cui ci si rivolge dandosi il “voi”, di cappelli sollevati dalla testa in segno di saluto, di chiacchiere e sorrisi – insomma in questo mondo domenicale qui, anche lei può esibire con orgoglio il suo carrello della spesa, quello con le rotelle, quello di stoffa, quello con la fantasia a scacchi, quello che quando lo trascini, nel silenzio del giorno festivo, rumoreggia sull’asfalto. Fino a che Tizianeda non arriva nella piazza, e ogni suono si mescola e confonde allegramente.

P.s.: Caro Babbo Natale, il mio carrello della spesa, usato ormai da tempo immemore, è lacerato e consunto. Ti chiedo quindi un nuovo carrello della spesa, super accessoriato, veloce e silenzioso. Ricordati che la fantasia glamour più richiesta è a scacchi. Meglio se nocciola e marrone.
Con l’affetto di sempre.
T.

Tizianeda

E insomma la famigliola

E insomma la famigliola, ha deciso di partire, di fuggire per pochi giorni in una città di un’altra nazione. Tizianeda di queste ore ricorda:
– un ottenne logorroico sull’aereo. Ché la paura del decollo, del mal di pancia, del vomito, del bagno nell’acqua gelida in caso di ammaraggio, l’affronta avvolgendo di parole la sua interlocutrice preferita nei momenti di emergenza: Tizianeda. E quando le possibilità catastrofiche lasciano spazio all’ entusiasmo divertito, perché volare su un aereo si trasforma improvvisa in un’esperienza fighissima , lui continua a parlare.
– ll giovane autista dinoccolato del servizio navetta efficiente ed economico, che ha condotto la famigliola in albergo. Tizianeda avrebbe voluto importunarlo, come fa di solito con gli sconosciuti, chiedere informazioni del posto e poi magari farsi raccontare un po’ della sua vita. Ma ogni possibilità di conversazione è stata ostacolata dalla musica romantica e sdolcinata ascoltata dal giovane ad alimentare chissà quale struggimento amoroso.
– il chiosco di hot dog con cipolle e salse con i dispenser lasciati all’uso responsabile degli astanti “Sapete che vi dico…sono contenta di essere qui e ceniamo con questi!” “Dici sul serio mamma?” “Sì ottenne dico sul serio” “Non ci posso credere allora è vero che questa città è magica come dicono”. E pentirsi subito dopo aver visto l’ottenne svuotare per la quarta volta i dispenser del ketchup e della maionese, temendo un sonoro cazziatone dalla signorina venditrice di hot dog, o una lavanda gastrica del minore con annesso sonoro cazziatone, in lingua sconosciuta, dei medici. Eventi poi non verificatisi.
– le donne del luogo bonissime. Tizianeda qui si sente una hobbit nella Terra di mezzo popolata solo da Elfe fighe.
– l’odore acre e intenso trasportato da una nube di fumo che Tizianeda ha inalato fino ai polmoni : “Sposo errante ma questa puzza proviene dalla sigaretta gigante che si sta fumando quel ragazzo?” “Direi proprio di sì Tizianeda” “Santo cielo bambini non respirate tappatevi il naso…me la sono fumata tutta pure io …” .
– e poi insomma quei tre con Tizianeda in questa bella città che il cielo e le nuvole sembrano spuntare improvvisi da dietro i palazzi antichi. E non è il fumo passivo la causa di queste visioni.Almeno spera.

p.s.: dimenticavo la città dove è andata la famigliola si chiama Praga. E un saluto molto molto allegro a tutti voi.

Tizianeda