Posts Tagged ‘paure’

Il dolore di Agnese

Quando, lo sposo e io, siamo tornati a casa, con noi c’era un bambino, che aveva percorso lo stesso sentiero della sorella e abitato la stessa pancia, prima di diventare una poesia chiassosa di cellule e urla. Ad Agnese, i suoi tre anni, avevano fatto sentire quell’essere unico, ma quanto di più somigliante a lei sulla terra, come un dolore incomprensibile, un pericolo per la sua felicità di figlia unica, un invasore, ladro di spazi fino ad allora sereni. E poiché il dolore trova attraverso il corpo, il modo di imporsi e di dire, lei per un tempo allargato, ha smesso di mangiare, ha iniziato a incimpare in ogni parola, a segnare il territorio di notte, nel suo letto. Poi è successo che, in quella bambina, la paura e il dolore si sono trasformati. E nel tempo in cui ha imparato a scrivere i loro nomi odiosi, Agnese ha iniziato ad amare suo fratello. Lentamente. A capire che quel bambino adorante, era un’opportunità e una ricchezza dentro le ore.
Oggi osservando la quindicenne e il dodicenne e il loro modo unico di cercarsi, comunicare, proteggersi, ho pensato a tutte le volte in cui crediamo che un evento doloroso potrà solo devastarci la vita, rovinandocela. E invece, invece, proprio quella deviazione improvvisa, può essere un’opportunità, una voce nuova, un dire della vita. Un regalo. C’è che si deve resistere, stare in silenzio, respirare, osservare, non farsi travolgere dalla rabbia e lasciare scorrere. Non sempre è facile. Non sempre è così, ma a volte succede che si trovi una porta che ti fa entrare in nuove stanze, un po’ più cresciuti, anche se con uno strascico di paura pronta a risvegliarsi. Si cresce anche così, aveva detto allora il pediatra zen di Agnese, non si preoccupi signora. Si cresce anche così, imparando i tempi degli arrivi e delle attese e delle assenze, lasciando che la vita scorra in avanti. Anche con presenze improvvise e non richieste, che in quell’attimo ci sembrano il preludio del disastro. Agnese ha sopportato il suo dolore, gridandocelo con le sue proteste tacite. Aveva le fattezze di un bambino bellissimo che le straziava il cuore piccolo, per la paura della perdita. Lei ancora non sapeva che quello era il seme di un futuro amorevole, da attendere con pazienza.

Tizianeda

La forza della mamma vecchietta

Quando Tizianeda e i suoi fratelli la vedono in giro per le strade cittadine, specie nell’ora del buio e dei malfattori, provano un sottile terrore, una crescente preoccupazione, la quasi certezza che prima o poi arriverà una nefasta notizia. Benché la riempiano di raccomandazioni e ordini di una perentorietà evidentemente inutile, lei continua a disattenderli, non senza sadica soddisfazione e con un ghigno dispettoso. Perché la mamma vecchietta, che non ama essere appellata dalla strampalata figlia blogger, “vecchietta” – “come ti permetti?” “mamma è affettuoso” “sì ma non mi piace” – esce a sbrigare faccende, che vanno dalle frequentazioni parrocchiali ad altre che non è dato sapere. Lo fa sempre appoggiando al braccio piccole e oscillanti borsette, spesso colorate. Un richiamo irresistibile per feroci scippatori e malfattori in generale.
“Mamma vecchietta, per favore, devi per forza uscire con questa penzolante” “Ma non ho niente, solo gli occhiali e il libretto delle preghiere” “Sì mamma, ma gli scippatori non lo sanno che rubandoti la borsa possono al massimo recitarsi un eterno riposo” “Come siete esagerati”. Si arrabbia e manda a quel paese Tizianeda e i suoi fratelli, con la soddisfazione di disattendere agli ordini di tre figli rompiballe e il sadismo nel vederli preoccupati. Poi volta le spalle e continua i suoi percorsi, con il corpo accartocciato, il passo baldanzoso di chi ha fottuto il mondo con la libertà della vecchiaia e la borsetta penzolante, che è un richiamo irresistibile in un paradiso degli orchi.
Però gli scippatori sono anni che le stanno distanti, forse perché la mamma vecchietta ha la forza e le forme del maestro Jedi Yoda. Tizianeda e i suoi fratelli sperano che sia così, e se la immaginano picchiare con la borsetta la forza oscura dello scippatore, con tanto di libretto di preghiere incorporato, avemarie, padrenostro e leternoriposodonaalloscippatoreohsignore.

Tizianeda

Come qualcosa di cui sorridere

“Mamma, ma stai guidando in autostrada?”
“Sì novenne e tra poco inizia la nostra superstrada…”
“Figo, tu non ci avevi mai portato in superstrada…”
“No, novenne, ma se vogliamo andare al mare, mamma deve guidare su questa strada qui”
“Ma non avevi detto che è una strada che non ti piace?”
“Sì però mi sono stufata di non guidarci sopra e ho deciso che molte cose che prima non mi piacevano ora mi piacciono…”
“Sì però mamma, vai più veloce…”
“Tredicenne, va bene così…”
“Mamma così ti superano tutti, guarda…siamo gli ultimi”
“Dai mamma, fai un’acceleratona super…”
“Guardate che non stiamo giocando e non distraetemi che mi devo concentrare…”
“Però mamma non stare così rigida sul volante, dai rilassati, guarda come lo stringi, sei tutta in avanti…”
“Tredicenne, mamma guida come un’attenta signora anziana”
“Mamma cos’è questa manopola che muovi ogni tanto…”
“Sono le marce tredicenne, aspetta che dovrei mettere la quinta…aspetta che ho un vuoto di memoria…dov’è la quinta?? Non posso mica guardare ché poi mi distraggo”
“Te lo dico io mamma…allora è avanti avanti sull’estrema destra…”
“Ok messa!! Ho messo la quinta ragazzi!!”
“Brava mamma, bravissima…ma lo stesso ti superano tutti, mamma…accelera”
“Ma perché voi che potete non guardate il paesaggio…”
E così Tizianeda con la tredicenne e il novenne, ha guidato su una strada che come conducente non attraversava da moltissimi anni, perché un giorno aveva deciso che non le piaceva farlo. Ed è stato bellissimo. Non soltanto perché sulla macchina c’erano i due minori che la molestavano, rendendole il breve viaggio lieve e divertente, ma anche perché percorrere strade da prospettive diverse, come quella del guidatore, può essere sorprendente. Così si è fatta inghiottire da rettilinei bombardati da una luce surreale, da un cielo dal caldo visionario e con il mare sempre accanto, come un compagno di viaggio affidabile, che non sempre puoi guardare, ma tanto sai che è lì con te.
“Ok ragazzi, siamo arrivati…ora dobbiamo trovare la casa dei nostri amici…aspettate chiedo a quel signore…”
“Scusi signore, noi dobbiamo trovare una casa sul mare che si trova …”
“Ah, ho capito, prendete questa strada, poi salite verso sopra, poi girate verso destra poi andate giù, non salite su altrimenti tornate indietro, poi girate subito ancora poi alla…prima, seconda, terza…sì terza traversa, scendete verso il mare…sono stato chiaro? Ché mi dicono sempre che confondo le persone…”
“Chiarissimo, signore, la ringrazio e una buona giornata”
“E lo so che io so dare le indicazioni…”

“Tredicenne, tu hai capito?”
“No mamma, non ho capito niente”
“Neanche io…vabbè seguo la strada…”
Tizianeda la casa degli amici davanti al mare, poi l’ha trovata, ed è stato più semplice di quanto sembrasse. Proprio come guidare sulla strada che aveva deciso che non le piaceva più. E percorrerla, l’ha fatta sentire più libera, più viva e allegra e le sue paure sono diventate piccole e innocue. Come qualcosa che ti appartiene di cui sorridere.

Un saluto allegro a tutti voi e attraversate ridendo la terra capovolta.

Tizianeda

Il giorno del Signorhopauradite Dentista

“Santo cielo novenne, ma quelle sono due carie!”. Questo ha detto Tizianeda al più piccolo di casa, che se avesse proferito “scateniamo l’inferno!” sarebbe stato uguale. Perché il novenne, prima di approdare nello studio del Signorhopauradite Dentista, per una settimana a Tizianeda ha parlato soltanto di carie. Ne ha parlato mentre lo accompagnava a scuola e al ritorno da scuola, durante i compiti, mentre camminavano per strada per qualsiasi altro motivo. Ne ha parlato la sera durante la cena e a letto in quei minuti solitamente rilassanti di chiacchiere e coccole prima del sonno. Ne ha parlato appena sveglio, mentre si vestiva, mentre pranzava, faceva la doccia, la cacca e la pipì. Poi il grande giorno è arrivato. Il giorno del Signorhopauradite Dentista.
E’ entrato con Tizianeda in una grande sala luminosa, con tante sedie disposte lungo il perimetro della stanza, con grandi poster pieni di foto agghiaccianti di denti marci che lui ha guardato a uno a uno, imperturbabile. C’erano una pianta e tante riviste di moda su un tavolo basso. C’erano sparsi ovunque e in bella mostra fogli esplicativi per gli appassionati di carie et similia. Il novenne li ha studiati tutti. Anche Tiziana su esortazione del novenne. Spera non la interroghi mai.
Poi è arrivato il loro turno. “Signora Tizianeda, prego!” “Ma devo entrare anche io?” “Sì signora, la prima volta sì”.
Così Tizianeda e il novenne sono entrati nella stanza del Signorhopauradite Dentista. Il ragazzino ha fatto millemila domande alla segretaria, millemila domande all’assistente paziente e millemila domande al dottore. Il Signorhopauradite Dentista, la sua assistente paziente e la segretaria hanno sempre risposto, non hanno mostrato segni di sfinimento e non hanno mai smesso di essere sorridenti. Hanno detto che le carie del novenne non sono due ma quattro e dovrà mettere un simpatico apparecchio. La cura inizierà tra due sedute, per dare il tempo a lui di ambientarsi e forse anche a loro.
Il novenne è uscito dallo studio soddisfatto. “Sai mamma, credo proprio che questo studio dentistico sia adatto a me!” “Anche io novenne lo penso”.
Le madri dopo il secondo incontro, non le fanno più entrare nella stanza del Signorhopauradite Dentista. Tizianeda aspetterà nella sala luminosa, fiduciosa. Magari leggerà qualche rivista patinata piena di signorine perfette e distanti che sembrano disdegnare gli incastri della vita e le complicazioni tenere di una carie.

Tizianeda

Frasi che incutono terrore

Frasi che incutono terrore pronunciate dai figli :

– domani la scuola rimarrà chiusa
– anche dopodomani la scuola rimarrà chiusa (la motivazione è irrilevante, sentirai soltanto : SCUOLA RIMARRA’ CHIUSA)
– la professoressa ti vuole parlare (e già ti immagini che il più o meno adorabile adolescente che conosci si trasformi in un punkbestia non appena svolta l’angolo di casa. Poi vai a scuola e ti dicono che il più o meno adorabile adolescente che conosci è un adorabile adolescente e sei tu a esserti dimenticata qualcosa)
– mamma devo ripetere le ultime 50 lezioni di storia, SIEDITI.
– oggi non voglio andare a scuola (motivazioni varie ed eventuali: sonostancononhodormitohomaldipancialamaestracifastudiare c’èl’allertameteotigiurol’hosentitoèpericoloso mifamalelagambailbraccioilpiedelatestamilacrimal’occhio)
– toc toc mamma, toc toc mamma, toc toc mamma apri devo entrare in bagno è urgente (l’urgenza esclude l’uso dell’ altro bagno libero, anche se glielo gridi in preda all’isteria da dietro la porta)
– maammma ho seeeeteeeeeee ( purchè nel cuore della notte o meglio all’inizio della fase rem )
– mamma mi viene da vomitare (e nel frattempo vomita sulle lenzuola il piumone il pigiama tuo e suo il pavimento e ti chiedi come diavolo fa un bambino ad avere tutta quella roba nello stomaco)
E in fine la più temibile di tutte, quella che può gettarti nella prostrazione più cupa per giorni e giorni quella che le occhiaie ti segnano il volto fino agli angoli della bocca non appena la pronunciano:
– mamma, mi prude la testa

Buon fine settimana a voi tutti e un saluto allegro!

Tizianeda

L’impervio e oscuro linguaggio velesco

“No non posso pronunciarla, sembra una parolaccia…”
“Ma ottenne, non è una parolaccia, indica tutt’altra cosa e se la devi dire la devi dire…”
“Non credo di riuscirci mamma…”
“Ma dai non è così difficile…e se devi chiedere all’istruttore e non avrai tempo da perdere…come fai? Lì sì che è uguale uguale alla parolaccia…ci dobbiamo esercitare”
“Mmm…”
L’ottenne, ora che l’anno scolastico è terminato, frequenta una scuola di vela in compagnia di sua sorella dodicenne, in compagnia dell’amica C. che viene da un paese lontano lontanissimo, insieme alla sua maschera e al suo boccaglio dai quali non si separa mai e a una discreta moltitudine di bambine e bambini. L’istruttore, che è riuscito a non farsi intimorire dalle domande dai dubbi dalla curiosità dalla diffidenza e dal bisogno di rassicurazioni dell’ottenne – e questa pazienza indomita lo pone agli occhi di Tizianeda sullo stesso piano di un eroe coraggiosissimo e invincibile dotato di super poteri- insomma l’istruttore che non mostra alcun segno di cedimento emotivo dinanzi all’ostinazione di quel bambino, evidentemente non è riuscito a infrangere le barriere linguistiche del ragazzino di casa, che sta affrontando l’impervio e oscuro linguaggio velesco.
E Tizianeda è molto molto preoccupata, perché si immagina il preciso ottenne, che nel tentativo di governare la barca in preda alle onde, si chiederà : “è il caso che tendo le cime per correggere il posizionamento della grande vela a poppa dell’albero facendo sì che rimanga tesa e così non avere il vento ostile e poter continuare a navigare?”. E nel tempo di questo pensiero articolato, vedrà la barca porterselo via fino alle Isole Eolie.
E tutto questo per non voler dire: “Cazzo la randa?”.

Tizianeda

Su una navicella spaziale

E insomma succede che le settimane e le giornate e le ore si nascondano una dentro l’altra. E tu dentro, a schizzare veloce, come su una nave spaziale supersonica.
E succede che questa navicella, che attraversa lo spazio ed il tempo, è la tua vita che sta tutta lì, tra luci, pulsanti, indicazioni di bordo, stelle e pianeti che osservi incantata da dietro il vetro, e le emozioni che ti nascono, che le devi decifrare come una mappa del tesoro, e ti travolgono o semplicemente ti avvolgono. Che poi, per essere ascoltate, le emozioni, non vogliono percorsi funambolici. Basta il viaggio e quello che vedi e senti e costruisci e che ti stupisce nella sua quotidianità minuta.
Così succede, per esempio, che all’ottenne l’incisivo superiore penzolante e scricchiolante ormai da mesi, all’improvviso, si stacchi, lasciandogli il sorriso più sbilenco, arioso, folle e divertente mai visto in vita tua.
E succede che la undicenne cresce e cambia veloce e sfugge e costruisce il suo mondo distante e soltanto suo. Ma succede anche che la pre-adolescenza conceda a Tizianeda dei momenti di intimità con quella ragazzina sorprendentemente ironica e acuta, che si aggira silenziosa e confusa nei 90 mq, con gli umori che cambiano alla velocità della luce.
Perchè succede che la undicenne all’improvviso ti travolge di parole che veloci le escono da dentro, per concedere un pezzo del suo mondo a Tizianeda, che ascoltandola vede questo tempo di mezzo affascinante e arduo e scombussolante come le montagne russe, in cui anche lei impara ogni giorno. Impara a capire quando è il momento della vicinanza e delle parole necessarie, come l’amore, che sa e riconosce anche il momento di ritrarsi, nonostante i dubbi, i limiti, la propria storia e la paura del viaggio che a volte ti prende.

P.S.: piccola comunicazione di servizio. Venerdì 13 sarò a Radio Febea (FM100.3 -100.6 – 107.00), nella trasmissione di Domenico Bucarelli(la diretta inizia alle 17.00). Si parlerà, oltre che del blog, anche del mercatino di prodotti a Km 0 e delle iniziative associative che si terranno questa domenica presso la Casa-famiglia Gullì. Anche per questa occasione ci sarà, oltre che Radio Febea e la testata online Socialsud, Lamedagliadelrovescio con un post scritto per l’evento.
Se vi capita di passare venerdi sulle frequenze radio o domenica dalle parti di Casa-Gullì, io sono lì che vi aspetto. Un saluto allegro.

Tizianeda

Agli estremi della catena alimentare

“Perché hai quella faccia undicenne?”

“No niente è che a volte ci penso”

Tizianeda, lo sa bene cosa significano la voce con la tremarella e gli occhi  immensi, che invadono   la stanza di quel colore, che non è verde, non è azzurro, non è grigio. Perché anche Tizianeda a volte ci pensava con quello stesso sguardo, in quell’età che sei in bilico su perché irrisolti.

“E’ che a volte penso alla morte mamma e penso che dopo non ci sia niente. Tu che dici mamma”.

“Ecco insomma, è normale che ti poni questa domanda ed è normale che a volte hai paura … e comunque papà dice che qualche cosa ci sarà di sicuro, e papà lo sapete non sbaglia quasi mai, e poi scusa non siamo vissuti per milioni e milioni di anni e ti preoccupi adesso?”

“Però mamma! hai ragione”.

Tizianeda non sa quale intuizione fortunosamente uscita dalle sue labbra non del tutto rilassate, abbia riportato la undicenne nel mondo delle certezze quotidiane. Non sa se è  stata la acquisita consapevolezza della normalità della paura, o la coscienza che il papà ne sa molto più di lei, del tutto ignorante quando si parla di universo, stelle, spazio, buchi neri e roba del genere. O se è stato quel  pensiero filosofico venuto all’ultimo, anche se espresso  in forma primitiva. Ma qualunque sia stata la causa del suo ritorno all’ordinario senza tempo,  la undicenne e l’altro debosciato settenne, dopo si sono persi in complesse e più serene dissertazioni zen-metafisiche.

“Tu in che cosa ti vorresti reincarnare dopo la morte?” Ha chiesto  il fratello alla sorella.

E la sorella, la dolce undicenne dopo molto meditare ha deciso che si reincarnerà in un simpatico animale, che secondo studi fatti dalla ragazzina,  pervicace spettatrice di documentari su belve feroci, è il più temuto della foresta, persino dai leoni che preferiscono stargli alla larga. “In una iena!”.

Quanto al settenne, lui,  trasferirà la sua anima dentro il corpo di un imperturbabile, serafico lento ciccionissimo e felice bruco. Insomma due figli agli estremi della catena alimentare animale che speriamo si rincontrino e si riconoscano.

 

 

Tizianeda

Cronaca di due voli

Parte prima. Ovvero il primo aereo.
Alle 4 e 30 del mattino, i quattro della famigliola vagavano per i 90 mq in un’ora innaturale per la veglia, in cui non è più notte e il giorno sembra ancora intrappolato nell’altra parte della terra. Alle 5 e 30, dopo le sollecitazioni ansiogene dello Sposo Errante, che concentrato e sobrio, cercava di contenere inutilmente l’indisciplina eccitata degli altri tre, la famigliola si trovava per le strade cittadine ancora avvolte dall’incantesimo del sonno umano. Alle 5 e 45, i quattro deambulavano all’interno dell’aeroporto per salire su un aereo che li avrebbe portati a Roma e poi da Roma salire su un altro aereo che li avrebbe portati ancora più lontano. Prima dell’imbarco, il settenne che ama la precisione, si accorgeva che al check in dell’aeroporto era affissa una fotografia che raffigurava gli oggetti banditi dai voli. Il suo bisogno di certezze trovava pace e silenzio, dopo che riceveva ferme rassicurazioni, che no, il suo gioco elettronico non era assimilabile a pistole, a forbici acuminate, a coltelli, a bombe a mano, a liquidi infiammabili, ad ammennicoli vari, funzionali alla progettazione e costruzione dentro un bagno dell’aereo, di un ordigno presumibilmente molto distruttivo . Alle 6 e 45 l’aereo decollava con la famigliola dentro . Alle 6 e 45 ed un secondo, il settenne e Tizianeda si abbracciavano stretti, cercando di superare il disagio reciproco di essere chiusi in quella roba volante, con la protezione magica del sacchettoacchiappaincubi, la bisaccia di panno rosso cucito dalle mani della zia M, che scaccia i brutti sogni, ma anche sull’aereo fa la sua figura. Alle 7 e 45 l’oggetto volante è atterrato nella capitale, dopo che Tizianeda per un’ora ha cercato di distrarsi leggendo, dopo che ha subito la logorrea compulsiva del settenne, dopo che ha capito che l’oscuro rumore che a tratti compariva durante il volo, non proveniva dalle viscere dell’aereo pronto ad esplodere , ma dall’ugola di un rilassato signore che dormiva un sedile dietro il suo.

Parte seconda. Ovvero il secondo aereo che portava la famigliola in un posto ancora più lontano.
“Mamma perché abbiamo tutti i giubbotti salvagente sotto il sedile ed il signore ci spiega come usarli”
“Mio caro figliolo vedi vi è una possibilità non del tutto remota che l’aereo subisca un guasto tale che l’esperto pilota sia costretto a farlo planare dolcemente sul mare. In tale ipotesi è bene che ciascuno di noi sia dotato di un salvagente, perché ove l’atterraggio sull’acqua vada bene, tuttavia l’aereo potrebbe non galleggiare e pertanto saremo costretti a tuffarci ”.
Questo è quanto forse, una mamma dotata di senso della realtà avrebbe con molta tranquillità spiegato al proprio figlio. Ma invece Tizianeda ha detto “perché a volte succede che il comandante voglia fare un regalo ai passeggeri. Così plana dolcemente sull’acqua e si fanno tutti un bel bagno a mare, ma solo se hanno il salvagente. E’ la regola”
“Davvero mamma? Figo!”.
Così il secondo viaggio con questo esordio menzognero è proseguito serenamente. Il settenne che è dotato del salvifico e distraente talento dello stupore, ha ammirato le nuvole che avvolgevano l’aereo, il mare sotto, le isole un po’ qua ed un po’ là, senza mai smettere di parlare. Quanto a Tizianeda, scopriva dopo pochi minuti di volo, che il tipo fascinoso capitatole accanto era un pilota di aerei di linea, che rassicurava lei ed il settenne, decantando l’ affidabilità di quel mezzo di trasporto volante. E lei, Tizianeda, che proprio si è trattenuta dal richiedere al malcapitato, rassicurazioni su ogni rumore strano da lei percepito come un grave problema alle funzioni vitali dell’aereo o sui vuoti d’aria forse preludio della catastrofe, tuttavia nel vedere la serenità del suo vicino di posto, si è sentita confortata e sicura, come l’ipocondriaco che scopre di viaggiare con un luminare della medicina. E così, anche il secondo aereo è atterrato ed i quattro della famigliola sono arrivati dove dovevano arrivare, sani e salvi.

Tizianeda

Pronti partenza via

° Il seienne ha ripreso ad ascoltare le canzoni di Fabri Fibra, che è un rapper arrabbiato, che si agita ansiogeno, che in ogni verso infila una parolaccia. Lo osservo mentre ascolta eccitato il tipo che canta – “mamma hai sentito?” “Si però tu non ripetere” “no….e che sono matto!” – pensando a quanto si possa essere attratti da ciò che non ci somiglia .
° La decenne da un po’ di giorni, oltre ai documentari su cani, gatti, invertebrati, coccodrilli, squali, subisce la fascinazione di trasmissioni che raccontano storie agghiaccianti di UFO e di manifestazioni soprannaturali o che parlano di disgustose malattie rare – “mamma non ti preoccupare guariscono tutti”- che guarda con serena disinvoltura e serafico distacco. “ Se arriva tuo fratello cambia canale per favore”.
° Da due settimane si verificano inquietanti fenomeni notturni. I minori, si spostano dalle loro postazioni, per stazionare in quella dei due adulti di casa. Il sonno è diventato un fenomeno collettivo e sembriamo una comunità hippie. A volte però prima di procedere all’occupazione silenziosa, ti fissano immobili ed ansimanti mentre sei avvolto in un sonno profondo che implode svegliandoti. Poi per tutto il resto della notte hai la sensazione di essere intrappolato in un film di Kubrick . “Mamma ti guardavo perché volevo capire se dormivi”.
° Sabato al supermercato, ho fatto la spesa riempiendo il carrello fino all’inverosimile, come se l’apocalisse fosse imminente, e dovremo passare i prossimi mesi in un bunker chiuso ermeticamente. Il carrello sotto quell’enorme peso, ha iniziato ad ignorare i miei comandi girando su se stesso come la testa di un indemoniato.
° Da qualche giorno, per le strade, si aggirano donne con gli sguardi un po’ assorti, un po’ preoccupati, un po’ allucinati, un po’ deliranti. Camminano veloci trascinando bambini e buste piene di libri quaderni penne matite borsellini righelli colla diari zaini forbici colori scarpe nuove per l’inverno. Io sono una di loro.
° L’uomo adulto di casa da questa mattina ha iniziato “l’operazione scanner”. Ha preso montagne di fotografie di quelle che si facevano con i rullini. Con pazienza le ha ricercate, copiate, catalogate. C’è un passato che ci appartiene ed uno individuale quando l’altro era ancora molto lontano dall’arrivare ed ancora più lontano il risultato del nostro incontro. In questo tripudio scientificamente nostalgico, lui sguazza e si bea. Io un po’ meno.
° Domani ricomincia la scuola per tutti i bambini e ragazzini della mia città. Si sa che le attese che nascondono aspettative, paure e speranze, fanno fare ai grandi ed ai piccini, cose a volte strane, a volte insolite, a volte solo diverse.
Domani si ricomincia anche per la famigliola. Buon inizio ragazzina decenne per il tuo primo giorno nella scuola media. Che hai addosso una paura che mi intenerisce, che la nascondi dicendomi che non vedi l’ora, che ti guardi allo specchio mille volte spostando la riga tra i capelli, che vorresti vestirti con jeans strappati, una maglietta punk e tutta bardata di gioielli e so che dovremo trovare un compromesso . E buon inizio a te mio piccolo seienne ormai quasi settenne, che invece della scuola non vuoi proprio parlare e se ti chiedo, cambi discorso. Che mi accenni a volte a quel compagno “fastidioso”, che in prima elementare ti spaventava e poi a casa ci raccontavi degli scarafaggi e dei ragni sul tetto. Ma quest’anno sarà diverso perché sei più forte, perché tuo padre ti ha insegnato a pedalare senza le rotelle, perché sei caduto mille volte graffiandoti le gambe e non hai pianto e non ti sei arreso.
Buon inizio a tutti voi.

Tizianeda