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La tristezza ed il tavolo

Quando Tizianeda è triste triste, lei pensa ad un tavolo.
Perché, quando era una bambina dalla sensibilità complicata, e il mondo che le girava intorno infastidiva la sua fantasia anarchica, andava da quel tavolo scuro e solido della stanza da pranzo di casa, si accovacciava tra le sue gambe storte e scompariva . Seduta sopra il pavimento rosso, guardava i suoi pensieri che correvano veloci. Pensava indispettita ai grandi, alle loro vite strane con tante parole e troppe cose da fare.
Poi, si sa che quando si è bambini all’improvviso la rabbia e la tristezza passano e si dileguano. Allora lei usciva dalla sua tana domestica, per rientrare nel presente giocoso con i fratelli.
Quando Tizianeda è triste, ora che bambina non sarà mai più e se la deve cavare come un abile funambolo incosciente tra tante storie da tenere salde, tra il lavoro con dentro decisioni da prendere, scelte da fare persone da incontrare o con cui scontrasi, quando tutto questo le costa una fatica triste, lei pensa al suo tavolo di tanti anni fa, che fermava il tempo che era grande e solido come una nave solitaria nell’oceano, e che oggi ha perso la magia .
E allora aspetta che la tristezza passi, mentre attraversa vibrando la sua vita strana da adulto, con tante parole e troppe cose da fare.

Tizianeda