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Ma i maschi fanno tutti così?

“Mamma, ma i maschi quando si sentono male fanno tutti così?”
“Più o meno sì tredicenne. Lo dico in base alla mia esperienza e alla narrazione di molte donne che confermano i miei studi empirici in materia”.
Il decenne domenica mattina è stato colto da un persistente mal di testa. Ha svegliato alle 7 del mattino Tizianeda – reduce di un ritorno notturno a casa incompatibile con le sue capacità di recupero – e ha esternato il suo malessere. Poi la giornata lo ha distratto, la famigliola è stata ospite di amici gentili che li hanno sfamati e che vivono in un paese che ha sospesi sulla testa i resti di un castello bizantino. Dai ruderi e dalle mura che chiudono la fortezza, mentre il vento cercava di sollevarla sopra le cose, Tizianeda ha visto la vallata, il mare chiazzato di luce, l’orizzonte che non ha suono, il cielo addosso, le nuvole frettolose, le pietre antiche che urlano storie, la vegetazione che rivendica il presente e poi ha goduto del silenzio che ti viene voglia di non parlare più.
Ma si sa, dinanzi a una giornata perfetta c’è sempre la Legge di Murphy in agguato. Tornati a casa il decenne ha manifestato nuovamente il suo malessere, Tizianeda ha controllato al ragazzino la febbre, ha accertato che aveva una leggera alterazione della temperatura. Durante la notte ha avuto mal di pancia, mal di testa, catarro, raffreddore, tosse. Tizianeda lo seguiva inerme tra letto e bagno con la ciotola raccogli vomito, salvatrice di lenzuola, pigiami e pavimenti ed è stata per tutto il tempo in uno stato oscillante tra la narcolessia e la veglia. Stamattina la febbre è sparita, il decenne ha chiesto se dovesse andare a scuola, non è andato a scuola e si è piazzato sul divano con la scatola dei fazzoletti e la ciotola a tenergli compagnia.
Oggi è lunedì e Tizianeda ha molto molto sonno.

Tizianeda

Tredici

Eccoti qui, accanto a me nel lettone, che nel sonno, in mezzo ai sogni, ti stai scrollando i dodici anni per diventare tredicenne. Il tuo personale capodanno. Dormi, hai la febbre. Questa influenza ostinata, accidenti. Ogni tanto tossisci e farfugli parole sconnesse. Hai gli occhi così grandi che si capisce anche quando sono chiusi, hai lo smalto sulle unghie, nero, consumato e smangiucchiato. E’ la tua infanzia che resite in quelle isole pitturate. Hai un foulard di seta attorno al collo. Di un blu antico e sfilacciato. Della bis-nonna Bianca. No, non lo butto. Lei ci ha insegnato questo rimedio contro il mal di gola. E non lo butto il suo foulard che ha attraversato tre generazioni per approdare a te, mia tutta bella, per proteggere il tuo collo, per consolare oggi la tua gola infiammata.
Tredici. Un’età immensa, come immensa è la giovinezza e questa adolescenza, esplosa dentro, come petali incontrollabili a spargere polline. Tredici è un numero bello, nel suo essere così appuntito. Tredici è risate chiassose e silenzi improvvisi. Tredici è un corpo e una voce che cambiano, è un carattere che lentamente scolpisce il tempo e lo spazio. Tredici è assenza di grigi. Tredici non è dodici al gusto dell’infanzia. Tredici ha una suo sapore risoluto. E’ guardarti stupita, mentre dormi agitata di febbre e cerchi la mia mano a ricordarmi chi sono a ricordarmi chi sei.
Auguri mia tutta bella tredicenne, auguri ragazzina A.

Tizianeda

La legge di Murphy

“Ottenne, basta, in un’ora lo avrai fatto almeno 10 volte”
“Mamma, ma io mi sento malissimo…”
“Sì, ma la febbre non cambia ogni due minuti. Se non la smetti di misuratela nascondo il termometro”
“Ohi ohi…sto malissimo…senti la fronte quanto è calda…”
“Hai solo 37 e mezzo di temperatura. Non è alta…posa il termometro”
“Ho un mal di testa fortissimo e mi fa male la pancia…che dolore…ho bisogno di altri fazzoletti, ho il raffreddore più potente del mondo…”
“Li stai spargendo ovunque…aspetta ora prendo la sciarpa di lana arancione e te l’avvolgo attorno alla testa. Con me funziona”.
Poiché “La legge di Murphy” è sempre in agguato, ai due giorni spensierati vissuti da Tizianeda nella città di Roma, è succeduta l’apocalisse nella forma di un ottenne influenzato, accessoriato di raffreddore, febbre, mal di pancia e mal di testa. Eventi che rientrerebbero nella normalità della stagione invernale, se non fosse per l’approccio emotivo della vittima, agli attacchi virali.
Così i 90 mq si sono riempirti di fazzoletti umidi, il cui contenuto sacro è stato esibito come le reliquie di un santo ai fedeli e per tre giorni il maschio piccolo di casa, si è abbandonato a struggenti lamenti, che hanno destabilizzato la quiete della famigliola. Per alleviare i dolori di testa, Tizianeda ha inoltre avvolto il capo dell’ottenne in una calda e arancione sciarpa di lana, trasformando la sua testa, che sporgeva appena dal piumone, in quella di un colorato fachiro, il cui kit di sopravvivenza includeva una ciotola raccogli-vomito, perché non si sa mai.
Così il fine settimana dei quattro è scorso tra abbandono fraudolento di fazzoletti, dolori addominali, mal di testa e lamenti teatrali che al confronto, i canti dei cori greci sembrano barzellette cialtrone.

Tizianeda