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E’così. Vero?

“Hahahahaha, sembri una bambina…”
Hahahahaha…ma che ridere…
E va bene che la mattina Tizianeda, quando correndo accompagna il settenne a scuola, non fa caso agli abbinamenti cromatici, non si cura di esaltare sin dalle prime luci del giorno la sua femminilità e insomma si veste a muzzo (per chi non fosse del sud suddissimo: come viene viene). E va bene che quella mattina i suoi piedi erano valorizzati dalle ballerine verde pantofola e che indossava lo zaino del settenne come l’imbracatura di un paracadute, però fuori misura. Ed è vero che in quei 5 minuti di tragitto a piedi, scherza ride e gioca con il maschio piccolo di casa, incurante del mondo che le gira intorno e che i suoi capelli sono più anarchici di quelli di Maga Magò. E’ vero che non è truccata perché a quell’ora lo trova inutile e comunque nessun restyling la salverebbe dalla sua faccia stropicciata. E’ anche vero che questa sua assoluta atarassia mattiniera verso le forme la fa sentire una donna libera ed emancipata, come quelle femministe che un tempo uscivano senza reggiseno. Ed è vero che a quarant’anni ormai sente che nel suo corpo non perfetto, formoso e che finisce quasi subito si trova bene anzi benissimo, nonostante i cambiamenti geologici (leggi due gravidanze), perché è la verità del suo corpo, di cui si prende cura, che parla per lei e con lei. E quei due si trovano simpatici e anche un po’ cialtroni. Ed è vero che oggi guarda con affetto, tenerezza e indulgenza a quell’adolescente inquieta e sbrindellata di tanto tanto tempo fa, che invece non si piaceva affatto.
E allora se è vero tutto questo, Tizianeda sicuramente non avrà conferito nessunissima interpretazione pessimista, alla dichiarazione della tri-mamma bonissima, altissima come i tacchi delle sue scarpe, con i leggins color gambaletto – che in tutto il mondo stanno bene sì e no a 100 donne e lei è una di queste 100 – e la maglietta corta che mostra il mistero affascinante di una pancia perfetta. Anzi, se è vero che il raggiungimento di una sicurezza corporea ed intellettuale la salvano da meccanismi mentali perversi, Tizianeda avrà accolto la affermazione “sembri una bambina” con simpatica risata annessa, come un piacevole complimento, di quelli che si scambiano le mamme a scuola, tra una corsa e l’altra.
E’ così. Vero?

Tizianeda

Come le altre mamme

“Dai settenne, che ce n’è ancora…aspetta che lo spremo io…aspetta eh… c-i s-t-o r-i-u-s-c-e-n-d-o a farne uscire un po’…vedi”
“Mamma ma non abbiamo altro dentifricio?”
“Ehm…no ho dimenticato di comprarlo”
“Mi sa che tu non sei organizzata come le altre mamme”.
Tizianeda avrebbe preferito un giudizio secco e perentorio da parte del suo settenne piuttosto che subire il confronto – che non concede possibilità di riscatto – con le “altre” mamme. Quelle hotuttosottocontrolloanchequandodormo, quelle che il frigo non rimanda mai l’eco se ci parli dentro, quelle che la dispensa è piena come gli scaffali di un supermercato opulento, che la casa è fluorescente per quanto è pulita, che il lunedì mattina sanno cosa prepareranno per cena il venerdì. Che la cesta del bucato sporco è un’astrazione, che all’entrata della scuola, sembrano il prodotto di una seduta dal parrucchiere che è anche visagista, stylist e psicoterapeuta. Che conoscono alla perfezione nome, cognome, peso, data di nascita e codice fiscale delle maestre dei loro figli, il titolo di tutti i libri scolastici ed approssimativamente il peso giornaliero dello zaino.
Però è vero, Tizianeda non è organizzata come le mamme organizzate. Perché capita che il tubetto del dentifricio sia più prosciugato di una fiumara a ferragosto, che al contenitore vuoto del sapone liquido aggiunga più volte l’acqua prima di ricordarsi di acquistarne un altro, capita che la carestia sembri essersi impossessata della sua dispensa. Che il cambio di stagione invernale lo faccia quando elevata è la probabilità di beccarsi la broncopolmonite e quello estivo quando uscire con guanti e cappello appaia oltremodo inopportuno. Capita che la notte abbia un sussulto di terrore per un pagamento dimenticato, e che la sua cesta del bucato si trasformi in un’entità indemoniata che vive di vita propria, anche se lei ogni sera o quasi, riempie la lavatrice. Sì a Tizianeda capitano tante cose che fanno di lei una mamma non organizzata. Però ogni tanto o forse spesso, decide di autoassolversi, chè la perfezione alla fine è pure un po’ noiosetta e nasconde insidie nevrotiche. E lo fa quando osserva quei due nella loro serenità pediatrica, che vagolano felici e sicuri dentro i 90 mq della famigliola, affatto preoccupati per il poco collaborativo tubetto stronzettino del dentifricio, o per la maglietta preferita inghiottita da tempo immemore dalla cesta indemoniata del bucato.

Tizianeda

Colloqui, professori e tante mamme

Venerdì scorso, nella scuola della ragazzina si sono svolti i primi ufficiali colloqui con tutti i professori. Tizianeda non poteva mancare a questo incontro con gli insegnanti della decenne, neofita frequentatrice delle medie.
Mentre era lì che attendeva, si è guardata intorno e soprattutto ha osservato e parlato con alcune mamme.

1. La mamma extraterrestre.

“Sono qui per i miei gemelli. Ho lasciato i due figli più piccoli a casa”
“Gli altri due!? Ho capito… quelli frutto della passione…eheheh!!”
“No, no tutti voluti. Voglio anzi avere il quinto figlio. La casa mi sembra vuota altrimenti”.
Tizianeda ha guardato quella donna con un tonto stupore, l’ha esaminata in ogni centimetro del suo corpo per rassicurarsi di avere davanti a lei un esponente del genere umano e non una pericolosa abitante di chissà quale destabilizzante mondo ultragalattico. Dopo essersi accertata che non era una super eroina con sintomatiche mutazioni genetiche, tipo branchie, piedi palmati, antenne retrattili, squame, pelle verde, corpo elastico o invisibile, lame rotanti e alabarde spaziali, ha iniziato ad inondare di domande la poveretta.
Così ha scoperto che la sua vita affollata è perfettamente organizzata, è perfettamente caotica, perfettamente incastrata, che è frutto della strategia precisa e consapevole di una ex bambina senza fratelli, da sempre desiderosa di spazi pieni e vocianti, che suo marito è proprio come lei. Tizianeda avrebbe voluto esaminare anche il marito.

2. La mamma cafona con aiuto.
Il problema principale dei colloqui di massa con i professori della scuola secondaria, è l’accaparramento del primo posto nella lunga sfiancante attesa. E poiché i professori, contrariamente alle maestre della scuola elementare sono tanti e dislocati per l’occasione in diverse aule sparse per l’istituto, l’accaparramento deve essere veloce e simultaneo. Questo Tizianeda lo ha scoperto una volta entrata nell’edificio, dopo essere arrivata davanti al portone sbarrato alle due del pomeriggio. Lo ha capito dopo un’ora e mezza di attesa all’addiaccio e dopo che, come la sfigatissima piccola fiammiferaia, si era congelata gli arti inferiori e superiori. Così una mamma ossigenata, fusonata, ingioiellata, ricoperta di uno spesso strato di colori sulla faccia, placida le spiegava che la sua attesa era stata inutile. “Non importa chi arriva per primo, ma chi per primo segna il proprio nome sui fogli affissi sulle porte delle aule” “ma io sono qui dalle due, sono la prima” “guardi ho un figlio anche in terza media e so bene come funziona, sono esperta”.
Talmente esperta che il figlio di terza media venuto con lei, alto magro e stramaleddetamente veloce, si è precipitato per le scale non appena i bidelli hanno dato il via. Mentre Tizianeda arrancava alla prima rampa, lui aveva segnato il nome della sua signora reverendissima madre su tutti i fogli degli insegnanti, gli stessi con cui doveva parlare Tizianeda.

3. La mamma super organizzata.

Tizianeda ha sempre provato una ammirata invidia, per le mamme hotuttosottocontrollo. Venerdì c’erano le mamme dotate di elenco con i nomi dei professori con cui parlare, lo schema delle aule e forse anche la cartina con le uscite di emergenza. Erano perfettamente informata delle strane regole di prenotazione, dotate di penna più ricambio per poter segnare i loro nomi sui fogli affissi alle porte.
Le mamme super organizzate hanno i capelli sistemati per l’occasione, sono discretamente truccate, correttamente vestite, ricordano i nomi di tutti i libri su cui studiano i figli, conoscono, perché li hanno calcolati, i tempi di sosta davanti ad ogni porta e prevedono con matematica precisione a che ora usciranno dal plesso scolastico. Se sono stanche non si vede, se vorrebbero essere altrove non se ne accorge nessuno, hanno già la cena pronta e forse la tavola apparecchiata.

4. La mamma che si aggirava confusa.
In mezzo a questo tripudio di donne, qua e là interrotto dalla presenza di padri, si aggirava una mamma confusa.
Una mamma che anche se era lì ad aspettare dalle due del pomeriggio è riuscita a dimenticare di scrivere il suo nome su alcuni fogli di prenotazione, così balzando agli ultimi posti. Una mamma che non aveva la penna con sé perché non ci aveva pensato prima di uscire frettolosamente da casa. Che si è accorta di avere le calze vistosamente sfilate su tutti e due i piedi. Che si è divertita a chiacchierare con le altre mamme in attesa e si è un po’ arrabbiata per le piccole prepotenze che la avviliscono. Ha incontrato le tante belle mamme conosciute cinque anni prima nell’aula di prima elementare di sua figlia e rivederle lì le è sembrato strano e malinconicamente sentimentale. E’ riuscita a parlare con i professori della ragazzina, anche se non con tutti perché su alcuni elenchi era l’ultima e doveva andare via. E’ andata a lavorare in uno stato di confusione mentale perché era davvero molto stanca .La mamma che si aggirava confusa non si sogna minimamente di avere cinque figli e neanche quattro ed a pensarci neanche tre, anche se quando vede bimbi piccini piccini le viene un sussulto nostalgico, che però le passa subito. Quel giorno la cena a casa non era pronta con anticipo organizzato e la tavola non era apparecchiata. A quelle ci ha pensato dopo, improvvisando.

Tizianeda