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Gli occhi e lo specchio

E’ stato un attimo, un guizzo dentro i suoi occhi dal colore che non ha nome, quelli che sono verdi, azzurri, grigi, boh. Quelli che intorno si modificavano le geometrie. Un crescere di corpo, naso, bocca, guance, mani, spalle, braccia, seno, fianchi, gambe, attorno alla staticità di cellule visive. C’è da perdersi o ritrovarsi nella fedeltà tridimensionale degli occhi, nella loro coerenza di grandezza.
C’è da perdersi quando dentro l’immobilità degli occhi di una quindicenne, si affaccia un movimento nuovo di sguardo, di fronte allo specchio che la osserva e misura.
Ed è successo, nel giro di un attimo, che io guardavo lei, lei guardava lo specchio, lo specchio si riempiva di lei, e i suoi occhi per la prima volta sorridevano a se stessa. E’ successo che io, che rubavo l’intimità dei riflessi, continuavo a guardare la ragazzina, le sue iridi colorate di sorpresa, i due identici corpi giovani e pieni, fuori e dentro, che per la prima volta si riconoscevano.
Un regalo inaspettato delle ore, che lo sguardo ha assorbito, come uno specchio che attira la vita.
Gli occhi sanno la coerenza delle cellule immutabili. Lo sguardo no, comprende e cattura. E’ moltiplicazione, sottrazione, a volte divisione. Lo specchio senza menzogna dei nostri accadimenti. La misura mutevole del nostro stare alla vita, che ci scivola dentro, attraverso una finestra spalancata.
Lo sguardo di Agnese mi ha regalato la sua bellezza intima. La stessa che accade tutte le volte che ci specchiamo per guardarci negli occhi. E così ritrovarci nelle nostre dimensioni uniche e immutabili, per rassicurarci che la vita non ha incattivito il nostro vedere, rendendolo distante e d’acciaio. Lo facciamo per ritrovare la nostra presenza di visione, per dirci va tutto bene, ascolta, l’anima è ancora qui.

Tizianeda

Ad Anna Magnani somiglia il mio amore

Alcune sue amiche le hanno detto che sarebbero passate, di non preoccuparsi, ma intanto di farsi qualche controllo medico.

Altre le hanno suggerito di bere almeno due litri d’acqua al giorno o qualche buon bicchiere di vino.

Il decenne ha profetizzato che dinanzi ai geni bisogna usare la rassegnazione.

Suo fratello di non darsi pena, che tanto era racchia prima e lo era anche adesso.

La mamma vecchiette le ha ricordato che fa troppe cose.

L’erborista le ha suggerito di ingrassare un po’.

Tizianeda dal par suo ha adottato una tecnica di guerriglia per debellare il gonfiore attorno agli occhi.

Ha iniziato a mangiare iper drenanti mirtilli. Li ha comprati essiccati, in sciroppo, contenuti nello yogurt. Il gonfiore non è passato, i denti sono sempre  color mirtillo, deve usare spazzolini con le setole di  carta vetrata  e ha bruciore allo stomaco.

Ha iniziato a bere più di due litri di acqua al giorno come le hanno suggerito le amiche. Il gonfiore non è passato ma ha accertato l’ottima funzionalità dei suoi reni.

Ha indossato una mascherina congelata  nell’azoto liquido. Il gonfiore non è passato e ora ha anche la sinusite.

Ha provato a mangiare senza sale. Il gonfiore non è passato ma in compenso le è scesa a livelli cimiteriali la pressione arteriosa.

Ha fatto impacchi di acqua distillata di fiordaliso. Il gonfiore non le è passato. Sulla scatola del liquido profumato  ha letto tuttavia che il fiordaliso è il fiore della felicità, che è l’erba degli incantesimi e attira l’amore della persona desiderata. E stare immobile e imbalsamata per 15 minuti forse ne è valsa la pena.

Poi una sera è uscita con le amiche, ha riso tanto, ha chiacchierato un bel po’, si sono dette le cose che solo le femmine sanno e ha pensato che certo, il giorno dopo si sarebbe svegliata con le borse sotto gli occhi di Anna Magnani. Ma il giorno dopo, il gonfiore le era passato.

Prologo ottimista

“Guardami Sposo Errante, cosa vedi?” “Tizianeda, non lo so, dove devo guardare … sono stanco a quest’ora…” “Guarda il volto, guarda! Cosa vedi?” “Vedo il mio amore” “Ma come non vedi il gonfiore?” “No, vedo che sei bellissima”.

Tizianeda non sa se lo sposo ha proferito cotante parole per spirito di sopravvivenza, per timore di rappresaglie o di reiterati lamenti da coro greco. Però lei, per non rovinare la bellezza del momento o l’effetto magico dell’acqua distillata di fiordaliso, non ha detto nulla, ha sorriso contenta e lo ha lasciato in pace.

 

Tizianeda