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Da qualche parte

“Mamma non lo troviamo da nessuna parte”
“Come non lo trovate, non può essere sparito in 90 mq”
“Mi sto preoccupando, mamma, veramente anche i suoi amici si stanno preoccupando…”

Domenica l’ottenne ha allietato le sue ore pomeridiane, in compagnia di due amici che ama molto: G. suo “opposto e completamento” e D. che ha il suo stesso sguardo visionario e folle.
Poi c’era anche la dodicenne, che guarda come un fenomeno strano e una certa tenerezza, questi maschi che vivono in un mondo così diverso dal suo. Però, domenica pomeriggio, un po’ per rassegnazione, un po’ perché l’entusiasmo di chi ci circonda per quanto incomprensibile, è sempre coinvolgente, anche lei ha giocato con loro, a quel gioco antico come la terra di cui tutti i bambini non possono non sentire la forza attrattiva : nascondino. Che è una sfida che solo menti eccelse, solo fantasie sopraffine e visionarie, solo esseri dotati di fantasia ipertrofica e quindi solo dei bambini, possono affrontare nei 90 mq della famigliola.
Se poi a giocare c’è un ottenne folle, allora è probabile che questo, una volta nascosto, non si riesca più a trovare.
E così – mentre i tre restanti minori lo invocavano per le stanze senza ricevere risposta alcuna, facendo montare l’ansia irrazionale della sorella – Tizianeda, che nel frattempo stava infornando una torta, elaborava ipotesi sulla sua scomparsa: 1. Ha trovato un portale magico nell’armadio, è entrato in uno dei mondi che disegna sui fogli bianchi, ora sta volando tra stelle e pianeti e di tornare non ha intenzione alcuna 2. È stato rapito dagli alieni nascosti dentro l’armadio. Tra non più di cinque minuti ce lo restituiranno, per sfinimento. Degli alieni. 3. È nell’armadio, nella parte ordinatissima dello Sposo Errante, nascosto tra vestiti e maglioni che ha accuratamente sparpagliato per nascondersi creando un caos cosmico. Tra poco lo troveranno. L’armadio resterà nel caos cosmico.

Solo una di queste ipotesi si è rivelata, poi, corretta. Indovinate un po’….

Tizianeda

Il braccialetto rosa

L’ottenne ha un braccialetto al polso. Si può stringere e allargare, ci sono tre lacci annodati tra di loro, viene dall’India e il colore predominante è il rosa. Glielo ha regalato la sua compagna di scuola. Lei, è andata nel suo villaggio, che devi fare mezzo giro della terra per arrivarci. Anche se lontana lontana, ha pensato all’ottenne, e dentro un negozio chiassoso e colorato (almeno così a Tizianeda piace immaginarselo) gli ha comprato il bracciale. Poi ha rifatto un altro mezzo giro della terra, è ritornata nella città sbilenca e da lì a scuola dove ha consegnato il regalo al suo compagno gentile. Lui ha indossato subito il braccialetto rosa e ha continuato a farlo anche quando un bambino gli ha detto che il rosa è un colore da “femmina”. L’ottenne, ha attivato il suo pensiero positivo-zen, che usa come lo scudo protettivo di Guerre Stellari che si aziona contro gli attacchi intergalattici, e ha archiviato per sempre la questione giungendo a un’univoca conclusione: “secondo me le femmine ragionano meno per stereotipi rispetto ai maschi”.
Tizianeda non sa se le femmine ragionino meno per stereotipi rispetto ai maschi, anche se tende a pensare che sia vero. Però sa che lo stereotipo è un’erba cattiva che si può annidare ovunque, un buco nero in cui è facile cadere, una pozzanghera melmosa dentro la quale trovarsi invischiati.
Per questo ai due minori dei 90 mq, prova a spiegare che non esistono giochi da maschi e da femmine, canzoni da maschi e da femmine, cartoni da maschi e da femmine, colori da maschi e da femmine, che piangere non è da femminucce ed essere coraggiosi da maschietti e l’elenco potrebbe continuare per giorni e giorni. Lei dice che esiste quello che ci piace, quello che ci fa stare bene e che gli schemi rigidi dentro i quali ci collocano possono intossicarci la vita, che le verità impacchettate e consegnate tra le mani non sempre vanno bene, che il mondo fuori va osservato in profondità e da millemila prospettive diverse, se occorre.
Così ora, il braccialetto rosa può rimanere placidamente annodato attorno al polso dell’ottenne, che gode di un oggetto che gli piace, ma soprattutto del gesto gentile di una bambina che un giorno, in India, ha scelto un regalo proprio per lui.

Tizianeda

Tokyo mon amour. E un invito.

“Mamma, io fra qualche anno devo andare a Tokyo!”
“Veramente ottenne, a far che?”
“Mamma lo sai che voglio diventare da grande creatore di video-giochi… e in Giappone c’è la Nintendo Company, devo andare lì a lavorare”
“Cielo, ma lo sai che se hai questo obbiettivo dovrai applicarti in questi anni nello studio…”
“Mamma, certo che lo so. Intanto devo imparare benissimo l’inglese ché non posso andare alla Nintendo Company e dire soltanto : “my name is o good morning”… l’inglese lo devo sapere benissimo. E poi devo studiare la matematica e soprattutto la tecnologica!”
“E certo, tesoro!!”
“Mamma…ora posso giocare un altro po’ ai video giochi…mi sono rimasti ancora 20 minuti…”
“Ok…metto il timer allora”
L’ottenne, tra le sue passioni sfrenate e compulsive, ha inserito anche i video-giochi. A muovere personaggi strambi e improbabili dentro mondi ancora più strambi e improbabili ci passerebbe giornate intere. Se non fosse per la regola temporale imposta e scansita da un salvifico timer. Per ora dentro i magici mondi pixsel dice di voler mettere i suoi bambini volanti, l’universo con i suoi attraenti pericoli e il rassicurante mondo fuori, popolato da genitori, sorella, cugini amici e parenti. Tutti lì, a volare in fantastiche avventure spaziali, dove nessuno muore e alla fine ci si salva tutti.
Poi quando saprà benissimo inglese, matematica e soprattutto tecnologia, farà le valige e questa volta a volare sarà lui, non nello spazio, ma ancora più lontano. In Giappone.
La Nintendo Company è avvertita.

P.S.: Solo per dirvi che sabato 27 sarò a Catania, felicemente persa tra i saloni del Palazzo della Cultura, che ospita il “Buk Festival della Piccola e Media Editoria”. Non andrò solo per bighellonare tra i libri, ma anche per chiacchierare piacevolmente con uno degli autori lì presenti e così presentare insieme a lui (alle ore 18,00) il suo suggestivo libro – che parla di Sicilia, viaggio, potenti illuminati, poesia, cultura araba e molto altro – di cui ho scritto qualche settimana fa, questa recensione qui: http://www.zoomsud.it/index.php/cultura/72375-il-libro-cutrupi-siate-coraggiosi-come-i-poeti-t-calabro.html
Se venite son contenta. Con me ci sarà lo Sposo Errante, senza i minori intorno, a sostenere come sempre il mio entusiasmo allegro. E sarà contento anche lui.

Tizianeda

Conversazioni maschie

Conversazioni carpite in una notte buia, tempestosa e montanara tra l’ottenne e il suo amico del cuore G. dai tempi dell’asilo, prima di addormentarsi .
Due letti messi per l’occasione vicini vicini. Nella stanza accanto, Tizianeda.

Consigli maschi:
G: se tu vuoi conquistare la bambina M., c’è solo una cosa da fare…
O.: cosa?
G : il segreto sta tutto nell’approccio diretto, hai capito? Non te lo dimenticare APPROCCIO DIRETTO! Vedrai che è un metodo infallibile… e poi devi parlare con lo sguardo, io parlo sempre con lo sguardo.

Popolarità:
G : sai io sono molto popolare tra le femmine, sono il corteggiatore della classe.
O : anche io sono stato molto popolare in prima elementare… con i bulli…

Fatiche:
G : ora io andrò in terza elementare dove ci vuole: attenzione e precisione. La terza elementare non è come la seconda.
O : ecco perché a fine anno ero stanco morto.

Consigli fitness:
G : il problema di chi è carino e gentile è che è anche un po’ mollusco. Ma tu non devi arrenderti. Devi fare addominali.

Incubi:
G. : io faccio incubi terribili. L’altra notte ho sognato che mia nonna si faceva un piersing .
O : io ho sognato che ero dentro un treno e finiva l’aria. Per fortuna mi sono svegliato in tempo, altrimenti morivo.

Morti felici:
G : io ho sognato che morivo e andavo in paradiso e incontravo i morti, ma non quelli del cimitero che sono tutti zombie, questi erano morti felici…lo sai che in paradiso puoi mangiare le nuvole?

Mano nella mano:
G : dormiamo tenendoci per mano così ci facciamo coraggio?
O : va bene.
G : però non sognare di baciare M., chè poi baci la mia mano…

Poi hanno smesso di chiacchierare da dentro il loro letti. Hanno richiesto il supporto emotivo di Tizianeda che era nella stanza accanto, che si è accucciata vicino all’ottenne. Così i due amici del cuore dai tempi dell’asilo, si sono addormentati placidi, stringendo l’uno la mano dell’altro.

Tizianeda

Videomaker, stereotipi, risvegli e raffreddori

Succede che l’ottenne, che da grande vuole fare l’ideatore di video giochi, ha deciso di diventare youtuber. Vorrebbe postare in rete filmati… di video-giochi . Così si esercita con una telecamera fissata su un treppiedi che porta in giro per casa. E’ diventato il terrore per madri in sottoveste, padri addormentati e sorelle adolescenti.
Succede che Tizianeda la sera quando i minori si coricano nei loro letti, sta un po’ insieme a loro. Si sdraia nel letto dell’ottenne, quello sotto al letto della dodicenne e chiacchierano. E’ il loro momento, in cui tutti sono miracolosamente rilassati e con la ridalora azionata. Almeno solitamente succede così.
E succede che invece sono arrivati, così per caso, discorsi serissimi. Hanno parlato di stereotipi . Tizianeda ha spiegato che a volte si ragiona per schemi che gli altri ci insinuano nella testa, che ci inculcano vecchie e false distinzioni tra l’essere maschi e l’essere femmine, che bisogna proprio scardinarli per essere liberi e in pace con se stessi e con il mondo fuori.
E succede che Tizianeda forse per questi discorsi che a spiegarli ai due minori ha dovuto sforzarsi a trovare le parole giuste – trovare l’ equilibrio tra la femminista che è in lei, l’attivista nascosta che sfilerebbe per le strade tutti i giorni rivendicando diritti negati, quella che non accetta le verità preconfezionate e che ha sempre un perché e un per come nella testa e la mamma alla ricerca di pace zen – insomma per questa fatica qui Tizieneda e tutte le donne che le si muovono dentro, si sono addormentate nel letto dell’ottenne in un sonno da catalessi professionale.
Ed è successo che fuori prima era il buio di mezzanotte e poi quando ha aperto gli occhi un nanosecondo dopo erano le otto del mattino. E lei non capiva bene dove fosse mentre lo Sposo Errante era già sveglio e pronto a preparare il caffè. E c’è voluto un po’ di tempo prima di ricomporsi e riunire in un tutt’uno armonioso corpo e mente.
E succede anche e in fine, che lo Sposo Errante è affetto da un brutto raffreddore con tutti gli accessori in dotazione, tosse inquietante compresa, diurna e notturna. Ma Tizianeda, che si rifiuta di ragionare secondo stereotipi, si asterrà dalle solite scontate analisi sessiste che giungono a univoche conclusioni circa il rapporto conflittuale sussistente tra gli uomini e i morbi influenzali. Lascerà che sia la femminista nascosta in lei a pensare ciò che vuole.

Un buon inizio settimana a tutti voi! E ovviamente un saluto allegro.

Tizianeda

Questione di stili

“Ma guarda come sei vestito! Non c’entrano niente questi colori…”
“Cosa succede bambini?”
“Mamma, io avevo preso all’ottenne i vestiti per uscire ma lui…guarda come si è vestito…”
“Uffa, ma lo sai che per me lo stile non è importante… a me dello stile non frega niente e non capisco perché per alcuni è così importante!”
“Ok, ottenne in effetti… vai bene così, ora usciamo però”
“Ma mamma non si può guardare”
“ Dai dodicenne… in fondo non ha indossato niente al contrario”.
Perché è così, il rapporto tra l’ottenne e i vestiti è di reciproca indifferenza, loro si fanno indossare dal minore di casa come capita. Al contrario, abbottonati sghembi, sbottonati, sottosopra. Dalle mutande alle giacche. Anche gli abbinamenti cromatici che potrebbero essere considerati da chi lo osserva il frutto di un originale e ricercata indole artistica, sono l’effetto della sua ricerca distratta e frettolosa nell’armadio.
Così, con buona pace della dodicenne, le due donne di casa sono uscite con un bambino sorridente giallo azzurro arancione blu a scacchi a righe e dallo stile inconfondibile.

Tizianeda

Una giornata al mare

Si sono svegliati la mattina presto, si sono preparati, la dodicenne ha preso la sua borsa piena di teli da mare e l’ottenne lo zaino verde da cui spuntava, come un’antenna super-potenziata, la punta del boccaglio. Tizianeda li ha accompagnati alla stazione, hanno fatto i biglietti e hanno aspettato la zia Dada, la sorella saggia di Tizianeda, che è arrivata con sua figlia S., la cugina coetanea dell’ottenne che si crede sua sorella gemella. I quattro sono saliti su un treno sbrindellatissimo del sud suddissimo. Poi il treno cigolando incerto è partito e Tizianeda rimasta a terra, ha salutato le teste festose dei tre minori che a turno sbucavano da dietro il vetro del finestrino. E mentre i quattro gitaioli attraversavano la costa ionica piena di sole e mare per raggiungere i nonni fuggiti da metà luglio nel loro luogo vacanziero, Tizianeda pensava alla sua giornata di solitudine e libertà regalatole da sua sorella e solo per non apparire una mamma debosciata, non ha gioito saltando e ballando una volta uscita dalla stazione.

Quindi approfittando di tanto tempo dentro cui avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, la mamma dei due quel giorno ha: 1. Lavorato tutta la mattina 2. Non ha cucinato per pranzo 3. Ha mangiato i residui freddi della cena conservati in frigo, sul divano e mentre si vedeva un film 4. Ha visto un film di un bel po’ di anni fa che conosceva e che le è piaciuto tanto proprio come allora. Un film su una donna, femminista, tratto dal libro di una scrittrice di nome Virginia. 5. Avrebbe voluto dormire nel pomeriggio ma non c’è riuscita quindi ha scritto 6. Ha lavorato 7. Ha aspettato lo Sposo Errante dal suo vagare 8. Ha aspettato i due minori che sono tornati la sera tardi stanchi e cotti di sole vento e mare.

L’ottenne, che dei due è quello logorroico, ha raccontato che 1. il treno su cui viaggiavano era a carbone 2. il mare era arrabbiatissimo e quindi la maschera e il boccaglio sono rimasti chiusi nello zaino 3. sua sorella si tuffava tra i cavalloni 4.la nonna vecchietta la guardava terrorizzata e supplicante 5. sulla spiaggia lui e sua cugina S., hanno raccolto tante pietre colorate, un osso di cane, una vertebra di pesce e un osso di seppia 5. hanno cercato di venderli ai turisti a 15 euro al pezzo, costruendo una bancarella di fortuna 6. gli unici acquirenti sono stati i nonni ai quali hanno fatto un congruo sconto 7. L’osso di cane non lo ha voluto nessuno 8. La dodicenne, inorridita, si è tenuta lontana dai loro deliri.

Tizianeda

Le tre cose che i bambini devono assolutissimamente imparare. E un pensiero

Prima ha imparato a pedalare. Una bicicletta, due ruote e ostinazione. Ora quando è sul sellino, i piedi veloci sui pedali, sorride. E se cade pazienza, uno slancio e ancora, ché alla libertà non rinunci per un inciampo o qualche graffio. Un bambino con le ginocchia sbucciate, è un bambino felice.

Poi ha imparato ad annodare le stringhe delle scarpe, che sembra facile, ma non lo è. Le dita si ingarbugliano e viene fuori un groviglio stronzettino che si scioglie appena inizi a camminare. E allora ricominci. Pieghi giri tiri, finché ci riesci, trovi il movimento giusto, dopo almeno cento tentativi. E poi cammini e corri e salti senza il rischio di inciampare, chè se si sciolgono, ancora pieghi giri tiri. Liberandoti di quel limite che ti fa fermare.

L’ultima cosa che ha imparato a fare, di quelle che tutti i bambini devono assolutissimamente, è stato nuotare. La più difficile. Con l’acqua non è stato amore a prima vista. Paura e diffidenza per quel cambiamento radicale, nei movimenti e nelle sensazioni. Ma quando impari a stare dentro il mondo marino, gambe e braccia in movimento, quando la terra sparisce dai tuoi i piedi, capisci che quella strana aria acquosa che ti costringe al cambiamento è bellissima. E quell’immenso sforzo di comprensione che il suo corpo ha dovuto fare e con lui il suo sentire dentro, è una rivincita sui limiti che ci imponiamo solo per paura o diffidenza.

E ora l’ottenne, nuota e nuota e dall’acqua non vorrebbe uscire mai più, nuota con la maschera e il boccaglio che porta a mare e anche in piscina. Sempre. Lui l’acqua, la maschera e il boccaglio, con cui si è esercitato nel lavandino di casa riempito fino all’orlo. Il suo “simulatore di mare”. Così galleggia tranquillo a guardare giù giù. E quello che vede lo sa solo il suo sguardo visionario da bambino.

P.s.. in questo blog, racconto la vita minuta, la vita nella sua normalità. Come quella dei bambini, attraverso i miei figli. Imparare a pedalare senza le rotelle laterali, imparare ad allacciare le stringhe delle scarpe o andare al mare o in piscina con la maschera e il boccaglio, fa parte della loro normalità. Tutti i bambini ne avrebbero diritto. Eppure ci sono luoghi, in questo nostro mondo così eterogeneo e con dolorose chiazze di orrore, in cui ai bambini la normalità è rubata, l’innocenza è negata. A loro, i miei pensieri e questo post.

Tizianeda

L’impervio e oscuro linguaggio velesco

“No non posso pronunciarla, sembra una parolaccia…”
“Ma ottenne, non è una parolaccia, indica tutt’altra cosa e se la devi dire la devi dire…”
“Non credo di riuscirci mamma…”
“Ma dai non è così difficile…e se devi chiedere all’istruttore e non avrai tempo da perdere…come fai? Lì sì che è uguale uguale alla parolaccia…ci dobbiamo esercitare”
“Mmm…”
L’ottenne, ora che l’anno scolastico è terminato, frequenta una scuola di vela in compagnia di sua sorella dodicenne, in compagnia dell’amica C. che viene da un paese lontano lontanissimo, insieme alla sua maschera e al suo boccaglio dai quali non si separa mai e a una discreta moltitudine di bambine e bambini. L’istruttore, che è riuscito a non farsi intimorire dalle domande dai dubbi dalla curiosità dalla diffidenza e dal bisogno di rassicurazioni dell’ottenne – e questa pazienza indomita lo pone agli occhi di Tizianeda sullo stesso piano di un eroe coraggiosissimo e invincibile dotato di super poteri- insomma l’istruttore che non mostra alcun segno di cedimento emotivo dinanzi all’ostinazione di quel bambino, evidentemente non è riuscito a infrangere le barriere linguistiche del ragazzino di casa, che sta affrontando l’impervio e oscuro linguaggio velesco.
E Tizianeda è molto molto preoccupata, perché si immagina il preciso ottenne, che nel tentativo di governare la barca in preda alle onde, si chiederà : “è il caso che tendo le cime per correggere il posizionamento della grande vela a poppa dell’albero facendo sì che rimanga tesa e così non avere il vento ostile e poter continuare a navigare?”. E nel tempo di questo pensiero articolato, vedrà la barca porterselo via fino alle Isole Eolie.
E tutto questo per non voler dire: “Cazzo la randa?”.

Tizianeda

A proposito della famigliola ovvero esercizi di ordinaria resistenza

L’ottenne ha voluto testare la maschera da sub e il boccaglio, riemersi da una borsa polverosa nascosta negli anfratti dello sgabuzzino. Li ha infilati in testa e ha riempito di acqua il lavandino del bagno. Fino all’orlo. Poi vi ha immerso la testa respirando dal boccaglio. Ha allagato il pavimento del bagno, ha lavato i capelli, la maglietta e i pantaloni. Ha vagato zuppo e gocciolante per casa, soddisfatto di avere avuto la incredibile intuizione che il lavandino non è un lavandino ma “un simulatore di mare”.

La dodicenne – che quando non è intossicata dai fumi allucinogeni della pre-adolescenza (o già adolescenza?) che la trasforma in Lord Voldemort, è un felice incrocio tra Hermione e Alice nel Paese delle Meraviglie – ha legato una matita bianca a righe nere al filo di lana di una lunga matassa blu e ha attaccato sulla matita un post-it rosa con su scritto “ciao”. Poi ha legato il filo alle inferriate del balcone dei 90 mq e l’ha lasciato penzolare al vento, quasi fino alla strada. Tizianeda si è accorta del pendolo costruito dalla dodicenne, uscendo con la ragazzina dal portone del palazzo. La matita è ancora lì con il suo messaggio amichevole, che oscilla placida. La ragazzina è felice della sua installazione urbana non autorizzata.

Ieri Tizianeda, che ha avuto giornate faticose come una salitona ripidissima percorsa con il vento contrario forza millesettemilioni, ha deciso di uscire nel pomeriggio con l’ottenne e la cugina coetanea che si crede sua sorella gemella. Sono andati in libreria dove Tizianeda aveva ordinato un libro, che appena ha visto le sono venute le lacrime agli occhi e poi ha attaccato bottone con il libraio che forse l’ha presa per matta – “lo sa che di questa artista c’è la mostra a Roma? Io sono andata. Questa è la stampa del suo diario…santo cielo è bellissimo”- ha comprato anche due libri ai due tipi semi-irrazionali che erano con lei, uno per ciascuno. Poi i tre sono andati in piazza, si sono seduti su una panchina e sono entrati ciascuno nel proprio mondo libresco. Poi in piazza li ha raggiunti la dodicenne, e insieme sono tornati a casa, con le loro storie preziose e un bel pomeriggio addosso, di cui Tizianeda aveva bisogno.

Lo Sposo Errante vaga sui treni sbrindellati e le strade malferme per approdare nella città altra dove lavora. Anche lui in questo periodo avrebbe bisogno di pomeriggi fermi nel bel mezzo della settimana. Per ora ci sono le sere, dove nello spazio di 90 mq lo aspettano Tizianeda, due minori e soprattutto lui, il suo grande amore, il fidanzato basso elettrico supersonico.

Tizianeda