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Terraferma

E insomma, è di nuovo lunedì, dopo un fine settimana piovoso e assai ventoso qui nel sud suddissimo che a uscire ti sentivi spinto e sballottato e ad attraversare le piazze credevi di sollevarti da terra e di ritrovarti dopo un lungo volteggiare in aria, in chissà quale altra terra capovolta, tanto era frettoloso il vento.
E invece ora l’aria tace e il sabato e la domenica di questo mese corto, sono un insieme di ricordi.

Tizianeda ricorda che la tredicenne aveva ancora postumi dell’influenza che le ha guastato la festa per il suo compleanno. Ma pazienza, le sette adolescenti invitate a pranzo nei 90 mq verranno il prossimo sabato. Il delirio è solo rinviato.

Ricorda Tizianeda di avere assistito in un pomeriggio piovoso alla proiezione di un film: “Terraferma”, dentro una vecchia sala. Lì c’erano ragazzi e un arguto relatore che ha saputo coinvolgerli con parole che si rivolgevano direttamente alla loro umanità giovane. Perché il film, che tutti dovremmo vedere, parla di migranti. Di quegli uomini e quelle donne e bambini anche, per intenderci, che arrivano da paesi lontani dell’Africa, dove c’è guerra fame e disperazione. Arrivano per avere una possibilità di sopravvivenza in Europa. E per fuggire salgono su gommoni o barcacce arrugginite e affrontano giorni e giorni di navigazione sotto il sole o la pioggia tra le onde e le tempeste. E a volte, questi uomini e queste donne con i loro bambini, proprio quando la meta sembra essere vicina, dal mare vengono divorati e della loro paura e dell’orrore in quei momenti in mezzo all’acqua che non li può sorreggere, non sapremo mai niente, e spariscono per sempre con le loro storie.
E questi film andrebbero visti, per spazzare via dalle nostre teste pregiudizi e ignoranza, per ridare ai pensieri una dimensione umana, per non farci abbindolare da imbonitori ridanciani a caccia di facili consensi.
Dal mare arrivano storie di uomini e donne e bambini che cercano la possibilità di poterle ancora narrare. Che desiderano una vita normale, una quotidianità minuta proprio come la nostra. Però c’è un mare immenso nel mezzo e ce ne è un altro, ben più profondo e minaccioso, che è quello del pregiudizio e dell’ignoranza che affoga la nostra umanità.

E allora proviamo a restare umani, che è inverno e ci si scalda di più.

Buon inizio settimana a tutti voi.

Tizianeda

Patologie irreversibili ovvero O.T.V.T.P.D.M.

La ormai quasi tredicenne è appassionata di fumetti Manga, le storie giapponesi che si leggono partendo dall’ultima pagina per risalire alla prima. Ne è talmente affascinata, che vuole imparare a disegnarli. Si è fatta regalare un libro che spiega i primi rudimenti e si esercita. Il Novenne , continua nel suo sogno: un giorno diventerà ideatore di videogiochi della Nintendo, che si trova in Giappone.
Tizianeda, già se li immagina i suoi figli in quell’altro pianeta chiamato Giappone a inseguire le loro aspirazioni. “Non vi preoccupate, la mamma verrà a trovarvi con le cose buone del nostro sud…altrimenti che mamma meridionale sarei…”.
Ché le mamme del sud suddissimo, geneticamente avvezze alla migranza dei figli, soffrono da secoli della sindrome incurabile-irreversibile O.T.V.T.P.D.M. (Ovunque Tu Vada Ti Porterò Da Mangiare) . E se non può essere la madre a recare in dono come i Re Magi prelibatezze assortite, ci penseranno le spedizioni postali. Che i cieli e le strade e i mari sono pieni di pacchi di madri meridionali che viaggiano. Da decenni e decenni, viaggiano le soppressate, viaggiano i formaggi, viaggiano le conserve di ogni tipo e forma, pomodori e melanzane sott’olio, viaggiano peperoni ripieni e parmigiane, viaggiano le olive schiacciate, le annone che solo qui giù ci sono e hanno le vitamine come le arance e i mandarini. Così il cibo del sud suddissimo finisce per colonizzare il mondo, perché una volta giunte le scatole delle meraviglie nei posti lontani, una volta aperte come reliquie sacre, una volta contemplate con gli occhi sbarruati, vengono mangiate dai figli migranti, dagli amici dei figli migranti e dagli amici degli amici dei figli migranti che ormai stanno sviluppando forme gravi e irreversibili di dipendenza da soppressata e simili.
Pare che il fenomeno stia assumendo una tale estensione endemica che in diverse parti del mondo si iniziano a vedere affissi cartelli del tipo: si affitta solo ai figli di madri meridionali.

Tizianeda