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La legge di Murphy

“Ottenne, basta, in un’ora lo avrai fatto almeno 10 volte”
“Mamma, ma io mi sento malissimo…”
“Sì, ma la febbre non cambia ogni due minuti. Se non la smetti di misuratela nascondo il termometro”
“Ohi ohi…sto malissimo…senti la fronte quanto è calda…”
“Hai solo 37 e mezzo di temperatura. Non è alta…posa il termometro”
“Ho un mal di testa fortissimo e mi fa male la pancia…che dolore…ho bisogno di altri fazzoletti, ho il raffreddore più potente del mondo…”
“Li stai spargendo ovunque…aspetta ora prendo la sciarpa di lana arancione e te l’avvolgo attorno alla testa. Con me funziona”.
Poiché “La legge di Murphy” è sempre in agguato, ai due giorni spensierati vissuti da Tizianeda nella città di Roma, è succeduta l’apocalisse nella forma di un ottenne influenzato, accessoriato di raffreddore, febbre, mal di pancia e mal di testa. Eventi che rientrerebbero nella normalità della stagione invernale, se non fosse per l’approccio emotivo della vittima, agli attacchi virali.
Così i 90 mq si sono riempirti di fazzoletti umidi, il cui contenuto sacro è stato esibito come le reliquie di un santo ai fedeli e per tre giorni il maschio piccolo di casa, si è abbandonato a struggenti lamenti, che hanno destabilizzato la quiete della famigliola. Per alleviare i dolori di testa, Tizianeda ha inoltre avvolto il capo dell’ottenne in una calda e arancione sciarpa di lana, trasformando la sua testa, che sporgeva appena dal piumone, in quella di un colorato fachiro, il cui kit di sopravvivenza includeva una ciotola raccogli-vomito, perché non si sa mai.
Così il fine settimana dei quattro è scorso tra abbandono fraudolento di fazzoletti, dolori addominali, mal di testa e lamenti teatrali che al confronto, i canti dei cori greci sembrano barzellette cialtrone.

Tizianeda

I dolori del giovane ottenne

Inquietudine notturna:

“Santo cielo ottenne…mi fai venire un infarto! Da quanto tempo sei così in piedi a un centimetro dalla mia faccia? E’ notte fonda… Vieni sotto le coperte e smettila di guardarmi in quel modo…”
“Non ti volevo disturbare mamma…”
“Sei più inquietante delle gemelle di Shining”
“Come mamma?”
“Niente tesoro, lascia perdere, dormi”

Primi pensieri del risveglio:

“Mamma ieri sera alla festa di compleanno della mia compagna, la bambina M. era bellissima. Aveva una gonna a fiori e una camicetta…era bellissima”.

All’uscita della scuola:

“Mamma sono disperato. La bambina M., mi ha detto che vuole che rimaniamo amici…e basta!!”

L’agitazione notturna e le esternazioni mattutine, nascondevano la determinazione del maschio piccolo di casa, a chiedere alla bambina M – quella che ha le ciglia lunghe lunghe che sembrano truccate e che da ormai due anni all’ottenne suscita sentimenti contemplativi e aritmie cardiache– di convertire la loro amicizia in qualcosa di unico ed esclusivo.
La bambina M. – che oltre ad avere le ciglia lunghe lunghe e così nere da sembrare truccate, è anche dotata di una timida dolcezza – a un secco no, forse per istinto femminile innato, ha preferito un più diplomatico “restiamo amici”, affermazione perentoria che risiede nella memoria storica di quasi tutti noi, nonostante molteplici tentativi di rimozione.
La diplomazia della bambina M. tuttavia, per l’ottenne ha avuto lo stesso effetto doloroso di una nota della maestra o di una punizione che prevede il sequestro dei video giochi.
E quando c’è un cuore infranto parte la maratona delle consolazioni.
Così sua sorella, notoriamente pragmatica gli ha detto: “Cambierà idea”.
Suo padre, che ha esplorato la terra ardua e perigliosa della timidezza: “hai comunque avuto il coraggio di chiederglielo. Bravo!”
Il suo amico del cuore G., opposto e completamento dell’ottenne, che non si perderebbe d’animo neanche dinanzi a un’invasione di draghi sputafuoco, che probabilmente troverebbe fighissima: “non ti preoccupare ti presento la mia amica”, di cui pare sia innamorato anche lui. Ma si sa che l’amicizia tra maschi comprende spesso la condivisione estrema (qui ci sarebbe da scrivere un trattato femminista, ma Tizianeda, in questo caso, a dispetto della coerenza, non ha avuto nulla da ridire).

E infine la madre dell’ottenne, sempre obbiettiva anche quando a essere coinvolti sono i suoi figli. Sempre sagace, capace di trovare le parole esatte, consolatorie ma misurate, che rifugge dal ruolo di madre chioccia iper-protettiva, sempre a favore della libertà di scelta, soddisfatta dinanzi a figure femminili così decise, che certo non perderebbe la lucidità di pensiero dinanzi agli occhi dalla bellezza scura di quel bambino ossuto, insomma infine la madre ha detto…
…Non ve lo posso dire cosa ha detto. Non sono stata autorizzata.

Un saluto allegro a tutti.

Tizianeda

Al Museo

Entusiasmo.

“Nooo, ma dobbiamo venire per forza!!?”
“Bambini, ma vi rendete conto che tutto il mondo ce li invidia?”
“Io preferirei stare a casa”
“Anche io, sul divano e con la coperta”
“Santo cielo!”

I guanti in lattice.

“Al museo non si corre, non si salta e non si cantano canzoni rap”
“I guanti in lattice li posso portare?”
“Ottenne, se proprio devi…santo cielo!”

I Bronzi.

“Bambini guardate, guardate che meraviglia, pensate sono stati trovati nel nostro mare e sono stati scolpiti più di 2000 anni fa…ma che emozione, guardate la barba e i riccioli, e le vene e che possenti, non mi stancherei mai di guardarli…poi andiamo a contemplare anche la Testa del Filosofo, ma che bello, che emozione…ehi ma mi state ascoltando… dove siete?”
“Io li sto guardando… ora andiamo?”
“Sono nudi…comunque ho fame…ce ne andiamo?”
“Santo cielo!”

Tizianeda e lo Sposo Errante, hanno deciso di portare i due minori al Museo più importante della loro città. Per dare a quei due gli stimoli culturali necessari alla loro crescita e la percezione di provenire da una civiltà sorprendente, i cui volti lontani sono simili ai nostri.
Nel mondo ideale di Tizianeda c’è una famigliola composta e strutturata che dinanzi ai fasti del passato si emoziona all’unanimità, come quelle famigliole del nord Europa perfettamente a loro agio dentro i musei. Nel mondo ideale di Tizianeda, ci sono due bambini che guardano stupiti senza fare domande, perché sapendo di andare ad assistere al genio dell’arte scultorea, spontaneamente hanno effettuato a casa ricerche di storia ellenica. Nel mondo ideale di Tizianeda, i figli si sono scambiati informazioni di scultura, poesia, filosofia, storia della Magna Grecia e soprattutto sulle meraviglie bronzee e virili dei due guerrieri, sul loro ritrovamento in mare, e sul loro rocambolesco restauro dai tempi biblici.
Nel mondo ideale di Tizianeda i due bambini, dinanzi ai Bronzi di Riace, si confrontano ad alta voce sulle nozioni acquisite richiamando l’attenzione degli astanti, che lodano la loro sorprendente cultura ma soprattutto rendono il giusto onore alla loro madre per aver allevato con cotanta cura ed attenzione e stimoli, quei due prodigi.
Nel mondo reale, Tizianeda spera che prima o poi i due ritorneranno da soli e spontaneamente a visitare il Museo della Magna Grecia , e guardando tutte le meraviglie esposte sentiranno di specchiarsi nella loro storia, sentendosi orgogliosi di provenire dal quel tempo grandioso.

P.s.: se per caso qualcuno andando al Museo, dovesse rinvenire un paio di guanti in lattice, tranquilli, sono dell’ottenne, al quale sono caduti dalla tasca. Se li indossate potreste essere teletrasportati in un’altra dimensione. Con lui, almeno, succede così.

P.P.S.: Buon Anno a tutti voi. E per una volta, Buon Anno speciale ai miei con-cittadini, che navigano con me in questo posto sbilenco. L’augurio di ritrovare la bellezza e la forza del passato ellenico, per ritornare a sentirci come quei due guerrieri fighissimi, senza vergogna delle nostre nudità.

Tizianeda

La cartella

“Mamma, posso aprire la mia cartella, chè devo scrivere delle cose e salvarle lì dentro?”
“Ok, ti accendo il computer, però fai attenzione, non ti trascinare i file che sono sul desktop”
“Tranquilla mamma”
“…”
L’ottenne, a scuola, durante la lezione di informatica ha scoperto che con il nome “cartella”, oltre ad indicare il contenitore di libri, quaderni, borsellini e merende, si designa un luogo dove poter stipare, come in un magazzino fantascientifico, il suo mondo incantato e visionario o tutto ciò che i malcapitati genitori hanno fiduciosamente esposto sullo schermo del pc, non prevedendo la possibilità di una loro transumanza verso altri siti.
Così, nel fascicolo virtuale azzurro appositamente creato per lui e che porta il suo nome scritto a caratteri maiuscoli, l’ottenne ha inghiottito come un buco nero la luce: 10 filmati in cui lui è l’inossidabile protagonista, i suoi disegni di bambini volanti tra stelle e pianeti e scannerizzati dallo Sposo Errante, il file in jpg che raffigura Rosalinda, la principessa coraggiosa di un video gioco e che lui, trovandola bellissima, ama contemplare in silenzio. E avrebbe attratto, come in pifferario magico e iperattivo, molto di più, se i suoi zelanti genitori non glielo avessero impedito. E poi dentro la sua scatola incantata e sorprendente come la borsa di Mary Poppins, conserva i suoi scritti che raccontano il suo mondo onomatopeico ed evocativo.
“Guarda mamma, ho scritto un “post”, questo si intitola “Scivoli Swishosi e gare di corsa”, te lo leggo: “ Mi siedo nello scivolo e swish scivolo a tutta velocità swish swish swish e ancora swish.
Tanti minuti dopo, BOOM, ATTERRATO COL BOTTO 
Gara di corsa eeeeeeeeeeeee VROOOOOOOOOOOOOOOOOOOM PIÙ VELOCE DEEEEEEEELLLLLLAAAAAA LUCE””
Amore è decisamente originale...

“Questo invece l’ho chiamato “Rotolate a non finire” : “Ho rotolato e poi jddufwwishjqhjqwhqhwwhwshwuhshhshsddh e swish e di nuovo hgehegwjwgwjwgwsgwuwfqwwagwcvdbdcfhhdhdxshke qxwdvvdgegegegygdsgddsfgffdgsvdtwyqqfqgqgfsggggggggggggyqgqusqugsy43242424225sdfdffdsfsddsf. Quasi, quasi vomitavo…”.

Un saluto swishoso e rotolante a tutti.

Tizianeda

Su una navicella spaziale

E insomma succede che le settimane e le giornate e le ore si nascondano una dentro l’altra. E tu dentro, a schizzare veloce, come su una nave spaziale supersonica.
E succede che questa navicella, che attraversa lo spazio ed il tempo, è la tua vita che sta tutta lì, tra luci, pulsanti, indicazioni di bordo, stelle e pianeti che osservi incantata da dietro il vetro, e le emozioni che ti nascono, che le devi decifrare come una mappa del tesoro, e ti travolgono o semplicemente ti avvolgono. Che poi, per essere ascoltate, le emozioni, non vogliono percorsi funambolici. Basta il viaggio e quello che vedi e senti e costruisci e che ti stupisce nella sua quotidianità minuta.
Così succede, per esempio, che all’ottenne l’incisivo superiore penzolante e scricchiolante ormai da mesi, all’improvviso, si stacchi, lasciandogli il sorriso più sbilenco, arioso, folle e divertente mai visto in vita tua.
E succede che la undicenne cresce e cambia veloce e sfugge e costruisce il suo mondo distante e soltanto suo. Ma succede anche che la pre-adolescenza conceda a Tizianeda dei momenti di intimità con quella ragazzina sorprendentemente ironica e acuta, che si aggira silenziosa e confusa nei 90 mq, con gli umori che cambiano alla velocità della luce.
Perchè succede che la undicenne all’improvviso ti travolge di parole che veloci le escono da dentro, per concedere un pezzo del suo mondo a Tizianeda, che ascoltandola vede questo tempo di mezzo affascinante e arduo e scombussolante come le montagne russe, in cui anche lei impara ogni giorno. Impara a capire quando è il momento della vicinanza e delle parole necessarie, come l’amore, che sa e riconosce anche il momento di ritrarsi, nonostante i dubbi, i limiti, la propria storia e la paura del viaggio che a volte ti prende.

P.S.: piccola comunicazione di servizio. Venerdì 13 sarò a Radio Febea (FM100.3 -100.6 – 107.00), nella trasmissione di Domenico Bucarelli(la diretta inizia alle 17.00). Si parlerà, oltre che del blog, anche del mercatino di prodotti a Km 0 e delle iniziative associative che si terranno questa domenica presso la Casa-famiglia Gullì. Anche per questa occasione ci sarà, oltre che Radio Febea e la testata online Socialsud, Lamedagliadelrovescio con un post scritto per l’evento.
Se vi capita di passare venerdi sulle frequenze radio o domenica dalle parti di Casa-Gullì, io sono lì che vi aspetto. Un saluto allegro.

Tizianeda

L’invito

Antefatto:

“Ma dobbiamo andarci per forza Sposo Errante?”
“Tizianeda, è la quarta volta che ci invitano ed abbiamo sempre detto che avevamo altri impegni. Dai, non possiamo essere scortesi”
“Va be, non ci frequentiamo neanche. E poi non so cosa dire. Sarò presa per un’asociale…”
“Ma Tizianeda…”
“Diciamo che la famigliola è stata selezionata tra un milione di famigliole per un programma segretissimo della NASA sul teletrasporto e che fra un’ora li penseremo dalla Kamchatka”
“No non ci crederanno”
“Che i bambini vogliono essere portati in Groenlandia per la caccia dei Narvali?”
“No è poco credibile”
“Che sono una sociopatica bipolare e dopo pochi minuti in compagnia inizio a dire parolacce e a fare battute sconce”
“…”
“E d’accordo andiamo…uffa però”

Location:

Una casa.

Protagonisti:

La undicenne e l’ ottenne.

Storia:

“Mamma non mi sento molto a mio agio in questa casa”
“Schh non gridare undicenne”
“Ma hai visto quanti tappeti, e divani e cuscini e quadri e addobbi natalizi e specchi…”
“Va bene però non gridare ”
“Allora Tizianeda tutto bene?”
“Sì padrona di casa gentile, tutto bene grazie”
“Ottenne che c’è..”
“Mamma mi annoio…”
“Sì però non stare accasciato in quel modo sul divano damascato…undicenne cosa fai con il mignolo alzato”
“Faccio la fine, mamma”
“Smettila di fare la spiritosa”
“Perché ridi allora”
“Non rido è un tic nervoso”
“Padrona di casa gentile, non credo sia il caso di far mangiare all’ottenne la pasta al pomodoro seduto su quella sedia ricoperta di stoffa riccamente ricamata e costosa”
“Tizianeda, ma no, non succederà niente…”
“Ottenne, per favore mangia concentrato, mi raccomando”
“Tranquilla mamma”
“…”
“Mamma…”
“Undicenne cosa…”
“Quanti anni ha quella signora…almeno sessanta…ma ha la gonna cortissima e i tacchi a spillo e i capelli neri neri e lunghissimi e le unghie rosa brillante e…”
“Schh non gridare e abbassa il mignolo”
“Ottenne, la tua camicia…hai protetto la sedia con la tua camicia. Ci saranno almeno cento chiazze di sugo…”
“Mamma…mi sto annoiando”
“Mamma…”
“Dimmi undicenne”
“Hai sentito cosa ha detto la signora con la minigonna…”di chi è la Fendi che suona?”…aahhh. Non poteva dire semplicemente che squilla un cellulare in una borsa…”
“Sì però non gridare e abbassa quel mignolo”
“Stanno parlando di cappotti firmati. La signora bionda ha detto che ha buttato tutti i pantaloni di non so quale marca, mah”
“Abbassa quel mignolo, per favore”
“Mamma, hai sentito cosa ha detto la signora vestita come una ventenne e con i capelli lunghi lunghi e neri? Che se siamo in tredici non mangia perché porta male…”
“Sì benissimo, però non gridare”
“Mi ha detto anche che ho gli occhi dello stesso colore di papà. Ma papà ha gli occhi nocciola”
“A me che dimostro diciotto anni. Non vedrà bene…ottenne cosa c’è?”
“Mi annooooiooooo”
“Signora Tizianeda…”
“Sì signora bionda invitata anche lei?”
“Ma lo sa che ho avuto una terribile gastroenterite…terribile…un virus…ho vomitato…”
“Incredibile…”
“Infatti stasera non mangio niente…”
“Certo”
“Mamma, ma se si è calata tutto…anche il gelato ed il panettone..”
“Schhh undicenne”
“Mamma…”
“Cosa c’è ottenne…”
“Mi sto annoiiiaaaandoooo, non ci sono bambiiiiniii…”

Tizianeda

Buoni motivi

Motivi per cui anche quest’anno hai deciso di festeggiare il compleanno di tuo figlio ottenne dentro i 90 mq di casa tua:
. Perché a chiedertelo è stato un bambino ossuto con due occhi neri e grandi ed un incisivo sghembo e penzolante (sì ancora penzola!), che gli regala un sorriso da pazzo.
. Perché sei una romantica senza possibilità di redenzione, e la richiesta del minore, ti riporta, come la zuppetta dei biscotti di Proust, al tempo in cui tu, piccola e semi sdentata festeggiavi il tuo compleanno dentro casa. Anche se la casa della tua infanzia non era di 90 mq, e le stanze fruibili dai minori erano due: il soggiorno e il bagno. Nella casa 2013 della famigliola, la distribuzione degli spazi è da comunità hippie e le chiavi sono oggetti metallici infilati inutilmente dentro una toppa.
. Perché, a causa di quel processo naturale di autoconservazione in cui la mente tende a censurare i cattivi ricordi, tu hai già dimenticato la festa dell’anno precedente e il solenne giuramento fatto con tuo marito, marchiato con il sangue e uno sputo sul palmo della mano, che mai nella tua casa sarebbero entrati più di due minori alla volta.
. Perché sei un po’ snob e radical chic e pensi che festeggiare in casa- anziché in un locale in cui non devi fare niente se non aspettare che la festa finisca – fa di te una brava mamma che cura con l’intelligenza di un pedagogista e la psicologia di una educatrice i primari interessi dell’infanzia apportando un valore aggiunto al processo di crescita dei figli che diventeranno degli adulti non assoggettati a logiche consumiste. Poi mentre sei dentro il delirio pediatrico festaiolo, tu brava mamma, ti domandi chi cacchio ti ha messo in testa certi pensieri deliranti.
. Perché l’ottenne ha invitato tantissime bambine. E le bambine inondano di complimenti la mamma del festeggiato: “ma che belle scarpe che hai Tizianeda” “Dici?” “Sì, i tacchi sono molto belli” “ Ma davvero ragazze?” “Assolutamente, sono molto eleganti” “Oh accidenti grazie” “Ma lo sai che hai una bella voce?” “E’ vero leggi le storie in modo molto chiaro…si capisce quando leggi tu” “Ma siete gentili…stiamo un po’ insieme a chiacchierare…”
. Perché ogni anno sei mossa da un coinvolgente ottimismo : “ci distruggeranno la casa” “no Sposo Errante quest’anno sono più grandi e poi sono quasi tutte bambine, cosa può succedere…” . E succede che sul divano nuovo, trovi stampati come tatuaggi totemici, le impronta unte di molteplici falangi carpi e metacarpi. Durature come i fossili incastrati nella roccia.
. Perché quando la festa finisce, nel momento delle confidenze e coccole, vieni avvolta dalla felicità del festeggiato che ti dice, con al polso il suo nuovo orologio rosso, che si illumina ed ogni ora fa BIIIP : “Mamma questa festa è stata incredibile…grazie!”.

Tizianeda

Otto

C’era una volta un semino piccino picciò, nella pancia di una donna, anche lei piccina picciò. Il semino cresceva cresceva cresceva cresceva nella pancia della mamma piccina picciò, che sembrava non volesse smettere mai. Tutti pensavano che la donna, se qualcuno non l’avesse tenuta per mano, o legata ad un oggetto solido e pesante – con quella pancia grande come la mongolfiera più grande del mondo e come un pianeta tondo e lontano – avrebbe iniziato a volare dondolando verso il cielo. Così l’avrebbero persa, come un puntino inghiottito dalle nuvole morbide e grassocce.
Ma invece il semino che era diventato bambino pensò: “ora esco”. Ed uscì dalla pancia della donna piccina picciò. Il bambino che era grande grande e bello come un sorriso, decise che la donna piccina picciò che lo aspettava lì fuori con la faccia stravolta, era la sua mamma. Si abbarbicò alla sua tetta e non la lasciò più.
Il bambino che cresceva bello come un sorriso, decise che la prima parola da far risuonare dovesse essere “angolare”. Prima di camminare decise di gattonare, all’indietro come i gamberi. Prima di correre di ballare. Prima di parlare di cantare. Prima di dormire di non dormire, per una anno e mezzo. Prima di scrivere “a. e . i . o . u l’asinello che sei tu”, di disegnare il suo mondo sognato di bambini contenti e fluttuanti. E poi il bambino bello come un sorriso, ha continuato a crescere.
Un giorno ha pensato “la gentilezza mi piace” e così ha iniziato ad essere gentile. E poi ha pensato “le bambine mi piacciono” ed ha creduto che il mondo senza le ragazze sarebbe stato triste e per non sbagliare ha iniziato a giocare con loro. Poi ha pensato “le parole mi piacciono” ad ha iniziato a chiederne il significato. Poi ha pensato “vestirmi è inutile” ed ha iniziato a indossare pantaloni, magliette, maglioni, mutande e canottiere, tutti al contrario. Poi ha pensato “le storie mi piacciono” ed ha iniziato a cercarle dentro libri e fumetti. Ha anche pensato che l’ordine è un nemico, che scomparire in altre dimensioni è indispensabile, che l’ostinazione è un bel modo per sfiancare gli adulti. Ed ha pensato a mille altre cose che sono troppe da narrare. E a furia di pensare, il bambino bello come un sorriso, che all’inizio di questa storia era un semino piccino picciò, è diventato ogni secondo più grande. Fino ad oggi, che i suoi anni messi uno accanto all’altro sono diventati otto.
E ora che la storia è finita, finita non è. Lei, la storia è tutta un divenire, come il bambino bello come un sorriso che ieri aveva sette anni e oggi uno in più. Come la sua mamma, chè da quando ha deciso di uscire dalla pancia, lui le ha lasciato dentro, tra il cuore ed il respiro, un altro semino, come un fagiolo magico che la sera lo pianti ed il giorno dopo è immenso. Ed è un regalo così potente che la donna si sente come la mongolfiera più grande del mondo o un pianeta tondo e lontano, e può volare, dondolando in mezzo al cielo e sopra le case, con il bambino bello come un sorriso che la tiene per mano.

Auguri mio bel ragazzo. Auguri sorprendente D.

Tizianeda