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Il linguaggio di Dio

Degli esami di terza media, l’unico ricordo che ho è la
domanda che non mi fece il professore di matematica. Nel senso che non me ne
fece alcuna. Troppo convinto che le mie risposte si sarebbero arrampicate su
logiche  creative, ma poco attendibili. Se
prima di allora calcoli, equazioni, problemi, equivalenze e altro, le
comprendevo come il messaggio di un  alieno  pronto
a disintegrarmi, dopo quel giorno il mio amore mai iniziato con la matematica,
è stato rinchiuso negli scantinati delle relazioni impossibili.

Perché il professore, con quel gesto, a cui non so se la mia
memoria ha aggiunto un ghigno beffardo, ha dato l’estrema unzione all’ area
celebrale, già compromessa dalla nascita, della intelligenza algebrica.

Vi è da dire che nel corso del triennio, gli effetti
collaterali che la matematica mi provocava, aveva riempito di stupore il prof
in questione. All’arcano mistero lui non era pervenuto a soluzione, neanche
facendo uso del complesso, perfetto, logico linguaggio dei numeri, che tanto sa
e spiega. Pare infatti, che la matematica abbia una formula per l’amore e che l’Universo
si racconti attraverso la perfezione di calcoli e geometrie. Dio, insomma,
parla con il linguaggio dei numeri e io non lo capisco. Che è un po’ come non
sapere l’inglese, ma pensando un po’ più in grande.

Per fortuna il Karma se da un lato ha tolto, dall’altro ha
graziato. Dopodomani il tredicenne chiuderà il suo triennio nelle scuole
secondarie. Sarò lì, serena,  ad
assistere ai suoi esami orali. E ad ascoltare la domanda, che molti anni fa, il
professore di matematica, non mi fece.

Tizianeda

Linguaggi oscuri

“Mamma ti ripeto la geometria…”
“La geometria, novenne!?”
“Tranquilla mamma, ho capito tutto, te la voglio solo ripetere…”
Così il piccolo di casa ha spiegato a Tizianeda alcune regole geometriche con l’attenzione e il garbo rassegnato che si usa con studenti asini e un po’ tonti. Tizianeda nel frattempo ha annuito ripetutamente, fingendo sicumera, come fanno gli studenti asini e un po’ tonti.
Poi, a causa di un’oscura e avversa combinazione degli orari scolastici dei due minori, ha appreso che anche la dodicenne doveva affrontare perigli geometrici, attraverso la risoluzione di due problemi.
“Mamma, mi aiuti?”
“Io, dodicenne?”
Così la mamma, il cui corredo genetico, nel campo scientifico/matematico/algebrico/geometrico, è pressoché pari allo zero, si è seduta accanto alla dodicenne e ha iniziato a leggere i problemi. Ha letto parole oscure come: prisma, trapezio rettangolo, congruente, ciemme con il numero due scritto piccolo piccolo sopra la emme. Ha pensato che avrebbero avuto più facilità di comprensione con una lingua aliena. Almeno avrebbe potuto usare i gesti. Ha guardato la dodicenne e ha pronunciato le uniche parole sensate che le sono venute in mente in quel momento, sentendosi un po’ come Forrest Gump: “non ho capito niente, dodicenne”.

P.S.: solo per dirvi che i problemi sono stati risolti, grazie alle spiegazioni telefoniche dello zio di Tizianeda, M., bravissimo e acuto professore di matematica, perché si sa la distribuzione dei talenti familiare, è sempre diseguale.
Tizianeda, per averla sollevata dai sensi di colpa e dal pensiero delle sue inettitudini algebriche, lo ringrazia moltissimo.
La pronipote e il prozio hanno anche conversato di mare e barche a vela, che entrambi sanno condurre.
Ma questa è un’altra storia.

Un saluto allegro a tutti voi!

Tizianeda

Forrest Gump

Il piccolo di casa, neofita alunno delle   elementari, in un bel giorno radioso:
“Mamma sai qual è la mia materia preferita ?”.
“ Non so…. religione, motoria?”
“No mamma, la Ma-te-ma-ti-ca”.
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Stupore e sconcerto:   la felicità ha bussato alla mia porta.
Avete presente il film Forrest Gump, quando  lui, Forrest vede per la prima volta il figlio di cui disconosceva l’esistenza e chiede  alla madre se quel bambino  è  intelligente? Io capisco come si è sentito quell’uomo dopo la risposta affermativa della donna!
Perché la matematica ha indelebilmente segnato il mio percorso scolastico e minato le mie sicurezze intellettive.
Io e lei due mondi paralleli in disarmonia, lei portatrice insana di un linguaggio ostile,  entità astratta ed informe.
Il tutto aggravato da una serie di zii in famiglia amanti della materia, una sorella maggiore da 10 e lode ed un professore delle   medie che mi giudicava un caso disperato ed irrecuperabile, espressione vivente del suo fallimento di docente.
Con l’età adulta, diventata    mamma correttrice di compiti di una bambina della scuola primaria, ho   in parte riscattato il   severo giudizio sulle mie doti matematiche, grazie alla comprensione  di   concetti prima del tutto oscuri.
Con sorpresa mi sono vista capace nel risolvere problemi ritenuti nella pubertà enigmi insuperabili, ho capito le frazioni e le espressioni.
Ma ora che il quinquennio scolastico si avvia al termine, dinanzi alle nuove e più complesse richieste di spiegazioni di mia figlia ed alla mia rinnovata  incapacità, sono giunta alla serena  conclusione che cerebralmente   sono come un bambino di quinta elementare, però fermo al   primo quadrimestre e più precisamente alla prima metà del primo quadrimestre.
Non volendomi più   soffermare   sui  miei limiti cognitivi, né bisticciare con i meandri oscuri della mia mente,  dinanzi ai quesiti matematici, compongo  l’unica sequenza numerica  che può giungermi in soccorso: quella dell’utenza telefonica di mia sorella,   la consanguinea da 10 e lode per intenderci.

 

Tizianeda