Posts Tagged ‘montagna’

Strana estate

Strana questa estate, che è un’estate di dita che battono sui tasti, di acqua e di vento, in questo sud che non arriva mai. Un’estate di ponti che crollano e di fiumi che travolgono e di bambini venuti da lontano che spaventano, neanche fossero orchi, su navi lasciate senza attracco. E gli orchi siamo noi. Un’estate che in montagna non ci volevo andare e poi succede di sentire, messo il piede sulla terra, che era l’unico posto dove potevo stare. In alto. Lontana a riposare a ri-posarmi dentro, che il fuori a volte urla e non lo capisco mica. Estate di vacanze e famigliola. Che il silenzio è meglio, che la cucina ti abita, che arrivano nove adolescenti nel giardino con le tende, amici di Agnese, la sedicenne. Ed è casino cosmico. Per quattro giorni. Che sono belli, rumorosi, allegri e malinconici. Che non è stato facile perché nove sono tanti, perché sono stati dentro casa, questa casa di montagna che ad agosto è la pausa e poi la restituiamo. Che è stata un’invasione di ormoni in divenire, che forse il bosco non smaltirà mai, come la plastica nei mari. Che Agnese è contenta. Che vanno via e un po’ ti commuovi, perché sono ragazzi con il futuro che gli fiata addosso.
Che hai camminato forte e chiaro qui, che gli alberi ti accompagnano e l’acqua scorre ai lati delle strade, e il cuore si rafforza e si rafforza il respiro e così il tuo sangue un po’ annacquato. E rafforzi il silenzio e il bastarsi e il sapersi allontanare e il sapere che non si rimane mai come un attimo prima. E qui scrivi, cammini, prepari cibi, crei alchimie, che sono tutti contenti e io al sicuro dalle ore. Settembre tanto arriva con le sue cose, e le tue da portare che aspettano. Che ci sono i progetti. E ritornare è ricominciare. Anche se poi imbastisci questo scritto malinconico che non volevo, ma tanto passa. E forse è colpa del cielo che restituisce i nostri tuoni e sembra già autunno. E sarà colpa dei ponti che crollano, dei fiumi che travolgono, o del silenzio dei bambini sulle navi senza attracco.

Tizianeda

In questi giorni montanari, la famigliola

La famigliola è approdata da un po’ nella casetta montanare dove gode per qualche settimana di agosto del vuoto estivo. Ecco cosa Tizianeda più o meno fa (e non solo lei):
. dormire
. mangiare e bere
. camminare veloce in compagnia
. camminare veloce da sola, perché se è bello chiacchierare e camminare in compagnia, dietro l’angolo c’è sempre l’urgenza della solitudine
. mangiare e bere
. pensare: appena finisco di mangiare e bere inizio una dieta disintossicante
. continuare a mangiare e bere
. cazzeggiare e ridere con la compagnia montanara con cui mangi e bevi
. arrivare sulla cima della montagna guardare il cielo e ritornare giù
. l’a.m.f.p.
. il novenne con il suo cappello giallo di paglia che lo tele-trasporta nel suo mondo parallelo
. avere più tempo per osservare
. avere più tempo per pensare
. dilatare i sensi
. fare un uso dissennato di WhatsApp
. mangiare Nutella censurando i sensi di colpa
. dimenticarsi un po’ dei figli che scorrazzano in giro
. mangiare e bere
. cercare di non pensare al momento del rientro
. pensare al momento del rientro
. mangiare e bere

Tizianeda

Un fine settimana di bellezza e una certa agitazione (ma da oggi)

E ne avevano proprio bisogno, i quattro della famigliola, di aria, spazi larghi e profumati, orizzonti da scrutare in profondità, sole e colori. Così in questo fine settimana un po’ più lungo degli altri sono stati un giorno in una località marina, una delle tante del loro sud suddissimo dalla bellezza irreale, come i luoghi che non esistono. Sono stati a casa di amici che da lì scendi su una spiaggia che il mare ha smangiucchiato paziente e irremovibile e ci sono rocce piatte inzuppate di alghe e sale che ci cammini sopra e ti bagni i piedi, che il cielo ti cade addosso, il sole fa sbrilluccicare le onde e si ritorna tutti un po’ bambini, forse per la salsedine che ti entra nei polmoni e nei pensieri. E i bambini, quelli veri, Tizianeda li ha visti scorrazzare liberi e felici, compreso il novenne che anarchico e indifferente allo stile come è, è rimasto in maglietta e mutande che tanto al mare di come è vestito non importa nulla.
Poi, visto che il sud suddissimo è multiforme, e oltre al mare tiene dentro il suo cuore montagne dalla bellezza polposa, domenica tutta la famigliola al completo, ha percorso strade tortuose per salire su su, più vicini a quel cielo dall’azzurro invadente, ospite ancora di amici. E percorrere quelle strade circondate di verde e colori, non è un semplice spostarsi per raggiungere una meta, è di più, è un’esperienza gioiosa dei sensi. Perché mentre sali ed entri nel fitto dell’Aspromonte, da un lato vedi il mare che da lì sembra una salitona blu e vedi il Vulcano poggiato sopra, che è gigantesco e bonario. Poi un po’ più in là, se il cielo e l’aria intorno vogliono, vedi le sagome silenziose di tante isole ed è un continuo dire: ooh, aah, che meraviglia, guardate. E poi ora che è primavera, a circondare la strada ondivaga che sale verso il cielo, a puntellare gli alberi e il verde, ci sono fiori di cui non sai il nome, almeno non di tutti, ma che ti assalgono di profumo e colori e giallo e viola e lilla e fucsia e spuntano dalle rocce, dall’erba alta della primavera, dal ciglio della strada, pendono dai rami e pensi davvero che la felicità è tutta lì, è in quegli attimi di bellezza che vorresti fermare.

Oggi invece si ricomincia, ognuno ai propri posti di combattimento. La settimana sarà piena di vite da incastrare, di pezzi da far combaciare e poi Tizianeda dovrà anche concentrarsi su una cosa tutta nuova che ha deciso di fare da un po’. Non da sola che le cose importanti è bello farle coinvolgendo chi ti piace. E’ un progetto intimamente legato a questo blog, alle parole che ci sono dentro e ai sentimenti e alle emozioni. E’ uno spettacolo, una perfomance, un reading, boh, Tizianeda non lo sa definire e un titolo vero, ora che ci pensa, non gliel’ha ancora dato. Sa che sarà sabato e sarà una prova, una specie di puntata zero. Sa che inizia a sentire una certa agitazione.

Buon inizio settimana e riempitevi i polmoni di bellezza ché poi gli incastri riescono meglio.

Tizianeda

Noi 4 e le farfalle

Oggi ti ho detto che il post del lunedì forse non lo avrei scritto. Sono sveglia dalle cinque sai, è un po’ che apro gli occhi prima dell’alba e non so perché. Nessun motivo, almeno apparente e questo un po’ mi spaventa, io che devo trovare la spiegazione a tutte le cose, per sistemarmele dentro i pensieri. E insomma mi hai detto che no, il post lo devo scrivere uguale, che lo aspetti. Ma sai, non mi viene nulla da scrivere. Mi appaiono immagini nella testa e niente da dire, se non che oggi sono stata bene con te e con le altre due che insieme ci chiamiamo “Noi 4”. Come “I 4 moschettieri”, come “I Fantastici 4” anche se noi che siamo femmine dovremmo chiamarci “Le Fantastiche 4”, o come “I 4 punti cardinali”, che però dovremmo decidere chi è Nord, chi Sud, chi Est, chi Ovest. Che poi, cosa importa. Noi donne siamo tutti e quattro i punti cardinali, ché dove andiamo, dove il nostro sguardo si posa, diventa quello il nostro posto dove stare, fino a che non sentiamo ancora una volta l’urgenza di rialzarci e cambiare direzione. Divago come sempre. Ecco dicevo che oggi nella casetta montanara, che abbiamo chiacchierato e mangiato e c’erano i figli di tutte noi e anche i mariti, uno a testa, oggi sono stata una meraviglia. Sto sempre una meraviglia con voi. Così diverse che ci siamo notate nella mischia, con calma e pazienza. Da quando i nostri ormai adolescenti dodicenni, hanno iniziato a frequentare la stessa classe elementare. Quattro mocciosi e ora il ragazzo ha una voce che non riconosci più e i piedi lunghi lunghi e le ragazze con quei corpi lievi che fanno prove di femminilità. E hanno tutti lo stesso odore sottotitolato : “in questa casa è passato un adolescente, si prega di arieggiare le stanze”.

E insomma mi è piaciuto quando abbiamo passeggiato e poi ci siamo fatte scattare la foto tutte vicine vicine, con le felci fresche nello sfondo e mi è venuta in mente una fotografia, di quando avevo sette anni e tenevo le mie amiche abbracciate e vicine, proprio come oggi e ho la stessa faccia e lo stesso sorriso felice, anche se con due incisivi superiori in meno. Chè a me piace sapervi presenti – anche se a volte non ci vediamo e sentiamo per un po’ -e cercarvi con urgenza, quando ho bisogno di voci, occhi, sorrisi, mani, abbracci, consolazione femmina .

Oggi, mentre percorrevamo le strade sperdute dell’Aspromonte (ho imboccato con la famigliola, la strada alternativa, quella che a un certo punto vedi la vallata giù e ti sembra che voli), abbiamo visto un campo incolto abitato da centinaia di farfalle. Una roba mai vista, che ho fatto fermare la macchina allo Sposo errante e sono dovuta entrare nel campo per chiamare tutte le farfalle. Si nascondevano nell’erba alta per poi sbucare all’improvviso, come amanti giovani. Sembravano delle ciglia di bambine che sbattono veloci, sembravano dei giochi d’ombra anche se loro erano luminose, sembravano delle risate allegre, sembravano felici e libere, proprio come mi sento io quando sto con voi che sono libera di essere tutto quello che sono e non ho paura di essere interpretata, che vi posso inviare le fotografie mie bruttissime che tanto chi se ne frega.
L’esatto opposto delle farfalle nello stomaco, a pensarci. Quelle fastidiosissime che se ce le hai, ti senti come una tempesta che sta per scoppiare. Con voi invece nessuna tempesta. Ecco, con voi, io mi sento come dentro quel campo incolto, piena di meraviglia e leggerezza e gratitudine.

Tizianeda

Troll, Ninja e cascate

La prima volta che lo ha fatto era giovane, lo Sposo Errante non era entrato nella sua vita, neanche sotto le spoglie di fidanzato e i due minori non rientravano nell’elenco immaginario delle 100 cose da realizzare con priorità assoluta nelle suo futuro.

Lo ricordava affascinante, impervio, a tratti così faticoso da maledire di non essere sufficientemente dotata. Per non parlare della fase finale che richiede innate qualità funamboliche, capacità di concentrazione e ogni tanto una mano per favorire il movimento giusto.

Poi ha deciso di rifarlo, incoraggiata dagli amici – con cui si incontra sempre in questo posto vacanziero e montanaro – tutti accessoriati di entusiasmo e figli minori. Proprio come lei, con la dodicenne e l’ottenne. Ha deciso di rifarlo anche se lo Sposo Errante quel giorno errava per le strade malferme.
Così la mattina, dopo un breve tratto in automobile, ha iniziato insieme alle famigliole montanare, a camminare per sentieri boscosi e freschi. Un amico grande grande come un Troll, però buono e gentile, si è preso in appalto la gestione dell’ottenne. E per questo gesto generoso e coraggioso, Tizianeda gli è proprio grata. L’ottenne, rassicurato dalla presenza gigante, ha affrontato l’escursione aspromontana con una sicumera e un entusiasmo che hanno sorpreso la sua mamma : “sono diventato un Ninja mamma, il ninja delle montagne” “amore mia è vero, sei un Ninja fortissimo” “già” .

Poi sono arrivati in un punto alto, che si vedevano il cielo e le montagne tutte intorno e intrappolate tra le rocce lontane, tre cascate, a gettare una sull’altra- formando piscine verdi – acqua chiassosa ed eccitata come le conversazioni dentro un immenso teatro.

La strada era come Tizianeda la ricordava. A tratti faticosa e impervia e bellissima. Ha dovuto ridiscendere insieme a tutti, minori compresi, il costone della montagna, ha dovuto saltare tra i sassi di un torrente, ha trovato mani che l’hanno aiutata mosse a compassione delle sue dimensioni Hobbit e che l’hanno liberata dal peso dello zaino. Poi grandi e piccini, sono arrivati dove le cascate finivano in un lago verde e gelido, dove il rumore dell’acqua era forte e sonoro come il silenzio. L’ottenne si è arrampicato scalzo ovunque, in preda a una eccitazione selvaggia. Le famigliole sono state lì a godere di quel posto unico che gli appartiene, ché è della loro terra. Sono stati lì a contemplare con lo stupore che solo la bellezza, quando è pura e inconsapevole, sa restituire.
Poi hanno ripercorso la stessa strada al contrario e le discese sono diventate salite e le salite discese e il piano è rimasto uguale a prima.

Tornati nella casetta, i tre della famigliola hanno provveduto, non senza fatica ad asportare le zolle aspromontane attaccate al viso ai capelli alle mani ai vestiti e ai piedi. Anche il fortissimo Ninja delle montagne ha lasciato che la sua nera tuta mimetica si sciogliesse nell’acqua calda della vasca, nella quale è entrato con la sua maschera e il boccaglio.

P.S.: Le cascate dove le famigliole sono approdate si chiamano “Maesano”. Sono nel cuore dell’Aspromonte che è un luogo da scoprire e di cui innamorarsi perdutamente. La Calabria che è un premio, noi calabresi (ma non solo eh!) ce la dobbiamo meritare.

Tizianeda

Qui

“Santo cielo ottenne, hai i piedi neri, con tutte le calze… e anche le mani sono nere e la faccia…oddio le unghie quanto sono cresciute… hai mezzo bosco lì dentro e il collo…sei sporchissimo, sembri Pig pen, le mosche però sono scappate per la paura di prendersi un morbo!”
“Grazie mamma!”
“Non sono complimenti”
“Lo so!”.
Qui in montagna è così: terra, giochi e libertà. La sera i minori tornano a casa con strati boscosi impressi sulla pelle come tatuaggi. A loro, questo aspetto selvatico e terroso piace moltissimo, e non lo vorrebbero togliere mai. Si trasformano in elementi selvaggi come la vegetazione che circonda la famigliola, che ormai da un po’ di anni trascorre le vacanze in questo luogo fresco e sopra sopra il mare. Anche se il mare si riesce a vedere da qui, lontano e fermo. E se il cielo è terso appaiono le isole Eolie galleggianti sopra l’acqua, come delle boe bitorzolute. Con il cielo nello sfondo, a trattenerle.
Qui hanno compagni con cui giocare, inventare, correre, andare in bici, sfogare la loro fantasia ipertrofica, parlare parlare parlare (specie l’ottenne) senza apparire molesti, vivere avventure immaginarie e folli. Qui non hanno il tempo per fare capricci o richieste impossibili e anche la noia, le rare volte in cui arriva, assume un aspetto più simpatico e rilassato.
Da qui pensi quanto innaturale sia per loro la vita in città, tra palazzi e raccomandazioni ansiogene, tra giornate programmate e spazi ristretti.
Anche Tizianeda in questo posto sta bene. Le sembra di fluttuare leggera, proprio come le Isole Eolie che dall’alto della montagna, quando l’aria diventa pulita, può osservare in silenzio. E diventa anche lei un’isola appoggiata sul mare, con il cielo nello sfondo, a trattenerla.

Tizianeda

Ciao

Ciao.
Come va? Ti stai divertendo? Ti ricordi di lavarti? Hai conosciuto altri ragazzini? Di quali città d’Italia? Sei sempre te stessa, vero? La sera ti addormenti subito? Ti troverò cambiata quando tra sei giorni ci rivedremo? Ci riconosceremo, un po’ meno, un po’ di più? Sali sugli alberi per farti trattenere dalla frescura tremolante dei rami? E la sera intorno al fuoco, ti emozioni, che il tempo sembra rallentare fino a fermarsi e con lui il respiro e i pianeti e le stelle, come la fotografia di un giorno perfetto? Hai confuso la sequenza delle ore: è mattina o pomeriggio…boh? Gli adulti sono autorevoli, entusiasti, solidi? Pensi sempre che tutte le altre ragazzine siano molto molto più carine di te, sciocchina? Quante volte al giorno fai scrocchiare le dita delle mani? Ti pettini? Ti stai divertendo? Questo te l’ho già chiesto, vero?
No, non te le farò tutte queste domande, undicenne, quando ci rincontreremo, anche se saranno passati dieci giorni senza sentirci né vederci, da quando sei salita allegra e serena sul pullman, con il tuo gruppo Scout. Le domande, troppe, imbrigliano e trattengono.
Ti racconto di noi tre? Stiamo bene. Ci siamo trasferiti nella casetta in montagna, tra silenzio pini e ortensie blu.
Tuo padre è in ferie finalmente e con tuo fratello parlano dei grandi sistemi dell’universo. Ora le domande su buchi neri, galassie, velocità del suono, nebulose, colore delle stelle, trovano risposte esatte e puntuali. Lui è felice che questa passione (sì tuo padre ha tante passioni!), misteriosamente sia arrivata fino al settenne, come il movimento circolare del cosmo.
Ieri notte abbiamo visto il cielo stellato, era bellissimo e affollato e vicino vicino a quello che vedi tu dal tuo campo scout.
Il cielo stellato sopra di te, sopra di noi, di cui parlava un filoso che un giorno studierai. Quel cielo che amiamo così tanto, che quando lo guardiamo siamo tutti figli dello stesso stupore fermo, meno distanti, meno confusi e forse, sì forse, più pacificati.
Ciao bella mia. Divertiti.

Tizianeda

Prove tecniche di vacanza

In questo fine settimana, la famigliola, avvezza alla diaspora settimanale, si è ricompattata, per fuggire in quel posto fresco, profumato di legna resina e terra, in quella casa con lo spazio per il fuoco, che non è della famigliola, ma che negli ultimi anni è diventata il suo rifugio estivo.
E poiché in due giorni le cose da fare sono tantissime i quattro si sono abbandonati a molteplici e variegate attività: 1) dormire, anche il pomeriggio, ché il sonno in quelle ore lì, dovrebbe essere istituito per legge, perché dopo avere soddisfatto il bisogno di letargia, ti senti in armonia con l’universo, in preda al nirvana, avvolto dalla pace cosmica 2) suonare il basso elettrico, con le cuffie alle orecchie in uno stato concentrato di trance – “così non disturbo nessuno” “ma Sposo Errante, guarda che ci siamo solo noi nel raggi di un chilometro” – 3) palleggiare in uno stato concentrato di trance ( perché il settenne in questa attitudine alla concentrazione pervicace, ha subito l’osmosi paterna), il pallone da beach volley color arcobaleno “così imparo a giocare a basket” 4) giocare a pallavolo con il pallone arcobaleno da beach volley e Tizianeda diventare la campionessa contesa tra i due minori . “Io gioco con mamma” “No, abbiamo detto maschi con i maschi e femmine con le femmine” “Ma uffa non è giusto!” “Ok bambini, facciamo a turno, prima gioco con lei e poi con te settenne…accidenti a pensare che quando ero ragazza e giocavamo in spiaggia, nessuno mi voleva in squadra, che soddisfazione!” 5) riuscire a finire uno dei troppi libri iniziati e accatastati sul comodino e scelto da Tizianeda, come un Maraja che cerca tra le tante donne del suo harem quella che potrà soddisfare i suoi piaceri notturni 6) guardare la sera un film di quelli scemissimi tutti insieme, braccia gambe mani intrecciate per tutto il tempo della visione 6) la domenica pomeriggio riempire il cofano della macchina di frutta e verdura comprata dalle contadine del posto, e ritornare a casa, rilassati e contenti di tutto questo tempo semplice – “dai bambini ora mettiamo la musica a tutto volume come i tamarri…undicenne c’è la tua canzone preferita quella dei Depeche Mode…” “Mamma ti prego…abbassa…mi stai mettendo in imbarazzo” “Ma smettila non c’è nessuno, siamo in mezzo alle montagne…dai balliamo…” 7) ballare e cantare e ridere sulla macchina mentre lo Sposo Errante guida concentrato, partecipando al tripudio di cretineria con il suo contributo verbale: “vedi che ti ‘ttaccano!” (traduzione per chi non fosse del sud sud: mia simpatica sposa, chi ti vede potrebbe avere l’intimo sospetto che la tua personalità sia alquanto alterata, che io sia un pazzo ad averti sposato ed i bambini bisognosi di un’assistente sociale. Ma poiché ti sorrido, voglio che continui, perché anche se permango in uno stato di apparente imperturbabilità, in realtà mi sto divertendo tantissimo. Grazie per quel tocco di allegra follia con cui coinvolgi tutti noi e che ancor oggi continua a stupirmi. Comunque, per favore, se dovessimo incontrare qualcuno per la via, gentilmente cessa ti muoverti in questo modo convulso. Ti voglio bene il tuo Sposo Errante).

Tizianeda

Sconosciuta compagnia. E post scriptum con auguri

“Hai sentito sono di Palmi, come mio nonno… Zitto zitto, aspetta… il signore alto con il codino è stato in Svezia e anche in Inghilterra. Suona e canta. Uh, una volta ha mangiato la zuppa di renna. Chissà che storie… guardano un video di un concerto…sta cantando ora uno di loro…che bella voce”
“Disturbiamo signora?’”
“No ma che disturbate lei ha una bellissima voce, quando canta dal vivo è molto meglio”
“No non sono io quello che canta nel video”
“Oh allora lei è molto meglio!”
“Sono io quello che canta nel video”
“Ecco volevo dire siete bravi cioè tutti e due ma dal vivo.. è meglio…”
…che figura….
“Quello che canta veramente bene è Franco”
Il terzo uomo, quello con il codino che è stato in Svezia ma è di Palmi, un paese calabro.
“Ma avete un accento familiare…” Ora mi mandano a quel paese.
“Siamo di Palmi”
“Ecco perché l’ho riconosciuto…anche mio nonno era di Palmi si chiamava S***”
“ S***? Io ho avuto un compagno di scuola che è amico mio. Si chiama Mimmo S***”
“Ma certo, è il figlio di un cugino di mia madre…morto poverino”
Ecco Tizianeda non sa come quando e perché all’improvviso lei e lo Sposo Errante unici avventori di una piccola trattoria di montagna insieme ai tre signori seduti nel tavolo accanto, si sono trovati a chiacchierare vicini vicini con le sedie in cerchio. Tizianeda che subisce la fascinazione delle conversazioni altrui, perché le piace immaginare le vite dietro le parole, ha scoperto che i tre signori provenienti dallo stesso paese di suo nonno, con quell’accento armonico e oscillante, appena aspirato, con le sc ariose e mai sciatte, sono tre amici accomunati dal potere affascinante della musica e del canto popolare. Uno di loro è un pediatra colto ed esilarante, che ha raccontato una marea di aneddoti surreali suoi pazienti perduti tra le valli calabre ed ha spiegato il motivo della forza culturale di Palmi, pare un tempo colonizzata da Atene. L’altro, Franco, il signore con il codino ed i capelli anarchici e bianchi, alto come un gigante scolpito tra le montagne rocciose, con i piedi che sicuro ad ogni passo fanno bum bum bum contro il terreno, le mani venose e la faccia antica che ti sembra di vederci dentro un tempo lontano lontano di case con i soffitti alti, di addii e ritorni, era vissuto a Stoccolma, aveva lavorato in banca, per trent’anni e suonato per passione irrinunciabile, musica popolare italiana in locali riscaldati da termosifoni ed alcool. Era stato lì fino alla pensione per poi andarsene a fare chissà cosa in Inghilterra e dopo tanta lontananza ritornare alle origini,nel luogo da dove tutto era iniziato.
“Franco perché non gli suoni qualcosa”
“Sì sì signor Franco ci suoni qualcosa!”
E così il signor Franco, ha preso la sua chitarra classica ed ha avvolto con la sua voce da gigante Tizianeda e lo Sposo Errante. Due tre quattro canzoni.
Così, tra una sonata e applausi entusiasti, si è fatto tardi accidenti. Le due compagnie, si sono salutate con il lieve imbarazzo e la strana gratitudine che si innesta tra sconosciuti che hanno goduto di un’improvvisa intimità rilassata. Poi il signor Franco ha chiesto l’indirizzo di casa ai due adulti della famigliola. “Tanti anni fa ho inciso un 45 giri, appena lo ritrovo tra gli scatoloni ve lo spedisco”.
“Grazie! Davvero? Ma che regalo che ci avete fatto voi oggi ”
“Veramente addirittura un regalo!”
“Sì, certo come le cose belle che ti arrivano inaspettate”.
Già, proprio come le belle cose che arrivano inaspettate.

P.s.: A proposito di cose belle. Oggi è il compleanno di una donna preziosa, una presenza lieve e pulita generosa e affettuosa, attenta e coraggiosa, parte della mia vita e dei tanti che mi ruotano attorno, con in comune il nonno di Palmi, il nonno buono, nonno Carmelo. Lei è la cugina Bianca o ZiaBianca per come la chiamano in rete gli amanti della suo cucina garbata. Auguri ragazza per i tuoi cinquanta anni anche dalla terra capovolta.

Tizianeda

Quei cinque

“Possiamo piantare due tende nel giardino da voi? Siamo cinque”.
La casetta in montagna, che non è della famigliola, ma è popolata nelle giornate vacanziere da Tizianeda e dagli altri tre, è circondata da un generoso giardino, dove in uno spazio silenzioso e nascosto, per un giorno ed una notte, sono state ormeggiate due tende da campeggio, come due barchette placidamente appoggiate in un mare tranquillo.
Perché Tizianeda, dinanzi alla richiesta di uno di quei cinque, ha detto sì senza pensarci.
Quei cinque, sono una mamma e un papà e i loro tre ragazzi, tutti maschi tra i tredici e i vent’anni passati da un po’. Sono una famiglia. Dentro questo assemblaggio multiforme e colorato, c’è musica che sgorga da ogni parte come quando ti si pianta un odore addosso, arte esibita per strada, ricerca di radici lontane, senso di appartenenza, matematica, disegni, rime strambe, impegno pulito, vita da gitani iperattivi, silenzio e chiacchiere, libertà e regole, cibo e blues, armonica, basso elettrico e contrabbasso.
E ora che sono nel mio giardino, io li osservo questi cinque, come mai ho fatto prima. Perché tutti insieme e così vicini, come una famiglia non li avevo mai pensati. Anche se quella mamma e quel papà, io li ho visti diventare genitori nel tempo del cazzeggio e dell’incoscienza. Nel tempo in cui, hai addosso un vago odore di infanzia lasciata ormai per sempre. Quando provi a dare una forma ai tuoi pensieri e alla tua vita. Un tempo in cui non si hanno ancora vent’anni e sei un’esplosione di sogni, progetti, ribellione, possibilità, dentro a un mare tumultuoso e mutevole in cui cerchi la tua strada.
Io li ho visti, con loro figlio in braccio, bellissimo, percorrere quel mare. Quando, incosciente e giovane, non mi chiedevo quanto grande fosse lo sperdimento e la paura . Quel bambino, era una presenza fresca e allegra per me, da guardare come si contempla uno spettacolo stupefacente.
Poi quella mamma e quel papà, sono cresciuti con il bambino in braccio, senza perdere di vista la loro strada da tracciare, i loro sogni, le loro possibilità.
E oggi guardo questa donna mentre frigge le zucchine nella mia cucina, con gli occhi da aliena e tutti quei capelli colore della terra, avvolta da un tripudio maschile di testosterone che le danza attorno, lei compatta silenziosa moderna passionale con le sue tante cose da fare. E guardo lui con gli occhi grandi da sognatore con la sua piccola armonica, che ci soffia dentro ed esce fuori la musica. E ci sono quei tre, i tre fratelli, perché il bambino in braccio nel frattempo è cresciuto senza rimanere solo. Il bambino in braccio che ora è un uomo, che è andato lontano, con la valigia di cartone da riempire per diventare adulto, con le costellazioni da cercare per orientarsi dentro il suo mare da percorrere, anche lui con la musica tra le mani e il vento dell’indipendenza soffiato alle spalle.

Tizianeda