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L’amore è all’improvviso

Ma lo sai cosa è successo oggi? No, non lo sai. Tu, sempre altrove e sorridente. Chè poi, quando è successo mi sono ritratta. Il pudore. Quello che si aziona quando il sentire è troppo e ti senti nudo.
E’ che si smuove il mare dentro. A volte. E tu sei stato il vento. L’ho studiato con te il vento, ottenne: soffia inquietudine al mare, lo risveglia, gli cambia la voce e il colore e il sentire e il vedere. E succede che questo vento fortissimo, entra dentro all’improvviso, che mica chiede il permesso. E poi, il mare da qualche parte deve uscire, no? E non c’è pudore e non c’è ritrarsi. Ed è successo domenica pomeriggio, accidenti. Quando ti ho visto con il Kimono bianco che era di tua sorella. Ti guardavo che eri sulla via che si tocca con il mare, quella dove quasi tutte le mattine cammino veloce e sola e libera e felice. Eravamo lì con tuo padre, e c’erano i genitori dei bambini e dei ragazzini che come te frequentano la scuola di Taekwondo, quella che insegna le arti marziali e con loro un bel modo di stare al mondo. Quella che ti piace frequentare perché c’è lo spogliatoio per gli “atleti”, quella che si dovrebbe stare scalzi, ma tu ti ostini a tenere le calze lunghe e colorate. E poi sotto il cielo chiaro e davanti al mare, davanti a tutti noi, davanti ai maestri a un certo punto ti sei dovuto esibire solo, il primo. Le chiamano “Le quattro direzioni”, sono movimenti con le braccia e le gambe che hai eseguito con il tuo sorriso, ad attraversare l’aria. Una poesia lieve e decisa in movimento. Ecco è stato in quel momento lì, che il vento è arrivato. Chè ci sono dei momenti che l’amore arriva forte, attimi che non sai perché. La tempesta che non puoi farci niente. Attimi che il vento entra prepotente.
Come quando il mondo fuori ha la forma di un bambino di otto anni con un Kimono bianco addosso che ti sorride mentre solo fa segni nell’aria. Perché l’amore è così. L’amore è all’improvviso.

Tizianeda

Affinità elettive

Sabato sera la famigliola è stata invitata tutta al completo da G. moglie di C., cugino dello Sposo Errante. Così, per stare in casa loro in compagnia di altri amici, della pizza cucinata dalle mani gentili di lei, in compagnia di chiacchiere, vino, birra e risate rilassate.
G., che a Tizianeda piace moltissimo, per la forza calda che le comunica, per il modo diretto e garbato con cui dice quello che pensa, per i capelli neri e gli occhi azzurri, è la mamma di due bambini e C., il cugino dello Sposo Errante, è il papà.
Con loro, con i due bambini, l’ottenne per tutta la serata, ha viaggiato in mondi altri e visionari, dove tutto è possibile, il tempo si ferma, dove puoi volare senza soffrire di vertigini, sconfiggere draghi e mostri rivoltanti senza essere sbranato, salire su torri impervie senza cadere nel vuoto, navigare in mezzo alla tempesta senza annegare, fingere di essere un’altra persona senza mai smettere di essere te stesso, fare pace senza avere mai litigato veramente, correre senza stancarti.
Dei due fratelli l’ottenne ha trovato una maggiore affinità con G, il più piccolo. Tizianeda si è chiesta perché. Poi ha capito, anche grazie ai racconti della sua mamma, che le ha detto che G., le fa sempre domande filosofiche dalle risposte difficilissime.
“Cosa stai disegnando con il dito nell’aria, G.?”
“I miei pensieri…”
“Lo sai che anche l’ottenne disegna bambini volanti tra le stelle?”
“Mamma non è la stessa cosa, i suoi disegni sono astratti, i miei no!”
“Hai ragione ottenne, non ci avevo pensato…”
Sì Tizianeda non aveva pensato che le anime affini, comunque esse siano, finiscono sempre per trovarsi e capirsi con la naturalezza di chi parla lo stesso linguaggio, incomprensibile o comprensibile solo in parte agli altri che non hanno il privilegio e i talenti per muoversi nel loro mondo che si offre improvviso e rigoglioso lasciandoci stupiti.

P.s.: Lunedì pomeriggio Tizianeda, con sua somma gioia torna in radio. Si porterà con lei Lamedagliadelrovescio. Se vi va potete sintonizzarvi sulle frequenze di Febea Radio (FM 100.3, 100.6, 107.0) dalle 17.00 in poi. Parlerà di quello che è successo dall’ultimo incontro e dell’articolo pubblicato domenica su Socialsud che è questo : http://www.socialsud.it/socialsud/domeniche-in-famiglia/

Un saluto allegro e astratto a tutti voi.

Tizianeda

Narcolessia

“Guarda, già è a letto…”
“Schh ottenne, non vedi che dorme…”
“Mamma dormi, sei viva?”
“Sì è viva, respira, se metti il dito sotto le sue narici lo senti pure tu”
“Ha il libro aperto sulla pancia”
“Ora glielo poso…ma che fai ottenne non prendermi il posto mi sono messa prima io vicino a lei”
“No, voglio stare io spostati…uffa…”
“Bambini cosa combinate…”
“Mamma pensavamo che eri morta”
“No ottenne, me ne guardo bene, sono solo stanca…”
“Ti ho posato il libro ti sei addormentata mentre leggevi, mamma. Non ti preoccupare non ti ho perso il segno…ti abbiamo dato tanti baci e carezze…”
“Grazie dodicenne, ora però andate a dormire anche voi nei vostri letti, fate i bravi, chè mamma ha sonno”
“Non vieni anche tu con noi?”
“No, stasera no, ottenne”
“Mamma non ti preoccupare, ci penso io a lui. Vieni, andiamo a dormire…”
“Grazie amore mio. Datemi un bacio”
“Buonanotte mamma”
“Buonanotte belli miei”.

A volte succede, che Tizianeda abbia attacchi improvvisi di narcolessia. Approfitta della presenza più o meno attenta dello Sposo errante nei 90 mq, confida nella buona sorte, e in gran segreto dopo cena, si rintana nel suo letto, in orari da prima infanzia. Come ieri sera, che dentro gli intrecci caraibici di amori e colera, si è addormentata, abbandonando sulla sua pancia i desideri romantici e malinconici di Florentino Ariza. Poi dal piacevole e rilassante stato di primo sonno, le sono giunte le voci della dodicenne e dell’ottenne. I due hanno accertato, con metodi scientifici inconfutabili, che la loro mamma respirava, le hanno dato baci e carezze come si fa con i bambini inermi, si sono spintonati nel letto accanto al corpo di Tizianeda incapace di reagire, e poi muovendosi a compassione dinanzi alla derelitta che gli stava davanti, dopo aver riempito le sue guance del loro amore umido, come due adulti responsabili sono andati nella loro stanza per dormire, camminando placidi mano nella mano.

Tizianeda

Descrivi la tua mamma. E un post scriptum speciale.

TESTO DESCRITTIVO
Descrivi la tua mamma.
La mia mamma si chiama T.C., ha quasi 44 anni e fa l’avvocato.
Mia mamma è un po’ bassa e grassoccia .
Mia mamma è molto simpatica ma quando si arrabbia diventa serissima.
L’abbigliamento di mia madre, a casa, non è molto curato, ma quando va alle feste con le sue amiche è molto elegante .
Mia mamma, a me, ispira molta fiducia.
Io voglio tantissimo bene a mia mamma e posso dire che è una mamma fantastica”.

Un ottenne

P.S.: Il 12 maggio, lunedì, saranno due anni che questo sito fluttua in rete. Gli anniversari mi piacciono molto. Perché servono a ricordare, a guardare il percorso tracciato, a sentirsi più coraggiosi e forti e convinti che le scelte fatte – quelle che ti sembra che stai osando, che stai aggiungendo alla tua vita qualcosa di sorprendentemente nuovo, che non sai come andrà a finire – ecco, sono state quelle giuste. Gli anniversari sono anche un’occasione per dire grazie. A chi in questo percorso ha creduto, prima ancora di vederne le tracce. Così, per affetto che sempre mi cade addosso inaspettato, come una fresca pioggia estiva. A chi se ne è innamorato subito e non lo ha lasciato più. A chi si è aggiunto strada facendo, mentre il blog cresceva con me e con i pensieri e la vita. A chi lo ha condiviso con generosità, a chi mi ha dato consigli linguistici o stilistici, a chi mi dice di non smettere mai, a chi è stato occasione e spunto per raccontare storie. A chi mi ha ospitato con il blog nel suo giornale on line e in radio, a chi grazie al blog mi ha dato la gioia di scrivere su un altro giornale on line con il mio nome “vero”, e questa è un’altra storia sorprendente. E io continuo in questo gioco serissimo e trasparente, grazie a voi, che ci siete e che vi sento, come un’emozione forte che non sai bene.
E poi grazie a quei tre, che vagolano nei 90 mq e nei miei pensieri. Chè senza di loro il blog non ci sarebbe.

Un’ultima cosa. Non sono grassoccia come ha scritto l’ottenne nel suo componimento. Ho la taglia 42. Solo che il mio fisico è fermo agli anni ’50.

Un grazie allegro a tutti voi. E auguri a tutte le donne e gli uomini che amano come una mamma.

Tizianeda

E insomma la famigliola

E insomma la famigliola, ha deciso di partire, di fuggire per pochi giorni in una città di un’altra nazione. Tizianeda di queste ore ricorda:
– un ottenne logorroico sull’aereo. Ché la paura del decollo, del mal di pancia, del vomito, del bagno nell’acqua gelida in caso di ammaraggio, l’affronta avvolgendo di parole la sua interlocutrice preferita nei momenti di emergenza: Tizianeda. E quando le possibilità catastrofiche lasciano spazio all’ entusiasmo divertito, perché volare su un aereo si trasforma improvvisa in un’esperienza fighissima , lui continua a parlare.
– ll giovane autista dinoccolato del servizio navetta efficiente ed economico, che ha condotto la famigliola in albergo. Tizianeda avrebbe voluto importunarlo, come fa di solito con gli sconosciuti, chiedere informazioni del posto e poi magari farsi raccontare un po’ della sua vita. Ma ogni possibilità di conversazione è stata ostacolata dalla musica romantica e sdolcinata ascoltata dal giovane ad alimentare chissà quale struggimento amoroso.
– il chiosco di hot dog con cipolle e salse con i dispenser lasciati all’uso responsabile degli astanti “Sapete che vi dico…sono contenta di essere qui e ceniamo con questi!” “Dici sul serio mamma?” “Sì ottenne dico sul serio” “Non ci posso credere allora è vero che questa città è magica come dicono”. E pentirsi subito dopo aver visto l’ottenne svuotare per la quarta volta i dispenser del ketchup e della maionese, temendo un sonoro cazziatone dalla signorina venditrice di hot dog, o una lavanda gastrica del minore con annesso sonoro cazziatone, in lingua sconosciuta, dei medici. Eventi poi non verificatisi.
– le donne del luogo bonissime. Tizianeda qui si sente una hobbit nella Terra di mezzo popolata solo da Elfe fighe.
– l’odore acre e intenso trasportato da una nube di fumo che Tizianeda ha inalato fino ai polmoni : “Sposo errante ma questa puzza proviene dalla sigaretta gigante che si sta fumando quel ragazzo?” “Direi proprio di sì Tizianeda” “Santo cielo bambini non respirate tappatevi il naso…me la sono fumata tutta pure io …” .
– e poi insomma quei tre con Tizianeda in questa bella città che il cielo e le nuvole sembrano spuntare improvvisi da dietro i palazzi antichi. E non è il fumo passivo la causa di queste visioni.Almeno spera.

p.s.: dimenticavo la città dove è andata la famigliola si chiama Praga. E un saluto molto molto allegro a tutti voi.

Tizianeda

Momenti irripetibili di fugace felicità

“Mamma guarda è divertentissimo…prima vado verso giù e poi all’improvviso risalgo…guarda…”
“Ottenne hai ragione!!!”
Da una settimana, l’ottenne frequenta una scuola di taekwondo, un’arte marziale coreana, dove tutti adulti e piccini vagano per le grandi stanze con infradito e Kimono bianchi. Tutti tranne l’ottenne, il ragazzino di casa, il cui status di neofita gli consente ancora l’uso di una divisa sciatta, arruffata e colorata. Come piace a lui. Frequenta la scuola con entusiasmo e zelo perché lì c’è una stanza che suscita il suo stupore – “mamma tu non puoi entrare, nel cartello c’è scritto che possono entrare solo gli ATLETI e ci sono pure i grandi…dai sbrighiamoci altrimenti se arrivo tardi non posso stare con gli altri atleti nello spogliatoio”- e perché all’ingresso della struttura c’è un marciapiede lungo lungo che prima scende verso giù e poi sale verso su. E percorrerlo velocemente è un esercizio fighissimo, molto più dei calci e pugni, che lui dà con decisa gentilezza. E poiché l’ottenne ha capito che la bellezza e la gioia e i momenti di felicità diventano ancora più intensi se condivisi, ieri sera dopo la lezione ha coinvolto tre piccoli atleti e la sua mamma, tutti a correre su e giù sul marciapiede con il dosso e a ridere e a esclamare.
Poi è arrivato il padre di un bambino, uno dei tre, il giubbotto aperto e il passo altrove. E’ stato invitato dal figlio a giocare a quel gioco fantastico scoperto dall’ottenne. Non lo ha fatto, ha farfugliato qualcosa ed è scomparso dentro la struttura. Tizianeda ha guardato la faccia delusa del bambino e lo sguardo chiuso di quel padre distratto, che lei no non giudica, perché ognuno sa il peso delle proprie giornate e i percorsi di una vita, e nessuno, nessuno ha il diritto di sentirsi migliore degli altri per la propria diversità o per la capacità di godere di attimi di leggerezza indulgente. Però pensa che avrebbe potuto chiamarlo, fermarlo, sorridergli, invitarlo anche lei a correre sul marciapiede, superare il suo pudore e le strutture da adulto. Perché quel padre dal passo frettoloso e distratto, si è fatto sfuggire un momento irripetibile di fugace felicità, la possibilità di una pausa disinvolta, la condivisione di una ilarità affettuosa.

Tizianeda

Esternazioni di un ottenne

La dodicenne da quattro giorni vaga insieme a un esercito di coetanei e qualche ardito adulto tra le valli luminose della Sicilia.
L’ottenne nonostante la nostalgia della consanguinea, gode del privilegio di spazi, padre e madre tutti per sé.
Tizianeda, dotata di un figlio unico, in questi giorni ha ascoltato le sue esternazioni prolifiche.
Ha parlato dell’universo infinito, delle galassie che girano girano e non si fermano mai, della supernova, dei quasar, dei buchi neri, che si possono chiamare con un nome fascinosissimo: stelle oscure – “Forte, magari dentro c’è Dart Fener con la sua spadona luminosa ad accoglierci” “Che dici mamma, nei buchi neri si precipita…forse si vomita…io vomiterei sicuro…lo sai che alcuni studiosi dicono che l’attrazione ti potrebbe fare entrare in un’altra dimensione…” “Bellissimo…comunque volevo dirti che questo è il terzo piatto di pasta e lenticchie che ti stai mangiando…la tua pancia sarà un buco nero ”.
Oltre ai risvolti inquieti dell’universo le ha rivelato, perché a tavola si cambia argomento alla velocità della luce, che ognuno ha diritto ad avere un nome “appropriato” e che sì il suo nome è perfetto per la sua faccia, mentre quello di Tizianeda un po’ meno. Le ha raccontato degli incontri scolastici in cui si parla di bullismo dove va con l’entusiasmo di chi certe storie le può raccontare perché le ha conosciute e superate grazie anche alla sinergia tra gli adulti. Le ha rivelato che quando fa il rap e il Beat Box, i suoni con la bocca, tutti possono credere che lui sia un duro perché i rapper sembrano dei duri, ma invece è dolce e gentile e così spiazza tutti quando lo capiscono.
E poi le ha spiegato coma si impasta la pizza, le ha detto che il lavoro di una regina è difficile perché, porella, deve gestire il popolo. Ha voluto sapere un bel po’ di cose sulla dittatura e la differenza con la democrazia.
Sabato la dodicenne ritornerà dalla gita scolastica. Il padre e la madre saranno nuovamente spazi condivisi. Tizianeda forse si riposerà.

Tizianeda

Io ti sceglierei sempre

“Sai mamma, oggi a scuola ho detto una cosa alla bambina M.”
“Ma dai ottenne, la bambina M., quella che ti piace tanto?”
“Sì, lei. Vuoi sapere cosa le ho detto?”
“Eh certo!”
“Le ho detto: che ci posso fare se mi piaci così tanto”
“Nooo, ma lo sai che ci vuol un bel po’ di coraggio per esprimere certi sentimenti…”
“Infatti mamma, sono stato coraggioso anche se mi sentivo morire, ma dovevo dirglielo per forza”
“Ma come mai le hai detto così?”
“Stavamo facendo un gioco che si chiama: obbligo verità giudizio salvataggio bellezza simpatia. A me è toccata “bellezza” e chi dovevo scegliere secondo te?”
“E se ti usciva per esempio “Verità”?”
“Sceglievo lo stesso lei perché la verità è che mi piace tanto…”
“E quando scelgono te cosa dicono?”
“Veramente non mi scelgono quasi mai, anzi MAI”

Ecco, ho fatto la domanda del secolo. E ora? Vorrei dirgli che io per ognuna di queste parole lo sceglierei e gli racconterei una storia…
Obbligo: ti obbligo di darmi un bacio. Ti obbligo di sorridere, di disegnare bambini volanti e felici e liberi sui fogli bianchi, sui muri, sull’asfalto, in mezzo alle stelle, sull’acqua, nel cielo azzurro, sotto i cuscini, dentro i tuoi sogni e nei sogni di chi vuoi tu, tra i capelli, sulle mani, sulle facce tristi.
Verità: che ci posso fare se mi piaci così tanto. E io, in questo caso, non ho bisogno del coraggio per dirtelo.
Giudizio: no che non ti giudico, ti accompagno, ti guido, ti consiglio, ti amo, ti sgrido, ti spiego, ti guardo, mi preoccupo, mi inorgoglisco, sbaglio, mi domando quale sia la cosa giusta da fare e dire, mi viene il mal di pancia e il nervoso, ma non ti giudico.
Salvataggio: mini elenco delle cose che ci salvano: 1. Un abbraccio, ma che duri almeno il tempo di una canzone lenta 2. La cretineria che ci coglie improvvisa la sera prima di addormentarci 3. Un “ti voglio bene”, quando meno te lo aspetti, come un agguato dietro l’angolo. Se aggiungi un bacio con lo schiocco vale doppio. E se arriva quando sei triste, vale triplo. E se è dentro un abbraccio lungo il tempo di una canzone lenta e sei pure triste, il quadruplo.

Bellezza: passo. Non sono un arbitro imparziale. Per me tu sei bellissimo. Punto.
Simpatia: non sempre sei simpatico, quando sei irremovibile non lo sei o quando la sensibilità, accidenti troppo simile alla mia, ti imbriglia. Ma tu hai l’arguzia dei visionari e sai giocare con le parole. E questo ti rende molto simpatico.
Ecco ho finito. Certo non gli dirò:” io ti sceglierei sempre”, chè fa troppo mamma mielosa, chioccia iper-protettiva. Ora penso a qualcosa di moderno e sagace. Degno di una madre nord-europea matura e irremovibile che sa calibrare nella giusta dose dolcezza e durezza, propendendo più verso la seconda.

“Mamma non dici più niente?”
“Pensavo, ecco…sì insomma pensavo amore, che io ti sceglierei sempre…”

Tizianeda

Vi racconto cosa è successo

Ecco è successo che Tizianeda si è dedicata alla furtiva osservazione di sette ragazzine sedute attorno a una tavola imbandita. Sette pre-adolescenti, sette dodicenni, sette risate differenti, qualche apparecchio ai denti, sette borsette a tracolla. Quanto si siano dette nelle due ore di convivio, Tizianeda lo disconosce. Unica nota di rilievo è stata la loro improvvisa scomparsa e il loro rinvenimento, parecchio tempo dopo in quel luogo in cui le ragazzine svolgono un rito collettivo, esprimono il bisogno di condivisione da comune anni ’70, mettono in atto un tacito accordo da setta segreta: il bagno.

Ed è successo che Tizianeda e lo Sposo Errante, la stessa sera fossero seduti attorno a un’altra tavola imbandita, un po’ defilati, con una compagnia di quattro soggetti semi irrazionali, specializzati nel gioco compulsivo. Da loro Tizianeda ha scoperto i poteri del controllo del vomito e dell’acqua stagnante, con cui non salverà il mondo, ma forse lo renderà un posto più confortevole.

Ed è successo che domenica sera Tizianeda avrebbe voluto scrivere il post del lunedì, ma il mal di testa stronzettino, ha deciso per lei. E così quando il gioco si fa duro, Tizianeda indossa lo scialle di lana della nonna Bianca, ringrazia il piumone, le lenzuola, il cuscino e dorme.

E succede che i due minori di casa, da giorni si dedichino a una attività più pericolosa del Base jumping, del Rugby, della Breakdance. La conquista di un territorio, non molto esteso in realtà, su cui ciascuno rivendica l’esclusività. Un territorio dotato di braccia per abbracciare e bocca per sorridere e baciare. La piccola nazione oggetto della loro bramosia si ritrova sempre nel mezzo delle battaglie per l’assedio. A volte il territorio lascia fare, accogliendo i guerrieri uno alla volta o contemporaneamente, a volte si fa prendere dalla ridarola, a volte fugge, a volte urla. Poi la guerra per gli abbracci e i baci della mamma finisce in un armistizio con annesso riposo dei guerrieri e sfinimento dello Stato, conquistato per sempre.

Ed è successo che proprio stasera, l’ottenne nel caldo rassicurante del suo letto a castello ha sussurrato senza pudore a sua sorella : “Ti voglio bene”. E poiché l’amore è contagioso lei ha risposto con la stessa naturale innocenza: “Anche io ti voglio bene”. E Tizianeda si è sentita privilegiata spettatrice di uno di quei momenti di grazia fugaci, che tuttavia regalano significato e bellezza alla vita, rendendola più docile.

Tizianeda

Voglia di gentilezza

– “Dai non ti lamentare che sei stanco, stiamo tornando a casa, e poi guarda che bello, camminiamo abbracciati come due innamorati”
“Allora dovevamo farlo il giorno di San Valentino, mamma”
“Dici, ottenne? Hai ragione dovevamo farlo anche a San Valentino…”.

– “Ma Tony puoi arrabbiarti così, che poi ti senti male? Quattro storti sono” (dicesi “storto”, colui che ignora di avere una massa celebrale offerta in dotazione dalla natura, e le grandiosi possibilità che ne derivano da un suo uso appropriato). “Mi hanno inssultato quei dissgraziati…” “Ciao cosa succede?” “Alcuni ragazzi in macchina lo hanno ingiuriato e mi sono fermato perché si stava sentendo male per quanto urlava” “Infatti passeggiavo con il mio ottenne e abbiamo sentito gridare” “Ma si può essere così…tutto bene ora Tony?” “Ssì, io non ssono più giovane e mi ssento male” “Lasciali perdere, te l’ho detto, storti sono… posso andare ora, stai bene, sicuro?”…
Tony, è un signore conosciuto da tutta la città sbilenca. Ha capelli spettinati e tanti a circondare la faccia come un’aureola, l’aureola dei santi di strada. Ha gli occhi che sembrano lontani dietro le lenti opache e impolverate, ha un cappotto grigio e consunto, la sua divisa invernale da più di quarant’anni forse e un sorriso sostenuto da pochi denti superstiti, che gli fanno pronunciare le “s” come un bambino. Punti collegati che ti raccontano un modo altro di stare al mondo. La città lo ama e lo accoglie restituendogli i sorrisi che regala a tutti. E poi ci sono gli “storti”, che ingiuriandolo, gli provocano un dolore rabbioso da qualche parte. Un’occasione irrinunciabile, per divertire la loro brutale superficialità.

– “Mamma quei ragazzi sono stati cattivi, dovrebbero andare in carcere” “No ottenne, avrebbero bisogno di qualcuno che gli raccontasse la gentilezza e che gli facesse capire che certi gesti hanno conseguenze sulle persone, che le fanno soffrire. Forse nessuno gliel’ha insegnato”
“Mamma, io sono gentile vero?” “Sì tesoro tu sei un ragazzino molto gentile…anche il signore che si è fermato per consolare Tony è gentile. Hai visto che sguardo buono che aveva e come era addolorato? Il mondo è pieno di persone così, per fortuna. Anche noi dobbiamo essere così”
“Sì mamma…”
“E’ stato bello passeggiare abbracciati”
“….”

Tizianeda