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Il profumo affettuoso delle crispelle

“Siamo arrivati!! Uuuh, ma stai già friggendo! Aspetta che ne prendo una … mmmh … mizzica ( esclamazione indigena – n.d.a.) ma è buonissima. Ma ci sono anche i pomodori secchi … e tu che stai mangiando? Pasta e ceci? E’ di là? Vado subito … ma che tavola imbandita … anche qua ci sono le crispelle…santo cielo…ho portato il salame lo poggio qui … anche i confetti colorati e come mai?… oh, ma ciao e ciao, ci sei anche tu? Ciao …”.
Tizianeda con la famigliola, l’8 dicembre, che è festa anche nel sud suddissimo, si è recata per l’ora di pranzo, nella casa di un’altra famigliola, che Tizianeda conosce da 25 anni e forse anche di più. Che è tantissimo e a pensarci fa venire i brividi. Lì il capo famiglia, che è la donna con gli occhi da aliena e i capelli color della terra, friggeva e friggeva e friggeva la pietanza della città sbilenca tipica di quel giorno: le zeppole (o crispelle). Loro, le zeppole o cripelle, sono un impasto lievitato di acqua e farina, che gli dai una forma di pallina e dentro se vuoi ci nascondi un pezzo di acciuga o di pomodoro secco o di roba piccantissima che se non sei abituato e la mangi, forse muori. E tutta la casa profumava di zeppole e anche il capo famiglia odorava di crispelle e anche tutti gli ospiti dopo pochi secondi che si aggiravano per la casa odoravano di crispelle. E tutta la città odorava di crispelle . Che è un profumo che ti si appiccica addosso e se ne va solo dopo l’Epifania, se ti va bene. E lì nella casa, c’erano i due figli degli ospitanti che il decenne non vedeva l’ora di starci, perché dice che sono molto interessanti. E non c’era il terzo figlio, però, che è un musicista come il padre, perché ha fatto un giro lunghissimo per la terra e si è ritrovato in Australia. Che ora gli australiani saranno felici per questo ragazzo bellissimo, che Tizianeda lo ha visto da quando era nella pancia della sua mamma, che già lì dentro, tra battito e respiro, ha iniziato a imparare la musica. E c’erano tanti amici che Tizianeda ci sta bene e anche la donna con i capelli arancioni, che ha indossato per tutto il tempo, un natalizio cerchietto accessoriato di corna con orecchie dell’alce di Babbo Natale. E anche l’amica che friggeva e friggeva aveva il cappello di Babbo Natale con le treccine. E Tizianeda ha indossato una parrucca color turchese, perché in quella casa ci trovi dentro tutte cose così, tipo parrucche, sculture in legno, armoniche a bocca, chitarre, piccoli lavatoi di ferro che se li appendi al collo, poi li suoni con i cucchiaini. E così si è suonato e cantato e poi una donna e un uomo che sono molto bravi, hanno recitato con il leggio un testo allegro, smaliziato e malinconico di Teocrito e una poesia che tutti abbiamo riso bene. E poi c’erano anche i genitori del musicista padrone di casa e la zia del capo famiglia, la zia Miranda, che ha regalato a Tizianeda e alla Donna con i capelli arancioni delle perle di sapienza, delle lezioni di vita, dei consigli che solo una donna saggia e sagace sa dare. E della zia Miranda ci siamo innamorate, ché ogni donna dovrebbe avere una zia Miranda in casa, o all’occorrenza.

 
P.s.: i confetti colorati nella casa degli amici erano lì, perché il 12 dicembre di 25 anni fa, pochi giorni dopo l’8 dicembre, la donna con gli occhi di aliena e i capelli color della terra e il musicista dal cuore matto, si sposavano. Io a quel matrimonio c’ero. Ero una bambina in fondo, proprio come loro. E a loro e a tutti noi auguro che la vita abbia, per quanto possibile, il profumo affettuoso delle crispelle, da riempire dentro il suo cuore morbido e segreto, come più ci piace.

Tizianeda

La bellezza e l’incanto

Io vivo a Reggio Calabria. Che non è come dire, sono di Milano, Bologna, Torino, Padova, Londra o Stoccolma. E già a pronunciarla, con quel nome così lungo un po’ ti sfianca, con quella pausa nel mezzo, a prendere fiato e le vocali tutti aperte, come una finestra spalancata davanti al mare.
No, non è come abitare nelle altre città, quelle che, per esempio, i fatti di cronaca raccontano di gatti sopra gli alberi e di pompieri eroici che affrontano i rischi di qualche graffio per salvarli. No non è come nelle altre città, dove se l’autobus arriva con 1 minuto di ritardo, vai al Comune per protestare della grave e imperdonabile inefficienza amministrativa.
Che poi noi il Comune neanche lo abbiamo più. Ci sono i Commissari, che un giorno da Roma, hanno cacciato il sindaco e i suoi amici chè i malavitosi avevano risucchiato tutte le risorse della città. Un po’ come nei film, che arrivano gli alieni disgustosi e purulenti e devastano e spolpano. Ecco una cosa così.
E qui nessun giornale racconta di boyscout che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada. No qui i giornali raccontano altro.
Però in posti come questi, come la mia città, che hanno la grazia del mare e la bellezza incantatrice del cielo azzurro e la consolazione dei profumi portati dal vento e una storia antica che a raccontarla e riconoscerla vengono i brividi. In un posto come questo dove si conosce il buio e l’indignazione diventa una cifra stilistica. In un posto come questo, all’improvviso, può succedere il prodigio.
Come sabato pomeriggio. Perché un po’ di settimane fa, i soliti malavitosi di cui sopra, hanno incendiato un Museo dove c’erano custoditi, con la cura di soltanto chi ama sa, strumenti musicali trovati in ogni anfratto della terra. Strumenti antichissimi anche del sud suddissimo. C’erano spartiti e vinili e libri. Un patrimonio di storia e bellezza. Bruciato.
E insomma una cosa così avrebbe potuto soffocarci come dentro una stanza piena di fumo grigio e denso. Ed invece, sabato pomeriggio, alla faccia mostruosa dei malavitosi, la mia città, in una assemblea festosa e assonante si è riunita, che non ci si poteva contare per quanti si era. Anche la famigliola c’era. Tutta al completo. E così, la piazza e poi la strada lunga lunga e l’aria intorno, sabato sera si è impregnata, come quando qui fa umido, di voci, sorrisi, ragazzi, giovani, meno giovani, bambini, mamme, papà, vecchietti e vecchiette. E poi tamburi, fischietti, tarantella, chitarre, flauti, violini, balli canti, strumenti strani o improvvisati per l’occasione. Perchè Reggio sabato sera ha suonato e risuonato. Con gli strumenti ha suonato, con le danze ha suonato, con i sorrisi ha suonato, con le corse dei bambini e l’eccitazione degli adulti che non si capacitavano, ha suonato. Perché in una città come Reggio, il prodigio succede, come una grande nave che all’improvviso spunta dal mare nebbioso e ti fa spalancare gli occhi dall’emozione. Come quando ti esplode dentro l’intima percezione che si può fare resistenza, contrapponendo alla gretta ignoranza, la bellezza e l’incanto.

Tizianeda

In questi giorni nella città sbilenca

In questi giorni nella città sbilenca di Tizianeda, è festa. E succede che un quadro grande grande, pesante come 200 elefanti indiani, esce da una chiesa, che si trova in alto e bisogna fare tante scale per arrivarci. Poi il quadro appoggiato su una struttura massiccia come una enorme nave ferrosa, lo mettono sulle spalle tantissimi uomini vestiti di bianco con al collo un fazzoletto amaranto, di tutte le età, corporature e indole. E tutti questi signori lì fitti fitti per reggere la struttura con il quadro sopra, faticano, ansimano, sudano, gridano, sotto la donna serafica e immobile, dipinta sulla tela, che sembra riconoscere le varie umanità sotto. E tutto questo per un po’ di ore e chilometri, finchè gli uomini, con la donna in alto, arrivano dentro l’altra chiesa bianca più vicina al mare, che li aspetta seria. E questa festa, ha pensato Tizianeda, le piace anche se lei non è devota e le manca tutto il resto che serve. Ché è una festa antica e appartiene a tutti, anche a quelli come lei. E poi, la città sbilenca si riempie di gente, di colori, di multiforme umanità e odori. Gli odori delle persone e gli odori del cibo cucinato per le strade che ti stordisce già dal mattino, quando hai voglia solo di caffè. E in città, in questi giorni, torna chi è andato via a lavorare altrove, chi è andato via a portare l’intelligenza del sud suddissimo lontano da qui. Tornano per vedere il quadro passare, con l’ansia di sentire la stessa emozione innocente di quando erano bambini, di quando le loro madri commosse li tenevano stretti per mano in mezzo alla folla. E ci sono quelli che invece non riescono a tornare e la nostalgia la sentono più forte battere dentro e gli viene la tristezza, come quando sei ragazzo e hai la febbre proprio il giorno della festa a cui tenevi tanto e mentre stai a letto pensi agli altri che sono lì. E per questo Tizianeda ha capito che questa festa le piace, chè è la celebrazione dell’appartenenza con tutte le contraddizioni che ci sono dentro. E sono giorni di delirio e saudade, di devozione e spettacoli, di silenzi nel chiuso di una chiesa e fuochi d’artificio, di condivisione e riflessioni, di voglia di vedere rifiorire la propria città sbilenca, partendo da noi stessi.

Tizianeda

Prove tecniche di vacanza

In questo fine settimana, la famigliola, avvezza alla diaspora settimanale, si è ricompattata, per fuggire in quel posto fresco, profumato di legna resina e terra, in quella casa con lo spazio per il fuoco, che non è della famigliola, ma che negli ultimi anni è diventata il suo rifugio estivo.
E poiché in due giorni le cose da fare sono tantissime i quattro si sono abbandonati a molteplici e variegate attività: 1) dormire, anche il pomeriggio, ché il sonno in quelle ore lì, dovrebbe essere istituito per legge, perché dopo avere soddisfatto il bisogno di letargia, ti senti in armonia con l’universo, in preda al nirvana, avvolto dalla pace cosmica 2) suonare il basso elettrico, con le cuffie alle orecchie in uno stato concentrato di trance – “così non disturbo nessuno” “ma Sposo Errante, guarda che ci siamo solo noi nel raggi di un chilometro” – 3) palleggiare in uno stato concentrato di trance ( perché il settenne in questa attitudine alla concentrazione pervicace, ha subito l’osmosi paterna), il pallone da beach volley color arcobaleno “così imparo a giocare a basket” 4) giocare a pallavolo con il pallone arcobaleno da beach volley e Tizianeda diventare la campionessa contesa tra i due minori . “Io gioco con mamma” “No, abbiamo detto maschi con i maschi e femmine con le femmine” “Ma uffa non è giusto!” “Ok bambini, facciamo a turno, prima gioco con lei e poi con te settenne…accidenti a pensare che quando ero ragazza e giocavamo in spiaggia, nessuno mi voleva in squadra, che soddisfazione!” 5) riuscire a finire uno dei troppi libri iniziati e accatastati sul comodino e scelto da Tizianeda, come un Maraja che cerca tra le tante donne del suo harem quella che potrà soddisfare i suoi piaceri notturni 6) guardare la sera un film di quelli scemissimi tutti insieme, braccia gambe mani intrecciate per tutto il tempo della visione 6) la domenica pomeriggio riempire il cofano della macchina di frutta e verdura comprata dalle contadine del posto, e ritornare a casa, rilassati e contenti di tutto questo tempo semplice – “dai bambini ora mettiamo la musica a tutto volume come i tamarri…undicenne c’è la tua canzone preferita quella dei Depeche Mode…” “Mamma ti prego…abbassa…mi stai mettendo in imbarazzo” “Ma smettila non c’è nessuno, siamo in mezzo alle montagne…dai balliamo…” 7) ballare e cantare e ridere sulla macchina mentre lo Sposo Errante guida concentrato, partecipando al tripudio di cretineria con il suo contributo verbale: “vedi che ti ‘ttaccano!” (traduzione per chi non fosse del sud sud: mia simpatica sposa, chi ti vede potrebbe avere l’intimo sospetto che la tua personalità sia alquanto alterata, che io sia un pazzo ad averti sposato ed i bambini bisognosi di un’assistente sociale. Ma poiché ti sorrido, voglio che continui, perché anche se permango in uno stato di apparente imperturbabilità, in realtà mi sto divertendo tantissimo. Grazie per quel tocco di allegra follia con cui coinvolgi tutti noi e che ancor oggi continua a stupirmi. Comunque, per favore, se dovessimo incontrare qualcuno per la via, gentilmente cessa ti muoverti in questo modo convulso. Ti voglio bene il tuo Sposo Errante).

Tizianeda

Sconosciuta compagnia. E post scriptum con auguri

“Hai sentito sono di Palmi, come mio nonno… Zitto zitto, aspetta… il signore alto con il codino è stato in Svezia e anche in Inghilterra. Suona e canta. Uh, una volta ha mangiato la zuppa di renna. Chissà che storie… guardano un video di un concerto…sta cantando ora uno di loro…che bella voce”
“Disturbiamo signora?’”
“No ma che disturbate lei ha una bellissima voce, quando canta dal vivo è molto meglio”
“No non sono io quello che canta nel video”
“Oh allora lei è molto meglio!”
“Sono io quello che canta nel video”
“Ecco volevo dire siete bravi cioè tutti e due ma dal vivo.. è meglio…”
…che figura….
“Quello che canta veramente bene è Franco”
Il terzo uomo, quello con il codino che è stato in Svezia ma è di Palmi, un paese calabro.
“Ma avete un accento familiare…” Ora mi mandano a quel paese.
“Siamo di Palmi”
“Ecco perché l’ho riconosciuto…anche mio nonno era di Palmi si chiamava S***”
“ S***? Io ho avuto un compagno di scuola che è amico mio. Si chiama Mimmo S***”
“Ma certo, è il figlio di un cugino di mia madre…morto poverino”
Ecco Tizianeda non sa come quando e perché all’improvviso lei e lo Sposo Errante unici avventori di una piccola trattoria di montagna insieme ai tre signori seduti nel tavolo accanto, si sono trovati a chiacchierare vicini vicini con le sedie in cerchio. Tizianeda che subisce la fascinazione delle conversazioni altrui, perché le piace immaginare le vite dietro le parole, ha scoperto che i tre signori provenienti dallo stesso paese di suo nonno, con quell’accento armonico e oscillante, appena aspirato, con le sc ariose e mai sciatte, sono tre amici accomunati dal potere affascinante della musica e del canto popolare. Uno di loro è un pediatra colto ed esilarante, che ha raccontato una marea di aneddoti surreali suoi pazienti perduti tra le valli calabre ed ha spiegato il motivo della forza culturale di Palmi, pare un tempo colonizzata da Atene. L’altro, Franco, il signore con il codino ed i capelli anarchici e bianchi, alto come un gigante scolpito tra le montagne rocciose, con i piedi che sicuro ad ogni passo fanno bum bum bum contro il terreno, le mani venose e la faccia antica che ti sembra di vederci dentro un tempo lontano lontano di case con i soffitti alti, di addii e ritorni, era vissuto a Stoccolma, aveva lavorato in banca, per trent’anni e suonato per passione irrinunciabile, musica popolare italiana in locali riscaldati da termosifoni ed alcool. Era stato lì fino alla pensione per poi andarsene a fare chissà cosa in Inghilterra e dopo tanta lontananza ritornare alle origini,nel luogo da dove tutto era iniziato.
“Franco perché non gli suoni qualcosa”
“Sì sì signor Franco ci suoni qualcosa!”
E così il signor Franco, ha preso la sua chitarra classica ed ha avvolto con la sua voce da gigante Tizianeda e lo Sposo Errante. Due tre quattro canzoni.
Così, tra una sonata e applausi entusiasti, si è fatto tardi accidenti. Le due compagnie, si sono salutate con il lieve imbarazzo e la strana gratitudine che si innesta tra sconosciuti che hanno goduto di un’improvvisa intimità rilassata. Poi il signor Franco ha chiesto l’indirizzo di casa ai due adulti della famigliola. “Tanti anni fa ho inciso un 45 giri, appena lo ritrovo tra gli scatoloni ve lo spedisco”.
“Grazie! Davvero? Ma che regalo che ci avete fatto voi oggi ”
“Veramente addirittura un regalo!”
“Sì, certo come le cose belle che ti arrivano inaspettate”.
Già, proprio come le belle cose che arrivano inaspettate.

P.s.: A proposito di cose belle. Oggi è il compleanno di una donna preziosa, una presenza lieve e pulita generosa e affettuosa, attenta e coraggiosa, parte della mia vita e dei tanti che mi ruotano attorno, con in comune il nonno di Palmi, il nonno buono, nonno Carmelo. Lei è la cugina Bianca o ZiaBianca per come la chiamano in rete gli amanti della suo cucina garbata. Auguri ragazza per i tuoi cinquanta anni anche dalla terra capovolta.

Tizianeda

Il monolite

“Tizianeda mi hanno chiamato. E’ arrivato. Vado a prenderlo”
“Ok”
Nei 90 mq della famigliola, ce n’era già uno, che lui usava applicandosi come un alunno concentrato. Poi ha esordito dicendo “Sì però è un giocattolo”.
Dopo questo messaggio subliminare, ha riempito il suo comodino di riviste monotematiche, che se le leggi dall’ultima pagina alla prima e viceversa fa lo stesso. Ti annoi.
Un giorno ha anche portato una piccola scatoletta piena di pulsanti – “Che diavolo è” “Un compressore dinamico” “ ??”. E poiché le passioni si nutrono di ossessività, lui lo Sposo Errante, che è un tipo concludente, pratico e risoluto, e prosegue diritto in avanti come le frecce di Robin Hood, ha ascoltato in rete i consigli di ragazzotti compunti, chiesto e richiesto lume al maestro, sobillato di domande e dubbi i rivenditori specializzati, studiato sulle sue allegre riviste e poi lo ha scelto.
Quando è stato chiamato, è andato a prenderselo, lo ha pagato e lo ha portato a casa dentro un’enorme custodia rettangolare chiara, con il manico blu. Una custodia lunga quasi quanto Tizianeda, quindi non moltissimo. Così pesante che dentro potevano esserci pietre, mitra o un basso elettrico degno di Jaco Pastorius.
“Allora che ne pensi” “Bellissimo me lo aspettavo più colorato, un po’ più rock, magari con il fulmine disegnato degli AC/DC, o la linguaccia di quei cantanti che ora sono anziani” “Ma finiscila” “Però cavolo la custodia è bellissima, con questa moquette arancione dentro è fighissima. Sembra di essere negli anni settanta”.
Tizianeda, che non resiste a non fare la scema, non ha detto allo Sposo Errante che in realtà è molto contenta del suo nuovo basso elettrico supersonico, anche se non ha nessun disegno colorato sopra. Ed è contenta che lui si faccia portare da questa passione preziosa, intima e comunicativa, che si chiama musica.
Certo ora dovranno allocare nei loro 90 mq, la custodia lunga e pesante con dentro il basso nuovo e luccicante. Tizianeda ha proposto: sotto il letto, sull’armadio, dietro qualche porta, nello sgabuzzino, ma le sue strepitose idee sono state ignorate dall’uomo adulto di casa. In attesa di una scelta, che teme non ci sarà mai, il monolite con dentro lo strumento riposa con loro nella stanza da letto, vicino vicino allo Sposo Errante e alle sue riviste allegre.

Tizianeda

Due ballerini di tango, un suonatore ed una rissa

Da un angolo della stanza, rischiarato da una luce timida, sgorgava una musica sensuale ed avvolgente. Un uomo silenzioso con il suo strumento tra le braccia, seguiva le note, che morbide riempivano l’aria.
La donna dopo una giornata calda e frenetica che le aveva risucchiato le già poche energie, procedeva con passo fiacco, consolata da quella musica suadente.
Avrebbe voluto togliersi le scarpe e spogliarsi, ma all’improvviso veniva catturata da due braccia soffici femminili che iniziavano a coinvolgerla in una danza turbinosa “Permette un tango?”…… anche se la musica era una bossanova.
Le due donne strette strette iniziarono a marciare avanti e indietro ballando a specchio, ciascuna con un braccio che stringeva il fianco dell’altra mentre gli altri due rispettivi arti, spiccavano in avanti con le dita delle mani intrecciate.
“Ora facciamo un bel caschè”.
“Non credo che la mia schiena……piano!”
Dopo pochi minuti di danza, all’improvviso un maschio ossuto, in abiti discinti, bello da impazzire, si avvicinava al duo danzante, cercando di impossessarsi della ballerina più alta e di maggiore età.
“Ora tocca a me”.
“No, ho iniziato prima io e non ho finito”.
Il disaccordo verbale sfociava in una zuffa mentre il suonatore nell’angolo, procedeva impassibile a far vibrare le corde del suo basso elettrico.
Dopo spintoni, urla, insulti e terribili offese: “stupido!!” “no! Stupida tu” la donna sedava la rissa concedendo a quei due debosciati cinque minuti ciascuno di tango .
Così l’oggetto della contesa, ha continuato a subire pericolosi caschè accompagnati da risate allegre della compagna, per poi danzare con il maschio , felicemente avvinghiato alle sue rotondità .
“Va bene bambini ora basta, la mamma deve preparare la cena!”.
E così la mamma, dopo una giornata nevrotica, dopo un insolito tango su un pentagramma bossanova, una gioiosa ragazzina decenne che attentava alla sua schiena, una rissa sedata, un seienne appassionato di donne formose, un musicista imperturbabile, ha affrontato l’ultimo ostacolo della giornata: un frigorifero vuoto ed una cena da inventare.

Tizianeda