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Le cose che si rompono presto

“Lo sai che ho fatto Tizianeda?”

“No mamma vecchietta, cosa hai fatto?”

“Ho regalato per
Pasqua, una bottiglia di vino a quel signore marocchino che ha la bancarella
per strada. Quello dove comprava le cianfrusaglie tuo padre”

“Il vino? Ma sarà musulmano,
mamma. E’ marocchino”

“Oh, pure tu come tua
sorella!”

“Te lo ha detto anche
lei?”

“Certo. Ma prima che
glielo portassi”

“E tu glielo hai
regalato ugualmente?”

“Sì. Ma, tranquilla,
sono andata a chiederglielo”

“Se era musulmano?”

“Sì, perché volevo
regalargli una bottiglia di vino”

“Santo cielo. E lui?”

“Mi ha detto che lui è
da trent’anni in Calabria”

“E quindi?”

“E quindi ormai è
Calabrese e il vino lo beve. Sai che bella confezione gli ho fatto fare… è stato
felice”

“Mamma vecchietta… hai
fatto bene”.

Il signore che ha
ricevuto in dono dalla mamma vecchietta, per Pasqua, una bottiglia di vino, ha
una bancarella, piena di cose che si rompono presto. Molto di quell’inutile
indispensabile, è ammassato dentro i cassetti della casa di mia madre.
Accendini da cucina smonchi, ombrelli autorompenti,  torce perdi molle di tutte le dimensioni. Mio
padre comprava, mia madre faceva una cosa da coniuge: mostrava disappunto senza
 speranza di cambiamento. Poi mio padre è
morto e mia madre ha iniziato a vedere le cose che vedeva lui. Anche la
bancarella del signore che viene dal Marocco ed è in Calabria da trent’anni. “Suo
marito?” le ha chiesto un giorno.  “E’
morto” gli ha risposto la mamma vecchietta. E lui ha sentito un dispiacere vero
e la mamma vecchietta glielo ha visto, tutto dentro agli occhi. Adesso che lei
ha compreso il perché di quegli acquisti, che hanno riempito i cassetti di
oggetti e gli angoli di ombrelli rotti, ogni tanto, ne porta qualcuno a casa
anche lei. E ora, che il signore che viene dal Marocco, l’ho osservato con più
attenzione, ne ho capito anche io il motivo profondo.

Tizianeda