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Del panico e dei suoi attacchi

“Mamma…”
“Dimmi tesoro”
“Una mia amica mi ha detto che soffre di attacchi di panico. Tu sai cosa sono? “
“Sì quattordicenne, so molto bene cosa sono”
“Me lo spieghi? Mi è sembrato che stesse molto male”
“L’attacco di panico è una reazione non intelligente del cervello a degli stimoli esterni. Cioè il mio cervello crede che ci sia un grave pericolo che in realtà non esiste, quindi il corpo agisce di conseguenza. Il cuore batte fortissimo, sudi, tremi, hai voglia di fuggire e ti convinci che stai per morire”
“E si muore?”
“No tesoro non si muore, ma in quel momento pensi che ti sta succedendo proprio questo”
“E poi?”
“E poi come arriva l’attacco, va via e ti senti molto stanco e spesso hai paura che possa ritornare e allora non ripeti certi comportamenti che credi possano scatenarlo”
“Tipo?”
“Tipo uscire, allontanarti, guidare, viaggiare e tutto quello che fa di te una persona libera”
“Ma si guarisce?”
“Sì amore mio, si può veramente guarire. Bisogna farsi aiutare,parlarne e non vergognarsi, perché succede. Diglielo alla tua amica”
“Mamma…”
“Dimmi amore mio”
“Ma tu, come fai a sapere tutte queste cose?”
“Perché anche io ho avuto in passato un rapporto burrascoso con quel fetentone di Mister Panico”
“Ma non ne hai più?”
“No, niente di niente … ora che ci penso da quando ho aperto il blog. Bisogna lavorarci un po’ e fare tutto quello che ci spaventa, così la parte stupida del cervello ritorna intelligente”
“Wow mamma, figo!”
“Be’, sì, diciamo figo”.
Diciamo che la quattordicenne ha, sì, una mamma “figa” che ha fottuto il panico da ormai cinque anni. Diciamolo qui in questo blog lieve, perché Tizianeda di panico ne sente parlare spesso. Perchè molte sono le persone che lo raccontano a lei, o attraverso i social. Perché è giusto non tacerlo. Certo Mister Panico, non merita molta confidenza, ma quel tanto per far capire che lui e i suoi puzzoni attacchi attraversano la vita di molti, condizionandola. E se c’è, bisogna trovare il modo per scacciarlo, capire perchè è arrivato, capire quali sono le vere paure nascoste, o le mancanze e i vuoti.
Tizianeda conosce gli eventi burrascosi del panico, perché per un periodo della sua vita ne è stata abitata e condizionata. Oggi appartiene alla sua vita precedente. Pensa che sia giusto parlarne, per aiutare, spera, chi ne è invischiato. Oggi le energie esplosive viaggiano sulla strada della creatività, dei progetti, di una vita che le piace, nonostante le fatiche e gli inciampi e lei. Si è detta di guardare nel volto le paure più profonde, di imparare ad amarsi, a riconoscersi, di imparare ad abbracciare i limiti e a prendersene cura. Lo ha lasciato andare e gli ha sorriso. Non pensa più Tizianeda al panico, se non quando gliene parlano. E’ concentrata a camminare in un presente più indulgente dove riconoscersi anche nei grigi. Ad annusare la vita per sentirne gli odori, senza farsi spaventare dal troppo che arriva. Ad abitarsi ovunque si trovi, a fare pezzi sereni degli eventi burrascosi. E a riprovarci quando fa fatica. A pensare che in fondo è tutto qui, è tutto qui e a lei piace. Perché questo tutto qui, è una tavola apparecchiata attorno alla quale stare, per rendere il cuore a se stessi e non solo.

Tizianeda

Serpenti

Avete in mente quando guidate tranquilli dentro la vostra automobile, magari parlate al telefono con un’amica o un amico e si cazzeggia, o semplicemente ci si dice? Avete presente quando siete così, tranquilli su una strada non molto illuminata ma familiare, perché l’hai percorsa un mucchio di volte con la tua autovettura. E chiacchieri anche un po’ distratto. E mentre sei lì, ti fermi per un motivo che non ricordi. Una vettura davanti, un motorino, un passante lento, un pensiero pesante. E in quel preciso istante, forse architettato, ben studiato da meccanismi esterni a te, senti un rumore alla tua destra. Ed è il rumore della portiera che si apre all’improvviso e fa rumore in quella calma dentro la tua macchina. E ti giri e pensi ma che cazz… e non fai in tempo e ti ritrovi una sagoma, un volto, un corpo e forse delle braccia, sì per forza delle braccia che entrano dentro la pace della tua autovettura. Ed è veloce quel corpo senza gambe e con le braccia che non ricordi, è velocissimo questo busto con la faccia che è solo un’ombra. E la tua borsa rossa sguscia fuori veloce come il busto che se la prende. E scompaiono la borsa rossa e il busto e poi realizzi e gridi perché ti viene da fare così, perché ti spaventi accidenti. E avresti dovuto chiamare il 113 subito, come ti dice poi l’ispettore in Questura e tu non hai il coraggio di dirgli che eri troppo occupata a gridare e ad avere paura. E invece parcheggi e torni a casa a piedi e non ti escono le parole e il respiro è strano come un singhiozzo. E c’hai rabbia e c’hai paura. Che hai bisogno di tempo per smettere di balbettare, davanti ai tuoi figli che non ti hanno mai vista così. E poi ti passa, perché in fondo è solo una borsa rossa, una patente da rifare, un telo lì dentro giallo limone che aveva un senso per te , ma anche lui è solo un telo. E poi ti ricordi che c’era il tuo rossetto rosso fuoco che ti piaceva che forse sarà stato gettato con la borsa in qualche cassonetto. E ti chiedi cosa è veramente che spaventa quando un tizio all’improvviso ti apre la portiera e ti ruba la borsa e poi sguscia come un serpente che morde e scappa. Cosa ti rimane del gesto. E capisci, capisci cosa provi. E’ un senso di niente, di incertezza. E’ il gesto improvviso, che è uno strappo. E può essere una borsa, o in fondo a te, altro, come la fiducia per esempio, quando te la strappano dal petto. Il meccanismo è lo stesso, è un’apertura violenta di porte, senza grazie , prego, per favore. Senza chiedere il permesso. E poi la scrivi questa cosa qui e speri di non sognare questa notte la sagoma, che sembrava un serpente.

Tizianeda

La mamma bambina

Ci siamo guardate. Occhi dentro occhi. E’ stato un attimo. Io tornavo dai colloqui scolastici. Mia figlia ha quattordici anni, sai, primo Liceo Classico. Avevo fretta. Lei ha la febbre alta, è nel mio letto tra piumone e cuscini, avvolta come in un ventre materno. E’ così. I figli quando stanno male invocano sempre un luogo sicuro che li sappia confortare, ricercano quella condizione primordiale che li ha preparati dolcemente alla vita. Facciamo un po’ tutti in questo modo, perché siamo tutti figli. Mi dice: mamma stai qui con me e poi mi chiede abbracci. E’ una sensazione strana. Proteggo un corpo caldo che ormai è più grande di me e mi avvolge e io scompaio. Per questo avevo fretta di tornare a casa.
Ieri tra noi, è stato un attimo che ci siamo guardate. Tu eri insieme ad altri ragazzi e ragazze della tua età. Forse neanche maggiorenni. Ma eri diversa da tutti gli altri, avevi una distanza irraggiungibile, tracciata da una bambina dentro un passeggino che trattenevi. Ti diceva “mamma” quella bambina, forse l’unica parola che sapeva pronunciare. Te lo ripeteva con il sadismo inconsapevole e felice dell’innocenza, che ti ricordava cosa eri diventata: una madre bambina. E ho sentito passandoti accanto il tuo sperdimento e la rabbia e la paura. E oscillavi tra il bisogno di mantenere una distanza per proteggerti e di lasciarti andare a quelle strane, contraddittorie, calde sensazioni che noi donne madri sappiamo. Perché è vero, l’amore ti fotte, come è stato scritto da un anonimo pensatore su un muro. Quello per i figli di più. Bisogna avere le spalle larghe per accoglierlo, per non spaventarsi, bisogna avere la leggerezza della maturità, il buon senso di chi ha una certa visione della vita, di chi ha imparato ad accettarsi. O forse niente di tutto questo, chissà, forse formule valide per tutte non ce ne sono. Io, “ti amo” non l’ho mai detto a nessuno. Due parole troppo grandi, impegnative e ho paura che possano imbrigliare specie chi le riceve. Non l’ho mai detto ai miei figli. Credo che non si debba dire. Eppure se penso alla parola “amore” spesso così distorta dalla retorica comune, è ai miei due ragazzi che penso. Io non so cosa succederà tra te e la tua bambina, quale storia si traccerà per voi. Io spero che si tracci dentro di te questa parola qui, questo suono che a tratti il mondo fuori libera dentro di noi. Io te lo auguro mamma bambina, ti auguro di non avere paura delle parole “ti amo”, da pronunciare in silenzio come un rosario, da pronunciarti come un abbraccio. E chissà, forse già sta succedendo e ancora non lo sai.

Tizianeda

E sarà bello

Ehi ciao. Come va? Che periodo questo. Vero? Cose che accadono. Non tutte ci piacciono. Anzi alcune sono una gran bella schifezza. Ma per me è diverso, per me che la resilienza l’ho capita subito e imparata presto. Tu lo sai. Sarà che sono donna o è la visione della vita che è differente che mi porta a cercare la bellezza, incessantemente, anche nelle pieghe di bruttezza e nelle stanze buie. A cercare parole come coperte che consolano.
Questo tuo viaggiare, da un po’, ti è diventato pesante come un cappotto stretto indossato fuori stagione. Non sempre i treni continuano verso la direzione che ci sembra giusta, che ci piace. A volte deviano mentre siamo sopra in corsa.
Io sono chi resta nei 90 mq a sbrogliare la giornata, a compattare il tempo. Tu sei chi  sa l’alba. E’ più difficile per te o più facile? Non importa in fondo. E’ così.
Io  quella che  rimesta nei cassetti a cercare risposte e visioni. Tu che sei i piedi per terra, tu che sei a fuoco e irremovibile come roccia, come tu sai, come a volte quasi mi spaventa. Però io che sono qui e incoraggio e rido e ballo sfrontata sul filo del funambolo che oscilla e vibra, che ondeggio il corpo e i pensieri, sai io a volte ho paura. Non per te, troverai il modo di sorprendermi anche in questo tempo qui incerto. Io lo so. Ho paura di questi miei progetti che tu sai, in questo spazio con contorni nuovi, e che non so dove mi porteranno. E’ che a volte il mondo sembra immenso. Ma il più delle volte fin troppo piccolo. E allora continuo pensando a questi ultimi tre anni che mi hanno salvato restituendomi la mia essenza. No, non è stata solo la scrittura, questo uscire dalla tana mostrando il volto e la voce senza troppi pudori. C’è stato altro e tu lo sai. C’è stata, come c’è da sempre la fame di vita, c’è stato che ho chiamato per nome i lupi nascosti nel bosco. E poi c’è, da un quando e un dove che non so, la voglia incessante e vorace di sapere come questa immensa e prodigiosa storia andrà a finire.
Ora ti saluto. Gli incastri sai. Poi un giorno di questi lo prendo io un treno all’alba. Vado via due giorni da mia cugina che mi reclama da troppo tempo. Sì per due giorni voglio essere solo cugina. Per due giorni smetto di essere quotidianità. Poi ritorno da voi e sarà bello, come sono belli i vostri sorrisi.

Tizianeda

I super poteri del tacco 12

“Cugina Tacco 12 cos’è ‘sta storia che stavi morendo per un fungo? Ché le cugine tacco 12 non le deve ammazzare niente e nessuno neanche un fungo velenoso, lo sai?”
“Sono finita in ospedale, Tizianeda mia bella…ma ora sono fuori pericolo tranquilla…”
“Dai scommetto che gli infermieri e i medici non ti volevano dimettere più…”
“In effetti… lo sai che A. che mi ha preparato la valigia per l’ospedale, aveva messo dentro tutti i completi di intimo di pizzo?! Pensa che figura”
“Eh sì, ché ora mi vuoi fare credere che tu possiedi capi di intimo normali. Verrei volentieri a rovistare nei tuoi cassetti per trovare anche solo un paio di mutande bianche di cotone o a costine colorate o completi spaiati … le cugine tacco 12 sono tacco 12 anche dove non si vede…”

Ride, e me la immagino dall’altro capo del telefono, a chilometri di distanza dalla città sbilenca. Lei, che ha ereditato i geni della figaggine dalla nonna Ines, così come Tizianeda ha ereditato i geni e basta della nonna Bianca.

“In effetti, non mi volevano dimettere …”
“E magari è arrivata tutta l’equipe di medici e infermieri con la scusa di studiare lo strano caso della cugina tacco 12 sopravvissuta al fungo velenoso… ma sono i tacchi 12 che fanno da scudo protettivo”
“Sì in effetti…”

Poi le due cugine così diverse eppure così affini – che si cercano, si raccontano,si accolgono, si comprendono nelle loro essenze femmine, nel loro osservare la vita in quel modo complementare e arricchente per entrambe, che si sono scoperte di più in questi ultimi anni, che si sono consolate, consigliate o semplicemente si sono abbandonate ai più beceri cazzeggi- si salutano. Ridendo come sempre e come sempre, dichiarando reciproca nostalgia, si promettono di incontrarsi al più presto. Tizianeda, la cugina e i suoi tacchi 12 dotati di super poteri antifungomalefico.

Tizianeda

Io non ho paura

Succede che il novenne, quasi tutte le notti, da un po’ di tempo, transita dal suo letto a quello dei suoi genitori. Si avvinghia a metà corpo di Tizianeda e si riaddormenta placido. Succede quindi, che Tizianeda si dedichi allo sport estremo notturno “staccailbambinodalcorpo”. L’attività che richiede doti atletiche e psichiche eccezionali, consiste nello spingere il più possibile il bambino verso il lato dell’altro genitore, con la speranza che nell’intontimento del sonno si confonda e si avvinghi a lui. Tizianeda deve essere una schiappa in questa disciplina, perché il bambino una volta staccato ritorna ad attorcigliarsi a lei, causandole la necrosi temporanea mattutina di metà corpo.

Succede che Tizianeda, non ricordi quasi nulla di quello che le è successo in questi giorni, perché vive in uno stato di torpore e confusione e ha la sensazione di fare tantissime cose e quindi di non farne nessuna. Ricorda però di essere andata a una riunione, in un posto vicino casa, di aver ascoltato con molta attenzione e pazienza i discorsi tenuti anche se erano tanti e lunghi. Ricorda di non essersi trovata in sintonia con quanto detto e che anzi li ha trovati un biliardo di biliardi lontani dal suo vedere e sentire. Ricorda che ha provato una tristezza cosmica e anche il suo cuore doveva essere triste perché le batteva forte nel petto. Ricorda che in quel salone pieno di persone che la pensavano tutti allo stesso modo, ci sono state tre voci dissonanti. Una di queste era la sua. Le altre di due sposi, a cui va tutta la sua gratitudine , per non averla fatta sentire sola. E ricorda che a un certo punto lei si è ritrovata con un microfono in mano e ha parlato parlato e diceva a tutti che non capiva i loro discorsi che non li condivideva e che lei non aveva paura come loro. Ha parlato della sua famigliola anche. E ricorda che sorrideva mentre parlava. E quando è dovuta andare via, perché era proprio tardissimo e c’erano tre derelitti ad aspettarla a casa, uno dei relatori, giovane, magro e altissimo l’ha seguita perché voleva ancora convincerla delle sue opinioni. E Tizianeda vedendolo così accorato avrebbe voluto abbracciarlo e dargli un bacio sulla fronte anche se non sarebbe arrivata così in alto e avrebbe voluto dirgli tante cose, ché la giovinezza va e non torna mica neanche per sbaglio. Ma era tardi e lo ha lasciato lì solo con le sue idee granitiche.
E insomma, tutto quello che sa e ricorda di questi giorni confusi, è che lei veramente non ha paura, men che meno di esprimere il suo pensiero davanti a un a platea affatto allineata alle sue convinzioni, perché se non hai paura puoi esercitare la leggerezza e sorridere nonostante tutto e parlare, parlare parlare con un microfono in mano e il cuore che ti batte forte. E poi le guerre e le crociate la sfinirebbero troppo e le bastano gli sport estremi notturni.

Ho scritto troppo lo so. Però se siete arrivati fin qui vi beccate l’augurio:

un buon inizio settimana senza paura e un saluto allegro e leggero a tutti ma proprio tutti voi.

Tizianeda

Ma tu sai cosa vuol dire “sesso”? E un post scriptum

Il sabato è il giorno della settimana in cui tutta la famigliola al completo pranza serena attorno alla tavola. Di solito serena…
“Mamma sai che mi ha detto un bambino a scuola oggi, solo perché mi vede spesso chiacchierare con C.?”
“No ottenne, dimmi”
“Che io e lei facciamo sesso”
Santo cielo benedetto!!
“Ma tu sai cosa vuol dire “fare sesso”?”
“No mamma”
Inspira espira, la voce non ti trema, sei una svedese progressista, ce la puoi fare… Sposo Errante dici qualcosa… ho capito parlo io…
“Vedi tesoro, e ascolta anche tu dodicenne…”
“Mmm”
“Ecco, il bambino sicuramente non sa cosa significhi la parola “sesso”. Perché il sesso è un modo di esprimere amore con tutto il corpo, ma riguarda gli adulti consenzienti…sapete che vuol dire consenzienti, vero? Bravi. Io e papà per esempio che ci vogliamo bene, per poter avere voi abbiamo fatto sesso, così papà ha piantato un semino nella mia pancia dove si trova l’ovulo che è come un nido caldo…Sposo Errante vuoi aggiungere qualcosa?”
“No, no, vai benissimo, continua tu…”
Sembra una lezione di giardinaggio. Ma è sicuro che si comprende il racconto del seme e dell’ovulo…sempre meglio dell’ape e del fiore…glielo dico anche che il sesso è una cosa molto divertente…naa, non sono abbastanza svedese progressista… avranno tempo per capirlo fra molti molti anni…che fatica…
“Insomma, i bambini per dirsi che si vogliono bene ed esprimerlo con il corpo, si danno i bacetti sulle guance o si abbracciano e questo non si chiama sesso, è affetto, ma non sesso. Gli adulti innamorati possono esprimere questo sentimento anche con il sesso che è più di un bacetto e un abbraccio”
Decisamente di più in realtà…anche questo lo capiranno un giorno…quante volte ho pronunciato la parola sesso? Santo cielo!
“Ok bambini, se non avete domande vi potete alzare da tavola…”
Abbiate pietà della vostra mamma…alzatevi…
“No mamma, non abbiamo domande da fare, grazie…vieni ottenne andiamo a giocare…”.

P.S.: Sabato, oltre a intavolare conversazioni amene con i due minori, Tizianeda e lo Sposo Errante, nella loro città sbilenca, hanno partecipato alla iniziativa che si teneva contemporaneamente in altre città Italiane, chiamata “Slotmob”. In sostanza sono andati in un bar, il Bar Strati, dopo avere accompagnato i bambini a scuola e hanno ordinato un caffè, attività che piace molto qui nel sud suddissimo. In questo caso il caffè sapeva ancora più di buono, perché nel bar scelto e indicato dalle associazioni aderenti, invece delle spaventose e orride e idrovore Slot-machine ci sono un rassicurante e paterno biliardino, un proprietario gentile con un mucchio di certificati in regola e le tazzine del caffè calde (anche se non è quest’ultimo il motivo per cui è stato scelto). Arrivati lì volti sorridenti e decisi, hanno parlato della dipendenza da gioco d’azzardo, delle responsabilità dello Stato, ma anche di cambiamento sociale, di etica, di responsabilità civica, della propria città. E tutto questo a Tizianeda è piaciuto molto, rendendola speranzosa.

Un saluto “peace and love” a tutti.

Tizianeda

Si Balla!

“Porca miseria…che diavolo…”
“Mamma…”
“Undicenne tranquilla…”
“Mamma, mi spavento…”
“No, dormi, ci siamo io e papà che teniamo tutto sotto controllo…tuo fratello è sveglio?”
“Figurati…dorme”
“Sposo Errante…non ti alzi…ma lo hai sentito…era fortissimo…io mi vesto”
“Ma non esagerare. E’ che siamo al quarto piano e ti è sembrato forte…dormi”
“Ma come dormi… e se ne arriva un altro e se è di quelli distruttivi? Ma come fai ad essere così tranquillo?! Mi metto le scarpe…cosa stai facendo?”
“Mi alzo…. Faccio il caffe. I bambini?”
“La undicenne lo ha sentito, ma si è riaddormentata. L’ottenne non si è svegliato. Il suo inconscio avrà creduto di essere finalmente in uno dei suoi mondi movimentati”…
Alle 5.20, di questa mattinata a ridosso del Natale, la nostra terra del sud suddissimo ha deciso di svegliarci con un passo di cha cha cha, due di samba e quattro di rock and roll. Le reazioni della famigliola sono state alquanto differenti. Tizianeda si è immediatamente vestita, ha indossato le scarpe da tennis e si è avvolta con lo scialle di lana grigio che era della sua nonna Bianca, che la rende attraente come un piatto ipocalorico, ma la fa sentire protetta. Per pudore e per timore degli sberleffi dell’uomo adulto di casa, che non ha perso per un attimo il suo self control (sarà che ha fatto in gioventù sport pericolosi?), non ha riempito una valigia piena di viveri ed un borsone di coperte e vestiti. L’ottenne non si è accorto di nulla, almeno la sua parte conscia, la undicenne dopo le rassicurazioni della sua mamma che, come un’attrice da oscar, ha simulato sicurezza, si è riaddormentata. Lo Sposo Errante…insomma ormai lui avete capito come è. La rete si è scatenata dando vita ad un terremoto party 2.0. Tizianeda ora ha sonno ma la giornata inizia veramente. La terra invece, speriamo, si riaddormenti.
Un saluto ballerino a tutti voi. E Buon Natale!

Tizianeda

L’editto

“Ah, dimenticavo bambini, domani non andrete a scuola… rimarrà chiusa”.
“Ma come chiusa. Ora ce lo dici, che abbiamo fatto tutti i compiti?”
“Certo undicenne. Ho aspettato apposta”
“Crudele”.
Venerdì sera la Protezione civile, ha emesso un’ordinanza, perentoria come un editto imperiale, che i minori hanno recepito così: ” Udite udite cittadini e cittadine, ma soprattutto bambine e bambini, giungerà molto presto un tornado terrificante uno tzunami ciclopico, vento acqua tempesta freddo neve gelo grandine tuoni fulmini e saette. Insomma fenomeni naturali mai visti in questa cittadina sbilenca che conosce solo lo scirocco. Dovete stare in casa, oziare, ciondolare, giocare, mangiare latte, biscotti e cioccolata , infilarvi nel lettone di mamma e papà ed uscire fino a nuovo editto. Firmato: La Signora Reverendissima Protezione civile”.
Ed i due che sono bambini rispettosi delle regole e degli editti imperiali, hanno indossato, come Clark Kent la super calzamaglia che lo trasforma nei momenti di pericolo in Superman, il pigiama, che hanno tolto domenica mattina, previe minacce di Tizianeda, più molesta della kriptonite. Hanno appoggiato naso e polpastrelli ai vetri delle porte finestre ed aspettato che arrivasse l’evento catastrofico dal cielo, come si aspetta Babbo Natale con le renne polverose, ma con animi più eccitati.
“Mamma ma quando la bomba d’acqua arriva, la casa si sfascia?”
“No gioia, non è come la capanna di paglia dei tre porcellini”
“Non vola all’aria in tanti pezzetti?”
“No tesoro, noi siamo molto fortunati. Noi abbiamo una casa sicura e calda e il maltempo lo vediamo da qui e anche il mare quando è cattivo e si infuria lo guardiamo da lontano”.
Così rassicurati dalle parole e protetti dai loro super-pigiami, i due minori di casa hanno felicemente ciondolato nei 90 mq della famigliola, per due giorni, contenti di non dover uscire da casa. E anche Tizianeda è stata felice di chiudersi dentro casa con la famigliola, libera dai sensi di colpa, grazie all’editto imperiale della Signora Reverendissima Protezione Civile.
Poi la bomba d’acqua non è arrivata. Non nella città sbilenca. È arrivata in altre città sbilenche del suo sud suddissimo, che si sono trasformate in canali veneziani, solo che sotto l’acqua torbida ci sono strade e porte e scale e stanze e sedie, tavoli, vasi e chissà cosa altro. E sopra l’acqua un bel po’ di rabbia e isolamento.
Oggi i minori della famigliola e tutti gli altri sono tornati a scuola, qui da noi. Mentre in molte cittadine l’editto permane e vigila. Lo Sposo Errante ha ugualmente preso i treni sbrindellati e percorso le strade malferme per andare dove l’emergenza c’è ancora. E Tizianeda, sapendolo non nel sicuro dei 90 mq, ha un bel po’ di paura.

Tizianeda

Sul pianerottolo

“Pronto, Tizianeda”
“Mamma Vecchietta, ciao. Sono qui in montagna, tra poco torniamo. Dove siete, ancora al mare o a casa?”
“Siamo davanti alla porta di casa con tutti i bagagli. Non si apre. Forse i ladri hanno provato ad entrare ed hanno forzato la serratura…ma questa mattina non si è azionato l’allarme di casa tua?”
“Santo cielo, sì, però …ecco, anche tempo fa ha suonato e non era niente. Poi ho contattato la vicina e mi ha detto che era tutto tranquillo…comunque arriviamo…tra quaranta minuti siamo lì…”.
Questa la conversazione telefonica tra Tizianeda e la sua Mamma Vecchietta, nel giorno di commiato dalle vacanze estive, prima del delirante ingresso alla quotidianità lavorativa.
I nonni vecchietti, genitori di Tizianeda, dopo un mese e mezzo di confino volontario in una località balneare, sono ritornati in città, insieme a valige, buste e sacchetti. Dovevano riassestarsi nel loro appartamento, che si trova sullo stesso pianerottolo davanti ai 90 mq della famigliola e un piano più sopra dello studio di Tizianeda.
Tuttavia, il loro viaggio di ritorno e quello delle valige e delle buste e dei sacchetti, si è arrestato davanti alla riottosa porta di casa, chiusa come le stanze segrete del Pentagono. Così sul pianerottolo accorreva, in mutuo soccorso, la sorella di Tizianeda, la zia Dada, con marito e figlia. Poi anche l’altro fratello di Tizianeda, lo zio Peppino, contribuiva ad affollare lo spazio antistante la porta chiusa della Mamma Vecchietta. Prima però si accertava, con la chiave in suo possesso, che anche la serratura stronzettina del portoncino d’ingresso dello studio un piano più giù, aveva deciso di non collaborare.
Intanto la famigliola, abbandonava con la velocità di un omicida dal luogo del delitto, la casetta montanara – dove era andata per trascorrere l’ultimo fine settimana di relax in compagnia di amici – per tornare in città, percorrendo al contrario le curve vomito-stimolanti dell’Aspromonte. Lungo il tragitto, lo Sposo Errante, avvolto da pessimismo cosmico, vaticinava l’ecatombe, l’apocalisse, l’asportazione di ogni bene di famiglia tra cui il ratto del suo fidanzato basso elettrico supersonico. Tizianeda subiva la sollecitazione gastrica della strada, sentendosi come un pilota acrobatico inesperto alle prese con il giro della morte, la undicenne esprimeva teatrale preoccupazione, il settenne sorrideva tranquillo e serafico nella sua dimensione spazio-temporale.
Dopo quaranta minuti, la famigliola si ricongiungeva con l’agitato consesso, nel frattempo infoltito da due Carabinieri gentili e attenti e tre Vigili del Fuoco impazienti, tutti vicini vicini sul pianerottolo, come in una discoteca modaiola nel centro dell’estate. La folla a quel punto constatava che anche la porta di ingresso dei 90 mq della famigliola non rispondeva alle sollecitazioni della chiave.
Quando la situazioni iniziava a mostrare i suoi risvolti grotteschi e surreali, e il panico insinuarsi nei pensieri, all’improvviso, come un maleficio che si dissolve, ad una ad una le serrature riprendevano a funzionare e le porte si aprivano mostrando abitazioni non violate e regalando a tutti felicità e stupore come quello di Alì Babà davanti alla porta dei tesori.
“Signora aspetti entriamo prima noi in casa sua. Per sicurezza facciamo un controllo nelle stanze. Lei stia fuori”
E Tizianeda, che si è sentita protetta dallo Stato in persona, li avrebbe voluti abbracciare quei due Carabinieri così materni o fare un solenne saluto militare di gratitudine. E pazienza se entrati in camera da letto tra reggiseni, libri accatastati sul comodino e un’anta dell’armadio aperta, le chiedevano se era normale che la stanza si presentasse in quel modo.
E insomma, che siano stati i ladri maldestri ed inesperti a combinare questo delirio o solo un destino dispettoso, ormai poco importa. Domani si ricomincia a correre, incastrare e cercare di mantenere tutto compatto ed in equilibrio. Qualcuno ritorna anche a viaggiare su treni sbrindellati e strade malferme, sperando che la giornata di oggi non gli abbia già risucchiato tutte le energie positive delle vacanze.
Un saluto allegro a tutti voi.

Tizianeda